Urban Nature 2020 – domenica 4 ottobre

L’INIZIATIVA PER SCOPRIRE, CONOSCERE E INCREMENTARE LA BIODIVERSITA’ NELLE NOSTRE CITTA’

La campagna Urban Nature nasce per rinnovare il modo di pensare gli spazi urbani dando più valore alla natura e promuovere azioni virtuose da parte di amministratori, comunità, cittadini, imprese, università e scuole per proteggere e incrementare la biodiversità nei sistemi urbani.

Oggi le nostre città devono affrontare sfide difficili come rispondere efficacemente ai cambiamenti climatici, ridurre gli impatti derivanti da un territorio estremamente impermeabilizzato, promuovere una buona gestione delle acque urbane e degli ecosistemi acquatici.
Urban Nature 2020 sarà un grande occasione per lanciare la forte richiesta di ripensare le nostre città in funzione dei sistemi naturali che le circondano, partendo da una corretta gestione delle acque urbane, dalle problematiche legate al rischio idrogeologico, e dalla  tutela degli ecosistemi acquatici (fiumi, zone umide..).

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27 settembre World Rivers Day, ma in Italia è allarme fiumi

COMUNICATO STAMPA -WWF Italia

Il 27 settembre si celebra il “World rivers Day”, la quindicesima Giornata mondiale dei fiumi, per sensibilizzare l’opinione pubblica e incoraggiare una migliore gestione dei corsi d’acqua in tutto il mondo. Purtroppo in Italia solo il 40% dei corsi d’acqua è in “buono stato ecologico” come richiesto dalla Direttiva Quadro Acque e nonostante l’urgente necessità di riqualificarli si continua a danneggiarli. Nel dossier “SOS fiumi. Manutenzione idraulica o gestione fluviale?” (LINK) il WWF Italia documenta e denuncia il diffuso e indiscriminato attacco “legalizzato” ai nostri fiumi.

Un po’ ovunque, infatti, continuano ad essere autorizzati dalle Regioni interventi di taglio indiscriminato della vegetazione ripariale e/o di dragaggio degli alvei con la scusa di renderli più sicuri. Azioni in aperto contrasto con le direttive europee ma anche con la recente “Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030”[1] che afferma che “occorre adoperarsi di più per ristabilire gli ecosistemi di acqua dolce e le funzioni naturali dei fiumi. Uno dei modi per farlo consiste nell’eliminare o adeguare le barriere che impediscono il passaggio dei pesci migratori e nel migliorare il flusso libero dei sedimenti: s’intende così ristabilire lo scorrimento libero di almeno 25 000 km di fiumi entro il 2030 [2]”.

Il WWF analizza 26 recenti casi di mala-manutenzione dove con i cosiddetti interventi di manutenzione idraulica si è stravolto l’ecosistema fluviale, distruggendone i servizi ecosistemici e peggiorando spesso anche la sicurezza idraulica. E’ il caso, ad esempio, del fiume Savena in Emilia Romagna dove, a seguito di un intervento devastante, è stato distrutto il bosco ripariale per quasi 12 chilometri, aumentando anche il rischio idrogeologico: rami, tronchi e altro materiale accumulatosi lungo il letto e che avrebbero potuto creare qualche problema non sono stati rimossi (perché senza valore economico), mentre sono stati tagliati migliaia di alberi (il cui valore economico è alto; la commercializzazione del legname da parte della ditta di “manutenzione” è in genere consentita e va a scomputo del costo di intervento, per cui più si taglia e più si guadagna) lungo fascia fluviale. Risultato: è aumentata l’erosione spondale, è stata ridotta la capacità di “cattura” del materiale trasportato dal fiume durante le piene (i boschi ripariali trattengono gran parte del materiale fluitato) e, infine, si è determinato un maggior accumulo di materiale, rispetto alla situazione pre-intervento, alla base dei piloni dei ponti rendendoli così più vulnerabili.  

Il WWF chiede di cambiare rotta, di adeguarsi alle direttive europee (Acqua e Alluvioni), considerando fiumi, laghi e zone umide come ambienti naturali che forniscono importanti servizi ecosistemici e che la loro tutela e corretta gestione è fondamentale per garantire l’uso plurimo delle acque. La manutenzione è necessaria, ma deve essere mirata, basata su criteri ecologici, svolta dove è utile e seguendo criteri e piani redatti con il coinvolgimento di geologi, forestali, ingegneri ambientali e biologi. Purtroppo prevale ancora un approccio esclusivamente “idraulico”, mentre dovrebbe essere considerato l’ecosistema acquatico nel suo complesso e la necessità di preservarlo e gestirlo anche per migliorare la sicurezza dei nostri fiumi.


[1] https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/DOC/?uri=CELEX:52020DC0380&from=EN

[2] L’obiettivo di 25 000 km si basa sulla valutazione della Commissione su quanto è raggiungibile nell’UE entro il 2030.