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Scarichi fognari nel Lago di Garda, la situazione di allarme si protrae ormai da anni

Passano gli anni, si accavallano promesse, ma la situazione non cambia. Gli scarichi fognari continuano a sversare i reflui urbani nel lago di Garda nonostante le innumerevoli segnalazioni di cittadini e comitati. L’associazione WWF Bergamo-Brescia ha raccolto le numerose notizie riguardo gli sversamenti e ha ritenuto opportuno approfondire lo studio delle autorizzazioni in essere e dello stato attuale della rete fognaria del Comune di Desenzano di Garda e della rete fognaria del collettore interlacuale. Confrontando i documenti pubblici istituzionali é stata rilevata una situazione grave inaccettabile. Conseguente a tali fatti è dovere di questa associazione sottolineare che l’inefficiente gestione degli scarichi ha ripercussioni negative sull’ambiente e sul comparto turistico e socio-sanitario. In virtù di quanto sopra si è ritenuto quindi opportuno procedere con una segnalazione all’autorità giudiziaria affinché accerti che siano ravvisabili ipotesi di reato nei confronti di coloro che a diverso titolo, o in concorso, si siano resi responsabili dei fatti esposti affinché vengano perseguiti secondo le norme vigenti in ordine ai reati ipotizzati di inquinamento ambientale, danneggiamento di acque pubbliche e violazione dei vincoli paesaggistici e ambientali. La nostra denuncia è volta alla salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini che dovrebbe essere un interesse comune di tutti, in primis di coloro che gestiscono le risorse pubbliche.

WWF: Stop glifosato. Stop all’assurdo principio “Chi inquina, viene pagato”

L’erbicida più usato al mondo è un probabile cancerogeno per l’uomo e molto nocivo per gli ecosistemi acquatici. Il WWF chiede l’intervento della Regione

«Contributi agricoli del PSR solo a chi rinuncia al glifosato e sceglie un’agricoltura verde e divieto assoluto di utilizzo nei siti Natura 2000 con ecosistemi acquatici»

(ASI)”La condanna inflitta da un giudice di San Francisco alla multinazionale Monsanto (oggi della tedesca Bayer), chiamata a risarcire un giardiniere malato in conseguenza dell’impiego continuo di glifosato, sta avendo conseguenze anche in Italia. Il presidente Enrico Rossi, nel chiedere un immediato intervento del Governo, ha pubblicamente annunciato che la Regione Toscana, come aveva già deliberato la Regione Calabria a dicembre del 2016, varerà un provvedimento per escludere dai premi del Piano di Sviluppo Rurale le aziende che fanno uso del diserbante, dichiarato “probabile cancerogeno” dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ed accertato essere molto nocivo per gli organismi degli ecosistemi acquatici dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA).

La Toscana del resto aveva già da qualche anno vietato, sia pure con qualche possibile eccezione, l’uso del glifosato in ambito extra-agricolo e ARPA Toscana è fra le poche – insieme con le agenzie della Lombardia e del Veneto – che oggi ricerca con regolarità i residui di questo pesticida nelle acque. La stessa Regione Toscana ha però di recente eliminato il divieto di utilizzo del glifosato in prossimità delle sorgenti captate per uso potabile: un evidente paradosso che deve essere subito sanato.

A livello europeo il permesso all’uso del glifosato, nonostante l’opposizione di numerose organizzazioni, compreso il WWF, riunite in Italia nella Coalizione #StopGlifosato e il voto contrario, tra gli altri, della Francia e dell’Italia, è stato prorogato nel dicembre 2017 per altri 5 anni. Se ne riparlerà nel 2022, ma intanto le Regioni possono fare qualcosa, come dimostra l’esempio della Calabria e della Toscana.

Il divieto di uso del glifosato dovrebbe inoltre essere subito previsto per i siti Natura 2000 e le altre aree naturali protette per il suo accertato impatto sugli organismi acquatici, come hanno già deliberato i Parchi Nazionali del Cilento Vallo di Diano e dell’Appennino Lucano, in base al Decreto del Mipaaf del marzo 2015, in applicazione del Piano di Azione Nazionale sull’uso sostenibile dei pesticidi.

«Chiediamo alla Regione – spiega il delegato Abruzzo del WWF Italia – di allinearsi ai provvedimenti già adottati dalla Regione Calabria e dai due Parchi Nazionali del sud Italia e annunciati dalla Toscana condizionando le premialità e i finanziamenti del PSR Abruzzo 2014-2020 verso la produzione agricola al non uso di una sostanza potenzialmente cancerogena o quantomeno che la rinuncia al glifosato faccia lievitare i punteggi delle aziende agricole che lodevolmente puntano su una produzione più sicura per la salute dei consumatori».

La Regione Abruzzo deve inoltre procedere rapidamente all’integrazione del divieto di utilizzo del glifosato nelle misure di conservazione per le ZSC (Zone Speciali di Conservazione) della Rete Natura 2000 dove sono presenti ecosistemi acquatici, nel pieno rispetto dell’applicazione della Direttiva europea sull’uso sostenibile dei pesticidi.

In Italia del resto i prodotti fitosanitari contenenti il glifosato non possono essere impiegati nelle aree frequentate dalla popolazione quali: parchi, giardini, campi sportivi e aree ricreative, cortili e aree verdi all’interno di plessi scolastici, aree gioco per bambini e aree adiacenti alle strutture sanitarie. Ne è inoltre vietato l’impiego in pre-raccolta al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura e l’uso non agricolo su suoli contenenti una percentuale di sabbia superiore all’80%, nelle aree vulnerabili e nelle zone di rispetto al fine di tutelare le acque sotterranee”.

«Un’altra fondamentale esigenza – conclude il vice presidente del WWF Italia Dante Caserta – è quella di ricercare sempre la presenza del glifosato nelle acque tra le analisi di routine che l’ARTA compie sulle acque potabili e di falda. I controlli sono il primo passo per garantire la sicurezza dei cittadini e per comprendere anche la diffusione del fenomeno. Lo strumento necessario ci risulta essere finalmente in fase di acquisto; speriamo si riescano a bruciare per quanto possibile i tempi e che la Regione nei prossimi bilanci metta in primo piano l’esigenza di adeguare l’intera strumentazione dell’ARTA, oggi in parte obsoleta, in difesa della salute di tutti i cittadini».

Lo dichiara in una nota WWF Italia Onlus, Abruzzo.

IL SURRISCALDAMENTO GLOBALE E LO SCIOGLIMENTO DEI GHIACCIAI

di Graziella Valentina Savasta  | 29/08/2018

La Terra si sta riscaldando e i ghiacciai si stanno riducendo. Ciò costituisce un importante campanello d’allarme. La percentuale di scioglimento va tra il 3,5 e il 4,1% ogni dieci anni, infatti dal 2012 nella regione antartica, si è verificata una notevole riduzione della calotta ghiacciata. Qual è la causa di tutto questo?

Da alcuni anni, si parla di questa problematica, che presto o tardi, in un futuro non lontano non solo metterà a rischio l’incolumità di migliaia di specie animali (orsi polari, foche, pinguini, balene, ecc) che popolano le zone fredde e polari (Artide e Antartide), ma anche le risorse idriche di grandi aree. Il ghiaccio, una volta scioltosi per effetto dell’espansione termica, aumenta di volume e potrebbe sommergere le città e devastare l’agricoltura. Anche gli oceani dovranno far fronte a squilibri e le conseguenze del cambiamento hanno effetti sul krill, che è alla base della catena alimentare di molti animali marini. Nelle zone polari, la temperatura è aumentata notevolmente e la Terra attualmente è ricoperta solo dal 40% dei ghiacciai (regione artica, regione antartica, Groenlandia, Himalaya, Alaska e Patagonia).

Il WWF, durante un report ha mostrato quanto la situazione sia preoccupante e non da sottovalutare. Anche i ghiacciai alpini della regione Himalayana, hanno subito una riduzione, riducendosi del 75% e ciò causerebbe un’enorme scarsità di acqua che arriverà a coinvolgere almeno due miliardi di persone (Afghanistan, Pakistan, India, Cina, Nepal). La responsabilità va senza dubbio attribuita all’uomo, che con l’aumento della produzione di gas serra emessa nell’atmosfera (causati soprattutto dagli allevamenti intensivi, in cui viene prodotto gas metano) e le deforestazioni, ha provocato cambiamenti climatici non indifferenti. Se la quantità di gas serra dovesse continuare ad aumentare come negli ultimi decenni, c’è il rischio che la temperatura della Terra possa aumentare in media di 1,0 – 3,5°C. innalzamento-del-livello-del-mare

La criticità non è solo presente ai due poli della Terra, ma anche nei Paesi dell’Europa che si affacciano sull’oceano Atlantico, tra i quali Gran Bretagna, Irlanda e i Paesi più a nord come Finlandia, Norvegia, eccetera. I popoli indigeni (Yupik, Inuit e Sami) che vivono nella zona Artica, sono i più colpiti e ben presto potrebbero essere costretti a migrare verso altre regioni. Secondo gli scienziati, ogni chilogrammo di anidride carbonica emessa, potrebbe provocare lo scioglimento di 15 chilogrammi di ghiacciai, a lungo termine. In Antartide, la quantità di ghiaccio scioltasi in 25 anni, ammonta a tremila miliardi di tonnellate, secondo lo studio “Mass balance of the Antarctic Ice Sheet from 1992 to 2017″ effettuato dagli scienziati di quarantaquattro istituti di tutto il mondo. Se tutti i ghiacciai dovessero sciogliersi, il livello del mare salirebbe di circa 58 metri su scala globale, per questo studiare l’evoluzione della banchisa, è necessario per constatare i cambiamenti che si stanno verificando, anche se non è semplice da stabilire soprattutto per via delle condizioni climatiche. Nel Mar Glaciale Artico, l’aumento della temperatura oltre ad essere causata allo scioglimento della calotta, è anche dovuta ai raggi solari che penetrando nella superficie montagnosa, riscaldano ulteriormente la regione. Il report del National Snow and Ice Data Centre degli Stati Uniti ha mostrato che l’estensione dei ghiacci che ricoprono il Mar Glaciale Artico è pari a 11,1 milioni di chilometri quadrati, con la riduzione del 5% rispetto al 2004 e del 12% rispetto al valore di 12,7 milioni degli ultimi trent’anni. Stefano Aliani, ricercatore a capo del progetto strategico artico del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), sostiene invece che in Groenlandia lo scioglimento del ghiaccio non innalzerà il livello del mare, perché esso parte dell’oceano stesso e che assisteremo a un cambiamento climatico con conseguenze imprevedibili. È possibile fermare lo scioglimento? È possibile contribuire a fermarlo, adottando particolari accorgimenti. Acquistare cibi e prodotti a chilometro zero ed eco-sostenibili, potrebbe essere una delle soluzioni per ovviare al problema.

AGRICOLTURA: COALIZIONE #CAMBIAMOAGRICOLTURA CHIEDE UNA SVOLTA PER POLITICA AGRICOLA COMUNE

“È il momento di decidere se continuare a promuovere un modello di agricoltura non più sostenibile per l’ambiente, i cittadini e le piccole aziende agricole oppure se, attraverso la collaborazione tra istituzioni, cittadini, agricoltori e Ong, lavorare insieme per cambiare le cose”. È questo il messaggio lanciato oggi dalle associazioni della coalizione #CambiamoAgricoltura dalla Sala del Refettorio alla Camera dei Deputati dove è in svolgimento un convegno sulla Politica Agricola Comune.

L’incontro di Roma rappresenta una prima occasione di confronto tra le associazioni ambientaliste e dell’Agricoltura biologica italiane (AIAB, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, FAI Fondo Ambiente Italiano, Federbio, ISDE Italia Medici per l’Ambiente, LIPU-BirdLife Italia, Legambiente, ProNatura e WWF Italia) riunite nella Coalizione #CambiamoAgricoltura, con esponenti del mondo istituzionale, accademico, della ricerca e delle maggiori associazioni agricole (Coldiretti, CIA e Confagricoltura), per discutere insieme sul futuro della Politica Agricola Comune europea post 2020 alla luce della presentazione delle proposte di regolamenti da parte della Commissione il 1° giugno scorso.

I lavori, aperti dal sottosegretario del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Alessandra Pesce e dal Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Beatrice Covassi, sono stati caratterizzati da un’intensa mattinata di interventi moderata da Elena Jachia della Fondazione Cariplo, che da oltre un anno sostiene il percorso della Coalizione #CambiamoAgricoltura, sostenuta da altre oltre 30 sigle di Associazioni e comitati locali di cittadini.

Per le associazioni aderenti alla Coalizione, “i nuovi regolamenti presentano numerosi elementi di novità, alcuni dei quali lasciano intravedere la possibilità di modificare, se ben utilizzati, il paradigma dell’agricoltura di oggi. Allo tempo stesso, però, le proposte della Commissione UE lasciano aperte diverse domande e hanno troppi ambiti di incertezza che potrebbero rendere vana questa riforma, riportando l’agricoltura pericolosamente nel passato, con una corsa al ribasso degli impegni degli Stati membri della UE per la tutela dell’ambiente e la vitalità dei territori rurali”.

In generale le associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura chiedono che la forte sussidiarietà contenuta in questa riforma della PAC non si trasformi, per le sfide ambientali e climatiche, in una ‘fuga’ degli Stati membri dagli impegni assunti a livello internazionale, con una sostanziale abdicazione di responsabilità da parte della Commissione Europea. Deve essere garantita una gestione della PAC post 2020 con un forte coordinamento centrale ed un’assunzione di responsabilità attraverso proposte concreti dei singoli Stati all’interno del nuovo strumento del Piano Strategico Nazionale.

Le Associazioni chiedono, inoltre, che il Piano strategico nazionale che il nostro Paese dovrà produrre con un’ampia autonomia, secondo la nuova impostazione della PAC, indichi con chiarezza obiettivi e priorità coerenti con quanto prevede la Strategia Europea per la Biodiversità, nonché nei Prioritized Action Framework predisposti dalle regioni.

Gli obiettivi che la coalizione ritiene indispensabili per la futura programmazione sono il sostegno dell’agricoltura biologica (con un auspicato raggiungimento del 40% del territorio agricolo dedicato a tale pratica entro il 2027), il riconoscimento di un adeguato sostegno economico alla rete Natura 2000 attraverso anche il sostegno agli agricoltori che in essa operano e la ristrutturazione delle filiere zootecniche che rappresentano attualmente la fonte principale di emissioni di gas climalteranti e di azoto.

In occasione del convegno di Roma la Coalizione #CambiamoAgricoltura ha presentato un “Decalogo per il futuro della PAC” che riassume richieste e proposte al nostro Governo e al Parlamento Europeo alla vigilia dell’avvio del negoziato che dovrebbe portare entro aprile 2019 alla definitiva approvazione dei nuovi Regolamenti della PAC post 2020 da parte del “Trilogo” (Commissione, Consiglio e Parlamento europei), la cui versione integrale è disponibile al sito cambiamoagricoltura.it.

Gli esponenti della Coalizione italiana sono già al lavoro con i rispettivi colleghi europei per vigilare che il processo di co-decisione non porti a modifiche peggiorative delle proposte presentate dalla Commissione, ma introduca elementi di miglioramento tra cui una quota minima di budget da destinare ai “regimi per l’ambiente e il clima” volontari introdotti nel primo pilastro in sostituzione del greening.

 

“Siamo disponibili fin da ora – affermano le associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura – a collaborare con il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e le Regioni per la definizione del Piano Strategico Nazionale della PAC che sia davvero uno strumento innovativo e partecipato, con obiettivi ambiziosi ma concreti e realistici”.

 

Il presente comunicato è inviato dall’Ufficio Stampa del WWF Italia per conto di tutte le associazioni che aderiscono alla Coalizione #CambiamoAgricoltura

 

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LA PAC POST 2020 CHE VORREMMO

Decalogo della Coalizione #CambiamoAgricoltura per una futura PAC più sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico

 

Dopo la presentazione da parte della Commissione Europea delle proposte dei nuovi Regolamenti per la PAC post 2020, lo scorso 1° giugno, le Associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica italiane hanno presentato in un convegno presso la Camera dei Deputati il loro decalogo che riassume richieste e proposte in vista del negoziato del “Trilogo” (Commissione, Consiglio e Parlamento UE) che dovranno approvare la PAC del futuro.

La PAC del futuro deve innovare profondamente le proprie strategie verso un nuovo modello agricolo basato sui principi dell’agroecologia per assicurare che con i fondi pubblici siano premiate le aziende agricole più virtuose, che producono maggiori benefici per la società: cibo sano, tutela dell’ambiente e della biodiversità, manutenzione del territorio, salvaguardia del paesaggio, mantenimento della fertilità del suolo e  mitigazione dei cambiamenti climatici.

 

  1. UNA PAC PER L’AMBIENTE: Inserire nel Regolamento UE, nell’ambito del negoziato del “Trilogo” un riferimento più esplicito al ruolo della PAC come strumento finanziario per l’attuazione degli accordi internazionali, dalla Strategia UE per la Biodiversità al rispetto degli impegni degli accordi di Parigi sul clima, come contributo agli SDGs dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

 

  1. UNA PAC PIÙ EQUA IN AIUTO ALLE AZIENDE PIÙ DEBOLI: Abolizione nel primo pilastro delle quote per l’attribuzione del sostegno di base al reddito per la sostenibilità, per un vero superamento dell’impostazione storica dei pagamenti diretti e la creazione di opportunità di lavoro nelle aree rurali.

 

  1. UN PIANO STRATEGICO NAZIONALE DELLA PAC INNOVATIVO che:

 

  1. a) definisca a livello nazionale degli obiettivi ambientali e sociali specifici sulla base degli obiettivi contenuti nelle Strategie europea e nazionale per la biodiversità, le Direttive UE habitat e uccelli ed i piani di gestione della rete Natura 2000.
  2. b) indichi come obiettivo concreto, realistico e misurabile una percentuale minima (10%) di aree d’interesse ecologico costituite da elementi strutturali degli ecosistemi che le aziende devono garantire nell’ambito della loro superficie agricola totale.
  3. c) indichi la priorità delle misure collettive e di cooperazione per obiettivi ambientali di area vasta e realizzazione di obiettivi ed interventi legati al paesaggio rurale ed alle reti ecologiche e per la creazione di distretti biologici, sia all’interno del primo pilastro, sia per le misure agro-climatico –ambientali dello sviluppo rurale;
  4. d) definisca specifici indicatori di risultato e di efficienza utili a determinare il reale raggiungimento degli obiettivi ambientali, consentendo anche di valutare la loro reale efficacia

 

  1. RISORSE MINIME GARANTITE PER L’AMBIENTE E IL CLIMA: Destinare una quota minima del 30% del budget del primo pilatro per i “regimi per il clima e l’ambiente” (eco-schemes), come già previsto per le misure agro-climatico-ambientali nello Sviluppo Rurale.

 

  1. CONTROLLO DEL RISPETTO DELLE REGOLE: Garanzia dei controlli sull’applicazione della nuova condizionalità e definizione di sanzioni adeguate per scoraggiare il mancato rispetto dei criteri di gestione obbligatori e delle buone condizioni agronomiche e ambientali.

 

  1. PREMIARE L’AGRICOLTURA BIOLOGICA: La PAC deve garantire premi maggiori ai modelli di agricoltura più sostenibili, come il biologico. Passaggio del sostegno al mantenimento dell’agricoltura biologica dal II° al I° pilastro, inserendo questo obiettivo nei “regimi per il clima e l’ambiente” del primo pilastro, lasciando nello Sviluppo Rurale il sostegno alla conversione delle aziende.

 

  1. RADDOPPIO DELL’AGRICOLTURA BIOLOGICA ENTRO IL 2027: Prevedere nel Piano strategico nazionale della PAC come obiettivo generale al 2027 il 40% della SAU nazionale certificata in agricoltura biologica, per un raddoppio effettivo delle superfici agricole rispetto all’obiettivo al 2020.

 

  1. IL VALORE DI NATURA 2000 NELLA PAC: Riconoscimento del valore aggiunto delle aree naturali per le aziende agricole. Passaggio dell’attuale Indennità Natura 2000 dal II° al I° Pilastro. La Misura 12 dei PSR 2014-2020 resta presente nel Regolamento proposto dalla Commissione all’Art. 67 (Svantaggi territoriali specifici derivanti da determinati requisiti obbligatori).

 

  1. CAMBIARE LA ZOOTECNIA PER RIDURRE L’IMPRONTA ECOLOGICA: Prevedere l’obiettivo generale della ristrutturazione delle filiere zootecniche, definendo uno o più obiettivi specifici legati a questo tema con particolare attenzione alla riduzione del loro impatto ambientale.

 

  1. PAGAMENTI ACCOPPIATI AD IMPATTO ZERO: Escludere dal regime dei pagamenti accoppiati le produzioni agricole e zootecniche ad elevato impatto ambientale. In particolare limitarli nel comparto zootecnico alle sole produzioni estensive.

 

In generale le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura chiedono che la forte sussidiarietà contenuta in questa riforma della PAC non diventi per le sfide ambientali e climatiche una fuga degli Stati membri dai loro impegni assunti a livello internazionale, con una sostanziale abdicazione di responsabilità da parte della Commissione Europea. Ma piuttosto sia garantita una gestione della PAC post 2020 con un forte coordinamento centrale ed un’assunzione di responsabilità ed impegni concreti dei singoli Stati.

Si auspica, infine, sia garantita la partecipazione di tutti i soggetti interessati, in particolare le Associazioni ambientaliste, dell’agricoltura biologica e per la difesa della salute dei cittadini, nella definizione del Piano strategico nazionale della PAC per il nostro paese, evitando modalità di lavoro finalizzate solo ad una partecipazione formale e non sostanziale.

 

WWW.CAMBIAMOAGRICOLTURA.IT

 

Roma, 13 luglio 2018

PLASTICA: WWF, MEDITERRANEO IN ‘TRAPPOLA’ UN MARE PICCOLO E SEMI-CHIUSO CON IL 7% DELLA MICROPLASTICA DISPERSA NEI MARI DEL MONDO

Nuovo Report del WWF fotografa gli effetti su specie e salute del consumo di plastica dei paesi europei per il bacino. Lanciata una petizione con 4 richieste alle istituzioni italiane 

CARTELLA MULTIMEDIALE CON FOTO E INFOGRAFICA

Prosegue il Tour in Italia “Spiagge Plasticfree. 

QUI gli appuntamenti

 

Nella Giornata degli Oceani volontari in azione di fronte la Riserva di Miramare a Trieste, il porto di Granatello a Napoli, l’oasi di Policoro in Basilicata, Saline Joniche e Praia a Mare in Calabria.

Un mare piccolo rispetto agli oceani, appena l’1% dei mari del mondo, con un’enorme biodiversità ma con una ‘impronta umana’ insostenibile se si considera l’inquinamento da plastica: nel bacino del Mediterraneo si concentra infatti il 7% della microplastica globale.

Il Mare Nostrum si sta trasformando in una pericolosa trappola per la plastica e l’impatto grava sulle specie marine e sulla salute umana, secondo quanto riportato dal nuovo report “Mediterraneo in trappola: salvare il mare dalla plastica” redatto dal WWF Italia e lanciato oggi a livello globale in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani e nell’ambito della campagna WWF #GenerAzioneMare. L’allarme punta sugli effetti drammatici che l’eccessivo consumo di plastica, la cattiva gestione dei rifiuti e il turismo di massa stanno avendo su una delle macroregioni più visitate del mondo per la sua bellezza e peculiarità.

Il WWF sollecita governi, imprese e individui ad intraprendere azioni che possano ridurre significativamente l’inquinamento da plastica nelle città, negli ambienti marini e costieri sia nel Mediterraneo sia globalmente. A questo proposito il WWF ha lanciato una petizione su wwf.it/plastica con 4 richieste rivolte alle istituzioni italiane affinché premano perché venga alla luce al più presto la Direttiva europea che vieta 10 prodotti di plastica monouso; introducano una cauzione sugli imballaggi di plastica monouso; vietino l’uso di microplastiche in tutti i beni di consumo e i prodotti plastici non biodegradabili; finanzino la ricerca e il recupero delle reti da pesca di plastica fantasma, abbandonate in mare. L’auspicio del WWF è anche quello di un accordo internazionale giuridicamente vincolante per eliminare la dispersione di plastica negli oceani.

Donatella Bianchi, presidente del WWF Italia: “In Europa produciamo un enorme quantitativo di rifiuti plastici, di cui una parte consistente non viene correttamente smaltita. Il risultato è che centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti invadono ogni anno il Mediterraneo alterando pericolosamente gli equilibri ecosistemici e la biodiversità marina. La plastica è un nemico invasivo e spietato, difficile da quantificare e, quindi, da sconfiggere, e che ormai è entrato nella catena alimentare. Ad esempio, ogni singolo frammento di plastica può venire colonizzato da alghe, microrganismi e batteri, anche pericolosi come i vibrioni, tanto da creare un vero e proprio nuovo ecosistema chiamato ‘plastisfera’. Le plastiche del Mediterraneo trasportano tra le più alte concentrazioni di organismi diversi mai registrate capaci di avere forti impatti sugli habitat marini con cui entrano in contatto. L’ingente presenza di plastica oltre che per la biodiversità e la salute è una grave minaccia anche per importanti settori economici del Mediterraneo, soprattutto pesca e turismo. Il fenomeno costa al settore della pesca dell’Unione Europea circa 61,7 milioni di euro l’anno in quanto determina minori catture, e quindi le minori entrate, danni alle imbarcazioni e agli attrezzi da pesca, riduzione della domanda da parte dei consumatori preoccupati dalla presenza di plastica nelle carni del pesce. Non possiamo permettere che il Mediterraneo soffochi nella plastica. Abbiamo bisogno di azioni urgenti che coinvolgano tutta la catena di approvvigionamento per salvare i nostri mari da questa vera e propria invasione”.

L’INSOSTENIBILE IMPRONTA DELLA PLASTICA. Lungo le coste mediterranee vivono 150 milioni di persone, che producono tra i maggiori quantitativi di rifiuti solidi urbani pro capite, tra i 208 e i 760 kg l’anno. I turisti che ogni anno visitano il Mediterraneo generano un aumento del 40% dell’inquinamento estivo da plastica. I rifiuti plastici sono trasportati anche da fiumi come il Nilo, l’Ebro, il Rodano, il Po, i due fiumi turchi Ceyhan e Seyhan che sfociano tutti in mare dopo aver attraversato aree densamente popolate.

I grandi pezzi di plastica feriscono, strangolano e causano spesso la morte di animali come tartarughe marine e uccelli marini. Nel Mar Mediterraneo vivono 134 specie tra pesci, uccelli, tartarughe e mammiferi marini, tutti vittime dell’ingestione di plastica. Tutte le specie di tartarughe marine presenti nel bacino hanno ingerito plastica: in un esemplare sono stati trovati fino a 150 frammenti nello suo stomaco. Ma sono le microplastiche, frammenti più piccoli e insidiosi, che raggiungono nel Mediterraneo concentrazioni record di 1,25 milioni di frammenti per chilometro quadrato, quasi 4 volte superiori a quelle registrate nell’ “isola di plastica” del Pacifico settentrionale.

Eva Alessi, biologa e Responsabile Consumi sostenibili e Risorse Naturali di WWF Italia: “Le microplastiche, entrando nella catena alimentare,  minacciano un numero ancora maggiore di specie animali e mettono a rischio anche la salute umana. Inoltre la plastica galleggiante è una vera e propria spugna che assorbe  i contaminanti marini, come pesticidi e ftalati, che poi rilascia nello stomaco degli organismi che la ingeriscono. Il 78% di questi contaminanti è tossico, persistente e si accumula nei tessuti animali”.

La plastica rappresenta il 95% dei rifiuti in mare aperto, sui fondali e sulle spiagge del Mediterraneo e proviene principalmente da Turchia e Spagna, seguite da Italia, Egitto e Francia. Secondo quanto riportato nel report, tra le radici profonde dell’inquinamento da plastica ci sono ritardi e lacune nella gestione dei rifiuti nella gran parte dei paesi del Mediterraneo. Dei 27 milioni di tonnellate di rifiuti plastici prodotti ogni anno in Europa [1], solo un terzo è riciclato, mentre la metà in paesi come l’Italia, la Francia e la Spagna finisce ancora in discarica. È infatti ferma al 6% la domanda di plastica riciclata del mercato europeo.

John Tanzer, Leader del Programma Oceani del WWF Internazionale: “Gli effetti dell’inquinamento da plastica nel Mediterraneo si ripercuotono su tutto il Pianeta, causando seri problemi tanto alla natura quanto alla salute umana. Tutto cio’ avrà ripercussioni negative anche sulla percezione globale del Mediterraneo sia per il turismo sia per la qualità del pescato, mettendo a rischio le comunità locali che dipendono da questi settori per il loro sostentamento. Il problema della plastica è un sintomo del declino dello stato di salute del Mar Mediterraneo e deve servire da monito per un’azione urgente e concertata”.

Giuseppe Di Carlo, Direttore Mediterranean Marine Initiative del WWF: “L’inquinamento da plastica è troppo dilagante per essere risolto in un solo continente, da un solo governo o da un solo settore industriale. È solo attraverso un impegno diffuso e un’azione concertata che possiamo liberare gli oceani, i fiumi, le città e le nostre vite dalla plastica inutile”.

PROSEGUE IL TOUR SPIAGGE PLASTIC FREE. Il tour ‘Spiagge plastic-free’ del WWF Italia, per liberare le spiagge italiane dalla plastica, è partito domenica 3 giugno dalla Sicilia e oggi in occasione della Giornata degli Oceani toccherà i litorali della Riserva di Miramare a Trieste, il porto di Granatello a Napoli, l’Oasi di Policoro in Basilicata, Saline Joniche e Praia a Mare in Calabria. Si prosegue per tutto giugno con questo calendario: il 9 nelle spiagge di Rimini, Arbus in Sardegna,  Parco sommerso di Gaiola a Napoli e spiaggia di Pescara; il 10 a Torre Flavia nel Lazio, Oristano in Sardegna, spiaggia Marcelli nel Conero (Marche). Il 15 di nuovo in Campania nel Fiordo di Crapolla, il 16 a Torre Grande in Sardegna, il 17 a Palidoro nel Lazio e Punta del Serrone in Puglia, il 20 a Isola Capo Rizzuto in Calabria. Per iscriversi basta  scegliere la spiaggia sulla Mappa e inviare la propria adesione, tutto sul sito wwf.it/plasticfree. Ai primi 10 iscritti per ciascun evento organizzato dal WWF verrà consegnato il kit volontari (berretto, pettorina, volantini con le soluzioni possibili per ridurre la plastica nella vita quotidiana). Il Tour ha il sostegno di WIND che ha lanciato per l’occasione una speciale iniziativa dedicata ai suoi clienti e alla difesa della tartaruga marina Caretta caretta, vittima inconsapevole dell’inquinamento da plastica. Tutti coloro che sottoscriveranno l’opzione solidale “Wind e WWF per il Mediterraneo” sceglieranno infatti di donare 50 centesimi al mese al WWF, donazione che Wind raddoppierà. I fondi raccolti saranno interamente devoluti a sostegno del programma #GenerAzioneMare.

LANCIATA ANCHE  LA COMMUNITY “PLASTIC FREE”: Il WWF ha anche promosso un’attivazione collettiva spontanea da parte dei cittadini che, approfittando dei mesi estivi, potranno avviare iniziative  autonomamente iniziative di pulizia spiagge. Per aiutare a creare la propria Community Plastic Free il WWF ha preparato un Vademecum scaricabile sempre dal sito.

[1] Europa si riferisce qui a: EU-28, Norvegia e Svizzera.

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SCHEDA DATI 

L’Europa (EU-28, Norvegia e Svizzera) è il secondo maggiore produttore mondiale di plastica dopo la Cina. Questo determina che:

  • 27 milioni di tonnellate di rifiuti plastici prodotti ogni anno
  • Tra le 70 e le 130 mila tonnellate di microplastiche (frammenti più piccoli di 5 mm) e tra le 150 e le 500 mila tonnellate di macroplastiche (equivalenti a 66.000 camion dei rifiuti) finiscono ogni anno nel Mar Mediterraneo e nei mari d’Europa;
  • Il Mediterraneo rappresenta solo l’1% delle acque mondiali ma nelle sue acque si concentra il 7% della microplastica globale
  • Sulle coste del Mediterraneo vivono 150 milioni di persone, che producono tra i maggiori quantitativi di rifiuti solidi urbani pro capite, tra i 208 e i 760 kg l’anno. I turisti che ogni anno visitano il Mediterraneo generano un aumento del 40% dell’inquinamento estivo da plastica. I rifiuti plastici sono trasportati anche da fiumi come il Nilo, l’Ebro, il Rodano, il Po, i due fiumi turchi Ceyhan e Seyhan che sfociano tutti in mare dopo aver attraversato aree densamente popolate.
  • L’inquinamento da plastica costituisce una grave minaccia per importanti settori economici del Mediterraneo, soprattutto la pesca e il turismo. La presenza di plastica costa al settore della pesca dell’Unione Europea circa 61,7 milioni di euro l’anno in quanto determina minori catture (e quindi le minori entrate), danni alle imbarcazioni e agli attrezzi da pesca, riduzione della domanda da parte dei consumatori (preoccupati dalla presenza di plastica nelle carni del pesce).

Dati chiave su biodiversità e inquinamento da plastica:

  • 90% delle specie di uccelli marini del mondo presenta frammenti di plastica nello stomaco
  • Nel Mar Mediterraneo sono 134 le specie (pesci, uccelli, tartarughe e mammiferi marini) vittime dell’ingestione di plastica
  • Tutte le specie di tartarughe marine del Mediterraneo hanno ingerito plastica. In un esemplare sono stati trovati fino a 150 frammenti nello stomaco
  • La plastica in mare, inclusi i pellet, i frammenti anche microscopici, contiene di per sè additivi e in più assorbe dall’acqua altri contaminanti tra cui pesticidi, ftalati, PCB e bisfenolo A. Nel momento in cui i contaminanti della plastica entrano all’interno di un organismo vivente interferiscono con importanti processi biologici, causando danni epatici e alterando il sistema ormonale e riproduttivo.

Il plancton del Santuario Pelagos (nel Mediterraneo nord-occidentale) presenta elevati livelli di contaminanti in primis ftalati. Le balenottere comuni di quest’area hanno concentrazioni di ftalati 4-5 volte più alte che in altre aree.

CARTELLA MULTIMEDIALE CON FOTO E INFOGRAFICA

Roma, 8 giugno 2018

CONSIGLIO ENERGIA UE: WWF, ITALIA SI UNISCA A PARLAMENTO EUROPEO E CHIEDA DI INCREMENTARE OBIETTIVI SU ENERGIE DA FONTI RINNOVABILI E EFFICIENZA ENERGETICA

Lunedì 11 giugno, in Lussemburgo, i ministri per l’Energia discuteranno le direttive sull’efficienza energetica e sulle energie rinnovabili, nonché i relativi obiettivi per il 2030 e la Governance Regulation. Si tratta di un’opportunità per i ministri di rivedere la loro posizione sui target da raggiungere, attualmente pari al 30% per l’efficienza energetica e al 27% per le energie rinnovabili, mentre il Parlamento Europeo continua chiedere il 35% per entrambe. La posizione del Consiglio dei ministri dell’Energia servirà come base per la Presidenza UE (Bulgaria) che condurrà le trattative con il Parlamento Europeo il 13 giugno nel cosiddetto “trilogo”* .

“L’Italia ha l’occasione per assumere un ruolo propulsivo nella riunione, avvicinando le posizioni del Consiglio a quelle del Parlamento su target molto più ambiziosi”. Ha dichiarato la responsabile clima ed energia del WWF Italia Mariagrazia Midulla, che spiega: “Parecchi Stati si sono espressi a favore di un innalzamento degli obiettivi: speriamo che a essi si unisca l’Italia, sapendo che la comunità scientifica e i cittadini tifano per questa soluzione. Sarà anche molto importante il modo in cui i target verranno articolati e raggiunti: come hanno rilevato proprio questa settimana i maggiori esperti di cambiamenti climatici, le norme sulle biomasse, se passasse la posizione del Consiglio, potrebbero aumentare le emissioni e non ridurle”.

“Inoltre, misure forti sull’efficienza energetica, come per esempio l’obbligo sui risparmi annuali di energia, sono il complemento necessario per raggiungere gli obiettivi – conclude Midulla -. In gioco non c’è solo il rispetto dell’Accordo di Parigi e quindi la possibilità di sopravvivenza della civilizzazione umana in un mondo accogliente, ma anche un’occasione di nuovo sviluppo economico e di nuovi posti di lavoro in armonia con l’ambiente”.

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Allegato

Le direttive sull’ efficienza energetica. I ministri discuteranno in che misura innalzare l’obiettivo di efficienza energetica e sulla possibilità di renderlo vincolante. Cercheranno inoltre di migliorare la propria posizione sul vincolo di risparmio energetico che fissa le percentuali di incremento obbligatorio del risparmio energetico annuale per gli Stati membri, chiudendo le scappatoie precedentemente suggerite, come l’esclusione dai vincoli dell’uso dell’energia nei trasporti.

Oltre ai Paesi che già supportano obiettivi più elevati come Francia, Svezia, Lussemburgo e Portogallo, i nuovi ministri con competenze sull’Energia della Spagna e dell’Italia potrebbero inserire nuove dinamiche positive nella discussione, poiché si ritiene che siano più favorevoli all’efficienza energetica e alle energie rinnovabili rispetto ai loro predecessori.

Qui il briefing delle ONG sull’efficienza energetica

Direttiva Energia Rinnovabile. Il Consiglio vorrebbe che il Parlamento scegliesse tra un obiettivo più elevato per le energie rinnovabili e misure più solide a sostegno di esso – una scelta completamente falsa. Come i negoziatori in Parlamento sanno, entrambe le componenti sono necessarie. Il Consiglio vorrebbe anche annacquare le norme sulla bioenergia – in modo che si possa aumentare la produzione di biocarburanti alimentari da circa il 4% di oggi fino al 7% nel 2030 e convertire vecchie centrali a carbone per bruciare il legno – e gli scienziati del clima, proprio questa settimana, hanno denunciato che questo probabilmente aumenterà le emissioni, non le ridurrà.

Oltre agli obiettivi generali, altre questioni in sospeso che saranno discusse sono gli obiettivi per le energie rinnovabili nei trasporti e nel riscaldamento e raffreddamento e le norme sull’autoconsumo. È probabile che il Consiglio discuta anche la richiesta del Parlamento sui biocarburanti con emissioni particolarmente elevate, come l’olio di palma o la soia, da eliminare immediatamente.

Regolamento di Governance. Saranno discusse le disposizioni collegate agli obiettivi, come il meccanismo per colmare i gap per l’efficienza energetica e le energie rinnovabili e la traiettoria per raggiungere l’obiettivo delle energie rinnovabili. La questione più spinosa sarà probabilmente quella sulle strategie a lungo termine, su cui Consiglio e Parlamento sono distanti. Il Parlamento ha cercato di allineare gli aspetti del regolamento sulla governance con l’Accordo di Parigi, richiedendo che le strategie si basino sul raggiungimento di zero emissioni nette entro il 2050 e che gli Stati membri finalizzino le proprie strategie prima di finalizzare i loro piani al 2030,  più a breve termine.

Il “trilogo” (o trialogo) è la procedura europea di trattativa per avvicinare le posizioni e raggiungere una decisione comune sui provvedimenti legislativi UE; coinvolge Consiglio, Parlamento e la Commissione .

Roma, 8 giugno 2018

MAXI MULTA UE ALL’ITALIA SU ACQUE REFLUE, WWF: INQUINARE, E NON IMPEDIRLO, E’ UN PESSIMO AFFARE

L’Italia è anche inadempiente per la mancata applicazione della Direttiva Quadro Acque

 Inquinare, e non impedirlo, è veramente un pessimo affare. Ci rimettono l’ambiente e gli ecosistemi (terrestri, fluviali e marini), la salute umana e ora anche le nostre tasche! Questo il commento del WWF Italia alla notizia della maximulta che la Corte di Giustizia europea ha comminato al nostro Paese in tema di mancata depurazione delle acque reflue.

La multa non è certo una sorpresa, ma è il frutto di tanti anni di gravi inadempienze sulle normative europee, normative che peraltro la stessa Italia ha giustamente contribuito a fissare.

 L’Italia, infatti, era già stata condannata nel 2012 e la Corte aveva dato un ulteriore termine – 11 febbraio 2016 – per applicare la prima sentenza che allora riguardava 109 comuni. Scaduto anche questo termine la Commissione Europea ha chiesto la nuova condanna che puntualmente è arrivata. Non sono bastati oltre 18 anni di tempo per mettersi in regola. L’Italia ha ridotto le situazioni fuori norma, ma ha comunque continuato ad avere oltre 70 aree o centri urbani sprovvisti di reti fognarie o di sistemi di trattamento delle acque di scarico.

Sono ben 18 le regioni fuori regola.

 Il WWF è preoccupato anche per le altre procedure che incombono sull’Italia in materia di acque, riguardanti l’inadeguata applicazione della Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE), una concernente le derivazioni a scopo idroelettrico (EU PILOT 6011/14/ENVI) e una più generale (EU PILOT 7304115/ENVI) per la generale mancata attuazione della direttiva, con particolare

riguardo all’insufficiente coordinamento, all’assenza di metodologie corrette per gli inquinanti nelle acque sotterranee, ai prezzi dell’acqua in agricoltura e ad altre questioni legate sempre al settore agricolo.

Serle, raccolta di fondi per salvare lo stagno

Corriere della Sera  BRESCIA DEL 29-3-2018

di Lilina Golia

Accanto alla pozza Meder, è stato tirato un ampio telo di plastica verde. Una volta riempito d’acqua farà da fondo al nuovo stagno artificiale che accoglierà le migliaia di nuovi esemplari di specie anfibie in arrivo nei boschi di Serle, privati del loro habitat da chi, nella notte tra sabato e domenica, ha rilasciato 100 litri di olio da trazione esausto nel piccolo laghetto. «Un vero e proprio atto criminale e da incoscienti», evidenzia il Wwf in una nota. Ieri è stata completata la pulizia delle sponde. È stato utilizzato un impianto di spurgo e le speciali spugne Puff della Test1 che hanno assorbito l’olio. Poi è stato asportato il terriccio inquinato, come prescritto dall’Arpa.

«Il colore dell’acqua ora ha tutt’altro aspetto, rispetto alla macchia nera dei giorni scorsi – spiega il sindaco di Serle, Paolo Bonvicini – e i primi risultati delle analisi effettuate dall’Arpa in parte ci confortano. Sul fondo dello stagno la tossicità aveva valori molto bassi. Il che vuol dire che l’olio non è penetrato in profondità nel terreno. In superficie, invece, era elevata, indicizzata nei parametri tecnici con il 50% di mortalità».

Il danno faunistico, che comprende anche la distruzione delle uova appena deposte, potrebbe, dunque, essere ingente. Il destino degli anfibi salvati, circa 6 mila, infatti dipenderà solo dalla loro capacità di resistenza. Per farli riprendere dall’intossicazione, nelle prossime ore saranno trasferiti alla vicina, vecchia (e asciutta) pozza Ruchì, dove sono già iniziati i lavori di ripristino. Lavori che comportano una spesa, così come l’intera operazione di bonifica. L’idea di Comune, Gruppo di Azione Locale e Altopiano di Cariadeghe, è quella di lanciare un crowfunding per reperire i fondi 

necessari. «Ma chiederemo un contributo anche alla Regione Lombardia», spiega ancora Bonvicini, confortato dalla gara di solidarietà scattata alla pozza. «Associazioni locali e non, volontari, professionisti, stanno mettendo a disposizione tempo, mezzi, forze e competenze. La miglior risposta possibile, dopo quanto accaduto». Tra gli altri, al lavoro ci sono gli esperti della Societas herpetologica italica, mentre per oggi è atteso l’arrivo di alcuni ricercatori universitari per approfondimenti sui problemi ambientali legati al mondo anfibio. 

OLIO ESAUSTO SVERSATO NELLA POZZA MEDÉR NEL BRESCIANO. UN ATTENTATO CONTRO L’AMBIENTE

Comunicato congiunto WWF – “Societas Herpetologica Italica”

Nella notte tra sabato e domenica scorsi ignoti hanno sversato oltre 100 litri di olio esausto (la cui esatta composizione è tutt’ora in fase di analisi) in uno stagno in località Medér nell’altopiano carsico di Cariadeghe (Comune di Serle, Brescia). Un’area considerata Monumento Naturale Regionale e compresa in un Sito di Interesse Comunitario.

Si è trattato di un vero e proprio attentato ai danni dell’ambiente. La pozza rappresenta, infatti, un importante sito di riproduzione per tritone crestato italiano, rospo comune, rana dalmatina e rana temporaria. Migliaia di esemplari in fase riproduttiva sono stati pesantemente intossicati dallo sversamento. La pozza era stata tra l’altro anche oggetto di un progetto di riqualificazione ambientale da parte dell’amministrazione municipale. È inoltre elevato il rischio, data la natura carsica del terreno, che la contaminazione possa non fermarsi al solo stagno.

Un vero e proprio atto criminale e da incoscienti, contro il quale la risposta delle istituzioni locali e di tantissimi volontari è stata immediata. Da domenica sono in corso interventi, cui partecipano tra gli altri anche attivisti del WWF, che vengono coordinati sul piano scientifico da Raoul Manenti e da altri esperti della Societas Herpetologica Italica, società scientifica che ha nella propria missione statutaria lo studio e anche la salvaguardia di Anfibi e Rettili e dei loro habitat.

“Sono già stati salvati oltre 7000 anfibi”. Dice Paola Brambilla, delegato del WWF Italia per la Lombardia che aggiunge: “La risposta delle istituzioni è stata immediata, quella dei volontari semplicemente splendida ed è un dato sicuramente confortante. Resta tuttavia il problema dell’esistenza di persone capaci, sicuramente per ignoranza e incoscienza, di simili gesti. È fondamentale che venga messo in atto il massimo sforzo possibile per individuare il o i colpevoli, ma è anche importante centuplicare gli sforzi per far comprendere a tutti l’importanza che ha per la nostra stessa esistenza la salvaguardia dell’ambiente”.

Sulla vicenda si è mobilitata sin dalla prime ore anche la Societas Herpetologica Italica che ha subito scritto alla Regione Lombardia per sollecitarne l’intervento accanto a Comune e Provincia e ha messo a disposizione le proprie conoscenze e i propri esperti presenti in zona. “Abbiamo fatto semplicemente il nostro dovere  perché gli studiosi oggi non sono certamente chiusi nei loro laboratori ma lavorano nel territorio e sono più che mai consapevoli dell’importanza della salvaguardia dell’ambiente. Non a caso la SHI ha creato tra i propri iscritti una commissione permanente che si occupa proprio di conservazione”, spiega il presidente della Societas Herpetologica Italica  Roberto Sindaco.

L’importanza delle piccole zone umide come quella messa a rischio a Serle, è ben evidenziata dalla campagna del WWF Italia “One Million Ponds” per la loro valorizzazione e tutela; sono stagni, pozze di montagna, abbeveratoi, bodri, fontanili che, come dimostra la ricchezza di anfibi della pozza di Serle, sono dei veri e propri rifugi di biodiversità. Una biodiversità che in Italia, come documentato da un recente studio di ISPRA, è costituita “da circa 200 specie tutelate dalla normativa europea, nazionale e/o regionale, fra cui circa 80 specie di uccelli acquatici, 60 specie di piante acquatiche, oltre 20 specie di anfibi, più di 15 specie di invertebrati acquatici, cinque specie e sottospecie di rettili, tre specie di mammiferi e una specie di pesci. Tuttavia queste specie, soprattutto per quanto riguarda gli invertebrati, costituiscono solo una piccola porzione delle specie ospitate da questi ambienti in quanto il livello di conoscenza è ancora scarso” *.

*  ISPRA, Ministero dell’Ambiente, ARPAT, 2011 – Contributi per la tutela della biodiversità delle zone umide.

 

RECUPERATI DIVERSI QUINTALI DI RIFIUTI PER TUTELARE LE ACQUE DEL LAGO

Brescia-Bergamo,  20/11/2017

Una  Giornata Ecologica dedicata alla pulizia dei fondali del Lago di Garda

   Impegnate 4 Associazioni ambientaliste nel porto di Rivoltella del Garda

Si è svolta  domenica  19 novembre a Rivoltella del Garda, frazione di Desenzano del Garda (BS), un’iniziativa dedicata alla pulizia del fondali del Lago di Garda.

Alla Giornata, organizzata dall’Associazione Talata Sub di Desenzano del Garda, con il patrocinio del comune di Desenzano,   hanno partecipato gli operatori del WWF  Bergamo-Brescia, della Sea Shepherd Dive Lombardia e dell’Associazione Airone Rosso. Soddisfazione per i risultati ottenuti nel corso della Giornata Ecologica è stata espressa dall’associazione Talata Sub Desenzano: “Questa volta abbiamo scelto il porto di Rivoltella perché,  pur essendo stato dragato due anni fa, tuttavia è una zona molto frequentata e quindi ci aspettavamo di trovare una notevole quantità di rifiuti. Nel complesso le aspettative sono state purtroppo confermate,  con particolare riferimento a rifiuti plastici di piccole dimensioni, difficili da vedere, ma pericolosi per l’ecosistema del nostro lago. Ovviamente il limo che giace sul fondo ci ha impedito di operare per molto tempo nel porto poiché al minimo movimento la visibilità diventava pari a zero, bisognava procedere a tentoni pertanto, in un secondo momento, ci siamo spostati nelle acque basse antistanti la passeggiata e l’ingresso del porto. Il supporto nautico della Lega Navale Italiana Brescia-Desenzano, che condivide da sempre i nostri obiettivi, ci ha notevolmente facilitato il lavoro e, soprattutto, ci ha permesso di operare in totale sicurezza grazie al monitoraggio in superficie del traffico nautico.” 

Sono stati recuperati durante la ricerca subacquea diversi quintali di rifiuti tra i quali gomme, ferri arrugginiti, bottiglie e lattine, plastiche di vario genere, rifiuti derivati da scarichi fognari, teli da barca e pezzi nautici.      Importante  la possibilità di fare rete tra le diverse Associazioni:  l’Associazione Talata Sub Desenzano che da diversi anni promuove oltre che iniziative per lo sport subacqueo anche la sensibilizzazione per la tutela del Lago di Garda, il WWF  Bergamo-Brescia, il cui gruppo di attivisti volontari bresciani  si è da  poco riorganizzato con  obiettivo  ben preciso  la tutela del lago di Garda a cominciare dal rispetto delle normative a salvaguardia delle acque e degli ecosistemi autoctoni, la Sea Shepherd Dive Lombardia, divisione subacquea dell’organizzazione internazionale impegnata nella salvaguardia degli oceani e delle acque interne perché …<l’Oceano inizia nel rubinetto di ciascuno di noi> … e anche  l’Associazione Airone Rosso, gestore del Monumento Naturale Oasi San Francesco che ha raccolto i rifiuti sparsi presenti nel canneto dell’area protetta, un ecosistema fondamentale per la salute del lago di Garda.

Un lavoro unitario che ha avuto uno scopo comune: ricordare a tutti che l’abbandono dei rifiuti è un atto incivile e intollerabile , ancor più quando avviene all’interno di un Habitat prezioso e importante come quello del Lago di Garda, elemento naturale preziosissimo per la Lombardia .