Un decalogo per l’ambiente: 10 cose da fare per salvare il pianeta Terra

da La Stampa del 19-3-2019 – di Roberto Giovannini

Cosa possiamo fare davvero per il clima? Ecco una rapida e utile lista di azioni che ognuno di noi può attuare ogni giorno. La più importante? Spingere i governi ad agire

Venerdì 15 in tanti hanno manifestato con il #Fridaysforfuture per una mobilitazione globale per limitare il cambiamento climatico e le sue catastrofiche conseguenze per il futuro della Terra. Una protesta generosa, pulita, entusiasmante, con protagonisti tanti giovani e giovanissimi, che chiedono azioni concrete e non chiacchiere. Quali? Ecco una piccola lista di cose che possiamo (e dobbiamo) fare per il Pianeta.

1. Mangiamo bene

Ogni anno buttiamo via tonnellate di cibo ancora buono da mangiare: per produrlo e farlo arrivare nel nostro frigo è stata impiegata molta acqua, molta energia, molte emissioni. Facciamo bene la spesa: acquistiamo cibi con scadenza “corta”, prodotti localmente, di stagione. Ridurre i consumi di carne e mangiare bio non è sbagliato.

2. Piantiamo alberi

Gli alberi forniscono ossigeno, «mangiano» CO2, rinfrescano il clima in città. Difendiamo ed estendiamo i parchi e le ville nelle città, piantiamo alberi se possibile: ogni pianta dà un aiuto effettivo. Non acquistiamo mobili e oggetti in legno di cui non sia certa una provenienza certificata.

3. Spostarsi sostenibilmente

Il trasporto è un’importante sorgente di gas serra e di inquinamento. In città è bene spostarsi con i mezzi pubblici, a piedi o in bicicletta, che fa anche bene alla salute. L’auto può essere in sharing, oppure ne basta una per famiglia: possibilmente ibrida, meglio ancora se del tutto elettrica. In ogni caso: andare piano. Per i viaggi più lunghi, potendo, meglio il treno dell’aereo.

4. I rifiuti non sono rifiuti

Rispettiamo le regole della raccolta differenziata, suddividendo l’immondizia in umido, vetro, carta, metalli, plastica. Lampadine, prodotti elettronici, ogni oggetto, ogni materiale può essere trasformato o recuperato. Il motto è reduce, reuse, recycle, ovvero ridurre, riusare, riciclare.

5. Acquistiamo intelligente

Si possono sostenere prodotti e industrie con soluzioni eco-friendly e durature, favorendo la trasformazione green dell’economia. Scegliere guardando le etichette dei consumi energetici, il contenuto di materiale riciclato, la recuperabilità.

6. Investimenti etici

I nostri risparmi, i nostri conti bancari, i nostri investimenti possono essere messi al servizio della difesa dell’ambiente o alimentare l’economia fossile, le industrie inquinanti, le produzioni militari. Scegliere la finanza che punta sulla sostenibilità è facile, e ha un grande impatto globale.

7. Non sprecare l’acqua

Conserviamo acqua, riduciamone il consumo. Non utilizzare sempre e comunque l’acqua in bottiglia: c’è quella pubblica. Usiamo la lavatrice sempre a pieno carico; per la pulizia di casa utilizzare solo detersivi o detergenti non tossici e non inquinanti.

8. Energia? Pulita

Scegliamo un fornitore di elettricità che utilizzi energia da fonti rinnovabili e non fossili. Scegliamo gli elettrodomestici più efficienti, usiamo le modalità eco e “pieno carico”. Lampadine solo a risparmio energetico. Se possiamo, installare pannelli solari per l’acqua, fotovoltaici e mini generatori eolici per l’energia.

9. Il riscaldamento

Una casa «colabrodo energetico» spreca una montagna di danaro e di preziosa energia. Usiamo i bonus fiscali statali per comprare caldaie a bassi consumi, infissi isolanti, «cappotti termici». Usiamo termostati e programmazione oraria per avere un riscaldamento (o raffrescamento) adeguato, non esagerato e non sprecone.

10. Facciamoci sentire

È vero: il cambiamento climatico è una questione immensa, e non si può rimediare solo mutando i nostri comportamenti quotidiani. Che servono, ma solo se accompagnati dalle scelte giuste e coraggiose che devono prendere i principali Stati e governi. Tutti insieme, e in tempi rapidi. Dunque, bisogna informarsi, capire, leggere i giornali. È bene parlare con le altre persone, diffondere la conoscenza, esigere – nelle piazze, nei luoghi di lavoro, ma anche al momento del voto – che i nostri rappresentanti prendano iniziative concrete sul clima e l’ambiente.

Danni ai boschi: in campo tecnici e ricercatori.

La gestione del patrimonio boschivo è argomento di grande rilevanza nelle nostre zone. La seguente lettera del nostro Presidente, pubblicata su L’Eco di Bergamo del 30 gennaio 2019 in risposta a quella di un lettore, contribuisce a fare chiarezza sulle competenze dei vari Enti preposti alla protezione e gestione dell’ambiente forestale.

Danni ai boschi, in campo tecnici e ricercatori

Egregio direttore, in riferimento alla lettera firmata da Walter Belingheri, pubblicata nell’edizione del 7 gennaio scorso sul suo spettabile quotidiano dal titolo «I guasti ai boschi ed i compiti della Forestale», nella quale viene lamentato «il silenzio delle associazioni ambientaliste che assistono al suicidio dei nostri boschi pur di evitare di toccare le piante rovinate e malate che fanno morire i boschi», si ritiene doveroso intervenire per chiarire affermazioni non veritiere e fuorvianti della realtà riguardante l’ambiente forestale. Il sig. Walter Belingheri fa riferimento ai gravissimi danni subiti dal patrimonio boschivo provocati dalla cosiddetta «tempesta Vaia» verificatesi il 29 ottobre scorso lamentando, a tale proposito, che in Lombardia non si è mosso ancora alcun ente. Ci risulta, invece, che per iniziativa della direzione Foreste del ministero delle Politiche agricole e forestali siano in campo tecnici e ricercatori (anche locali) per eseguire rilievi diretti della situazione dei boschi con lo scopo di quantificare i danni reali (all’attualità si stimano 8,5 milioni di metri cubi di materiale legnoso a terra, in Lombardia circa 400 mila metri cubi) e programmare specifici interventi colturali per ripristinare i boschi danneggiati. Questa associazione, come anche altre, è sicuramente d’accordo con le operazioni preliminari in corso, dopo le quali sarà possibile intervenire con cognizione di causa. Il sig. Belingheri prosegue nella lettera e fa anche confusione con ruoli e competenze in materia forestale allo stato attuale. Non spetta alla Forestale, ex Corpo forestale dello Stato confluito dal 1° gennaio 2017 nell’Arma dei Carabinieri, la gestione dei boschi che, secondo le norme vigenti in materia (l. r. n. 31/2008), è di competenza degli enti forestali, ossia Comunità montane, Parchi e riserve regionali e Provincia. «Mettere in piedi una organizzazione di prevenzione sul patrimonio boschivo», come sostiene il sig. Belingheri, è un compito che spetta, per legge, agli enti territoriali forestali. Trattandosi di una materia specifica in cui gli attori sono i proprietari dei boschi pubblici e privati nonché le istituzioni regionali e statali, è quindi molto importante che l’informazione non si basi su pregiudizi e consuetudini, le quali – seppur con estrema fatica – devono essere sostituite dalla conoscenza e dalle buone pratiche di gestione forestale. Oggi i boschi non devono più essere semplicemente considerati solo un insieme di alberi, ma un ambiente naturale complesso, il cui equilibrio può essere compromesso da una gestione semplicistica o basata su consuetudini, le quali oggi sono superate dalla consapevolezza che questo ecosistema, già duramente messo alla prova dai profondi cambiamenti climatici, ci fornisce ossigeno, ci protegge a livello idrogeologico, fornisce materie prime e un ambiente naturale dove passare del tempo libero e rigenerare la qualità della nostra vita e, non da ultimo, è l’ambiente per molte specie animali. Le associazioni ambientaliste tra cui il Wwf conoscono bene l’argomento, peccato appunto che vengano spesso definite «cassandre», le quali però alla fine, purtroppo, hanno sempre avuto ragione delle preoccupazioni annunciate. Il signor Belingheri, quindi, prima di tirare in ballo le associazioni ambientaliste come se le stesse non fossero attente al problema, farebbe bene ad informarsi compiutamente della materia e delle norme in vigore che la regolamentano e scoprirebbe che in questa situazione non hanno alcuna possibilità di intervenire direttamente.

DANILO ROSSI – Presidente WWF Bergamo-Brescia onlus


Campagna #ProtectWater: ultimi giorni per far sentire la nostra voce!

La Commissione Europea sta svolgendo una valutazione per capire quanto sia adeguata la politica europea sull’acqua e sta cercando di raccogliere il maggior numero possibile di opinioni da parte del pubblico su quanto siano importanti gli ecosistemi di acqua dolce e su quanto la legislazione vigente nell’Unione Europea abbia indotto un cambiamento verso una gestione sostenibile della risorsa acqua oltre a capire se abbia migliorato la salute dei corpi idrici. La consultazione online sulla Direttiva Quadro Acque dell’UE è stata lanciata il 17 settembre 2018 e tutti i cittadini e il pubblico interessato altema sono invitati ad esprimere il loro punto di vista.


Corso d’acqua canalizzato 

Corso d’acqua naturale

Le violente alluvioni che questi giorni si sono abbattute sul territorio italiano sono state causate dai cambiementi climatici, ma i danni e purtroppo le numerose vittime sono il risultato dell’incuria e della cattiva gestione del nostro territorio.

La canalizzazione dei corsi d’acqua è una della principali cause che ha aumentato il rischio di esondazione dei fiumi. Con la canalizzazione, l’alveo dei fiumi viene ridotto tra sponde artificiali. Questo fa sì che la velocità dell’acqua sia più elevata, che la quantità di materiale trasportato sia maggiore e che il picco di esondazione venga raggiunto più in fretta. Leggi di più >>            

In questa fase di cambiamenti climatici é nostro dovere tutelare i corsi d’acqua del nostro territorio. Ove possibile, è indispensabile liberare fiumi e torrenti per favorire la loro esondazione naturale ed evitare che siano i corsi d’acqua a trovare le vie dove sfogare la loro irruenza. Tragedie come quelle appena capitate non devono più ripetersi.

La direttiva Quadro acque 2000/60/CE è uno strumento fondamentale per garantire la tutela della risorsa idrica e la scala di intervento più efficace per tutelare i nostri corsi d’acqua e garantire la sicurezza delle persone. 

Non possiamo permettere che la Dirtettiva Acque venga cambiata o che vengano ulteriormente prorogati i termini per il raggiungimento dei suoi obiettivi di qualità. 

Più di 355.000 persone hanno già espresso la loro opinione. Aiutaci a raggiungerne 400.000!

Clicca qui per firmare

Tutte le informazioni sulla campagna a questo link: https://www.wwf.it/protectwater.cfm

Parte la petizione mondiale contro l’inquinamento da plastica

Natura #plasticfree  #StopPlasticPollution

Una crisi globale come quella della plastica ha bisogno di una risposta globale ma al momento non esiste alcun trattato internazionale che affronti questo problema al livello mondiale e transfrontaliero. Per questo è partita oggi una Petizione promossa dal WWF in tutti i paesi dove è presente l’Associazione: l’invito è rivolto ai cittadini del mondo perché chiedano ai capi di stato di stipulare un Global Deal giuridicamente vincolante fra Paesi delle Nazioni Unite per fermare la dispersione di plastica in natura entro il 2030. E’ il primo passo di una campagna globale del WWF e in Italia sono in programma nel 2019 numerosi appuntamenti di sensibilizzazione, tutti sotto il segno di una Natura #PLASTICFREE.

Senza provvedimenti, entro il 2050, nei mari del mondo ci sarà più plastica che pesce e il Mediterraneo rappresenta un’area trappola con livelli record di inquinamento da microplastiche che minacciano la vita marina e la salute umana. 
Ecco alcuni numeri dell’emergenza: 95%, è la percentuale di plastica contenuta nei rifiuti del Mar Mediterraneo che soffoca habitat e specie; 1,25 milioni di frammenti per km2 è la concentrazione record di microplastiche nel Mediterraneo, quasi 4 volte superiori a quelle registrate nell’isola di plastica del Pacifico settentrionale; oltre il 90% dei danni provocati dai nostri rifiuti alla fauna selvatica è dovuto alla plastica; 134, sono le specie vittime di ingestione da plastica nel Mediterraneo (tra cui tutte le specie di tartaruga marina, che scambiano i sacchetti di plastica per prede); l’Europa è il secondo produttore di plastica al mondo; 2,1 sono i milioni di tonnellate di imballaggi di plastica consumati ogni anno dagli italiani.

“L’emergenza della plastica negli oceani è  fuori controllo , in 50 anni abbiamo compromesso l’ecosistema più  importante del pianeta, ignorandone le conseguenze. Ora sappiamo che è necessario agire rapidamente e concretamente per  fermare la silenziosa invasione di plastica che minaccia gli oceani e i mari di tutto il pianeta  – ha dichiarato Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia – Come associazione  abbiamo preso un impegno che ci vedrà coinvolti in maniera globale nei prossimi mesi : così come è accaduto per il clima, tutti i paesi che siedono in ambito ONU devono stringere un Accordo per porre fine alla dispersione di plastica in mare entro il 2030. L’ impatto drammatico sul benessere e la salute delle persone e sulla vita nei nostri mari è ormai conclamato: abbiamo inquinato con la plastica persino i mari più profondi nella Fossa delle Marianne. Non c’è tempo, tutti i Paesi sono responsabili di questa emergenza ambientale e ciascuno deve essere parte della soluzione”
 
Per il WWF l’Accordo globale dovrà definire obiettivi stringenti, per ogni singolo Paese, di riduzione dell’inquinamento da plastica e soprattutto vincolare i singoli paesi alla creazione di Piani d’azione nazionali per raggiungere gli obiettivi stabiliti.
 
L’Italia ha già fatto molto contro l’inquinamento da plastica: ha vietato l’utilizzo di shopper di plastica per la spesa dal 1° gennaio 2011, dall’inizio del 2018 ha vietato l’uso di sacchetti di plastica ultraleggeri per gli alimenti, dal 1° gennaio 2019 è vietato l’uso di bastoncini cotonati non biodegradabili e dal 1° gennaio 2020 l’uso di microplastiche nei cosmetici. Ma oggi il nostro Paese ha un’ulteriore occasione per mantenere e rafforzare la sua leadership su scala europea, sposando le richieste della petizione globale.

Nella petizione su change.org lanciata lo scorso anno e rivolta al governo italiano, che ha già raccolto oltre 600mila firme, il WWF ha infatti chiesto di anticipare nell’atteso provvedimento “salvamare” proposto dal Governo i contenuti della nuova direttiva comunitaria –  nella sua fase conclusiva di approvazione –  che  prevede la messa al bando di 10 prodotti di plastica monouso. Il WWF nella sua petizione italiana chiede, inoltre, chenella nostra nuova normativa:

a) sia introdotta una cauzione sugli imballaggi monouso che stimoli i consumatori a riconsegnare i piccoli imballaggi di plastica a circuiti ben congegnati che favoriscano il loro riciclaggio – con l’obiettivo del 100% di imballaggi in plastica riciclabili o riutilizzabili entro il 2030 -;
b) siano messe fuori produzione in Italia le microplastiche da tutti i prodotti (a cominciare dai detergenti) entro il 2025, confermando il divieto delle microplastiche  nei cosmetici dal primo gennaio 2020, stabilito dalla Legge di Bilancio 2018.

Insieme alla Petizione, il WWF in Italia ha rilanciato anche la piattaforma digitale del TOUR SPIAGGE #PLASTICFREE che lo scorso anno ha coinvolto oltre 1.000 volontari in decine di eventi.  Volontari, associazioni locali o singoli cittadini sono invitati a organizzare il proprio evento di pulizia della spiaggia prescelta. In questi giorni infatti le forti piogge e le mareggiate hanno creato un mix micidiale, con la plastica che ha invaso numerosi tratti di costa confermando l’analisi globale che indica nei fiumi una delle principali fonti di inquinamento da plastica (10 fiumi causano il 90% dell’inquinamento da plastica negli oceani).
Il Tour, in versione invernale, ha già previsto appuntamenti il 17 febbraio e il 3 marzo lungo la spiaggia antistante l’Oasi WWF di Burano, in Toscana.
 
La produzione globale di plastica è aumentata negli ultimi 50 anni da 15 milioni di tonnellate nel 1964 a 311 milioni di tonnellate nel 2014: poiché l’uso della plastica è presente in innumerevoli applicazioni ci si aspetta che entro i prossimi 20 anni la produzione di plastica raddoppierà. La plastica mono-uso rappresenta metà dei rifiuti di plastica marini : per questo il WWF ha in programma iniziative rivolte soprattutto a sensibilizzare i cittadini suggerendo comportamenti #plasticfree, e coinvolgere istituzioni, aziende, enti locali per ridurre il proprio impatto ‘di rifiuti plastici’ sull’ambiente naturale.


 


 

Torna Earth Hour, l’Ora della Terra!

Earth Hour (Ora della Terra) è la grande mobilitazione globale del WWF che, partendo dal gesto simbolico di spegnere le luci per un’ora, unisce cittadini, istituzioni e imprese in una comune volontà di dare al mondo un futuro sostenibile e vincere la sfida del cambiamento climatico. È la dimostrazione che insieme si può fare una grande differenza.

Dalla prima edizione del 2007, che ha coinvolto la sola città di Sidney, la grande ola di buio si è rapidamente propagata in ogni angolo del Pianeta, lasciando al buio piazze, strade e monumenti simbolo come il Colosseo, Piazza Navona, il Cristo Redentore di Rio, la Torre Eiffel, Il Ponte sul Bosforo e tanti altri luoghi simbolo, per manifestare insieme contro i cambiamenti climatici.

Perché abbiamo ancora bisogno di questi gesti simbolici?

La risposta di Fulco Pratesi, fondatore e Presidente onorario del WWF Italia

Il cambiamento climatico

Il cambiamento climatico evolve molto rapidamente e gli impatti sono sempre più seri e preoccupanti. Finora le azioni dei Governi a livello nazionale e globale sono state troppo lente e poco incisive, non al passo con un rischio che mette a repentaglio il Pianeta come lo conosciamo e dunque la stessa civilizzazione umana.

L’effetto-clima sulle specie animali e vegetali è un amplificatore della “Sesta estinzione di massa” che l’uomo sta provocando nei confronti della ricchezza della vita sul pianeta. Ma, al contrario delle prime 5 estinzioni già avvenute, non è frutto di fenomeni geologici naturali ma avanza rapidissima ed è causata da una sola specie: l’uomo.

La IUNC (International Union for Conservation of Nature) ci ricorda che quasi la metà (il 47%) delle specie di mammiferi monitorate e quasi un quarto delle specie di uccelli (24.4%) subiscono l’impatto negativo dovuto ai cambiamenti climatici. In totale si tratta di circa 700 specie..

A tutto questo va aggiunto che la perdita di biodiversità nel mondo comporta una perdita economica pari a 50 miliardi di dollari ogni anno!

Nella COP21 di Parigi, nel dicembre del 2015, si è però raggiunto un accordo storico che può segnare una inversione di tendenza, a patto che si acceleri la decarbonizzazione, cioè l’abbandono dei combustibili fossili e il passaggio all’energia rinnovabile e a modelli di efficienza e risparmio energetico.

Quali sono gli obiettivi di Earth Hour?

La risposta di Maria Grazia Midulla, responsabile Clima ed Energia WWF Italia

Dobbiamo mobilitarci tutti, fare la nostra parte e pretendere che i Governi assumano la CRISI del clima come priorità..
Le giovani e le future generazioni hanno il diritto di ricevere in eredità un mondo pieno di vita e che non sia condannato a cambiamenti climatici catastrofici.

A chi ci rivolgiamo:

  • A tutti gli abitanti del Pianeta Terra;
  • Ai giovani, cioè a coloro che rischiano di vedere le conseguenze più drammatiche del cambiamento climatico;
  • Alle Istituzioni, a partire dalle città, che possono diventare motori e pungolo del cambiamento;
  • Alle imprese, che possono divenire attori dell’economia del futuro ;
  • A te che leggi