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Incendi nei boschi bresciani, sei persone denunciate

Da BresciaSettegiorni del 30-03-2019

Condizioni metereologiche eccezionali per la stagione e grave imprudenza hanno fatto impennare il numero di incendi boschivi in questo scorcio di inizio anno.

Le cause

Da inizio anno si sono verificati oltre 30 incendi boschivi, tra i più significativi ricordiamo quelli di Tignale e di Lumezzane. Tra le cause sicuramente imperizia e negligenza la fanno da padroni. Le scarse precipitazioni infatti hanno determinato il prolungamento, in provincia, del periodo di massima pericolosità per gli incendi boschivi decretato dalla Regione Lombardia. Nella maggior parte dei casi il  modus operandi è stato sempre il medesimo: il proprietario del terreno effettuava lavori di ripulitura e poi decideva di dar fuoco ai residui vegetali. Imprudenza, condizioni metereologiche critiche, e seccume della vegetazione hanno poi fatto il resto.

I responsabili

In alcuni casi il tempestivo intervento dei Carabinieri forestali di Brescia ha portato ad individuare gli autori degli incendi. I militari da gennaio ad oggi hanno denunciato per incendio boschivo 6 persone colte in flagranza di reato nei comuni di Sabbio Chiese, Gavardo, Pezzaze, Polaveno, Sarezzo e Sonico. A conferma del proliferare di questi comportamenti assai pericolosi ci sono anche le circa 50 multe ai cittadini che hanno acceso dei fuochi, i quali, fortunatamente non sono degenerati in veri e propri incendi boschivi.

Richiamo alla prudenza

Il richiamo alla prudenza appare superfluo, un incendio boschivo oltre a determinare un grave danno alla natura mette in serio pericolo anche la pubblica incolumità. Con la primavera, inoltre, le aree verdi di tutta la provincia tornano a ripopolarsi di turisti, che a seguito di un incendio boschivo potrebbero trovarsi a rischiare la vita.

Serle, sversò 80 litri di olio nello stagno dei rospi: indagato

Da Il Giornale di Brescia – Valsabbia dell’1-4-2019

Ha un nome e un’identità accertati l’«ecocriminale» – come non esitano a definirlo i Carabinieri Forestali che gli hanno dato la caccia – che il 24 marzo 2018 sversò ben 80 litri di olio esausto nella pozza Meder, sull’altopiano di Cariadeghe, a Serle.

Si tratta di un 50enne di casa proprio nel comune valsabbino che avrebbe agito sulla scorta di vecchie ruggini nei confronti dell’amministrazione comunale di Serle, anche se le ragioni del gesto restano da acclarare per gli inquirenti.

L’uomo per rilasciare il liquido inquinante della piccola polla, habitat naturale dei rospi Bufo bufo, già oggetto di vari progetti di tutela ambientale, aveva fatto ricorso a quattro taniche. Proprio quelle che hanno consentito ai Carabinieri forestali della Stazione di Gavardo di muovere sulle tracce dell’autore del gesto. I militari, infatti, erano riusciti a risalire in breve all’officina che aveva venduto le taniche al 50enne.

Incrociando varie informazioni acquisite nel corso delle indagini, i Carabinieri sono poi riusciti a stabilire che a riversare nottetempo quegli 80 litri di liquido altamente inquinante era stato proprio il serlese, ora indagato a piede libero con l’accusa di abbandono di rifiuti e inquinamento ambientale: rischia fino a 6 anni di carcere.

La vicenda diede il là ad una corsa contro il tempo che per giorni vide decine di volontari impegnati nel tentativo di salvare la pozza e i rospi: il Comune ha poi provveduto a completare le opere di bonifica, anche se ci vorranno anni perché l’habitat ideale per i Bufo Bufo possa dirsi ripristinato.