Il 5 e il 6 giugno tornano le giornate delle Oasi

I CENTRI RECUPERO ANIMALI SELVATICI SONO GLI OSPEDALI DELLA BIODIVERSITA’

WWF: PRIORITARIO RICONOSCERNE IL RUOLO DI SERVIZIO PUBBLICO E SOSTENERE LA LORO ATTIVITA’

Sabato e domenica, 5 e 6 giugno torna la Festa delle Oasi WWF, quest’anno dedicata all’attesissimo ritorno alla natura: adulti, ragazzi, bambini e famiglie potranno visitare le aree protette dal WWF

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Assistere alla liberazione di animali guariti dopo essere stati costretti a lunghi ricoveri è una emozione indimenticabile. Questi eventi sono possibili grazie all’attività dei Centri di Recupero per Animali Selvatici (CRAS), veri e propri ospedali della biodiversità, che si trovano all’interno o in prossimità delle Oasi WWF. Proprio alle 100 aree protette gestite dal WWF in Italia saranno dedicate le giornate di sabato 5 (Giornata Mondiale dell’Ambiente) e domenica 6 giugno 2021, durante le quali cittadini, famiglie, ragazzi e bambini sono invitati a godere della bellezza e del fascino degli spazi naturali protetti dal WWF in una giornata di riconquistata libertà.    Il WWF Italia, oltre ai progetti sul campo, agli studi scientifici e alle tante attività mirate alla tutela della natura, da oltre 30 anni si occupa anche della cura degli animali selvatici in difficoltà attraverso una rete di CRAS che ogni anno accolgono migliaia di esemplari, spesso appartenenti a specie rare e minacciate, con l’obiettivo di offrire loro le migliori cure che possano consentire il successivo reinserimento in natura, finalità ultima dei centri.   Gli animali ricoverati presso i CRAS sono spesso vittime di episodi di bracconaggio (feriti da trappole, colpi d’arma da fuoco o avvelenati), altre volte riportano traumi da impatto con autoveicoli o ostacoli come finestre e cavi elettrici. Non mancano, inoltre, gli esemplari appena nati che necessitano di particolare accudimento e costante alimentazione.   I centri sono dotati di ambulatori e sale chirurgiche, voliere e stabulari per le diverse specie, ma anche di aree per il recupero post intervento, e contano sul contributo professionale di veterinari ed esperti a cui spesso si affiancano i volontari del WWF nelle attività di recupero e di assistenza degli animali.    I CRAS WWF hanno non solo un importante ruolo nel contribuire alla conservazione di specie spesso rare e minacciate, ma anche nel sensibilizzare la collettività sui temi della salvaguardia degli animali. Alcuni tra gli animali non più rilasciabili in natura, sono infatti collocati in apposite aree aperte al pubblico, visitabili insieme agli esperti che garantiscono che si eviti di arrecare loro disturbo.  Alle iniziative di educazione ed informazione spesso si affiancano anche attività di vera e propria ricerca scientifica sulle specie di maggior interesse conservazionistico in collaborazione con università e centri di ricerca. Fondamentale è infine la collaborazione con le Autorità investigative e giudiziarie. I CRAS svolgono la funzione di segnalare alle forze di polizia e alla Magistratura, eventuali episodi sospetti di violazione della legge, come avviene in caso di animali che presentano ferite da arma da fuoco. Spesso presso i centri sono inoltre trasferiti in custodia animali sottoposti a sequestro, vittime di maltrattamenti o traffici. La rete WWF di Centri di recupero della fauna selvatica, gestiti secondo rigorosi standard da parte di selezionati partner locali, è attualmente composta da tre CRAS ubicati nelle Oasi WWF di Vanzago (MI), Valpredina (BG) e Penne (PE), ed un centro a Polesella (RO), nelle vicinanze di famigerati black-spot per il bracconaggio in Italia, a cui si aggiunge un Centro di Recupero per la Fauna Selvatica ed Esotica a Semproniano (GR) e una serie di centri specializzati nel recupero di tartarughe marine a Molfetta, Torre Guaceto e Capo Rizzuto, grazie all’impegno di importanti partner locali.   “La pluralità e l’importanza delle attività svolte dai CRAS testimoniano la loro funzione di servizio pubblico, unitamente all’operato della rete di volontari che in tutto il territorio si occupano, spesso a proprie spese, di recuperare la fauna selvatica e trasferirla presso i centri per la loro riabilitazione e reinserimento in natura– dichiara Marco Galaverni, direttore Programma e Oasi WWF-. Queste realtà devono essere, quindi, sempre più riconosciute e sostenute a livello locale e nazionale. Ben venga l’investimento straordinario previsto dal Ministero della Transizione Ecologica per questo triennio, ma un supporto adeguato deve essere garantito anche nel medio-lungo termine, in modo da rendere queste realtà sempre più efficaci nel loro contributo alla conservazione della biodiversità”.     Sabato e domenica, 5 e 6 giugno torna la Festa delle Oasi WWF 2021   Le giornate delle Oasi WWF, quest’anno, attraverso il messaggio “Liberiamo la Natura”, sono dedicate all’attesissimo ritorno alla natura: adulti, ragazzi, bambini e famiglie potranno godere della bellezza e del fascino degli spazi naturali protetti dal WWF in una giornata di riconquistata libertà.   Moltissime ricerche e studi scientifici ci spiegano come la pandemia che stiamo vivendo sia la conseguenza di un rapporto “malato” con la natura. Le Giornate delle Oasi richiamano proprio l’urgenza di proteggere e rigenerare gli ambienti naturali, uno dei pilastri della Campagna WWF ReNature Italy, lanciata quest’anno, che si propone di recuperare i danni inflitti agli ecosistemi del pianeta e tutelare efficacemente il nostro Capitale Naturale a beneficio delle generazioni attuali e future, arrestando e invertendo la curva di perdita di biodiversità. La giornata Oasi è anche l’occasione per ricordare come le aree protette del WWF siano uno dei più grandi progetti di conservazione che l’Associazione svolge da più mezzo secolo: le oltre 100 Oasi distribuite nel territorio nazionale hanno contribuito a tutelare luoghi, ecosistemi, flora e fauna e hanno introdotto milioni di adulti e bambini alla conoscenza della natura, migliorando il rapporto con l’ambiente; favorito e stimolato la ricerca scientifica su ecosistemi, specie e conservazione della biodiversità.    In questa occasione si potrà toccare con mano il risultato di tanto sforzo di conservazione che il WWF svolge da oltre 50 anni e comprendere meglio lo stretto legame che ci unisce tutti alla natura in buona salute, garanzia per la nostra sopravvivenza, il nostro benessere e la nostra prosperità. Il tema stesso della Giornata Mondiale dell’Ambiente richiama proprio l’urgenza di proteggere e rigenerare gli ambienti naturali, recuperando i danni inflitti agli ecosistemi del pianeta per passare dallo sfruttamento della natura alla sua guarigione: l’ONU infatti lancerà proprio il 5 giugno il Decennio delle Nazioni Unite per il Ripristino degli Ecosistemi, un’azione che può essere svolta solo con un sistema di aree protette adeguatamente tutelato.  
Scarica QUI la scheda dei CRAS WWF in Italia>>
Roma, 1 giugno 2021

sos leone: al mondo solo 20 mila individui in natura e la pandemia poptrebbe cancellare i successi di conservazione raggiunti

Gli impatti del COVID-19 e della mancanza di turismo nelle aree protette: crollo delle risorse finanziare e aumento di bracconaggio e commercio illegale
Fino al 23 maggio dona al 45585 per salvarli dall’estinzione, aiuterai il WWF a raddoppiare il numero dei leoni entro il 2050
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Gli impatti del COVID-19 e della mancanza di turismo nelle aree protette: crollo delle risorse finanziare e aumento di bracconaggio e commercio illegale.

  Fino al 23 maggio dona al 45585 per salvarli dall’estinzione, aiuterai il WWF a raddoppiare il numero dei leoni entro il 2050

Clicca QUI per la cartella multimediale   Link alla pagina web di campagna>> Degrado degli habitat naturali, bracconaggio e commercio illegale ci stanno portando via il leone africano (Panthera leo), predatore ai vertici della catena alimentare, la cui presenza non solo è necessaria per la salute dei sistemi naturali, ma sostiene le economie dei paesi e produce notevoli benefici per le comunità locali attraverso le attività legate al turismo. Oggi i leoni selvatici al mondo sono solo 20mila (in 100 anni è crollata del 90% la popolazione di leoni in Africa) e fra le cause che mettono a rischio il loro futuro si è aggiunta la pandemia da COVID-19, minaccia senza precedenti che ha avuto conseguenze significative su tutte le attività svolte nelle aree protette, aggravate dalla cronica mancanza di personale.   A mostrarlo la recente indagine condotta in 19 Paesi dell’Africa da IUCN, World Commission on Protected Areas, in collaborazione con l’African Wildlife Foundation, che ha analizzato gli impatti su attività di base svolte normalmente nelle aree protette: dagli interventi di tutela della biodiversità alle operazioni necessarie a garantire la sicurezza di questi territori, dalla attività economiche in grado di generare introiti, alla collaborazione con gli stakeholders e le comunità locali. L’indagine ha anche evidenziato come la pandemia abbia il potenziale di annullare i successi di conservazione già conseguiti negli anni: il COVID-19 ha fatto crollare le risorse finanziare, mostrando la quasi totale dipendenza degli introiti a sostegno delle aree protette dai turisti provenienti da paesi esteri.   Secondo il World Travel and Tourism Council, il turismo naturalistico genera ogni anno circa 340 miliardi di dollari e garantisce oltre 21 milioni di posti di lavoro e si stima che la pandemia abbia causato una perdita complessiva di 174 milioni di posti di lavoro e un mancato contributo al PIL globale pari a 4.700 miliardi di dollari. Grazie al turismo verso i leoni e la fauna selvatica in generale, le comunità ricevono degli importanti benefici diretti, tra cui la possibilità di creare attività imprenditoriali e di generare occupazione e reddito. Le comunità che vivono all’interno o intorno alle aree protette sono quindi incentivate a proteggere la fauna selvatica e i loro habitat, svolgendo un prezioso ruolo di custodia delle specie carismatiche, cruciale per la conservazione della biodiversità. Le restrizioni agli spostamenti e la diffusione dell’infezione stanno però impoverendo centinaia di milioni di persone che vivono nelle aree più ricche di fauna selvatica. In Africa il turismo naturalistico genera più di un terzo di tutte le entrate legate al turismo e prima della pandemia, le aree protette ricevevano circa 8 milioni di visitatori l’anno. Un caso emblematico è quello della Namibia, che nel 2019 ha ricevuto circa 1,7 milioni di turisti stranieri e dove la pandemia ha bloccato del tutto il turismo.   La pandemia ha messo in crisi anche il lavoro dei ranger, che svolgono un ruolo chiave nel mantenere l’equilibrio tra la componente naturale e quella umana, tutelando e gestendo le risorse naturali, moderando le interazioni dell’uomo con la natura e fungendo da deterrente alle attività illegali nelle aree protette. Grazie ai loro servizi, i ranger contribuiscono a ridurre la probabilità di future pandemie di origine zoonotica, svolgendo così un servizio sanitario di rilievo planetario. A causa della pandemia la lotta contro il bracconaggio, la deforestazione, la raccolta illegale dei prodotti non forestali e altri crimini ambientali è diventata molto più difficile. In alcuni paesi, le attività sono state ridotte significativamente a causa dei tagli al personale e della riduzione dei budget riservati alle attività operative sul campo; anche l’accesso limitato ai dispositivi di protezione individuale ha influito negativamente sull’operatività dei ranger, mentre in molti casi il personale adibito alle operazioni di controllo è stato riassegnato ad altri servizi mirati a controllare la diffusione dell’epidemia. In questa fase di pandemia i ranger africani hanno evidenziato un incremento soprattutto della caccia di sussistenza verso le specie selvatiche, oltre ad attività illecite di deforestazione e distruzione degli habitat.   In assenza di misure efficaci e di progetti di conservazione dedicati i leoni diminuiranno di un ulteriore 50% nei prossimi due decenni in Africa occidentale, centrale e orientale. Per salvare questa straordinaria specie dall’estinzione, il WWF lancia il progetto “SOS Leone”: dal 9 al 23 maggio ogni donazione al 45585 con SMS o chiamata da rete fissa sosterrà il programma globale per salvare i grandi felini del pianeta con l’obiettivo di raddoppiare entro il 2050 il numero dei leoni che vivono in natura, invertendo una tendenza che rischia di portarli verso l’estinzione.   Gli impatti del Covid-19 a SOKNOT, area strategica per i leoni dove lavora il WWF   Un’area in cui la pandemia esercita un peso fortissimo sul futuro dei leoni è quella di SOKNOT (acronimo di Southern Kenya – Northern Tanzania), più estesa della Grecia a cavallo fra Kenya e Tanzania, che custodisce una delle più grandi popolazioni di leoni e i parchi nazionali più famosi nel mondo per questo grande felino come il Masai Mara, Amboseli, Kilimangiaro e Serengeti. La mancanza di turisti provocata dalla pandemia sta determinando una situazione di grave crisi: sia per mancanza di fondi sia per la riduzione dei controlli (non a caso, il primo rinoceronte bracconato all’interno di una delle aree di conservazione autogestite negli ultimi due anni si è avuto nell’aprile del 2020). SOKNOT è il più importante fra gli 8 territori prioritari selezionati dal WWF per raddoppiare il numero dei leoni in Africa entro il 2050.   SOKNOT è uno degli ambienti naturali più antichi, complessi e meno disturbati della Terra, costituito da otto aree protette gestite dallo Stato e da 32 aree di conservazione gestite dalla comunità, che sono fondamentali per gli spostamenti della fauna selvatica attraverso i due stati. Èquesto il territorio di quello che rimane delle grandi e straordinarie migrazioni che spostano ogni anno milioni di animali tra gnu, zebre, antilopi, gazzelle, e dietro a loro appunto i leni. Quest’area contribuisce ogni anno con 3,2 miliardi di dollari alle economie del Kenya e della Tanzania attraverso il turismo naturalistico, fornendo circa 3 milioni di posti di lavoro e 10 milioni di dollari alle aree protette.  Negli ultimi decenni purtroppo l’intera area è stata sottoposta a crescenti pressioni da parte dell’uomo – sotto forma di agricoltura, industria, turismo, bracconaggio, caccia di sussistenza e conseguente   scomparsa della prede naturali – con conseguente drammatico declino della popolazione di leoni. E il Covid-19 ha aggravato la situazione, rischiando di creare la tempesta perfetta per il futuro di questo straordinario felino. Insert Alt text here   Il WWF è impegnato con progetti sul campo in 8 grandi territori prioritari, tra i quali spicca quello di SOKNOT (acronimo di Southern Kenya – Northern Tanzania), localizzato a cavallo di Kenya e Tanzania. Nell’area di SOKNOT, grazie al progetto SOS Leone, il WWF si prefigge di garantire il futuro delle popolazioni di leoni presenti, mitigando le minacce causate dale attività umane come il bracconaggio, riducendo i conflitti e aumentando la connettività tra le aree protette, al fine di proteggere i grandi processi ecologici (migrazioni) che caratterizzano la vita dei leoni in questi territori straordinari.   Video FACCIAMO TUTTI LA PARTE DEL LEONE: DAL 9 AL 23 MAGGIO DONA AL 45585 E AIUTERAI IL WWF A RADDOPPIARE IL NUMERO DI LEONI ENTRO IL 2050  
Il leone è il re della savana e della foresta, l’animale simbolo di forza, coraggio, vitalità. Ma oggi sono rimasti meno di 20mila leoni selvatici nel mondo, a causa del degrado degli habitat naturali, bracconaggio e commercio illegale. Ognuno di noi ora può decidere di “fare la parte del leone” e aiutare il WWF a salvare questa specie dall’estinzione donando dal 9 al 23 maggio al 45585 con SMS o chiamata da rete fissa per sostenere il progetto “SOS Leone”. Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari WINDTRE, TIM, Vodafone, Iliad, PosteMobile, Coop Voce e Tiscali.   Sarà possibile anche donare 5 euro o 10 euro attraverso le chiamate da rete fissa TIM, Vodafone, WINDTRE, Fastweb e Tiscali e, sempre per la rete fissa, di 5 euro da TWT, Convergenze, PosteMobile.       Roma, 13 maggio 2021   Cartello Foto, video e altri materiali   WWF Italia Via Po 25/C 00198 Roma, IT DisiscrivimiAggiorna le tue preferenze – Visualizza online           Antonio BaroneResponsabile Comunicazione Mail a.barone@wwf.it I Mob. +39 340 9899147 Lucio Biancatelli Press Office Mail l.biancatelli@wwf.it I  Mob. +39 329 8315718    Giulia Ciarlariello Press Office Mail g.ciarlariello@wwf.it I Mob. +39 334 6151811        

la transizione ecologica in lombardia inizia con provvedimenti contro i siti di natura 2000 gestiti dal wwf italia

A BERGAMO SI TENTA DI RIDURRE LE COMPETENZE DELL’ENTE GESTORE DI VALPREDINA
Appello del WWF al Presidente della Lombardia, Fontana
Nel giorno del 60°compleanno del WWF Internazionale il 27 aprile scorso, in Commissione Agricoltura la maggioranza ha approvato – oltre alla consueta deregulation a favore della caccia – anche un emendamento proposto dalla Lega al PDL n.164, che intende limitare  le competenze al WWF Italia in qualità di  Ente gestore  dell’Oasi WWF Valpredina e Misma in provincia di Bergamo e l’Oasi Bosco WWF di Vanzago in provincia di Milano,  dirette a valutare l’incidenza ambientale di tutti quegli interventi (edilizi, tagli forestali, infrastrutture, manifestazioni ecc.) che potrebbero comportare danni agli habitat  e alle specie in queste aree protette, gestite e di proprietà del WWF. Va sottolineato che la centralità dell’Ente gestore nell’azione concreta di tutela dei siti affidati, deriva proprio dagli impegni assunti a seguito della procedura di infrazione comunitaria (EU-Pilot 6730/14) a cui  lo Stato ha risposto con precisi impegni,  approvando le Linee Guida nazionali  e solo poche settimane orsono approvate anche dalla Giunta di Regione Lombardia.  Tra le diverse criticità riscontrate e che hanno determinato l’infrazione comunitaria, vi è proprio la richiesta di “Rafforzare il ruolo dell’Ente gestore del sito Natura 2000 interessato dal piano/progetto nella procedura di VIncA”, nella consapevolezza che solo tali soggetti sono in grado di garantire il pieno rispetto degli obblighi derivanti dalla Direttiva, in quanto a diretto contatto con il territorio che gestiscono.                 Alla decisione assunta in Commissione – con il parere contrario di tutte le minoranze consiliari –   la Giunta regionale appare  del tutto estranea, vista l’assenza di parere  da parte della competente Direzione Ambiente di Regione Lombardia e che ora passerà alla decisione dell’aula consigliare  lasciando perplessi nel merito e nella forma: –    nel merito, in quanto tenta di limitare l’autonomia dell’Ente gestore del sito in difformità alle disposizioni anche della Legge Regionale n.28/2016 sulla riorganizzazione delle aree protette, che riconosce piena autonomia gestionale ai siti di Rete Natura 2000 gestiti anche da Enti non pubblici; –    nella forma, in quanto, anziché tendere di semplificare – come una legge di revisione ordinamentale dovrebbe fare – determinerebbe una sovrapposizione di due Enti gestori nello svolgimento di analoga funzione assegnando la competenza al Parco Regionale più vicino al sito, che per il sito di Valpredina risulterebbe il Parco Regionale dei Colli di Bergamo.   Posto che  l’Oasi WWF di Valpredina ha sempre avuto un ottima collaborazione con il Parco dei Colli e non solo perché appartenente allo stesso Ambito Territoriale Ecosistemico, rimane il fatto che l’Oasi non ricade nei confini amministrativi del Parco, che non ha giurisdizione sul relativo territorio.   Si tratta quindi di una scelta che farebbe ricadere sull’organizzazione del Parco dei Colli un’onerosa attività amministrativa in assenza della puntuale conoscenza dei luoghi, di una presenza specifica di personale e dunque senza alcuna giustificazione e con il fatto di dover “sentire” l’Ente gestore del sito, il cui parere “…deve essere tenuto in considerazione nella redazione del parere finale.”.    Ciò è illogico e fa sorgere il dubbio che alla base della proposta ci sia invece il fatto che il WWF nella gestione delle aree protette affidate sia forse stato troppo efficace e che questa sia solo una mossa politica di basso respiro, visto che proprio in questi mesi si è parlato della iniziativa dei Comuni di Albino e Pradalunga che vorrebbero ridurre la fascia di rispetto da loro stessi istituita a tutela degli Habitat prioritari che si trovano nelle immediate vicinanze del sito di Valpredina. Chiediamo quindi l’intervento del Presidente Fontana e di tutta la Giunta regionale perché si provveda al ritiro dell’emendamento o diversamente che venga respinto dal Consiglio regionale  dimostrando che la “transizione ecologica” in Lombardia inizia anche nel garantire la massima autonomia e sostegno agli Enti gestori come il WWF Italia,  da sempre  impegnati nella conservazione della natura.   Natura 2000 è il principale strumento della politica dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità. Si tratta di una rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell’Unione, istituita ai sensi della Direttiva 92/43/CEE “Habitat” per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario.      
Roma, 14 maggio 2021

#CAMBIAMOAGRICOLTURA:PER IL MINISTRO PATUANELLI IL PIANO STRATEGICO NAZIONALE DELLA PAC NON SARA’ “GREENWASHING

“Il Piano strategico nazionale (Psn) della futura Politica agricola comune (Pac) 2023-2027 non sarà una mera operazione di greenwashing”.

Questo l’importante impegno che il ministro dell’Agricoltura, Stefano Patuanelli, ha assunto pubblicamente nelle sue conclusioni della Conferenza che si è svolta ieri online per presentare la costituzione del Tavolo nazionale di Partenariato per la redazione del Piano Strategico Nazionale (Psn) della futura Pac, che entrerà in vigore dal gennaio 2023.

La Coalizione #CambiamoAgricoltura esprime soddisfazione per questa importante dichiarazione del ministro Patuanelli, con l’auspicio che il percorso inaugurato ieri consenta davvero l’avvio di un confronto costruttivo tra tutti gli attori istituzionali, economici e sociali per una redazione condivisa del principale strumento di gestione nazionale della Pac post 2023.

Per la Coalizione #CambiamoAgricoltura queste parole rappresentano un importante segnale di discontinuità rispetto al passato e la personale storia politica del ministro fa ben sperare che si tratti di un impegno serio e non di una vaga promessa della vecchia politica. E a proposito della sfida dei prossimi mesi, la Coalizione condivide il pensiero del ministro dell’Agricoltura: “Una sfida impegnativa, affascinante per il nostro Paese, che è quella di costruire un sistema agricolo che possa disegnare un nuovo volto per l’agricoltura che vogliamo nel prossimo decennio. Un’agricoltura fatta di innovazione e sostenibilità ambientale, economica e sociale“.

La Coalizione ricorda che la via da seguire è quella della transizione agro-ecologica indicata bene dal Green deal europeo con le due Strategie Ue Farm to Fork e Biodiversità 2030. Gli obiettivi di queste due Strategie, tra cui la forte spinta per l’agricoltura biologica, dovranno essere recepiti con coerenza nel Psn della Pac e l’indicatore non potrà che essere il pieno e corretto rispetto delle raccomandazioni che la Commissione europea ha già trasmesso al Governo italiano per la stesura del documento di programmazione.

Raccomandazioni, ricorda la Coalizione #CambiamoAgricoltura, definite in base all’analisi dei punti di forza e debolezza, opportunità e minacce, dell’agricoltura nel nostro paese.

L’Italia, dopo un anno di immobilismo, è il fanalino di coda dell’Unione Europea, e ha accumulato un grave ritardo nella stesura di questo importante documento programmatico per la Pac che dovrà fissare obiettivi specifici ed interventi per spendere, entro il 2027, oltre 36 miliardi di euro dei fondi comunitari, che diventeranno oltre 50 miliardi con il cofinanziamento nazionale per lo Sviluppo rurale. Una parte di queste risorse saranno già utilizzate nei prossimi due anni con il Regolamento transitorio della Pac che ha prorogato i precedenti strumenti di programmazione. Si tratta di un fiume di risorse pubbliche che tutti i cittadini versano all’agricoltura per promuovere quella autentica transizione ecologica a tutela dell’ambiente e della salute pubblica richiesta dal green deal europeo. Il nostro Paese deve dimostrare di essere all’altezza dell’impegnativa sfida per la vera sostenibilità del settore primario.

L’auspicio della Coalizione #CambiamoAgricoltura è che adesso dalle parole si passi rapidamente ai fatti, iniziando da una condivisione delle regole, dei partecipanti e del metodo di lavoro per la redazione del Psn che saranno formalizzate con un Decreto dal Mipaaf. Un vero processo partecipato tra tutti gli attori istituzionali, economici e sociali si basa, infatti, su una metodologia di lavoro condivisa che garantisca trasparenza e un’ampia partecipazione, non solo formale ma sostanziale, allargata a tutti i soggetti interessati, dagli agricoltori che producono le materiali prime, all’industria agroalimentare che li trasforma, ai sistemi di commercializzazione e alla società civile senza dimenticare (come è stato fatto fino ad oggi) i consumatori finali, a cui è destinato il cibo prodotto dai complessi sistemi agroalimentari che la Pac post 2023 vuole più sostenibili, giusti ed equi.

L’agricoltura italiana deve per questo imboccare rapidamente la strada dell’agroecologia, superando resistenze e suggestioni verso modelli superati e insostenibili, garantendo che i fondi pubblici della Pac siano destinati con priorità alla gestione e tutela dei beni pubblici, in primo luogo il suolo e la biodiversità naturale, premiando i modelli di produzione più virtuosi come l’agricoltura biologica e biodinamica, rilanciata dall’Unione europea attraverso uno specifico Piano di azione che deve rappresentare, insieme agli obiettivi delle Strategie Farm to Fork e Biodiversità 2030, la bussola per la redazione del Psn per la Pac del futuro.

CambiamoAgricoltura è una coalizione nata nel 2017 per chiede una riforma della PAC che tuteli tutti gli agricoltori, I cittadini e l’ambiente.

Sostenuta da oltre 70 sigle della società civile è coordinata da un gruppo di lavoro che comprende le maggiori associazioni del mondo ambientalista, del biologico italiane e dei consumatori (Associazione Consumatori ACU, Accademia Kronos Onlus, AIDA, AIAB, Associazione Italiana Biodinamica,CIWF Italia Onlus, FederBio, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e WWF Italia). E’ inoltre supportata dal prezioso contributo di Fondazione Cariplo.

Roma, 20 Aprile 2021 Comunicato stampa inviato per conto della Coalizione #CambiamoAgricoltura

UN’ALTRA PAC È POSSIBILE, L’ITALIA E’ ANCORA IN TEMPO PER FAR SALIRE L’AGRICOLTURA SUL TRENO DEL GREEN DEAL

La coalizione Cambiamo Agricoltura, dall’assemblea nazionale ‘UN’ALTRA PAC E’ POSSIBILE’, lancia una richiesta ai Ministri Patuanelli e Cingolani: “non più sussidi PAC, ma risorse al servizio della transizione agroecologica”

A Bruxelles sono ancora in corso le trattative tra le tre istituzioni europee (Commissione, Consiglio e Parlamento) sul testo finale dei regolamenti sulla futura Politica Agricola Comune (PAC), e le premesse non sono le migliori: ricordiamo che Parlamento e Consiglio hanno votato a maggioranza, lo scorso ottobre, una proposta che punta a mantenere lo status quo di una PAC iniqua e insostenibile, che incentiva le concentrazioni fondiarie indirizzando gli aiuti alle aziende di maggiori dimensioni per ettari e capi allevati, sussidiandovi monocolture e allevamento intensivo e mantenendo lo svantaggio per le aziende che operano nelle aree interne e montane. L’Italia è tra i Paesi con i più forti squilibri nella distribuzione degli aiuti PAC, di cui l’80% va al 20% delle aziende.

Purtroppo l’istituzione europarlamentare e le rappresentanze degli Stati si sono messe di traverso all’istanza di cambiamento espressa da tanti cittadini europei durante le consultazioni sulla riforma PAC. Istanza che aveva trovato il sostegno della Commissione a guida Von Der Leyen, con l’ambizione di allineare l’agricoltura alla traiettoria del “Green Deal”. Nella proposta di regolamento votata, invece, non c’è traccia degli obiettivi delle strategie europee del Green Deal: tra questi, il dimezzamento dell’uso di pesticidi in campo e di antibiotici negli allevamenti, la riduzione dei fertilizzanti e la crescita dei presidi per la sostenibilità dello spazio rurale, costituiti dalle aree naturali e dalle aziende e distretti che coltivano con metodo biologico. L’agribusiness vuole continuare ad avere mano libera sui 387 miliardi di euro della nuova PAC: soldi dei contribuenti destinati a sostenere la chimica di sintesi, la grande proprietà terriera, le monocolture e gli allevamenti intensivi.

In tutta Europa la voce della società civile e delle organizzazioni ambientaliste si è levata per chiedere un diverso utilizzo delle risorse PAC. In Italia se ne è resa interprete la Coalizione Cambiamo Agricoltura, formata da decine di associazioni ambientaliste e di produttori biologici, che oggi partecipa all’assemblea ‘UN’ALTRA PAC E’ POSSIBILE’, promossa dai parlamentari italiani ed europei del gruppo dei Verdi che chiedono una PAC capace di intraprendere la transizione agroecologica.

“Vogliamo far giungere a Bruxelles, dopo il voto bulgaro della rappresentanza parlamentare italiana, la voce di tante organizzazioni di cittadini e agricoltori che invece sono insoddisfatte di una Europa fortezza di privilegi per pochi: allentare i cordoni con le lobby agroindustriali è la mossa decisiva per fare dell’agricoltura una protagonista del Green Deal” dichiarano i rappresentanti di Cambiamo Agricoltura.  “Vogliamo farci sentire anche dalle istituzioni italiane, a partire dal Ministero dell’Agricoltura con cui attendiamo un incontro, e da quello alla Transizione Ecologica da cui ci aspettiamo un ruolo attivo, sia nella revisione del PNRR e del suo capitolo ‘agricoltura’, sia, soprattutto, nella redazione del Piano Strategico Nazionale, che dovrà amministrare risorse europee per oltre 40 miliardi di euro da spendere entro il 2027, da trasformare in incentivi per avviare la transizione agroecologica, rafforzare il ruolo di agricoltura e allevamento nelle aree interne del Paese, trasformare l’Italia nella patria del cibo giusto, sano e sostenibile”

Roma, 13 marzo 2020

sardegna: wwf, ottima notizia decisione governo di impugnare “piano casa”

NELLE SCORSE SETTIMANE L’ASSOCIAZIONE AVEVA INVIATO UNA LETTERA AL GOVERNO SULLA LEGGE REGIONALE

La decisione del Consiglio dei Ministri che, su proposta del ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Mariastella Gelmini, ha deciso di impugnare il Piano casa della Regione Sardegna (legge regionale 1/2021) è un’ottima notizia. Nelle scorse settimane l’associazione del Panda con una lettera a firma della presidente Donatella Bianchi indirizzata al presidente del Consiglio Mario Draghi, al ministro degli Affari regionali e le Autonomie Gelmini, al ministro della Cultura Franceschini e a quello della Transizione ecologica Cingolani aveva chiesto al governo di impugnare presso la Corte Costituzionale il “Piano Casa” della Regione Sardegna (legge regionale 1/2021) perché, secondo l’associazione si tratta di una provvedimento che “capovolge completamente l’impianto di tutele paesaggistico-ambientali contenute nel Piano paesaggistico regionale sardo, prevede un’indiscriminata colata di cemento, con possibilità di edificazione a pioggia nelle zone rurali e naturali (anche di pregio) e incrementi volumetrici, fino al 50 per cento per le strutture turistico ricettive”. Ora la parola passa alla Corte Costituzionale ma quello del governo è certamente un segnale importante per il territorio, la biodiversità e il futuro della Sardegna.
Roma, 20 marzo 2021

VENEZIA E WWF INSIEME NELLA LOTTA ALLA PLASTICA

La Giunta aderisce all’iniziativa Plastic Smart Cities promosso dal WWF per eliminare la dispersione di plastica in natura

Donatella Bianchi: “Venezia è la prima città italiana a far parte dell’iniziativa globale WWF Plastic Smart Cities, orgogliosi di supportare la città nel diventare un esempio guida nella lotta all’inquinamento da plastica e nella ricerca di soluzioni innovative di economia circolare”

De Martin: “Venezia sosterrà sempre iniziative che difendono l’ambiente”

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La Giunta aderisce all’iniziativa Plastic Smart Cities promosso dal WWF per eliminare la dispersione di plastica in natura
  Donatella Bianchi: “Venezia è la prima città italiana a far parte dell’iniziativa globale WWF Plastic Smart Cities, orgogliosi di supportare la città nel diventare un esempio guida nella lotta all’inquinamento da plastica e nella ricerca di soluzioni innovative di economia circolare”.
  De Martin: “Venezia sosterrà sempre iniziative che difendono l’ambiente”
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La Giunta comunale di Venezia ha approvato, su proposta dell’Assessore all’Ambiente Massimiliano De Martin, il provvedimento con cui il Comune aderisce all’iniziativa globale WWF “Plastic Smart Cities” per la lotta contro l’inquinamento da plastica entro il 2030. Venezia e’ la prima città italiana ad aderire all’iniziativa che include altre città del Mediterraneo come Nizza, Dubrovnik, Smirne e Tangeri.

  “La tutela dell’ambiente, la promozione di una responsabilità collettiva di attenzione all’ecosistema, il sostegno all’economia circolare, gli investimenti per una mobilità condivisa e sempre più “green”, l’orgoglio di aver avviato le procedure per avere in città il primo distributore fisso di idrogeno in Italia e una seria campagna per il recupero delle reti da pesca abbandonate in mare dimostra, a vari livelli, l’impegno di Venezia in quell’importante progetto di salvaguardia del pianeta che deve vederci tutti compatti – commenta De Martin-. Tutte azioni che questa Amministrazione Comunale si onora di aver avviato e sostenuto con l’obiettivo non solo di dare attuazione all’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ma di procedere su un percorso che deve responsabilizzare ciascuno di noi.
Con la sottoscrizione della dichiarazione d’intenti (Plastic Smart City Commitment) predisposta dal WWF, l’Amministrazione comunale, ha voluto quindi ribadire questo suo impegno a tutela dell’ambiente e, in questo caso, per eliminare la dispersione di plastica in natura entro il 2030 sviluppando un piano d’azione che preveda, tra le altre cose, l’avvio di un progetto pilota che porti ad un 30% di riduzione di ‘inquinamento da plastica entro due anni.
Uniti, sapremo raggiungere anche questo obiettivo e, sono sicuro, che arriveremo a risultati ancora più importanti. Venezia ogni anno durante il giorno della Sensa “sposa” il Mare e quindi non poteva non essere in prima linea in questa importante campagna in sua difesa”.
  Il protocollo impegna inoltre a promuovere il coinvolgimento di settori chiave e parti interessate nella valutazione e nel miglioramento delle politiche, dei servizi e dei finanziamenti per prevenire la produzione di rifiuti di plastica e promuovere la loro gestione con soluzioni circolari, a sviluppare un piano di monitoraggio delle attività con baseline e target annuali e a condividere i progressi con il WWF attraverso le proprie attività di reporting, con un coinvolgimento attivo degli stakeholder e della cittadinanza nell’elaborazione e nell’attuazione delle politiche da adottare.

  “Siamo orgogliosi di supportare in questo ambizioso progetto Venezia città d’arte tra le più amate al mondo sospesa tra bellezza e fragilità e che diventa simbolo della lotta alla dispersione della plastica in natura – commenta Donatella Bianchi, presidente WWF Italia– . Grazie alla rete di città costiere a forte vocazione turistica dal nord al sud del Mediterraneo, tra cui Nizza, Dubrovnik, Smirne, Tangeri e da oggi Venezia, il WWF sta sviluppando la più grande attivazione civica degli ultimi decenni in difesa del mare. Una sfida cruciale che la pandemia ha ulteriormente accentuato per proteggere il Mediterraneo sempre più soffocato da plastiche e microplastiche che minacciano tutto l’ecosistema marino e la nostra salute.
L’iniziativa Plastic Smart Cities promossa dal WWF mira a collaborare con almeno 25 città o isole del Mediterraneo per ottenere risultati concreti e misurabili per fermare lo sversamento di plastica in natura entro il 2030. Venezia quindi contribuirà e beneficerà di una rete di conoscenze in merito a metodologie sviluppate per l’analisi della gestione dei rifiuti plastici, progetti di innovazione e soluzioni già messi in atto per evitare il consumo di plastica monouso”.  

Secondo il WWF il Mediterraneo si sta trasformando in una pericolosa trappola di plastica: ogni anno, circa mezzo milione di tonnellate di plastica di grandi e piccole dimensioni entra nelle acque del nostro bacino, l’equivalente di 33.800 bottiglie di plastica gettate in mare ogni minuto. Un terzo dei rifiuti di plastica è mal gestito e, senza un’azione drastica, si prevede che quadruplicherà entro il 2050. Uno studio pubblicato nel 2020 su Science [1] individua nella zona del Mar Tirreno la più alta concentrazione di microplastiche mai misurata nelle profondità di un ambiente marino: 1,9 milioni di frammenti per metro quadrato. L’emergenza COVID ha purtroppo favorito il grande ritorno della plastica monouso con evidenti effetti collaterali sull’ambiente, a causa dell’aumento dei rifiuti spesso mal gestiti e dispersi. Quello delle mascherine rappresenta solo la punta dell’iceberg di un problema molto più ampio che ha messo un freno ai recenti progressi fatti in materia di sostenibilità e gestione dei rifiuti: la quarantena ha ad esempio stimolato l’aumento degli acquisti online con conseguente aumento degli imballaggi plastici, mentre il divieto nei food service di contenitori riutilizzabili in favore dell’usa e getta.

Il WWF ritiene che la pandemia non debba ostacolare l’ambizione nazionale e globale di ridurre la plastica e l’inquinamento da essa generato e debba invece accelerare la ricerca di alternative al monouso e la messa in atto di sistemi circolari di gestione efficiente delle risorse. Il progetto “Venezia e Smirne insieme contro l’inquinamento da plastica” e’ realizzato grazie al supporto della Fondazione Blue Planet Virginia Böger.

L’iniziativa globale e’ disponibile a QUESTO SITO  

[1] Kane I.A. et al., 2020. Seafloor Microplastic Hotspots Controlled By Deep-Sea Circulation, Science, 2020, 1140-1145.  

Roma, 19 marzo 2021

Il WWF Lombardia esprime preoccupazione per “i progetti” presentati dai Parchi Regionali per spendere i Fondi Europei “per la transizione ecologica”: solo iniziative per favorire la fruizione e poche proposte per contrastare la perdita di biodiversità.

Milano, 16 Marzo 2021
Il WWF Italia, che in Lombardia gestisce numerose aree protette fin dalla fine degli anni ’70, esprime tutte le sue perplessità e preoccupazioni di fronte alle proposte presentate dai Parchi regionali lombardi “come applicazione concreta della transizione ecologica” come affermato dall’Assessore regionale Rolfi.
Queste proposte, al di là di alcune lodevoli eccezioni, mancano di ambizione, di coraggio e di visione: si tratta di una “lista della spesa” di progetti, che forse erano già nei cassetti dei Parchi Regionali che con l’arrivo dei Fondi Europei si vorrebbero realizzare.
Dal loro esame non emerge nessuna attenta e accurata programmazione che consenta davvero di avviare, al di là di facili slogan, la transizione ecologica, ne sembrano coerenti con i piani di gestione, in particolare per le aree a Parco naturale sulla cui centralità sembrano esserci poche idee progettuali. Nel dicembre scorso Regione Lombardia aveva chiesto di segnalare progetti riguardo al ripristino degli ecosistemi e per favorire l’accessibilità e la fruizione sostenibile anche alle Riserve Naturali in riferimento agli investimenti per favorire la ripresa economica.
Dalla progettualità dei Parchi sono richiesti 109 milioni di Euro per 179 progetti, oltre il 50% è destinato alla fruizione (in particolare per piste ciclabili), circa il 25% alla ristrutturazione o realizzazioni di sedi e il restante 25% circa ad interventi di tipo naturalistico: quindi solo un
quarto dei progetti è specificatamente rivolto alla conservazione del patrimonio naturale nei Parchi.
“Nessun pregiudizio sul potenziamento di piste ciclabili o centri visita nei Parchi regionali, ma sfugge il nesso di tali infrastrutture con la priorità di tutela di habitat e specie o di cambiamento dei processi produttivi dannosi all’ambiente” dichiara il Delegato WWF Italia per la Lombardia dott. Gianni Del Pero e aggiunge “ E’ proprio dalle aree protette che dovrebbe venire tale impulso, considerato che coloro che le frequentano lo fanno innanzitutto per il loro valore naturalistico”.
Fermo restando che tra gli obiettivi del Piano Europeo vi sono quelli della inversione della curva della perdita della biodiversità e che una quota del 37% dei fondi devono essere dedicate al clima, all’adattamento al cambiamento climatico e specificamente alla tutela dell’ambiente, si sottolinea che questi progetti devono comunque rispettare il
principio di “non arrecare un danno significativo” per i sei obiettivi ambientali comunicati dalla Commissione Europea (2021/C 58/01). Ci si chiede: i progetti presentati dai Parchi sono coerenti con questo principio di valutazione?
Dagli Enti gestori dei Parchi lombardi ci saremmo aspettati, per esempio, progetti e proposte sul miglioramento della qualità dei corsi d’acqua in linea con quanto prevede la Direttiva Quadro 2000/60/CE (i principali fiumi lombardi sono tutti interessati dalla presenza di Parchi regionali), oppure progetti per la riduzione degli impatti dell’attività agricola intensiva e zootecnica tra le prime cause di impatto sulla biodiversità e il clima in Italia, o ancora la realizzazione di corridoi ecologici fra le aree protette anche attraverso una graduale quanto concreta conversione all’agricoltura biologica.

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Sabato 27 marzo torna Earth Hour

Sabato 27 marzo sarà la 13esima edizione dell’evento globale del WWF  

Alle 20.30 di ciascun Paese scatterà l’Ora della Terra: l’invito è quello di spegnere le luci per un’ora e riflettere sull’importanza delle nostre scelte per la salvaguardia della natura e la lotta alla crisi climatica

La nostra salute dipende da quella del Pianeta. Lo sapevamo, ma in questo ultimo anno di pandemia e emergenze ambientali lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle. Un Pianeta in salute garantisce tutela alle future generazioni, alle altre specie e contribuisce a combattere il cambiamento climatico, ma la natura non può fare tutto da sola. Oggi più che mai sono fondamentali le scelte di comportamento di ognuno di noi. Per questo, sabato 27 marzo, alle ore 20.30 locali, in tutto il mondo scatterà l’Ora della Terra, l’annuale appuntamento proposto da WWF che mobilita tutti, istituzioni, comunità e cittadini, invitandoli a fare un semplice quanto importante gesto: spegnere le luci per un’ora con l’obiettivo di dimostrare un impegno concreto per la salvaguardia del nostro Pianeta.


La biodiversità globale è vittima di un allarmante declino, che viaggia a una velocità senza precedenti: secondo l’ultimo Living Planet Report del WWF, il 75% della superficie terrestre non coperta da ghiaccio è già stata significativamente alterata e la maggior parte degli oceani è sovrasfruttata. La distruzione e il degrado di foreste, zone umide, praterie, barriere coralline e altri ecosistemi hanno prodotto un calo medio del 68% delle popolazioni di vertebrati in tutto il mondo, a partire dal 1970. La conservazione e il ripristino dei sistemi naturali sono essenziali anche per contrastare il disastro climatico, così come è necessario accelerare le azioni di decarbonizzazione.
Earth Hour è un’occasione per manifestare la nostra vicinanza alla natura e fare qualcosa di buono per il Pianeta e per tutti i suoi abitanti, unendo la nostra voce a quella degli altri milioni di persone in tutti i Paesi del mondo.

L’appuntamento con l’Ora della Terra è arrivato alla 13esima edizione e anche nel 2020, nonostante le gravissime difficoltà derivanti dalle restrizioni adottate da molti Paesi a causa della diffusione della pandemia da Covid-19, sono stati ben 190 i Paesi coinvolti, 2,2 milioni i monumenti, edifici istituzionali e privati che hanno spento le luci, oltre 4,7 miliardi di messaggi diffusi sui social network e sul web attraverso #EarthHour, #connect2earth e gli altri hashtag correlati. Anche quest’anno saranno innumerevoli le partecipazioni all’iniziativa da parte dei Paesi di tutto il mondo. In Italia, i comuni che fino ad oggi hanno confermato la loro adesione all’iniziativa sono circa 40. La formula dello spegnimento di monumenti, palazzi, piazze, strade è confermata (a Roma si spegneranno il Colosseo e San Pietro) a fianco ad altre attività di rilancio dell’evento online. Anche la rete delle Oasi WWF prenderà parte con iniziative locali.

La mobilitazione online per tutti i cittadini comincerà da lunedì 22 sui canali di WWF Italia e WWF YOUng, che proporrà una sfida a chiunque sia in grado di coglierla: ogni giorno verranno raccontate le scelte di comportamento più responsabili per la tutela del Pianeta e tutti saranno invitati a mettere in mostra il loro contributo. In aggiunta, il WWF racconterà le storie di persone nel mondo che hanno scelto di compiere piccoli grandi gesti per la tutela della natura, i nuovi eroi moderni. Inoltre si prevede la partecipazione delle aziende nel sostegno attivo dell’evento con iniziative locali e private di spegnimento delle luci e coinvolgimento dei dipendenti. 

Accanto al WWF Italia quest’anno ci sarà anche RDS 100% Grandi Successi che, come radio partner dell’evento Earth Hour 2021, promuoverà l’iniziativa su suoi canali dal 22 marzo al 27 marzo. RDS 100% Grandi Successi è da sempre attenta a sostenere con la sua grande visibilità cause sociali ed ecologiche, sensibilizzando i propri ascoltatori su temi importanti come quelli evidenziati dal WWF.

“Il 2021 sarà un anno di massiccia mobilitazione anche a livello istituzionale, con l’appuntamento della 26ima Conferenza delle Parti (COP) sul Clima, l’incontro di tutti gli stati che hanno aderito alla Convenzione Quadro sul Cambiamenti climatico e all’Accordo di Parigi.  La COP vera e propria si terrà a Glasgow, in UK, a novembre, ma le fasi iniziali si svolgeranno proprio in Italia (a Milano) con lo Youth Event e la Pre-COP previste a fine settembre e inizio ottobre.  L’Italia sarà protagonista internazionale anche per via della sua presidenza al G20: l’incontro dei leader a fine ottobre a Roma dovrebbe favorire decisioni coraggiose da parte della COP di Glasgow”, afferma Mariagrazia Midulla, responsabile Clima e Energia di WWF Italia. “È bene che esigiamo che i responsabili dei Governi facciano il loro lavoro, ma è fondamentale anche che ognuno di noi cominci a cambiare le proprie scelte e a eliminare i combustibili fossili dalla propria vita quotidiana, perché questo sarà decisivo per determinare i grandi cambiamenti ormai improrogabili, tuttora rallentati da visioni e interessi miopi. Ci auguriamo anche che ognuno faccia del suo meglio per coinvolgere gli altri e far sentire la propria voce per salvare il Pianeta e garantire per un futuro sostenibile a noi e alle altre specie”. 

renature italy – rigeneriamo la natura d’italia

Ripristinare 350 milioni di ettari di foreste l’anno entro il 2030 potrebbe generare benefici per 170 mld di dollari l’anno

Secondo il nuovo report della campagna ReNature Italy WWF “Valore Natura” le soluzioni basate sulla natura potrebbero avere un ruolo cruciale nella lotta alla crisi climatica, generare vantaggi economici e creare nuovi posti di lavoro

Link alla pagina web di campagna >>

Una diffusa azione di rinaturazione (ricostruzione e rigenerazione dei sistemi naturali che abbiamo distrutto) e la gestione sostenibile degli ecosistemi non solo rappresentano la giusta direzione per un mondo post-COVID, ma sono anche strumenti cruciali nella lotta alla crisi climatica, capaci di garantire notevoli vantaggi economici e creare nuove professionalità.

A mostrarlo il nuovo report WWF “Valore Natura”, realizzato all’interno della campagna ReNature Italy e lanciato in vista del 3 marzo, Giornata Mondiale della Fauna Selvatica (World Wildlife Day) istituita dalle Nazioni Unite nel 2013 e quest’anno dedicata a foreste e mezzi di sostentamento per le persone e per il pianeta (“Forests and Livelihoods: Sustaining People and Planet”).

( Il video è stato realizzato dall’agenzia HEADS, il WWF ringrazia Luca Ward per la sua cortese collaborazione)

In 50 anni a livello globale abbiamo assistito al declino, in media, del 68% delle popolazioni di vertebrati (Living Planet Report 2020); un territorio grande come 20 volte la superficie della Francia è stato completamente degradato (OECD 2019); in Europa, l’81% degli habitat tutelati dall’omonima Direttiva si trova in uno stato di conservazione inadeguato (EEA 2020). E purtroppo – come avverte l’OMS – continuare a danneggiare la biodiversità potrà avere conseguenze negative sulla nostra salute, ancora più significative di quelle che già stiamo vivendo. Ma premere il tasto Rewind e ricostruire quello che abbiamo perduto in parte è ancora possibile.

I servizi essenziali garantiti dagli ecosistemi come foreste, praterie e zone umide includono la produzione di ossigeno e acqua potabile, la riduzione degli inquinanti in atmosfera, nelle acque e nei suoli, la disponibilità di materie prime naturali nonché medicinali e principi utili alla ricerca biomedica. Questi servizi hanno, poi, un ruolo centrale nella mitigazione del riscaldamento globale. Recenti ricerche dimostrano, infatti, come le cosiddette soluzioni basate sulla natura- tra cui il ripristino di foreste naturali, torbiere, mangrovieti e il recupero degli ecosistemi acquatici e marini- contribuirebbero a più di un terzo degli sforzi necessari per mitigare il cambiamento climatico entro il 2030 e abbatterebbero le emissioni di CO2 totali di oltre 10 miliardi di tonnellate l’anno, l’equivalente delle emissioni attuali combinate di Stati Uniti e Unione Europea. Un contenimento che equivarrebbe alla chiusura di più di 2.800 centrali a carbone e che si affiancherebbe all’attuale servizio di assorbimento di carbonio fornito dagli ecosistemi intatti, che già assorbono più del 25% delle emissioni di gas serra provocate dall’uomo (TNC, 2020).

Investire in rinaturazione significa anche generare vantaggi economici e sociali non indifferenti. Secondo l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione Economica Europea), ogni anno i sistemi naturali del Pianeta forniscono benefici al genere umano (servizi ecosistemici) valutabili tra i 125 e i 140mila miliardi di dollari -una volta e mezzo il prodotto interno lordo globale – e alcuni studi di Nature4Climate – (iniziativa sostenuta da una coalizione che include UNEP, UNDP e WWF) affermano che per ogni dollaro speso in rinaturazione si prevede un ritorno economico di almeno 9 dollari (che in alcuni casi può arrivare anche a 30).

Rinaturando almeno 350 milioni di ettari di foreste entro il 2030 si potrebbe generare un beneficio economico netto pari a circa 170 miliardi di dollari l’anno (circa 140 miliardi di euro), considerando la protezione dei bacini idrici, l’incremento della produttività agricola, nonché i vantaggi in termini di mitigazione dei cambiamenti climatici grazie al sequestro di oltre 5 miliardi di tonnellate di CO2 l’anno. Solo negli Stati Uniti, la rinaturazione è un’industria da 9,5 miliardi di dollari che impiega 126.000 persone e genera indirettamente 15 miliardi di dollari e 95.000 ulteriori posti di lavoro. Nei Paesi in via di sviluppo, gli investimenti in restauro ambientale possono creare nuovi flussi di reddito, compreso l’utilizzo di legname raccolto in modo sostenibile e le entrate provenienti dal settore ecoturistico. Una ricerca sviluppata da The Global Commission On The Economy And Climate, poi, rileva che il ripristino del 12% dei terreni agricoli degradati potrebbe aumentare i redditi dei piccoli proprietari terrieri per un totale di 35-40 miliardi di dollari l’anno e sfamare oltre 200 milioni di persone ogni anno entro 15 anni.

La campagna ReNature Italy del WWF, fra le numerose azioni, prevede interventi di rinaturazione nelle sue 100 Oasi e in particolare in un ampio tratto del fiume Po. Ripristinare i servizi ecosistemici garantiti da questo importante bacino, come la regolazione del ciclo idrologico, la depurazione delle acque e il trattamento di quelle reflue, il controllo dell’erosione, la formazione di corridoi ecologici, la fornitura di materiali come sabbia, ghiaia e argilla produrrebbe un valore economico contenuto in un range tra i 218 milioni e i 402 milioni di euro, senza contare i benefici per le attività turistiche e ricreative, il valore della biodiversità e il ruolo di corridoio ecologico del Po.

Le richieste WWF
In Europa, gli eventi atmosferici estremi causati dalla crisi climatica sono sempre più frequenti e generano una perdita economica di circa 12 miliardi di euro l’anno, ma l’attenzione alla transizione verde è testimoniata sia dall’Europan Green Deal sia dallo strumento Next Generation EU che permette di finanziare i Piani Nazionali per la Ripresa e la Resilienza. Implementare soluzioni basate sulla natura su scala più ampia contribuirebbe a raggiungere obiettivi del Green Deal, per questo il WWF chiede all’UE il ripristino di almeno il 15% delle aree sia terrestri sia marine, pari ad almeno 650.000 chilometri quadrati di terre emerse e almeno 1.000.000 di chilometri quadrati di superficie marina. All’interno di questo obiettivo, la Commissione deve anche impegnarsi a ripristinare il flusso libero su almeno 25.000 chilometri di fiumi mirando a restituire al 15% dei fiumi la loro continuità nel 2030, attraverso la rimozione delle barriere e il ripristino delle pianure alluvionali, e stabilire un obiettivo sulla rimozione di CO2 attraverso i serbatoi naturali del carbonio, come obiettivo separato da quello sulla riduzione delle emissioni dell’UE per il 2030.

L’Italia deve dimostrarsi all’altezza della sfida a cominciare dalla revisione alla proposta di PNRR che, così come richiesto a livello europeo, dovrà prevedere che almeno il 37% delle risorse stanziate vadano ad azioni per il clima e la biodiversità; Il governo, inoltre, dovrà superare i limiti dell’attuale impostazione del PNRR che non individua né risorse, né strumenti dedicati specificatamente alla riqualificazione e resilienza del nostro patrimonio naturale, per tutelare e valorizzare la nostra biodiversità (tra le più ricche d’Europa). Abbiamo bisogno di un Grande Piano per riqualificare la natura d’Italia, per tutelare le aree di maggior pregio naturalistico del nostro Paese, favorire la resilienza degli ecosistemi e le connessioni ecologiche. Un Piano che consenta di fermare e invertire la curva della perdita di biodiversità terrestre e marina e introduca, nel contempo, elementi di sostenibilità e di qualità in settori importanti per il rilancio dell’Italia, quali quello turistico, forestale, agricolo e della pesca.

Casi emblematici
Dalle paludi dell’Estonia alle foreste della Grecia esistono già alcuni esempi europei, dove attività di rinaturazione hanno portato una moltitudine di vantaggi per le comunità locali, la biodiversità e il clima. Grazie al progetto LIFE Mires Estonia sono stati selezionati 7.640 ettari per il ripristino di zone umide gravemente alterate da bonifiche per scopi agricoli, per attività di silvicoltura e per l’estrazione della torba. Mentre il restauro forestale del monte Parnete in Grecia- colpito gravemente dagli incendi nel 2007- è avvenuto anche grazie alla mobilitazione di migliaia di persone e ha permesso di rigenerare 1.374 ettari, e ha fatto tornare in vita questo scrigno di natura e simbolo per la comunità. Ma anche in Italia, progetti piccoli e grandi con il LIFE FORESTALL, nell’Oasi WWF di Valle Averto, nella Laguna di Venezia, stanno riportando alla vita habitat prioritari a beneficio della biodiversità e delle persone. 

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