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WWF: Stop glifosato. Stop all’assurdo principio “Chi inquina, viene pagato”

L’erbicida più usato al mondo è un probabile cancerogeno per l’uomo e molto nocivo per gli ecosistemi acquatici. Il WWF chiede l’intervento della Regione

«Contributi agricoli del PSR solo a chi rinuncia al glifosato e sceglie un’agricoltura verde e divieto assoluto di utilizzo nei siti Natura 2000 con ecosistemi acquatici»

(ASI)”La condanna inflitta da un giudice di San Francisco alla multinazionale Monsanto (oggi della tedesca Bayer), chiamata a risarcire un giardiniere malato in conseguenza dell’impiego continuo di glifosato, sta avendo conseguenze anche in Italia. Il presidente Enrico Rossi, nel chiedere un immediato intervento del Governo, ha pubblicamente annunciato che la Regione Toscana, come aveva già deliberato la Regione Calabria a dicembre del 2016, varerà un provvedimento per escludere dai premi del Piano di Sviluppo Rurale le aziende che fanno uso del diserbante, dichiarato “probabile cancerogeno” dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ed accertato essere molto nocivo per gli organismi degli ecosistemi acquatici dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA).

La Toscana del resto aveva già da qualche anno vietato, sia pure con qualche possibile eccezione, l’uso del glifosato in ambito extra-agricolo e ARPA Toscana è fra le poche – insieme con le agenzie della Lombardia e del Veneto – che oggi ricerca con regolarità i residui di questo pesticida nelle acque. La stessa Regione Toscana ha però di recente eliminato il divieto di utilizzo del glifosato in prossimità delle sorgenti captate per uso potabile: un evidente paradosso che deve essere subito sanato.

A livello europeo il permesso all’uso del glifosato, nonostante l’opposizione di numerose organizzazioni, compreso il WWF, riunite in Italia nella Coalizione #StopGlifosato e il voto contrario, tra gli altri, della Francia e dell’Italia, è stato prorogato nel dicembre 2017 per altri 5 anni. Se ne riparlerà nel 2022, ma intanto le Regioni possono fare qualcosa, come dimostra l’esempio della Calabria e della Toscana.

Il divieto di uso del glifosato dovrebbe inoltre essere subito previsto per i siti Natura 2000 e le altre aree naturali protette per il suo accertato impatto sugli organismi acquatici, come hanno già deliberato i Parchi Nazionali del Cilento Vallo di Diano e dell’Appennino Lucano, in base al Decreto del Mipaaf del marzo 2015, in applicazione del Piano di Azione Nazionale sull’uso sostenibile dei pesticidi.

«Chiediamo alla Regione – spiega il delegato Abruzzo del WWF Italia – di allinearsi ai provvedimenti già adottati dalla Regione Calabria e dai due Parchi Nazionali del sud Italia e annunciati dalla Toscana condizionando le premialità e i finanziamenti del PSR Abruzzo 2014-2020 verso la produzione agricola al non uso di una sostanza potenzialmente cancerogena o quantomeno che la rinuncia al glifosato faccia lievitare i punteggi delle aziende agricole che lodevolmente puntano su una produzione più sicura per la salute dei consumatori».

La Regione Abruzzo deve inoltre procedere rapidamente all’integrazione del divieto di utilizzo del glifosato nelle misure di conservazione per le ZSC (Zone Speciali di Conservazione) della Rete Natura 2000 dove sono presenti ecosistemi acquatici, nel pieno rispetto dell’applicazione della Direttiva europea sull’uso sostenibile dei pesticidi.

In Italia del resto i prodotti fitosanitari contenenti il glifosato non possono essere impiegati nelle aree frequentate dalla popolazione quali: parchi, giardini, campi sportivi e aree ricreative, cortili e aree verdi all’interno di plessi scolastici, aree gioco per bambini e aree adiacenti alle strutture sanitarie. Ne è inoltre vietato l’impiego in pre-raccolta al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura e l’uso non agricolo su suoli contenenti una percentuale di sabbia superiore all’80%, nelle aree vulnerabili e nelle zone di rispetto al fine di tutelare le acque sotterranee”.

«Un’altra fondamentale esigenza – conclude il vice presidente del WWF Italia Dante Caserta – è quella di ricercare sempre la presenza del glifosato nelle acque tra le analisi di routine che l’ARTA compie sulle acque potabili e di falda. I controlli sono il primo passo per garantire la sicurezza dei cittadini e per comprendere anche la diffusione del fenomeno. Lo strumento necessario ci risulta essere finalmente in fase di acquisto; speriamo si riescano a bruciare per quanto possibile i tempi e che la Regione nei prossimi bilanci metta in primo piano l’esigenza di adeguare l’intera strumentazione dell’ARTA, oggi in parte obsoleta, in difesa della salute di tutti i cittadini».

Lo dichiara in una nota WWF Italia Onlus, Abruzzo.

AGRICOLTURA: COALIZIONE #CAMBIAMOAGRICOLTURA CHIEDE UNA SVOLTA PER POLITICA AGRICOLA COMUNE

“È il momento di decidere se continuare a promuovere un modello di agricoltura non più sostenibile per l’ambiente, i cittadini e le piccole aziende agricole oppure se, attraverso la collaborazione tra istituzioni, cittadini, agricoltori e Ong, lavorare insieme per cambiare le cose”. È questo il messaggio lanciato oggi dalle associazioni della coalizione #CambiamoAgricoltura dalla Sala del Refettorio alla Camera dei Deputati dove è in svolgimento un convegno sulla Politica Agricola Comune.

L’incontro di Roma rappresenta una prima occasione di confronto tra le associazioni ambientaliste e dell’Agricoltura biologica italiane (AIAB, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, FAI Fondo Ambiente Italiano, Federbio, ISDE Italia Medici per l’Ambiente, LIPU-BirdLife Italia, Legambiente, ProNatura e WWF Italia) riunite nella Coalizione #CambiamoAgricoltura, con esponenti del mondo istituzionale, accademico, della ricerca e delle maggiori associazioni agricole (Coldiretti, CIA e Confagricoltura), per discutere insieme sul futuro della Politica Agricola Comune europea post 2020 alla luce della presentazione delle proposte di regolamenti da parte della Commissione il 1° giugno scorso.

I lavori, aperti dal sottosegretario del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Alessandra Pesce e dal Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Beatrice Covassi, sono stati caratterizzati da un’intensa mattinata di interventi moderata da Elena Jachia della Fondazione Cariplo, che da oltre un anno sostiene il percorso della Coalizione #CambiamoAgricoltura, sostenuta da altre oltre 30 sigle di Associazioni e comitati locali di cittadini.

Per le associazioni aderenti alla Coalizione, “i nuovi regolamenti presentano numerosi elementi di novità, alcuni dei quali lasciano intravedere la possibilità di modificare, se ben utilizzati, il paradigma dell’agricoltura di oggi. Allo tempo stesso, però, le proposte della Commissione UE lasciano aperte diverse domande e hanno troppi ambiti di incertezza che potrebbero rendere vana questa riforma, riportando l’agricoltura pericolosamente nel passato, con una corsa al ribasso degli impegni degli Stati membri della UE per la tutela dell’ambiente e la vitalità dei territori rurali”.

In generale le associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura chiedono che la forte sussidiarietà contenuta in questa riforma della PAC non si trasformi, per le sfide ambientali e climatiche, in una ‘fuga’ degli Stati membri dagli impegni assunti a livello internazionale, con una sostanziale abdicazione di responsabilità da parte della Commissione Europea. Deve essere garantita una gestione della PAC post 2020 con un forte coordinamento centrale ed un’assunzione di responsabilità attraverso proposte concreti dei singoli Stati all’interno del nuovo strumento del Piano Strategico Nazionale.

Le Associazioni chiedono, inoltre, che il Piano strategico nazionale che il nostro Paese dovrà produrre con un’ampia autonomia, secondo la nuova impostazione della PAC, indichi con chiarezza obiettivi e priorità coerenti con quanto prevede la Strategia Europea per la Biodiversità, nonché nei Prioritized Action Framework predisposti dalle regioni.

Gli obiettivi che la coalizione ritiene indispensabili per la futura programmazione sono il sostegno dell’agricoltura biologica (con un auspicato raggiungimento del 40% del territorio agricolo dedicato a tale pratica entro il 2027), il riconoscimento di un adeguato sostegno economico alla rete Natura 2000 attraverso anche il sostegno agli agricoltori che in essa operano e la ristrutturazione delle filiere zootecniche che rappresentano attualmente la fonte principale di emissioni di gas climalteranti e di azoto.

In occasione del convegno di Roma la Coalizione #CambiamoAgricoltura ha presentato un “Decalogo per il futuro della PAC” che riassume richieste e proposte al nostro Governo e al Parlamento Europeo alla vigilia dell’avvio del negoziato che dovrebbe portare entro aprile 2019 alla definitiva approvazione dei nuovi Regolamenti della PAC post 2020 da parte del “Trilogo” (Commissione, Consiglio e Parlamento europei), la cui versione integrale è disponibile al sito cambiamoagricoltura.it.

Gli esponenti della Coalizione italiana sono già al lavoro con i rispettivi colleghi europei per vigilare che il processo di co-decisione non porti a modifiche peggiorative delle proposte presentate dalla Commissione, ma introduca elementi di miglioramento tra cui una quota minima di budget da destinare ai “regimi per l’ambiente e il clima” volontari introdotti nel primo pilastro in sostituzione del greening.

 

“Siamo disponibili fin da ora – affermano le associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura – a collaborare con il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e le Regioni per la definizione del Piano Strategico Nazionale della PAC che sia davvero uno strumento innovativo e partecipato, con obiettivi ambiziosi ma concreti e realistici”.

 

Il presente comunicato è inviato dall’Ufficio Stampa del WWF Italia per conto di tutte le associazioni che aderiscono alla Coalizione #CambiamoAgricoltura

 

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LA PAC POST 2020 CHE VORREMMO

Decalogo della Coalizione #CambiamoAgricoltura per una futura PAC più sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico

 

Dopo la presentazione da parte della Commissione Europea delle proposte dei nuovi Regolamenti per la PAC post 2020, lo scorso 1° giugno, le Associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica italiane hanno presentato in un convegno presso la Camera dei Deputati il loro decalogo che riassume richieste e proposte in vista del negoziato del “Trilogo” (Commissione, Consiglio e Parlamento UE) che dovranno approvare la PAC del futuro.

La PAC del futuro deve innovare profondamente le proprie strategie verso un nuovo modello agricolo basato sui principi dell’agroecologia per assicurare che con i fondi pubblici siano premiate le aziende agricole più virtuose, che producono maggiori benefici per la società: cibo sano, tutela dell’ambiente e della biodiversità, manutenzione del territorio, salvaguardia del paesaggio, mantenimento della fertilità del suolo e  mitigazione dei cambiamenti climatici.

 

  1. UNA PAC PER L’AMBIENTE: Inserire nel Regolamento UE, nell’ambito del negoziato del “Trilogo” un riferimento più esplicito al ruolo della PAC come strumento finanziario per l’attuazione degli accordi internazionali, dalla Strategia UE per la Biodiversità al rispetto degli impegni degli accordi di Parigi sul clima, come contributo agli SDGs dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

 

  1. UNA PAC PIÙ EQUA IN AIUTO ALLE AZIENDE PIÙ DEBOLI: Abolizione nel primo pilastro delle quote per l’attribuzione del sostegno di base al reddito per la sostenibilità, per un vero superamento dell’impostazione storica dei pagamenti diretti e la creazione di opportunità di lavoro nelle aree rurali.

 

  1. UN PIANO STRATEGICO NAZIONALE DELLA PAC INNOVATIVO che:

 

  1. a) definisca a livello nazionale degli obiettivi ambientali e sociali specifici sulla base degli obiettivi contenuti nelle Strategie europea e nazionale per la biodiversità, le Direttive UE habitat e uccelli ed i piani di gestione della rete Natura 2000.
  2. b) indichi come obiettivo concreto, realistico e misurabile una percentuale minima (10%) di aree d’interesse ecologico costituite da elementi strutturali degli ecosistemi che le aziende devono garantire nell’ambito della loro superficie agricola totale.
  3. c) indichi la priorità delle misure collettive e di cooperazione per obiettivi ambientali di area vasta e realizzazione di obiettivi ed interventi legati al paesaggio rurale ed alle reti ecologiche e per la creazione di distretti biologici, sia all’interno del primo pilastro, sia per le misure agro-climatico –ambientali dello sviluppo rurale;
  4. d) definisca specifici indicatori di risultato e di efficienza utili a determinare il reale raggiungimento degli obiettivi ambientali, consentendo anche di valutare la loro reale efficacia

 

  1. RISORSE MINIME GARANTITE PER L’AMBIENTE E IL CLIMA: Destinare una quota minima del 30% del budget del primo pilatro per i “regimi per il clima e l’ambiente” (eco-schemes), come già previsto per le misure agro-climatico-ambientali nello Sviluppo Rurale.

 

  1. CONTROLLO DEL RISPETTO DELLE REGOLE: Garanzia dei controlli sull’applicazione della nuova condizionalità e definizione di sanzioni adeguate per scoraggiare il mancato rispetto dei criteri di gestione obbligatori e delle buone condizioni agronomiche e ambientali.

 

  1. PREMIARE L’AGRICOLTURA BIOLOGICA: La PAC deve garantire premi maggiori ai modelli di agricoltura più sostenibili, come il biologico. Passaggio del sostegno al mantenimento dell’agricoltura biologica dal II° al I° pilastro, inserendo questo obiettivo nei “regimi per il clima e l’ambiente” del primo pilastro, lasciando nello Sviluppo Rurale il sostegno alla conversione delle aziende.

 

  1. RADDOPPIO DELL’AGRICOLTURA BIOLOGICA ENTRO IL 2027: Prevedere nel Piano strategico nazionale della PAC come obiettivo generale al 2027 il 40% della SAU nazionale certificata in agricoltura biologica, per un raddoppio effettivo delle superfici agricole rispetto all’obiettivo al 2020.

 

  1. IL VALORE DI NATURA 2000 NELLA PAC: Riconoscimento del valore aggiunto delle aree naturali per le aziende agricole. Passaggio dell’attuale Indennità Natura 2000 dal II° al I° Pilastro. La Misura 12 dei PSR 2014-2020 resta presente nel Regolamento proposto dalla Commissione all’Art. 67 (Svantaggi territoriali specifici derivanti da determinati requisiti obbligatori).

 

  1. CAMBIARE LA ZOOTECNIA PER RIDURRE L’IMPRONTA ECOLOGICA: Prevedere l’obiettivo generale della ristrutturazione delle filiere zootecniche, definendo uno o più obiettivi specifici legati a questo tema con particolare attenzione alla riduzione del loro impatto ambientale.

 

  1. PAGAMENTI ACCOPPIATI AD IMPATTO ZERO: Escludere dal regime dei pagamenti accoppiati le produzioni agricole e zootecniche ad elevato impatto ambientale. In particolare limitarli nel comparto zootecnico alle sole produzioni estensive.

 

In generale le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura chiedono che la forte sussidiarietà contenuta in questa riforma della PAC non diventi per le sfide ambientali e climatiche una fuga degli Stati membri dai loro impegni assunti a livello internazionale, con una sostanziale abdicazione di responsabilità da parte della Commissione Europea. Ma piuttosto sia garantita una gestione della PAC post 2020 con un forte coordinamento centrale ed un’assunzione di responsabilità ed impegni concreti dei singoli Stati.

Si auspica, infine, sia garantita la partecipazione di tutti i soggetti interessati, in particolare le Associazioni ambientaliste, dell’agricoltura biologica e per la difesa della salute dei cittadini, nella definizione del Piano strategico nazionale della PAC per il nostro paese, evitando modalità di lavoro finalizzate solo ad una partecipazione formale e non sostanziale.

 

WWW.CAMBIAMOAGRICOLTURA.IT

 

Roma, 13 luglio 2018

WWF: UN’INTESA PER UN’AGRICOLTURA AMICA DELLA NATURA

PROTOCOLLO TRA MIPAAF E WWF

WWF: UN’INTESA PER UN’AGRICOLTURA AMICA DELLA NATURA

214MILA LE AZIENDE ITALIANE ALL’INTERNO DELLA RETE NATURA 2000

Cartella con le foto della firma del protocollo

Oltre 214mila aziende agricole italiane che insistono nei territori della rete Natura 2000 (15% del totale delle 1.471.185 aziende attive oggi in Italia), diventeranno presìdi per la tutela attiva del capitale naturale del nostro Paese. È questo l’impegno assunto oggi con il Protocollo d’Intesa per una “agricoltura amica della natura” tra Mipaaf e WWF, sottoscritto oggi dal ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Maurizio Martina e dalla presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi

Il Protocollo d’Intesa definisce gli ambiti di una collaborazione per la conservazione della natura nei territori rurali, tra il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali che, in coerenza con la Politica Agricola Comune (PAC), è uno dei principali soggetti istituzionali che investe nella tutela e gestione della biodiversità a partire dalla Rete Natura 2000, e il WWF Italia, l’Associazione che sulle politiche attive per conservare e valorizzare il capitale naturale è leader nel Mondo e nel nostro Paese.

Sono esattamente 214.535 – per un totale di 2.731.829 ettari di SAT (Superficie Agricola Totale), corrispondenti al 16% della SAT nazionale complessiva e di 1.567.808 ettari di SAU (Superficie Agricola Utilizzata), corrispondenti al 13% della SAU nazionale complessiva –  le aziende agricole, distribuite all’interno dei 2.321 siti della Rete Natura 2000 in Italia, che possono agire in difesa della natura, utilizzando anche i finanziamenti previsti dal II° Pilastro della PAC. Di queste: 43.850 (12%) sono localizzate al Nord, 50.353 nel centro Italia (22%), 82.515 nel sud Italia (13%) e 37.817 nelle isole maggiori, Sardegna e Sicilia (15%). La Rete Natura 2000 è costituita dai Siti di Interesse Comunitario (SIC), identificati dagli Stati Membri secondo quanto stabilito dalla Direttiva 92/43/CEE “Habitat” e da Zone di Protezione Speciale (ZPS), istituite ai sensi della Direttiva 2009/147/CE “Uccelli” per la conservazione degli uccelli selvatici.

Questo inedito screening presentato oggi, è il primo risultato di un confronto tecnico-scientifico ed istituzionale tra il WWF e gli uffici e le direzioni competenti del Mipaaf, avviato nel 2014 che, anche grazie alla collaborazione con il Centro di Politiche e Bioeconomia del CREA (Consiglio per la ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) ed il Sistema Informativo Agricolo Nazionale dell’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (SIN-Agea). Grazie a questo confronto oggi siamo in grado di avere un quadro di quante sono le aziende agricole presenti all’interno dei siti della Rete Natura 2000, che costituisce il principale strumento della politica dell’Unione Europea per la conservazione della biodiversità.

Il Protocollo d’Intesa tra Mipaaf e WWF Italia vuole essere, quindi, un contributo concreto ed operativo a supporto di una agricoltura più sostenibile, amica della natura, e si pone a questo scopo quattro obiettivi: 1.  sviluppare per il periodo di programmazione 2014-2020 dei fondi PAC una valutazione dei risultati conseguiti dalle Regioni, attraverso i Programmi per lo Sviluppo Rurale (PSR), per migliorare la tutela della rete Natura 2000; 2. individuare e promuovere forme di valorizzazione e riconoscimento delle imprese agricole impegnate in attività di conservazione e gestione del capitale naturale; 3. favorire la diffusione di modalità innovative di utilizzo delle misure agro-climatiche-ambientali presenti nella PAC 2014-2020; 4. monitorare, promuovere e accompagnare i PSR, identificando le attività più innovative messe in campo dalle Regioni.

“Le prospettive di crescita demografica al 2050 comporteranno una crescente richiesta di cibo. Per sfamare 9 miliardi di persone, restando entro i limiti di sfruttamento delle risorse del pianeta, agricoltura e pesca dovranno essere sempre più sostenibili e sani. Sarà fondamentale quindi replicare modelli virtuosi capaci di coniugare produzione e rispetto dell’ambiente”. Ha dichiarato la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi durante la cerimonia della firma del Protocollo di intesa tra il ministero delle Politiche agricole alimentati e forestali.

“L’Italia vanta già un numero considerevole di aziende agricole ‘amiche della natura’ dove i coltivatori svolgono l’importante ruolo di ‘custodi della biodiversità’, la collaborazione con il Mipaaf rappresenta quindi per noi del WWF,  un passo importante nel complesso processo di tutela attiva della natura, come richiesto dalle Direttive europee “Habitat” e Uccelli”, naturale evoluzione di un’attenzione al rapporto tra conservazione della natura e agroecosistemi che l’Associazione ha avviato sin dal 1966, anno della sua nascita, e concretizzata nel tempo con l’esperienza di “Terre dell’Oasi”, il primo progetto nazionale di filiera delle produzioni agricole all’interno dei siti Natura 2000 (promosso dal WWF Italia insieme alla Società Oasi e Legacoop), e con numerose esperienze di agricoltura sociale realizzate nelle Oasi, Riserve naturali e Centri di Educazione Ambientale gestiti dall’Associazione (sono 78 i Siti di Interesse Comunitario e 44 le Zone di Protezione Speciale della Rete Natura 2000 presenti nelle 110 Oasi del WWF)”.

 

Roma, 4 ottobre 2017

 

Ufficio Stampa WWF Italia

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