Tutti gli articoli di Marcello Fattori

SPEGNERE IL RISCALDAMENTO È ALLA MODA, CON MACCIO E IL WWFE FA BENE A NOI E AL PIANETA

  Nella Giornata Internazionale delle energie pulite il WWF e Maccio Capatonda pubblicano il nuovo video Coprity

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Maccio Capatonda di nuovo al fianco del WWF sui temi della crisi climatica per mostrare che ognuno di noi può fare la sua parte per contrastarla. Il WWF e il famoso attore e comico, pubblicano il nuovo video Coprity, dove il messaggio è caratterizzato dalla consueta e irresistibile ironia dell’artista. Questa volta l’invito alle persone è ridurre i propri consumi energetici in casa e quindi ridurre le emissioni di CO2 connesse alla nostra vita di tutti i giorni.  

La crisi climatica è ormai nella nostra vita quotidiana, con conseguenze già oggi pesantissime. Siccità, incendi, eventi climatici estremi, inquinamento e crisi energetiche sono all’ordine del giorno. Se non affronteremo subito le cause – le attività umane che provocano il fenomeno – rischiamo conseguenze disastrose. Ma anche le nostre singole azioni quotidiane pesano: dobbiamo agire noi per primi per liberare il mondo dalle emissioni di CO2.

  Oggi è anche la Giornata Internazionale delle energie pulite promossa dalle Nazioni Unite, in cui si celebra l’importanza di una transizione energetica giusta, pulita e veloce. Dunque, non solo ridurre i propri consumi, si può e si deve anche scegliere di optare per “consumare in maniera più responsabile” ossia usando solo l’elettricità al posto del gas e scegliendo le fonti rinnovabili. La scienza parla chiaro: per prevenire le peggiori conseguenze del riscaldamento globale, dobbiamo sostituire rapidamente i combustibili fossili con fonti di energia rinnovabile pulite ed economiche, come l’eolico e il solare.  

MACCIO E IL VIDEO COPRITY Il messaggio di questa collaborazione è rivolto a tutti: non ha senso restare fermi a guardare un pianeta sempre più in crisi, siamo noi a dover provocare il cambiamento, e questo lo possiamo fare a partire dalle nostre azioni quotidiane: perché il pianeta non si salva da solo. Le scelte individuali sono uno strumento forte per incidere sulle decisioni economiche e politiche. L’invito di Maccio al suo pubblico è chiaro: invece di accendere o alzare i riscaldamenti, copriti. E lo racconta con la sua modalità ironica, prendendo il giro il mondo della moda, proprio quel mondo ossia, che fa del consumismo una delle sue caratteristiche identificative. Il video è stato pubblicato oggi sui canali social e web del WWF e sui profili Instagram, Facebook e TikTok dell’artista abruzzese.

Il WWF lavora da tempo sul tema della crisi climatica e sulla transizione energetica ed ecologica, anche indicando alle persone come possono ridurre le proprie emissioni di CO2, aiutando grandi cambiamenti. Tra i vari contenuti raccontati nel 2023, la guida di sopravvivenza per un futuro sostenibile e la serie di podcast realizzata con Chora Media, “7 a 0”.


Roma, 26 gennaio 2024

NUOVA DEROGA ALLA NATURA NELLE AREE AGRICOLE: UN CONTENTINO CHE FARÀ MALE AD AGRICOLTORI, CITTADINI E CLIMA

Esprimiamo la nostra più profonda preoccupazione riguardo alla decisione presa dalla Commissione. Siamo fermamente convinti che la concessione di una deroga all’obbligo di mantenimento delle aree naturali non sia giustificata dalle condizioni di mercato, o da altra razionale ragione tecnica o economica, e che danneggerà gravemente gli ecosistemi. Va inoltre contro la stabilità normativa richiesta dagli agricoltori, introducendo incertezza che potrebbe ostacolare la redditività a breve e a lungo termine.”

Commentano così le Associazioni della Coalizione Italiana CambiamoAgricoltura, unendosi a numerose associazioni europee, la decisione di ieri della Commissione Europea di un ulteriore anno di deroga alla BCAA 8, ossia la norma sulla condizionalità del regolamento della Politica Agricola Comune che prevedeva il mantenimento di un minimo di 4% di aree agricole destinate alla natura.

Le associazioni della Coalizione, pur riconoscendo le sfide che il settore agricolo deve affrontare, esacerbate dal conflitto in corso in Ucraina e dalla crisi climatica, credono fermamente che la deroga proposta non sia una vera soluzione, ma piuttosto un capro espiatorio. L’utilizzo di aree non produttive per aumentare la produzione in un mercato già saturo non migliorerà il reddito degli agricoltori e probabilmente causerà un ulteriore calo dei prezzi. Inoltre, la distruzione di elementi paesaggistici ad alta diversità biologica aumenterà la dipendenza degli agricoltori da input esterni come fertilizzanti e pesticidi chimici, aumentando la vulnerabilità delle aziende agricole a inondazioni, siccità ed erosione del suolo ed aggravando la loro precaria situazione economica.

L’applicazione di deroghe alle norme della PAC senza una giustificazione ragionevole e una valutazione d’impatto rappresenta un nuovo passo indietro sulla lotta alla perdita di biodiversità e ai cambiamenti climatici e mina la credibilità della Commissione, soprattutto se si considera che il commissario Wojciechowski, nel suo discorso ai ministri dell’agricoltura durante il Consiglio AGRIFISH del novembre 2023, ha presentato solide argomentazioni contro la deroga. L’improvviso cambiamento di posizione appare una risposta ideologica alle proteste di una parte del mondo agricolo, priva di una chiara giustificazione e che suscita preoccupazione per le motivazioni alla base di questo cambiamento inaspettato.

Le associazioni esortano la Commissione a evitare qualsiasi ulteriore indebolimento delle regole della PAC, ribadendo che tali azioni impediranno la transizione verso un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente; la invitano altresì ad aprire un serio dibattito sulle reali cause del disagio degli agricoltori, che non vanno certo cercate nella protezione dell’ambiente e nella lotta ai cambiamenti climatici, ma in un sistema alimentare ingiusto, espressione degli interessi delle grandi corporazioni agroindustriali (chimiche, meccaniche, sementiere, della trasformazione alimentare), che penalizza chi produce e chi consuma.

In questi giorni di proteste capiamo e sosteniamo la richiesta degli agricoltori di vedere a loro riconosciuta una giusta remunerazione in una filiera agroalimentare oggi dominata dagli attori agroindustriali e della grande distribuzione, attraverso politiche agricole che assicurino una più equa remunerazione del lavoro agricolo e riconoscano la centralità dei produttori. Diciamo però un netto no alla strumentalità con cui viene scaricato sul Green Deal europeo il disagio del mondo agricolo. Crediamo fermamente che gli obiettivi produttivi e di conservazione dell’equilibrio degli agroecosistemi debbono andare di pari passo, perché senza natura non c’è futuro per l’agricoltura” concludono le associazioni.

Roma, 2 febbraio 2024

CambiamoAgricoltura è una coalizione nata nel 2017 per chiedere una riforma della PAC che tuteli tutti gli agricoltori, I cittadini e l’ambiente. Aderiscono alla Coalizione oltre 90 sigle della società civile ed è coordinata da un gruppo di lavoro che comprende le maggiori associazioni del mondo ambientalista, consumerista e del biologico italiane che aderiscono ad organizzazioni europee (Associazione Consumatori ACU, AIDA, AIAB, AIAPP, Associazione Italiana Biodinamica, CIWF Italia Onlus, FederBio, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e WWF Italia). E’ inoltre supportata dal prezioso contributo di Fondazione Cariplo.

IL 5 DICEMBRE È LA GIORNATA MONDIALE DEL SUOLO

Senza tutela del suolo si rischia di essere travolti da frane e alluvioni, si perde un importantissimo serbatoio di carbonio

IN ITALIA ATTENDIAMO DA 12 ANNI UNA LEGGE SUL CONSUMO DI SUOLO

Sotto i nostri piedi esiste un ecosistema complesso, ricco di biodiversità, fondamentale per la nostra economia: il suolo. Un sottile strato superficiale che ricopre gran parte della crosta terrestre, in cui si concentrano funzioni essenziali per il mantenimento della vita sul nostro Pianeta e per attività umane vitali per la nostra sopravvivenza.

Il 5 dicembre si celebra la Giornata mondiale del Suolo, ma il WWF ricorda che a livello europeo e italiano abbiamo davvero poco da festeggiare. Senza tutela del suolo si rischia di essere travolti da frane e alluvioni, si perde un importantissimo serbatoio di carbonio e si pregiudica un indispensabile patrimonio di biodiversità, nonché si mette a rischio la nostra sicurezza alimentare.

LA CEMENTIFICAZIONE RENDE IL NOSTRO SUOLO MENO SICURO

Il consumo di suolo in Italia viaggia a velocità insostenibile: le nuove coperture artificiali come edifici, infrastrutture e insediamenti logistici o commerciali fanno perdere al nostro Paese 2,4 m2 al secondo. Nell’ultimo anno in Italia abbiamo perso oltre il 10% di suolo in più rispetto al 2021 (altri 77 km2), come ha evidenziato l’ultimo rapporto di ISPRA.

L’Italia è un territorio fragile dal punto di vista idrogeologico: frane e alluvioni sono fenomeni diffusi, ricorrenti e pericolosi in costante aumento anche a causa del cambiamento climatico. E le aree urbane sono quelle più vulnerabili. Il consumo di suolo incide sull’esposizione della popolazione al rischio idrogeologico: oltre 900 ettari di territorio nazionale sono stati resi impermeabili in un solo anno nelle aree a pericolosità idraulica media. La cementificazione contribuisce così a rendere il nostro Paese meno sicuro perché l’impermeabilizzazione del suolo aumenta il rischio di disastri: negli ultimi cinquant’anni (fra il 1972 e il 2021) frane e inondazioni hanno provocato 1.610 morti (di cui 42 dispersi), 1.875 feriti e oltre 300 mila evacuati e senza tetto. Nessuna Regione esclusa (Irpi-CNR 2023). Da eventi eccezionali e sporadici, gli eventi meteorologici estremi sono ormai la regola: negli ultimi 4 anni grandi alluvioni e frane hanno travolto la Penisola da Nord a Sud, Sicilia e Calabria, Piemonte, Marche, Emilia-Romagna le regioni devastate.

PROTEGGERE IL SUOLO E LA SICUREZZA ALIMENTARE

Si aggiunge anche un grave problema di qualità dei nostri suoli quando vengono erosi, degradati, salinizzati e inquinati da pratiche agricole intensive. Proteggere il suolo e utilizzarlo in maniera sostenibile è infatti il primo passo da fare per la sicurezza alimentare. Alcune aziende dell’agroalimentare ne hanno compreso l’importanza investendo in pratiche agricole sostenibili, incentivando le rotazioni e mantenendo aree per la tutela della biodiversità nelle aree agricole.

L’Italia è il Paese europeo con la maggiore diversità di suoli. Sul nostro territorio abbiamo 25 diversi tipi di suolo, rispetto ai 30 riconosciuti a livello globale dalla FAO[1]. A tale diversificazione si associa una biodiversità fino a dieci volte maggiore a quella degli altri Paesi europei. Questa straordinaria biodiversità del suolo contribuisce attivamente a numerosi servizi ecosistemici, tra cui la formazione del suolo stesso e la sua capacità di fornire e trattenere acqua ed elementi nutritivi, la regolamentazione di parassiti e malattie delle piante, il sequestro o la movimentazione di contaminanti. E ancora, dopo gli oceani, i suoli sono i più grandi serbatoi di carbonio e svolgono un ruolo cruciale nella mitigazione della crisi climatica.

PERDIAMO MOLTEPLICI SERVIZI ECOSISTEMICI

Per svolgere tutti questi servizi ecosistemici il suolo deve però essere sano e vitale, ma la sua salute e vitalità sono compromesse da molte pressioni antropiche, in particolare connesse all’agricoltura intensiva, che è causa di erosione, compattamento, desertificazione, impoverimento nutritivo o al contrario di eccesso di nutrienti come azoto e fosforo nonché contaminazione da sostanze chimiche tossiche, come i pesticidi e sostanze derivanti dall’uso di fanghi di depurazione. Secondo la stima calcolata da ISPRA quest’anno vi è stata una perdita di servizi ecosistemici pari ad un valore di 9 miliardi di euro per i suoi costi nascosti, impatto che ricadrà sulle future generazioni).

Il suolo è una delle risorse più preziose perché limitata e non rinnovabile. Serve un uso sostenibile ed efficiente del suolo in Italia e in Europa.

IN ITALIA SI ATTENDE ANCORA UNA LEGGE SUL CONSUMO DI SUOLO

Rigenerazione urbana e consumo di suolo costituiscono oggi un binomio inscindibile sul quale Parlamento e Governo discutono da anni senza giungere ad una definitiva approvazione di un testo di legge. Sono infatti passati 12 anni dalla prima proposta di legge governativa sul consumo di suolo. In questa XIX legislatura sono già stati depositati alcuni disegni di legge il cui esame però è ancora allo stadio iniziale. A livello europeo, nel novembre 2021 la Commissione europea ha approvato la “Strategia dell’UE per il suolo per il 2030” che ha fissato come obiettivo di lungo periodo un consumo netto di suolo pari a zero per il 2050. È attualmente in discussione una proposta di Direttiva per il monitoraggio e la resilienza del suolo (Soil Monitoring Law) con l’obiettivo di creare un sistema standardizzato di monitoraggio dei suoli europei. Purtroppo, il testo in discussione non rende vincolante nessuno strumento per occuparsi della salute e fertilità dei suoli per cui difficilmente riuscirà a fermare i processi di degrado del suolo né a prevenire e mitigare gli impatti del cambiamento climatico e della perdita di biodiversità.

PUNTARE SULL’AGROECOLOGIA

Siamo però tutti coinvolti nella sfida per la conservazione del suolo e responsabili del suo corretto utilizzo, attraverso un’agricoltura che segua i principi dell’agroecologia a livello globale, europeo e locale. Lo stile di vita dei cittadini ha poi un ruolo prioritario: scegliere prodotti locali, coltivati con metodi rispettosi del suolo, come l’agricoltura biologica, contribuisce alla sua tutela.

UN’ALTRA PAC È POSSIBILE, L’ITALIA E’ ANCORA IN TEMPO PER FAR SALIRE L’AGRICOLTURA SUL TRENO DEL GREEN DEAL

La coalizione Cambiamo Agricoltura, dall’assemblea nazionale ‘UN’ALTRA PAC E’ POSSIBILE’, lancia una richiesta ai Ministri Patuanelli e Cingolani: “non più sussidi PAC, ma risorse al servizio della transizione agroecologica”

A Bruxelles sono ancora in corso le trattative tra le tre istituzioni europee (Commissione, Consiglio e Parlamento) sul testo finale dei regolamenti sulla futura Politica Agricola Comune (PAC), e le premesse non sono le migliori: ricordiamo che Parlamento e Consiglio hanno votato a maggioranza, lo scorso ottobre, una proposta che punta a mantenere lo status quo di una PAC iniqua e insostenibile, che incentiva le concentrazioni fondiarie indirizzando gli aiuti alle aziende di maggiori dimensioni per ettari e capi allevati, sussidiandovi monocolture e allevamento intensivo e mantenendo lo svantaggio per le aziende che operano nelle aree interne e montane. L’Italia è tra i Paesi con i più forti squilibri nella distribuzione degli aiuti PAC, di cui l’80% va al 20% delle aziende.

Purtroppo l’istituzione europarlamentare e le rappresentanze degli Stati si sono messe di traverso all’istanza di cambiamento espressa da tanti cittadini europei durante le consultazioni sulla riforma PAC. Istanza che aveva trovato il sostegno della Commissione a guida Von Der Leyen, con l’ambizione di allineare l’agricoltura alla traiettoria del “Green Deal”. Nella proposta di regolamento votata, invece, non c’è traccia degli obiettivi delle strategie europee del Green Deal: tra questi, il dimezzamento dell’uso di pesticidi in campo e di antibiotici negli allevamenti, la riduzione dei fertilizzanti e la crescita dei presidi per la sostenibilità dello spazio rurale, costituiti dalle aree naturali e dalle aziende e distretti che coltivano con metodo biologico. L’agribusiness vuole continuare ad avere mano libera sui 387 miliardi di euro della nuova PAC: soldi dei contribuenti destinati a sostenere la chimica di sintesi, la grande proprietà terriera, le monocolture e gli allevamenti intensivi.

In tutta Europa la voce della società civile e delle organizzazioni ambientaliste si è levata per chiedere un diverso utilizzo delle risorse PAC. In Italia se ne è resa interprete la Coalizione Cambiamo Agricoltura, formata da decine di associazioni ambientaliste e di produttori biologici, che oggi partecipa all’assemblea ‘UN’ALTRA PAC E’ POSSIBILE’, promossa dai parlamentari italiani ed europei del gruppo dei Verdi che chiedono una PAC capace di intraprendere la transizione agroecologica.

“Vogliamo far giungere a Bruxelles, dopo il voto bulgaro della rappresentanza parlamentare italiana, la voce di tante organizzazioni di cittadini e agricoltori che invece sono insoddisfatte di una Europa fortezza di privilegi per pochi: allentare i cordoni con le lobby agroindustriali è la mossa decisiva per fare dell’agricoltura una protagonista del Green Deal” dichiarano i rappresentanti di Cambiamo Agricoltura.  “Vogliamo farci sentire anche dalle istituzioni italiane, a partire dal Ministero dell’Agricoltura con cui attendiamo un incontro, e da quello alla Transizione Ecologica da cui ci aspettiamo un ruolo attivo, sia nella revisione del PNRR e del suo capitolo ‘agricoltura’, sia, soprattutto, nella redazione del Piano Strategico Nazionale, che dovrà amministrare risorse europee per oltre 40 miliardi di euro da spendere entro il 2027, da trasformare in incentivi per avviare la transizione agroecologica, rafforzare il ruolo di agricoltura e allevamento nelle aree interne del Paese, trasformare l’Italia nella patria del cibo giusto, sano e sostenibile”

Roma, 13 marzo 2020

sardegna: wwf, ottima notizia decisione governo di impugnare “piano casa”

NELLE SCORSE SETTIMANE L’ASSOCIAZIONE AVEVA INVIATO UNA LETTERA AL GOVERNO SULLA LEGGE REGIONALE

La decisione del Consiglio dei Ministri che, su proposta del ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Mariastella Gelmini, ha deciso di impugnare il Piano casa della Regione Sardegna (legge regionale 1/2021) è un’ottima notizia. Nelle scorse settimane l’associazione del Panda con una lettera a firma della presidente Donatella Bianchi indirizzata al presidente del Consiglio Mario Draghi, al ministro degli Affari regionali e le Autonomie Gelmini, al ministro della Cultura Franceschini e a quello della Transizione ecologica Cingolani aveva chiesto al governo di impugnare presso la Corte Costituzionale il “Piano Casa” della Regione Sardegna (legge regionale 1/2021) perché, secondo l’associazione si tratta di una provvedimento che “capovolge completamente l’impianto di tutele paesaggistico-ambientali contenute nel Piano paesaggistico regionale sardo, prevede un’indiscriminata colata di cemento, con possibilità di edificazione a pioggia nelle zone rurali e naturali (anche di pregio) e incrementi volumetrici, fino al 50 per cento per le strutture turistico ricettive”. Ora la parola passa alla Corte Costituzionale ma quello del governo è certamente un segnale importante per il territorio, la biodiversità e il futuro della Sardegna.
Roma, 20 marzo 2021

VENEZIA E WWF INSIEME NELLA LOTTA ALLA PLASTICA

La Giunta aderisce all’iniziativa Plastic Smart Cities promosso dal WWF per eliminare la dispersione di plastica in natura

Donatella Bianchi: “Venezia è la prima città italiana a far parte dell’iniziativa globale WWF Plastic Smart Cities, orgogliosi di supportare la città nel diventare un esempio guida nella lotta all’inquinamento da plastica e nella ricerca di soluzioni innovative di economia circolare”

De Martin: “Venezia sosterrà sempre iniziative che difendono l’ambiente”

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La Giunta aderisce all’iniziativa Plastic Smart Cities promosso dal WWF per eliminare la dispersione di plastica in natura
  Donatella Bianchi: “Venezia è la prima città italiana a far parte dell’iniziativa globale WWF Plastic Smart Cities, orgogliosi di supportare la città nel diventare un esempio guida nella lotta all’inquinamento da plastica e nella ricerca di soluzioni innovative di economia circolare”.
  De Martin: “Venezia sosterrà sempre iniziative che difendono l’ambiente”
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La Giunta comunale di Venezia ha approvato, su proposta dell’Assessore all’Ambiente Massimiliano De Martin, il provvedimento con cui il Comune aderisce all’iniziativa globale WWF “Plastic Smart Cities” per la lotta contro l’inquinamento da plastica entro il 2030. Venezia e’ la prima città italiana ad aderire all’iniziativa che include altre città del Mediterraneo come Nizza, Dubrovnik, Smirne e Tangeri.

  “La tutela dell’ambiente, la promozione di una responsabilità collettiva di attenzione all’ecosistema, il sostegno all’economia circolare, gli investimenti per una mobilità condivisa e sempre più “green”, l’orgoglio di aver avviato le procedure per avere in città il primo distributore fisso di idrogeno in Italia e una seria campagna per il recupero delle reti da pesca abbandonate in mare dimostra, a vari livelli, l’impegno di Venezia in quell’importante progetto di salvaguardia del pianeta che deve vederci tutti compatti – commenta De Martin-. Tutte azioni che questa Amministrazione Comunale si onora di aver avviato e sostenuto con l’obiettivo non solo di dare attuazione all’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ma di procedere su un percorso che deve responsabilizzare ciascuno di noi.
Con la sottoscrizione della dichiarazione d’intenti (Plastic Smart City Commitment) predisposta dal WWF, l’Amministrazione comunale, ha voluto quindi ribadire questo suo impegno a tutela dell’ambiente e, in questo caso, per eliminare la dispersione di plastica in natura entro il 2030 sviluppando un piano d’azione che preveda, tra le altre cose, l’avvio di un progetto pilota che porti ad un 30% di riduzione di ‘inquinamento da plastica entro due anni.
Uniti, sapremo raggiungere anche questo obiettivo e, sono sicuro, che arriveremo a risultati ancora più importanti. Venezia ogni anno durante il giorno della Sensa “sposa” il Mare e quindi non poteva non essere in prima linea in questa importante campagna in sua difesa”.
  Il protocollo impegna inoltre a promuovere il coinvolgimento di settori chiave e parti interessate nella valutazione e nel miglioramento delle politiche, dei servizi e dei finanziamenti per prevenire la produzione di rifiuti di plastica e promuovere la loro gestione con soluzioni circolari, a sviluppare un piano di monitoraggio delle attività con baseline e target annuali e a condividere i progressi con il WWF attraverso le proprie attività di reporting, con un coinvolgimento attivo degli stakeholder e della cittadinanza nell’elaborazione e nell’attuazione delle politiche da adottare.

  “Siamo orgogliosi di supportare in questo ambizioso progetto Venezia città d’arte tra le più amate al mondo sospesa tra bellezza e fragilità e che diventa simbolo della lotta alla dispersione della plastica in natura – commenta Donatella Bianchi, presidente WWF Italia– . Grazie alla rete di città costiere a forte vocazione turistica dal nord al sud del Mediterraneo, tra cui Nizza, Dubrovnik, Smirne, Tangeri e da oggi Venezia, il WWF sta sviluppando la più grande attivazione civica degli ultimi decenni in difesa del mare. Una sfida cruciale che la pandemia ha ulteriormente accentuato per proteggere il Mediterraneo sempre più soffocato da plastiche e microplastiche che minacciano tutto l’ecosistema marino e la nostra salute.
L’iniziativa Plastic Smart Cities promossa dal WWF mira a collaborare con almeno 25 città o isole del Mediterraneo per ottenere risultati concreti e misurabili per fermare lo sversamento di plastica in natura entro il 2030. Venezia quindi contribuirà e beneficerà di una rete di conoscenze in merito a metodologie sviluppate per l’analisi della gestione dei rifiuti plastici, progetti di innovazione e soluzioni già messi in atto per evitare il consumo di plastica monouso”.  

Secondo il WWF il Mediterraneo si sta trasformando in una pericolosa trappola di plastica: ogni anno, circa mezzo milione di tonnellate di plastica di grandi e piccole dimensioni entra nelle acque del nostro bacino, l’equivalente di 33.800 bottiglie di plastica gettate in mare ogni minuto. Un terzo dei rifiuti di plastica è mal gestito e, senza un’azione drastica, si prevede che quadruplicherà entro il 2050. Uno studio pubblicato nel 2020 su Science [1] individua nella zona del Mar Tirreno la più alta concentrazione di microplastiche mai misurata nelle profondità di un ambiente marino: 1,9 milioni di frammenti per metro quadrato. L’emergenza COVID ha purtroppo favorito il grande ritorno della plastica monouso con evidenti effetti collaterali sull’ambiente, a causa dell’aumento dei rifiuti spesso mal gestiti e dispersi. Quello delle mascherine rappresenta solo la punta dell’iceberg di un problema molto più ampio che ha messo un freno ai recenti progressi fatti in materia di sostenibilità e gestione dei rifiuti: la quarantena ha ad esempio stimolato l’aumento degli acquisti online con conseguente aumento degli imballaggi plastici, mentre il divieto nei food service di contenitori riutilizzabili in favore dell’usa e getta.

Il WWF ritiene che la pandemia non debba ostacolare l’ambizione nazionale e globale di ridurre la plastica e l’inquinamento da essa generato e debba invece accelerare la ricerca di alternative al monouso e la messa in atto di sistemi circolari di gestione efficiente delle risorse. Il progetto “Venezia e Smirne insieme contro l’inquinamento da plastica” e’ realizzato grazie al supporto della Fondazione Blue Planet Virginia Böger.

L’iniziativa globale e’ disponibile a QUESTO SITO  

[1] Kane I.A. et al., 2020. Seafloor Microplastic Hotspots Controlled By Deep-Sea Circulation, Science, 2020, 1140-1145.  

Roma, 19 marzo 2021

Il WWF Lombardia esprime preoccupazione per “i progetti” presentati dai Parchi Regionali per spendere i Fondi Europei “per la transizione ecologica”: solo iniziative per favorire la fruizione e poche proposte per contrastare la perdita di biodiversità.

Milano, 16 Marzo 2021
Il WWF Italia, che in Lombardia gestisce numerose aree protette fin dalla fine degli anni ’70, esprime tutte le sue perplessità e preoccupazioni di fronte alle proposte presentate dai Parchi regionali lombardi “come applicazione concreta della transizione ecologica” come affermato dall’Assessore regionale Rolfi.
Queste proposte, al di là di alcune lodevoli eccezioni, mancano di ambizione, di coraggio e di visione: si tratta di una “lista della spesa” di progetti, che forse erano già nei cassetti dei Parchi Regionali che con l’arrivo dei Fondi Europei si vorrebbero realizzare.
Dal loro esame non emerge nessuna attenta e accurata programmazione che consenta davvero di avviare, al di là di facili slogan, la transizione ecologica, ne sembrano coerenti con i piani di gestione, in particolare per le aree a Parco naturale sulla cui centralità sembrano esserci poche idee progettuali. Nel dicembre scorso Regione Lombardia aveva chiesto di segnalare progetti riguardo al ripristino degli ecosistemi e per favorire l’accessibilità e la fruizione sostenibile anche alle Riserve Naturali in riferimento agli investimenti per favorire la ripresa economica.
Dalla progettualità dei Parchi sono richiesti 109 milioni di Euro per 179 progetti, oltre il 50% è destinato alla fruizione (in particolare per piste ciclabili), circa il 25% alla ristrutturazione o realizzazioni di sedi e il restante 25% circa ad interventi di tipo naturalistico: quindi solo un
quarto dei progetti è specificatamente rivolto alla conservazione del patrimonio naturale nei Parchi.
“Nessun pregiudizio sul potenziamento di piste ciclabili o centri visita nei Parchi regionali, ma sfugge il nesso di tali infrastrutture con la priorità di tutela di habitat e specie o di cambiamento dei processi produttivi dannosi all’ambiente” dichiara il Delegato WWF Italia per la Lombardia dott. Gianni Del Pero e aggiunge “ E’ proprio dalle aree protette che dovrebbe venire tale impulso, considerato che coloro che le frequentano lo fanno innanzitutto per il loro valore naturalistico”.
Fermo restando che tra gli obiettivi del Piano Europeo vi sono quelli della inversione della curva della perdita della biodiversità e che una quota del 37% dei fondi devono essere dedicate al clima, all’adattamento al cambiamento climatico e specificamente alla tutela dell’ambiente, si sottolinea che questi progetti devono comunque rispettare il
principio di “non arrecare un danno significativo” per i sei obiettivi ambientali comunicati dalla Commissione Europea (2021/C 58/01). Ci si chiede: i progetti presentati dai Parchi sono coerenti con questo principio di valutazione?
Dagli Enti gestori dei Parchi lombardi ci saremmo aspettati, per esempio, progetti e proposte sul miglioramento della qualità dei corsi d’acqua in linea con quanto prevede la Direttiva Quadro 2000/60/CE (i principali fiumi lombardi sono tutti interessati dalla presenza di Parchi regionali), oppure progetti per la riduzione degli impatti dell’attività agricola intensiva e zootecnica tra le prime cause di impatto sulla biodiversità e il clima in Italia, o ancora la realizzazione di corridoi ecologici fra le aree protette anche attraverso una graduale quanto concreta conversione all’agricoltura biologica.

scarica il comunicato stampa

renature italy – rigeneriamo la natura d’italia

Ripristinare 350 milioni di ettari di foreste l’anno entro il 2030 potrebbe generare benefici per 170 mld di dollari l’anno

Secondo il nuovo report della campagna ReNature Italy WWF “Valore Natura” le soluzioni basate sulla natura potrebbero avere un ruolo cruciale nella lotta alla crisi climatica, generare vantaggi economici e creare nuovi posti di lavoro

Link alla pagina web di campagna >>

Una diffusa azione di rinaturazione (ricostruzione e rigenerazione dei sistemi naturali che abbiamo distrutto) e la gestione sostenibile degli ecosistemi non solo rappresentano la giusta direzione per un mondo post-COVID, ma sono anche strumenti cruciali nella lotta alla crisi climatica, capaci di garantire notevoli vantaggi economici e creare nuove professionalità.

A mostrarlo il nuovo report WWF “Valore Natura”, realizzato all’interno della campagna ReNature Italy e lanciato in vista del 3 marzo, Giornata Mondiale della Fauna Selvatica (World Wildlife Day) istituita dalle Nazioni Unite nel 2013 e quest’anno dedicata a foreste e mezzi di sostentamento per le persone e per il pianeta (“Forests and Livelihoods: Sustaining People and Planet”).

( Il video è stato realizzato dall’agenzia HEADS, il WWF ringrazia Luca Ward per la sua cortese collaborazione)

In 50 anni a livello globale abbiamo assistito al declino, in media, del 68% delle popolazioni di vertebrati (Living Planet Report 2020); un territorio grande come 20 volte la superficie della Francia è stato completamente degradato (OECD 2019); in Europa, l’81% degli habitat tutelati dall’omonima Direttiva si trova in uno stato di conservazione inadeguato (EEA 2020). E purtroppo – come avverte l’OMS – continuare a danneggiare la biodiversità potrà avere conseguenze negative sulla nostra salute, ancora più significative di quelle che già stiamo vivendo. Ma premere il tasto Rewind e ricostruire quello che abbiamo perduto in parte è ancora possibile.

I servizi essenziali garantiti dagli ecosistemi come foreste, praterie e zone umide includono la produzione di ossigeno e acqua potabile, la riduzione degli inquinanti in atmosfera, nelle acque e nei suoli, la disponibilità di materie prime naturali nonché medicinali e principi utili alla ricerca biomedica. Questi servizi hanno, poi, un ruolo centrale nella mitigazione del riscaldamento globale. Recenti ricerche dimostrano, infatti, come le cosiddette soluzioni basate sulla natura- tra cui il ripristino di foreste naturali, torbiere, mangrovieti e il recupero degli ecosistemi acquatici e marini- contribuirebbero a più di un terzo degli sforzi necessari per mitigare il cambiamento climatico entro il 2030 e abbatterebbero le emissioni di CO2 totali di oltre 10 miliardi di tonnellate l’anno, l’equivalente delle emissioni attuali combinate di Stati Uniti e Unione Europea. Un contenimento che equivarrebbe alla chiusura di più di 2.800 centrali a carbone e che si affiancherebbe all’attuale servizio di assorbimento di carbonio fornito dagli ecosistemi intatti, che già assorbono più del 25% delle emissioni di gas serra provocate dall’uomo (TNC, 2020).

Investire in rinaturazione significa anche generare vantaggi economici e sociali non indifferenti. Secondo l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione Economica Europea), ogni anno i sistemi naturali del Pianeta forniscono benefici al genere umano (servizi ecosistemici) valutabili tra i 125 e i 140mila miliardi di dollari -una volta e mezzo il prodotto interno lordo globale – e alcuni studi di Nature4Climate – (iniziativa sostenuta da una coalizione che include UNEP, UNDP e WWF) affermano che per ogni dollaro speso in rinaturazione si prevede un ritorno economico di almeno 9 dollari (che in alcuni casi può arrivare anche a 30).

Rinaturando almeno 350 milioni di ettari di foreste entro il 2030 si potrebbe generare un beneficio economico netto pari a circa 170 miliardi di dollari l’anno (circa 140 miliardi di euro), considerando la protezione dei bacini idrici, l’incremento della produttività agricola, nonché i vantaggi in termini di mitigazione dei cambiamenti climatici grazie al sequestro di oltre 5 miliardi di tonnellate di CO2 l’anno. Solo negli Stati Uniti, la rinaturazione è un’industria da 9,5 miliardi di dollari che impiega 126.000 persone e genera indirettamente 15 miliardi di dollari e 95.000 ulteriori posti di lavoro. Nei Paesi in via di sviluppo, gli investimenti in restauro ambientale possono creare nuovi flussi di reddito, compreso l’utilizzo di legname raccolto in modo sostenibile e le entrate provenienti dal settore ecoturistico. Una ricerca sviluppata da The Global Commission On The Economy And Climate, poi, rileva che il ripristino del 12% dei terreni agricoli degradati potrebbe aumentare i redditi dei piccoli proprietari terrieri per un totale di 35-40 miliardi di dollari l’anno e sfamare oltre 200 milioni di persone ogni anno entro 15 anni.

La campagna ReNature Italy del WWF, fra le numerose azioni, prevede interventi di rinaturazione nelle sue 100 Oasi e in particolare in un ampio tratto del fiume Po. Ripristinare i servizi ecosistemici garantiti da questo importante bacino, come la regolazione del ciclo idrologico, la depurazione delle acque e il trattamento di quelle reflue, il controllo dell’erosione, la formazione di corridoi ecologici, la fornitura di materiali come sabbia, ghiaia e argilla produrrebbe un valore economico contenuto in un range tra i 218 milioni e i 402 milioni di euro, senza contare i benefici per le attività turistiche e ricreative, il valore della biodiversità e il ruolo di corridoio ecologico del Po.

Le richieste WWF
In Europa, gli eventi atmosferici estremi causati dalla crisi climatica sono sempre più frequenti e generano una perdita economica di circa 12 miliardi di euro l’anno, ma l’attenzione alla transizione verde è testimoniata sia dall’Europan Green Deal sia dallo strumento Next Generation EU che permette di finanziare i Piani Nazionali per la Ripresa e la Resilienza. Implementare soluzioni basate sulla natura su scala più ampia contribuirebbe a raggiungere obiettivi del Green Deal, per questo il WWF chiede all’UE il ripristino di almeno il 15% delle aree sia terrestri sia marine, pari ad almeno 650.000 chilometri quadrati di terre emerse e almeno 1.000.000 di chilometri quadrati di superficie marina. All’interno di questo obiettivo, la Commissione deve anche impegnarsi a ripristinare il flusso libero su almeno 25.000 chilometri di fiumi mirando a restituire al 15% dei fiumi la loro continuità nel 2030, attraverso la rimozione delle barriere e il ripristino delle pianure alluvionali, e stabilire un obiettivo sulla rimozione di CO2 attraverso i serbatoi naturali del carbonio, come obiettivo separato da quello sulla riduzione delle emissioni dell’UE per il 2030.

L’Italia deve dimostrarsi all’altezza della sfida a cominciare dalla revisione alla proposta di PNRR che, così come richiesto a livello europeo, dovrà prevedere che almeno il 37% delle risorse stanziate vadano ad azioni per il clima e la biodiversità; Il governo, inoltre, dovrà superare i limiti dell’attuale impostazione del PNRR che non individua né risorse, né strumenti dedicati specificatamente alla riqualificazione e resilienza del nostro patrimonio naturale, per tutelare e valorizzare la nostra biodiversità (tra le più ricche d’Europa). Abbiamo bisogno di un Grande Piano per riqualificare la natura d’Italia, per tutelare le aree di maggior pregio naturalistico del nostro Paese, favorire la resilienza degli ecosistemi e le connessioni ecologiche. Un Piano che consenta di fermare e invertire la curva della perdita di biodiversità terrestre e marina e introduca, nel contempo, elementi di sostenibilità e di qualità in settori importanti per il rilancio dell’Italia, quali quello turistico, forestale, agricolo e della pesca.

Casi emblematici
Dalle paludi dell’Estonia alle foreste della Grecia esistono già alcuni esempi europei, dove attività di rinaturazione hanno portato una moltitudine di vantaggi per le comunità locali, la biodiversità e il clima. Grazie al progetto LIFE Mires Estonia sono stati selezionati 7.640 ettari per il ripristino di zone umide gravemente alterate da bonifiche per scopi agricoli, per attività di silvicoltura e per l’estrazione della torba. Mentre il restauro forestale del monte Parnete in Grecia- colpito gravemente dagli incendi nel 2007- è avvenuto anche grazie alla mobilitazione di migliaia di persone e ha permesso di rigenerare 1.374 ettari, e ha fatto tornare in vita questo scrigno di natura e simbolo per la comunità. Ma anche in Italia, progetti piccoli e grandi con il LIFE FORESTALL, nell’Oasi WWF di Valle Averto, nella Laguna di Venezia, stanno riportando alla vita habitat prioritari a beneficio della biodiversità e delle persone. 

IL WWF INVIA AL GOVERNO UN DOCUMENTO CON SCELTE STRATEGICHE

IN CAMPO 50 PROPOSTE PER L’ITALIA CHE VERRÀ: RILANCIO ECONOMICO E SOSTENIBILITÀ DEVONO STARE INSIEME

Il WWF ha inviato al governo 50 idee, 50 proposte concrete e sfidanti per far sì che la sostenibilità ambientale, la decarbonizzazione e l’economia circolare siano al centro del Piano di rilancio del Paese, che verrà definito a settembre di quest’annocosì come annunciato dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri.  Gli interventi per migliorare l’innovazione, l’efficienza e l’efficacia del nostro sistema economico e produttivo non possono che essere coerenti e conseguenti con le scelte del Green Deal: scelte che qualificano e costituiscono la sfida competitiva dell’Italia per garantire un futuro anche su scala globale in tutti i settori di intervento.

Le straordinarie risorse pubbliche in campo per il rilancio dell’Italia e dell’Europa, costituiscono un’occasione imperdibile, per dare subito concretezza a nuove politiche e strumenti di sostenibilità ambientale e sociale.

Il WWF ricorda al governo che nell’impostare e realizzare il quadro di interventi per il risanamento e il rilancio del Paese si debba dedicare attenzione: più cha a ulteriori semplificazioni (già introdotte, tra l’altro, dalla cosiddetta Riforma Madia nel 2019 e dal decreto Sblocca Cantieri nel 2019), alla razionalizzazione e non duplicazione delle procedure amministrative; nel definire quali siano gli interventi prioritari di interesse nazionale all’utilità sociale e ambientale degli stessi, oltre che alla comprovata redditività degli stessi; nel realizzare qualsiasi intervento sul territorio (che siano le infrastrutture prioritarie o ulteriori edificazioni su scala comunale) avere come prescrizione il saldo zero di consumo di suolo.

“Il Mondo che Verrà nasce ora – Scelte sostenibili al centro del rilancio del Paese” è, il titolo del documento elaborato dal WWF, che è parte della grande campagna di consultazione lanciata dal WWF su wwf.it e che è stato trasmesso oggi al Governo, con 50 proposte innovative per il rilancio del Paese che vogliono, nella declinazione di ben 18 campi di intervento proporre: scelte energetiche per l’uscita dai combustibili fossili; strumenti per mettere in sicurezza il capitale naturale del Paese; tutelare il nostro Pianeta Blu, il nostro mare; favorire il processo di selezione delle grandi opere pubbliche; definire le priorità nel settore dei trasporti; muoversi bene nella città diffusa; progettare città resilienti; risanare e recuperare le grandi aree inquinate; realizzare  un turismo sostenibile  in grado di valorizzare ricchezza naturalistica e paesaggistica del Paese; rendere possibile un’agricoltura sostenibile; mettere in sicurezza il territorio; gestire responsabilmente il nostro patrimonio forestale; impostare una nuova politica industriale; favorire l’economia circolare in tempi di crisi; ridurre la servitù dalla plastica; pensare ad un ruolo virtuoso della Pubblica Amministrazione; spendere di più e meglio per in R&S per lo Sviluppo Sostenibile; assegnare un ruolo dinamico alla scuola.

Proposte con le quali si chiede di passare dalle parole ai fatti rispetto agli obiettivi e agli strumento già individuati dalla Commissione Europea e dal Governo italiano per favorire la riconversione dei nostri modelli economici  e produttivi previsti dalla quarta rivoluzione industriale, declinati nel Green Deal europeo e italiano,  che deve essere orientato, secondo quanto giustamente, ad esempio, sostenuto nel DEF 2020, a incentivare“gli investimenti volti a promuovere forme di economia circolare e a favorire la transizione ecologicaaumentando la competitività e la resilienza dei sistemi produttivi a shock ambientalie di salute e perseguendo con fermezza politiche di contrasto ai cambiamenticlimatici finalizzate a conseguire una maggiore sostenibilità ambientale e sociale”.

Nella stessa recentissima comunicazione sullo strumento “Next Generation EU” del 27 maggio scorso si fa riferimento all’European Green Deal e alla necessità di delineare un futuro resiliente, sostenibile ed equo dell’Unione Europea anche nel momento del risanamento dell’economia messa in ginocchio dalla pandemia da Covid-19

SCHEDA SULLE PROPOSTE

Entriamo nel merito delle proposte più significative contenute nel documento WWF “Il Mondo che Verrà nasce ora – Scelte sostenibili al centro del rilancio del Paese”, richiamando alcuni degli strumenti proposti nei filoni di intervento più rilevanti:

  • Scelte energetiche per la decarbonizzazione. Il WWF chiede innanzitutto una legge quadro nazionale sul clima che in Italia manca, con obiettivi ambiziosi di taglio delle emissioni di CO2 e gas serra nel breve, medio e lungo termine dia coerenza alle politiche messe in campo dal nostro Paese. Nello specifico, si chiede tra l’altro, di:a) introdurre un energy floor price, un prezzo minimo per i prodotti energetici come la benzina che in via transitoria porti poi alla definizione di una carbon tax, nonché un piano per la giusta transizione per le aree del Paese in cui si sta procedendo alla chiusura delle centrali a carbone entro il 2025; b) fornire tutto il sostegno possibile per il rilancio del settore delle energie rinnovabili,  anche attraverso procedure efficienti e in tempi certi per autorizzare gli impianti per le fonti rinnovabili, in un quadro di corretta programmazione del territorio, e sconti fiscali in particolare per l’IMU per facilitare l’installazione di impianti fotovoltaici.
  • Misure per mettere in sicurezza il Capitale Naturale del Paese. Il WWF chiede: a) innanzitutto di definire e realizzare Piano Nazionale di Restoration, di ripristino e rinaturalizzazione di ecosistemi, a cui destinare almeno il 10% dei Fondi europei assegnati all’Italia dall’EU Recovery Fund e dall’European Green Dealper tutelare e valorizzare il patrimonio naturale del Paese in modo da ridurre la frammentazione degli habitat e tutelare la biodiversità, contrastare il consumo del suolo, ripristinare i servizi ecosistemici e favorire l’adattamento ai cambiamenti climatici nelle aree naturali, agricole, fluviali e urbane; b) un pacchetto di misure economiche e fiscali per la tutela  e la valorizzazione del patrimonio naturale italiano, con:  garanzie dello Stato sul credito e il microcredito per i privati che operano sul patrimonio naturale,  crediti di imposta per chi promuove i green jobs in questo campo; l’estensione delle detrazioni fiscali dell’ecobonus per l’edilizia anche agli interventi a tutela della biodiversità.
  • Tutelare il nostro Pianeta Blu, il nostro mare. Il WWF chiede, tra l’altro, di. a) riconoscere, favorire e diffondere gli strumenti di cogestione della piccola pesca per le gestione sostenibile della pesca con il coinvolgimento di pescatori, associazioni di categoria, istituzioni, enti di ricerca e associazioni ambientaliste; b) puntare al rafforzamento della rete di Aree Marine Protette, per far conoscere i luoghi più suggestivi dei nostri mari, raddoppiando le risorse al momento ridicole (pochi milioni) a queste assegnate, favorendo la definizione di piani di gestione smart e l’assunzione di personale qualificato.
  • Favorire il processo decisionale sulle opere pubbliche e definire le priorità nel settore dei trasporti. Il WWF su questi due filoni di intervento chiede, tra l’altro, di; a) riformare l’istituto del Dibattito Pubblico per le opere prioritarie affidandolo, come avviene in Francia, ad una Commissione nazionale indipendente per la migliore definizione partecipata dei progetti definitivi; b) trasformare, come deciso nel 2016 col Codice Appalti, l’attuale Piano generale dei Trasporti e della Logistica del 2001 in un vero Piano Nazionale della Mobilità che abbia come obiettivo la decarbonizzazione nel settore dei trasporti, che punti sulla “cura del ferro” (favorendo il trasporto su rotaia invece ci quello su gomma), il potenziamento del TPL e la mobilità dolce; c) procedere immediatamente alla realizzazione di un massiccio e diffuso piano di installazione di colonnine per la ricarica fast che favorisca, in particolare nelle città, la  mobilità elettrica.
  • Città resilienti che si muovano bene. Il WWF su questi due filoni di intervento chiede, tra l’altro, di: a) potenziare il trasporto collettivo costruendo reti di trasporto metropolitano e regionale integrate al servizio della città diffusa e puntare sulla mobilità leggera, in particolare ciclistica, nelle città; b) favorire progetti di City Logistics con la creazione di piattaforme urbane per la raccolta delle merci e l’introduzione di regole ad hoc per la loro distribuzione; c) il “bilancio zero” di consumo di suolo per procedere ad una valutazione di quanto già realizzato nelle città anche per programmare interventi deimpermabilizzazione, riforestazione, progettazione delle aree verdi urbane e nel campo della riqualificazione urbana rafforzare l’ecobonus per l’edilizia residenziale pubblica.
  • La messa in sicurezza del nostro territorio. Il WWF chiede di: a) avviare subito 100 progetti integrati di rinaturazione lungo i nostri fiumi per ridurre il rischio idrogeologico  e nel contempo migliorare lo stato ecologico dei corsi d’acqua e la biodiversità, impiegando effettivamente a questo scopo il 20% dei fondi assegnati alle Regioni, in ottemperanza alla normativa vigente; b) rivedere subito i capitolati per l’affidamento lavori per la manutenzione idraulica, eliminando i meccanismi di compensazione previsti che consentono lo scomputo della risorsa legnosa e degli inerti scavati nei fiumi.
  • Gestire responsabilmente il nostro patrimonio forestale. Il WWF chiede di: a) sostenere e diffondere le iniziative di gestione bio-economica responsabile del patrimonio boschivo in modo che il settore forestale, compresa la filiera foresta-legno, produca un valore aggiunto da attività di riutilizzo e riciclabilità del legno a fine vita, piuttosto che da utilizzi energetici; b) sostenere e accompagnare la filiera per la produzione dei prodotti certificati, puntando allo sviluppo delle produzioni di prodotti in legno certificato attraverso l’utilizzo dei Green Public Procurement (GPP) privilegiando prodotti a base di legno certificati FSC.
  • Risaniamo e recuperiamo le grandi aree inquinate. Il WWF chiede di definire una Strategia e un Piano nazionali che consentano di intervenire sui 41 Siti di interesse nazionale e sui 30mila siti individuati dalle regioni che sono da bonificare con procedure accelerate che tutelino più gli inquinati che gli inquinatori, istituendo anche un Fondo nazionale per gli interventi nei siti orfani (senza più un padrone).
  • Il turismo che vorremmo. Il WWF chiede di definire e una Strategia che punti ad un immediato rilancio del turismo del futuro: un turismo ambientale, attivo e sostenibile, che sia a contatto con la realtà territoriali e il patrimonio naturale locale e faciliti tutte le modalità che consentano un approfondimento della conoscenza e della centralità delle vocazioni delle comunità locali, dedicando attenzione all’ancoramento con le aree rurali e i piccoli comuni.
  • Un’agricoltura sostenibile. Il WWF chiede, tra l’altro, di: a) garantire  la coerenza con gli obiettivi per un’agricoltura sostenibile della Strategia europea “Farm to Fork” (sulla filiera agroalimentare), appena presentata dalla CE; b) varare entro il 2020 un Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari che abbia come obiettivi la riduzione del 50% delle sostanze chimiche e del 40% di SAU (Superficie Agricola Utilizzabile) certificata di agricoltura biologica;  intervenire sulle aliquote IVA, alzando dal 10 al 22% quella per i prodotti fitosaniari e dal 4% al 10% quella per i fertilizzanti chimici, nonché fissando un’aliquota IVA ribassata al 4% per i prodotti biologici.
  • Politica industriale ed economia circolare. Il WWF su questi due filoni di intervento chiede, tra l’altro, di: a) definire una nuova Politica industriale nazionale 4.0 che – in coerenza con quanto chiesto nell’European Green Deal favorisca la decarbonizzazione e la modernizzazione dei settori produttivi energivori (dell’acciaio, della chimica e del cemento); la definizione di linee di intervento verso la giusta transizione per i settori produttivi resource intensive(tessile, costruzioni, elettronica e plastica); b) rendere effettiva la responsabilità estesa del produttore (EPR) e introdurre il principio di responsabilità finanziaria per la gestione virtuosa dei materiali da riciclare, recuperare e riutilizzare; c) anticipare il Piano europeo per l’economia circolare rendendo subito effettivo il diritto del consumatore alla riparazione dei beni.
  • Ridurre la servitù dalla plastica. Il WWF chiede, tra l’altro, di integrare il quadro normativo e regolamentare  nazionale, andando anche oltre a quanto previsto dalla Direttiva Comunitaria SUP (sulla plastica monouso), nel: a) prevenire la produzione di rifiuti di imballaggio e favorire riutilizzo degli imballaggi usati, anche grazie al sistema del vuoto a rendere su cauzione per i contenitori in plastica; b) ampliare il divieto per le micro-plastiche nei prodotti oltre la cosmesi da risciacquo; c) stabilireobiettivi di riciclo più ambiziosi, in linea con il trend di crescita tra 2005-2015: il 65% di rifiuti plastici riciclati entro il 2025, l’80% entro il 2030.
  • Il ruolo virtuoso della Pubblica Amministrazione. Il WWF chiede di: a) procedere al più presto ad una vera e completa riorganizzazione, delle competenze e dell’esercizio del ruolo amministrativo del CIPESS – Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile, b) procedere ad una riforma puntuale della Pubblica Amministrazione che consenta di chiarire i rapporti tra organi centrali e periferici e a non duplicare le procedure e varare un Piano per il rafforzamento e il miglioramento dell’efficienza della PA, in particolare nel settore dei controlli.
  • Spendere di più e meglio in R&S per lo Sviluppo sostenibile. La spesa pubblica per R&S in Italia deve essere significativamente incrementata raggiungendo la Germania – oggi lo Stato italiano destina a questo scopo solo lo 0,5% del PIL mentre la Germania si attesta all’0,82% – dedicando particolare attenzione alla sostenibilità ambientale e alla decarbonizzazione dell’economia, nonché alla ricerca universitaria e non orientata nei settori più vicini alle grandi sfide europee (Energia, Trasporti, ICT e Salute) e nelle scienze del sistema Terra, dalla climatologia all’ecologia. La vicenda del Covid-19 ha palesato i notevoli problemi derivanti dall’assoluta prevalenza profit della ricerca in Italia. Quindi, si auspica un profondo ripensamento sui meccanismi di finanziamento e sul ruolo del pubblico anche in questo campo per conseguire benefici condivisi per le persone, la salute e l’ambiente. 
  • Il ruolo positivo e dinamico della scuola – Il WWF chiede di: a) definire e attuare una Strategia Nazionale di Educazione allo Sviluppo Sostenibile e promuovere progetti educativi e formativi (supportando il Piano nazionale per la formazione dei docenti elaborato dal Miur e reso pubblico a ottobre 2016) rivolti a tutte le componenti del mondo della scuola: studenti, insegnanti, famiglie; b) dare centralità nei programmi e nelle attività educative e formative alla outdoor education a contatto con la natura per favorire attività conoscitive ed esperienziali che abbiano effetti positivi sullo sviluppo cognitivo e fisico dei bambini e dei giovani che risiedono in assoluta prevalenza nelle città.

Queste alcune delle più importanti scelte, coerenti con gli obiettivi di sostenibilità ambientale, che il WWF vuole al centro del rilancio del Paese, convinto che il mondo che verrà, anche per l’Italia, nasce ora!

Qui il documento completo

Roma, 3 giugno 2020

Il Mondo che verrà

(Messaggio di Donatella Bianchi, presidente WWF Italia)

Abbiamo di fronte una grande sfida: così come tutti insieme abbiamo affrontato la crisi sanitaria che ha provocato tanti lutti e tante difficoltà all’Italia, ora tutti insieme abbiamo la necessità di costruire il Mondo che Verrà, ossia il mondo dopo il COVID-19.

In poche settimane è cambiato tutto. Il virus che, all’improvviso, ha scombussolato le nostre vite  non viene però dal nulla. Non nasce dal caso. La scienza, quella stessa scienza a cui ci affidiamo oggi per capire come sia sicuro muoversi o quando sarà possibile tornare alle attività quotidiane, ci dice che la nostra salute, il nostro benessere, sono intimamente collegati alla salute dei sistemi naturali, che il genere umano, con una crescente voracità , sta spingendo verso il punto di collasso, ormai sempre più vicino.

Un rapporto “malato” con la Natura

Moltissime ricerche e studi scientifici ci spiegano come  la pandemia sia la conseguenza di un rapporto “malato” con la natura. La deforestazione, il commercio illegale di animali selvatici, l’inquinamento , insieme a modelli di produzione e di consumo drammaticamente insostenibili, alla mancanza di azioni contro i cambiamenti climatici, ci stanno imprigionando dentro il peggiore degli incubi, mettendo a rischio, la nostra salute, il nostro benessere e la nostra qualità di  vita.

La pandemia che stiamo affrontando è un segnale

Uno dei segnali che insieme a tanti altri la Terra ci sta mandando e che dovrebbero farci cambiare direzione. Per dirci che non c’è altro tempo da perdere e che non è possibile rimandare a domani decisioni che, già oggi, appaiono tremendamente in ritardo.

 Ma non tutto è perduto 

L’emergenza che stiamo vivendo ha reso evidente la necessità di un cambiamento collettivo a cui, tutti insieme siamo chiamati a dare il nostro contributo: tornare al passato non è una opzione percorribile.

È venuto il momento di fare pace con la natura e con noi stessi

LEGGI IL MANIFESTO >>

Costruiamo insieme il mondo che verrà

Abbiamo dimostrato grande coraggio e altruismo in questa prova che ci ha impegnato in una lunga serie di sacrifici per tutelare la nostra salute. Ora è il momento di dimostrare altrettanto coraggio e determinazione nel costruire il nostro futuro e quello dei nostri figli

La domanda a cui oggi ti invito a rispondere è: “Dopo il Coronavirus come possiamo costruire insieme il mondo che verrà?”.

Le tue proposte, durante questa consultazione, costruiranno un’agenda dei cittadini che orienterà le nostre iniziative e le richieste a chi governa per costruire il mondo dopo la crisi: costruiamo insieme il mondo che verrà!

PARTECIPA ALLA CONSULTAZIONE >>

Costruiamo insieme il Mondo Che Verrà

Donatella Bianchi
Presidente WWF Italia