Archivi categoria: Mari e oceani

Nuove specie compaiono in mare, ma non è una buona notizia

Nuove e strane specie stanno comparendo nel mare: la manta-busta, il granchio-tappo, il pesce-bottiglia, specie poco desiderabili e che derivano proprio dal nostro stile di vita abituato all’usa e getta quando si consumano prodotti in plastica. E, questa volta, è proprio il WWF a dire NO a queste specie, invocando un mare #plasticfree

E’ la provocatoria campagna ‘visual ‘ promossa dal WWF nell’ambito di #GenerAzioneMare e lanciata in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, dedicata quest’anno dalla Nazioni Unite proprio alla lotta contro l’inquinamento da plastica con lo slogan “Beat plastic pollution. If you can’t reuse it, refuse it”

E per cambiare abitudini sul sito wwf.it/plasticfree  lo speciale vademecum WWF con consigli utili per ogni momento della giornata, dalla colazione alla palestra passando per le scelte negli acquisti alimentari o abbigliamento  in cui poter fare scelte di prodotti a basso contenuto di plastica.

Sul sito anche le date degli eventi di pulizia spiagge previsti dal WWF in tutta Italia per tutto il mese di giugno (prossima tappa domani, mercoledì 6 in Gallura)  e i suggerimenti per creare la propria community plasticfree per pulire con iniziative spontanee e fai da te la propria “spiaggia del cuore”.

33 MILA BOTTIGLIETTE AL MINUTO NEL MEDITERRANEO

GESTIONE INADEGUATA PLASTICA PRODUCE DANNI ALL’AMBIENTE E ALL’ECONOMIA

Il nuovo report del WWF denuncia inefficienza nella gestione dei rifiuti plastici da parte di tutti i Paesi del Mediterraneo. L’effetto ‘plastica’ si traduce in perdita di miliardi di euro e aumento dell’inquinamente. Nove, incluse le principali mete turistiche, tra le aree più inquinate.

Ogni anno 570 mila tonnellate di plastica finiscono nelle acque del Mediterraneo: e come se 33.800 bottigliette di plastica venissero gettate in mare ogni minuto. L’inquinamento da plastica sta continuando a crescere e si prevede che entro il 2050 l’inquinamento nell’area mediterranea quadruplichi. Discariche e inceneritori sono ancora i principali metodi per la gestione dello smaltimento rifiuti in tutta la regione.

Il nuovo report WWF “Fermiamo l’inquinamento da Plastica: come i Paesi del Mediterraneo possono salvare il proprio mare” fa emergere a tutti i livelli i principali fallimenti e le responsabilità dei produttori, delle autorità pubbliche e dei consumatori, tali da rendere il sistema di gestione della plastica altamente inefficiente, costoso e inquinante.

Nel report il WWF definisce un piano di azioni politiche e iniziative che l’area mediterranea e i singoli Paesi devono sviluppare per raggiungere un’economia sostenibile e circolare che riduca a zero la produzione di rifiuti dal sistema di gestione della plastica.

ITALIA TRA DUE FUOCHI. Il nostro Paese da un lato subisce gli impatti pesanti dovuti all’inquinamento da plastica avendo la maggiore estensione costiera nel Mediterraneo, dall’altro contribuisce all’inquinamento essendo il maggiore produttore di manufatti di plastica della regione e il secondo più grande produttore di rifiuti plastici. I numeri del report WWF parlano chiaro: il nostro Paese ogni anno riversa in natura 0,5 milioni di tonnellate di rifiuti plastici e produce 4 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui l’80% proviene dall’industria degli imballaggi. Il turismo allo stesso modo è parte del problema e ne è ‘parte lesa’: il flusso turistico incrementa del 30% la produzione di rifiuti plastici nei mesi estivi ma spiagge e mare sporco allontanano i turisti. L’effetto negativo della plastica in natura colpisce tutta la Blue Economy: quella italiana è la terza più grande d’Europa ma l’inquinamento, secondo il report WWF, le fa perdere circa 67 milioni di euro l’anno. I settori più colpiti sono proprio il turismo (30,3 milioni di euro) ma anche la pesca (8,7 milioni di euro), il commercio marittimo (28,4 milioni di euro) e bonifiche e pulizia (16,6 milioni di euro). 

La presidente del WWF Italia Donatella Bianchi ha dichiarato: “Il meccanismo di gestione della plastica è decisamente guasto: i paesi del Mediterraneo ancora non riescono a raccogliere tutti i propri rifiuti e sono lontani dal trattarli con una modalità efficiente di economia circolare. Il cortocircuito sta nel fatto che mentre il costo della plastica è estremamente basso mentre quello di gestione dei rifiuti e dell’inquinamento ricade quasi totalmente sulla collettività e sulla natura. Dall’altro lato, perché facciano passi in avanti, il sistema di riciclo dei rifiuti plastici è ancora troppo costoso. Tutti i Paesi dovrebbero rivedere la catena del ciclo di vita della plastica, ridurre drasticamente la produzione e il consumo di plastica e investire seriamente in sistemi innovativi di riciclo e riutilizzo, in cui la plastica non venga sprecata. L’unica rotta possibile per contrastare con efficacia l’inquinamento da plastica dal Mediterraneo è questa”.

Le attività che si svolgono lungo le coste sono responsabili della metà della plastica riversata in mare. Ogni giorno, su ogni chilometro di costa si accumulano in media oltre 5 kg di plastica che è dispersa nel mare. La costa della Cilicia, in Turchia, è la più inquinata del Mediterraneo, ma anche altre comunità costiere sono particolarmente colpite e in molti casi si tratta delle principali mete turistiche come Barcellona, Tel-Aviv, Valencia, la spiaggia di Marsiglia e Venezia e le coste prossime al Delta del Po.

In Italia i rifiuti plastici marini impattano su turismo, pesca e tutti i settori marittimi, con un danno complessivo che si aggira attorno ai 641 milioni di euro ogni anno in tutto il bacino mediterraneo.

“Alcune iniziative e alcune politiche ambiziose sono state intraprese dai diversi Paesi: queste dovrebbero essere condivise e sviluppate per diventare davvero efficaci. I Paesi del Mar Mediterraneo, le aziende e i cittadini dovrebbero assumersi ciascuno le proprie responsabilità e insieme contribuire ad un sistema di gestione circolare della plastica senza piu’ scarti e rifiuti”conclude Giuseppe di Carlo, Direttore della Mediterranean Marine Initiative  del WWF.

Per sensibilizzare e mobilitare i cittadini locali e i turisti contro l’inquinamento da plastica il WWF ha fatto salpare la sua vela Blue Panda: da luglio a novembre la barca ambasciatrice per il mediterraneo toccherà le coste di Francia, Italia, Turchia, Tunisia e Marocco. A luglio sarà protagonista di una settimana di eventi lungo le coste dell’Argentario.

Il WWF ha anche lanciato un appello a tutti i governi del Mediterraneo e dell’UE, in quanto membri della Convenzione di Barcellona, ad assumere un impegno vincolante congiunto e un’azione nazionale per salvare il Mar Mediterraneo dall’inquinamento da plastica. Il prossimo incontro si terrà a Napoli nel mese di dicembre 2019.

PLASTICA, UN SISTEMA GUASTO

  • Le imprese del Mediterraneo mettono sul mercato 38 milioni di tonnellate di manufatti in plastica ogni anno, ma non coprono i costi di gestione dei rifiuti eccessivi che contribuiscono a generare. Inoltre, dato il basso costo della plastica vergine, le aziende non stanno investendo nella progettazione di nuovi prodotti che riutilizzino, riducano e sostituiscano la plastica.
  • I cittadini e i turisti, la maggior parte provenienti da Francia, Italia e Turchia, producono oltre 24 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica ogni anno. In molti comuni costieri il turismo estivo incrementa del 30% la produzione di rifiuti plastici. Oltre la metà dei prodotti in plastica finisce nella spazzatura in meno di un anno dalla sua produzione. Inoltre, molto spesso cittadini e turisti non suddividono i rifiuti in modo corretto, danneggiando così il sistema di riciclaggio.
  • I governi e i comuni locali gestiscono in maniera scorretta un allarmante 28% dei propri rifiuti. i rifiuti che sfuggono alla raccolta finiscono in discariche abusive o disperso in natura, con l’alta probabilità di riversarsi poi nei fiumi o nei mari. Ogni anno sono circa 2,9 i milioni di tonnellate di rifiuti che vengono gettati in discariche abusive o dispersi, specialmente in Egitto e Turchia. Analogamente, 170 discariche del Marocco, identificate come da chiudere, operano ancora.
  • Discariche e inceneritori sono ancora i principali metodi di gestione dei rifiuti in tutta la regione. Molti paesi, incluse Grecia e Croazia, devono ancora implementare un sistema di tasse per disincentivare il conferimento in discarica dei rifiuti.
  • A peggiorare le cose, molti dei paesi che hanno ancora problemi con la gestione dei loro rifiuti importano anche grandi quantità di rifiuti da altri paesi. Questo significa che la plastica, raccolta ed esportata, per essere riciclata da queste nazioni finisce poi nelle discariche, negli inceneritori o nelle discariche a cielo aperto.Dopo il 2018, quando la Cina ha ridotto l’importo dei rifiuti di plastica, la Turchia è diventata una dei 10 paesi principali per importazione di rifiuti, la maggior parte provenienti da UK, Belgio e Germania.
  • I costi operativi per il riciclaggio rischiano di restare proibitivi a causa dei costi di raccolta e di separazione dei rifiuti, delle costose tecnologie, e della limitata fornitura di plastica riciclabile. Pochi paesi nella regione hanno raggiunto tassi significativi di raccolta differenziata per la plastica, che garantirebbero uno stabile approvvigionamento per il riciclaggio. L’Italia è uno dei pochi paesi che ha implementato la catena di raccolta differenziata di plastica, raccogliendo il 38% dei suoi rifiuti di plastica. In Grecia, Turchia e Tunisia si stima che il 50% dei rifiuti raccolti per il riciclaggio è contaminato e non riciclabile e dunque non recuperabile. I paesi meridionali riciclano meno del 10% dei loro rifiuti.

Sulla base delle ricerche, il WWF incoraggia i governi del Mediterraneo a stringere un Accordo Globale per eliminare la plastica in natura entro il 2030 e supportarsi l’un l’altro per raggiungere gli obiettivi. Le autorità pubbliche, le imprese e i cittadini devono unire le forze per costruire un sistema efficace di gestione della plastica. Firma qui la petizione per l’accordo globale sulla plastica

Elementi chiave del rapporto

  • I 22 paesi e territori che compongono la regione mediterranea producono il 10% di tutti i beni di plastica, rendendolo il quarto produttore di plastica al mondo. La produzione di plastica in tutti i paesi del Mediterraneo provoca anche l’emissione di a 194 milioni di tonnellate di anidride carbonica ogni anno, simile a sei volte le emissioni annuali di CO2 di Londra.
  • Solo il 72 % dei rifiuti di plastica viene gestito attraverso un trattamento controllato dei rifiuti, con alcuni paesi che si comportano meglio di altri.
  • Tre paesi mediterranei, i due terzi della plastica immessa in natura provengono da: Egitto, Turchia e Italia.
  • Le attività costiere contribuiscono alla metà della plastica che entra nel Mar Mediterraneo e il 30% arriva dalla terra attraverso i fiumi. L’80 % dell’inquinamento marino plastico nel Mediterraneo ritorna a terra entro un decennio, inquinando le spiagge e le coste. L’Italia e la Turchia accumulano il maggior numero di detriti di plastica delle coste ogni anno
  • Il turismo perde fino a 268 milioni di euro all’anno per l’inquinamento plastico
  • La raccolta dei rifiuti rimane un problema in diversi paesi del Mediterraneo, lasciando ogni anno 3,6 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica non raccolti.
  • 6,6 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica sono mal gestiti ogni anno. Quasi la metà di questo è rappresentato dall’Egitto, seguito da Turchia, Italia, Algeria e Marocco.
  • le discariche a cielo aperto e i siti di smaltimento dei rifiuti illegali persistono, in particolare in Nord Africa.
  • Il conferimento in discarica rimane il metodo più usato per lo smaltimento dei rifiuti nella maggior parte dei paesi e non tutte le discariche soddisfano gli standard sanitari richiesti.
  • I paesi del Mediterraneo hanno riciclato 3,9 milioni di tonnellate di rifiuti nel 2016, ma i tassi di riciclo variano in tutta la regione. Inoltre, a causa dei materiali di bassa qualità, in media il 40% della plastica raccolta viene perso durante il processo. (il rapporto non tiene conto di questa perdita).
  • Dal 2018, la Turchia è diventata uno dei primi dieci importatori di rifiuti a livello globale, provenienti principalmente da Regno Unito, Belgio e Germania. In Europa, i costi operativi per il riciclo della plastica sono di circa € 924 per tonnellata, mentre il prezzo medio di vendita del materiale plastico secondario è di 540 euro per tonnellata. Pertanto, il riciclo rimane ampiamente non redditizio.

Parte la petizione mondiale contro l’inquinamento da plastica

Natura #plasticfree  #StopPlasticPollution

Una crisi globale come quella della plastica ha bisogno di una risposta globale ma al momento non esiste alcun trattato internazionale che affronti questo problema al livello mondiale e transfrontaliero. Per questo è partita oggi una Petizione promossa dal WWF in tutti i paesi dove è presente l’Associazione: l’invito è rivolto ai cittadini del mondo perché chiedano ai capi di stato di stipulare un Global Deal giuridicamente vincolante fra Paesi delle Nazioni Unite per fermare la dispersione di plastica in natura entro il 2030. E’ il primo passo di una campagna globale del WWF e in Italia sono in programma nel 2019 numerosi appuntamenti di sensibilizzazione, tutti sotto il segno di una Natura #PLASTICFREE.

Senza provvedimenti, entro il 2050, nei mari del mondo ci sarà più plastica che pesce e il Mediterraneo rappresenta un’area trappola con livelli record di inquinamento da microplastiche che minacciano la vita marina e la salute umana. 
Ecco alcuni numeri dell’emergenza: 95%, è la percentuale di plastica contenuta nei rifiuti del Mar Mediterraneo che soffoca habitat e specie; 1,25 milioni di frammenti per km2 è la concentrazione record di microplastiche nel Mediterraneo, quasi 4 volte superiori a quelle registrate nell’isola di plastica del Pacifico settentrionale; oltre il 90% dei danni provocati dai nostri rifiuti alla fauna selvatica è dovuto alla plastica; 134, sono le specie vittime di ingestione da plastica nel Mediterraneo (tra cui tutte le specie di tartaruga marina, che scambiano i sacchetti di plastica per prede); l’Europa è il secondo produttore di plastica al mondo; 2,1 sono i milioni di tonnellate di imballaggi di plastica consumati ogni anno dagli italiani.

“L’emergenza della plastica negli oceani è  fuori controllo , in 50 anni abbiamo compromesso l’ecosistema più  importante del pianeta, ignorandone le conseguenze. Ora sappiamo che è necessario agire rapidamente e concretamente per  fermare la silenziosa invasione di plastica che minaccia gli oceani e i mari di tutto il pianeta  – ha dichiarato Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia – Come associazione  abbiamo preso un impegno che ci vedrà coinvolti in maniera globale nei prossimi mesi : così come è accaduto per il clima, tutti i paesi che siedono in ambito ONU devono stringere un Accordo per porre fine alla dispersione di plastica in mare entro il 2030. L’ impatto drammatico sul benessere e la salute delle persone e sulla vita nei nostri mari è ormai conclamato: abbiamo inquinato con la plastica persino i mari più profondi nella Fossa delle Marianne. Non c’è tempo, tutti i Paesi sono responsabili di questa emergenza ambientale e ciascuno deve essere parte della soluzione”
 
Per il WWF l’Accordo globale dovrà definire obiettivi stringenti, per ogni singolo Paese, di riduzione dell’inquinamento da plastica e soprattutto vincolare i singoli paesi alla creazione di Piani d’azione nazionali per raggiungere gli obiettivi stabiliti.
 
L’Italia ha già fatto molto contro l’inquinamento da plastica: ha vietato l’utilizzo di shopper di plastica per la spesa dal 1° gennaio 2011, dall’inizio del 2018 ha vietato l’uso di sacchetti di plastica ultraleggeri per gli alimenti, dal 1° gennaio 2019 è vietato l’uso di bastoncini cotonati non biodegradabili e dal 1° gennaio 2020 l’uso di microplastiche nei cosmetici. Ma oggi il nostro Paese ha un’ulteriore occasione per mantenere e rafforzare la sua leadership su scala europea, sposando le richieste della petizione globale.

Nella petizione su change.org lanciata lo scorso anno e rivolta al governo italiano, che ha già raccolto oltre 600mila firme, il WWF ha infatti chiesto di anticipare nell’atteso provvedimento “salvamare” proposto dal Governo i contenuti della nuova direttiva comunitaria –  nella sua fase conclusiva di approvazione –  che  prevede la messa al bando di 10 prodotti di plastica monouso. Il WWF nella sua petizione italiana chiede, inoltre, chenella nostra nuova normativa:

a) sia introdotta una cauzione sugli imballaggi monouso che stimoli i consumatori a riconsegnare i piccoli imballaggi di plastica a circuiti ben congegnati che favoriscano il loro riciclaggio – con l’obiettivo del 100% di imballaggi in plastica riciclabili o riutilizzabili entro il 2030 -;
b) siano messe fuori produzione in Italia le microplastiche da tutti i prodotti (a cominciare dai detergenti) entro il 2025, confermando il divieto delle microplastiche  nei cosmetici dal primo gennaio 2020, stabilito dalla Legge di Bilancio 2018.

Insieme alla Petizione, il WWF in Italia ha rilanciato anche la piattaforma digitale del TOUR SPIAGGE #PLASTICFREE che lo scorso anno ha coinvolto oltre 1.000 volontari in decine di eventi.  Volontari, associazioni locali o singoli cittadini sono invitati a organizzare il proprio evento di pulizia della spiaggia prescelta. In questi giorni infatti le forti piogge e le mareggiate hanno creato un mix micidiale, con la plastica che ha invaso numerosi tratti di costa confermando l’analisi globale che indica nei fiumi una delle principali fonti di inquinamento da plastica (10 fiumi causano il 90% dell’inquinamento da plastica negli oceani).
Il Tour, in versione invernale, ha già previsto appuntamenti il 17 febbraio e il 3 marzo lungo la spiaggia antistante l’Oasi WWF di Burano, in Toscana.
 
La produzione globale di plastica è aumentata negli ultimi 50 anni da 15 milioni di tonnellate nel 1964 a 311 milioni di tonnellate nel 2014: poiché l’uso della plastica è presente in innumerevoli applicazioni ci si aspetta che entro i prossimi 20 anni la produzione di plastica raddoppierà. La plastica mono-uso rappresenta metà dei rifiuti di plastica marini : per questo il WWF ha in programma iniziative rivolte soprattutto a sensibilizzare i cittadini suggerendo comportamenti #plasticfree, e coinvolgere istituzioni, aziende, enti locali per ridurre il proprio impatto ‘di rifiuti plastici’ sull’ambiente naturale.


 


 

IL SURRISCALDAMENTO GLOBALE E LO SCIOGLIMENTO DEI GHIACCIAI

di Graziella Valentina Savasta  | 29/08/2018

La Terra si sta riscaldando e i ghiacciai si stanno riducendo. Ciò costituisce un importante campanello d’allarme. La percentuale di scioglimento va tra il 3,5 e il 4,1% ogni dieci anni, infatti dal 2012 nella regione antartica, si è verificata una notevole riduzione della calotta ghiacciata. Qual è la causa di tutto questo?

Da alcuni anni, si parla di questa problematica, che presto o tardi, in un futuro non lontano non solo metterà a rischio l’incolumità di migliaia di specie animali (orsi polari, foche, pinguini, balene, ecc) che popolano le zone fredde e polari (Artide e Antartide), ma anche le risorse idriche di grandi aree. Il ghiaccio, una volta scioltosi per effetto dell’espansione termica, aumenta di volume e potrebbe sommergere le città e devastare l’agricoltura. Anche gli oceani dovranno far fronte a squilibri e le conseguenze del cambiamento hanno effetti sul krill, che è alla base della catena alimentare di molti animali marini. Nelle zone polari, la temperatura è aumentata notevolmente e la Terra attualmente è ricoperta solo dal 40% dei ghiacciai (regione artica, regione antartica, Groenlandia, Himalaya, Alaska e Patagonia).

Il WWF, durante un report ha mostrato quanto la situazione sia preoccupante e non da sottovalutare. Anche i ghiacciai alpini della regione Himalayana, hanno subito una riduzione, riducendosi del 75% e ciò causerebbe un’enorme scarsità di acqua che arriverà a coinvolgere almeno due miliardi di persone (Afghanistan, Pakistan, India, Cina, Nepal). La responsabilità va senza dubbio attribuita all’uomo, che con l’aumento della produzione di gas serra emessa nell’atmosfera (causati soprattutto dagli allevamenti intensivi, in cui viene prodotto gas metano) e le deforestazioni, ha provocato cambiamenti climatici non indifferenti. Se la quantità di gas serra dovesse continuare ad aumentare come negli ultimi decenni, c’è il rischio che la temperatura della Terra possa aumentare in media di 1,0 – 3,5°C. innalzamento-del-livello-del-mare

La criticità non è solo presente ai due poli della Terra, ma anche nei Paesi dell’Europa che si affacciano sull’oceano Atlantico, tra i quali Gran Bretagna, Irlanda e i Paesi più a nord come Finlandia, Norvegia, eccetera. I popoli indigeni (Yupik, Inuit e Sami) che vivono nella zona Artica, sono i più colpiti e ben presto potrebbero essere costretti a migrare verso altre regioni. Secondo gli scienziati, ogni chilogrammo di anidride carbonica emessa, potrebbe provocare lo scioglimento di 15 chilogrammi di ghiacciai, a lungo termine. In Antartide, la quantità di ghiaccio scioltasi in 25 anni, ammonta a tremila miliardi di tonnellate, secondo lo studio “Mass balance of the Antarctic Ice Sheet from 1992 to 2017″ effettuato dagli scienziati di quarantaquattro istituti di tutto il mondo. Se tutti i ghiacciai dovessero sciogliersi, il livello del mare salirebbe di circa 58 metri su scala globale, per questo studiare l’evoluzione della banchisa, è necessario per constatare i cambiamenti che si stanno verificando, anche se non è semplice da stabilire soprattutto per via delle condizioni climatiche. Nel Mar Glaciale Artico, l’aumento della temperatura oltre ad essere causata allo scioglimento della calotta, è anche dovuta ai raggi solari che penetrando nella superficie montagnosa, riscaldano ulteriormente la regione. Il report del National Snow and Ice Data Centre degli Stati Uniti ha mostrato che l’estensione dei ghiacci che ricoprono il Mar Glaciale Artico è pari a 11,1 milioni di chilometri quadrati, con la riduzione del 5% rispetto al 2004 e del 12% rispetto al valore di 12,7 milioni degli ultimi trent’anni. Stefano Aliani, ricercatore a capo del progetto strategico artico del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), sostiene invece che in Groenlandia lo scioglimento del ghiaccio non innalzerà il livello del mare, perché esso parte dell’oceano stesso e che assisteremo a un cambiamento climatico con conseguenze imprevedibili. È possibile fermare lo scioglimento? È possibile contribuire a fermarlo, adottando particolari accorgimenti. Acquistare cibi e prodotti a chilometro zero ed eco-sostenibili, potrebbe essere una delle soluzioni per ovviare al problema.

PLASTICA: WWF, MEDITERRANEO IN ‘TRAPPOLA’ UN MARE PICCOLO E SEMI-CHIUSO CON IL 7% DELLA MICROPLASTICA DISPERSA NEI MARI DEL MONDO

Nuovo Report del WWF fotografa gli effetti su specie e salute del consumo di plastica dei paesi europei per il bacino. Lanciata una petizione con 4 richieste alle istituzioni italiane 

CARTELLA MULTIMEDIALE CON FOTO E INFOGRAFICA

Prosegue il Tour in Italia “Spiagge Plasticfree. 

QUI gli appuntamenti

 

Nella Giornata degli Oceani volontari in azione di fronte la Riserva di Miramare a Trieste, il porto di Granatello a Napoli, l’oasi di Policoro in Basilicata, Saline Joniche e Praia a Mare in Calabria.

Un mare piccolo rispetto agli oceani, appena l’1% dei mari del mondo, con un’enorme biodiversità ma con una ‘impronta umana’ insostenibile se si considera l’inquinamento da plastica: nel bacino del Mediterraneo si concentra infatti il 7% della microplastica globale.

Il Mare Nostrum si sta trasformando in una pericolosa trappola per la plastica e l’impatto grava sulle specie marine e sulla salute umana, secondo quanto riportato dal nuovo report “Mediterraneo in trappola: salvare il mare dalla plastica” redatto dal WWF Italia e lanciato oggi a livello globale in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani e nell’ambito della campagna WWF #GenerAzioneMare. L’allarme punta sugli effetti drammatici che l’eccessivo consumo di plastica, la cattiva gestione dei rifiuti e il turismo di massa stanno avendo su una delle macroregioni più visitate del mondo per la sua bellezza e peculiarità.

Il WWF sollecita governi, imprese e individui ad intraprendere azioni che possano ridurre significativamente l’inquinamento da plastica nelle città, negli ambienti marini e costieri sia nel Mediterraneo sia globalmente. A questo proposito il WWF ha lanciato una petizione su wwf.it/plastica con 4 richieste rivolte alle istituzioni italiane affinché premano perché venga alla luce al più presto la Direttiva europea che vieta 10 prodotti di plastica monouso; introducano una cauzione sugli imballaggi di plastica monouso; vietino l’uso di microplastiche in tutti i beni di consumo e i prodotti plastici non biodegradabili; finanzino la ricerca e il recupero delle reti da pesca di plastica fantasma, abbandonate in mare. L’auspicio del WWF è anche quello di un accordo internazionale giuridicamente vincolante per eliminare la dispersione di plastica negli oceani.

Donatella Bianchi, presidente del WWF Italia: “In Europa produciamo un enorme quantitativo di rifiuti plastici, di cui una parte consistente non viene correttamente smaltita. Il risultato è che centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti invadono ogni anno il Mediterraneo alterando pericolosamente gli equilibri ecosistemici e la biodiversità marina. La plastica è un nemico invasivo e spietato, difficile da quantificare e, quindi, da sconfiggere, e che ormai è entrato nella catena alimentare. Ad esempio, ogni singolo frammento di plastica può venire colonizzato da alghe, microrganismi e batteri, anche pericolosi come i vibrioni, tanto da creare un vero e proprio nuovo ecosistema chiamato ‘plastisfera’. Le plastiche del Mediterraneo trasportano tra le più alte concentrazioni di organismi diversi mai registrate capaci di avere forti impatti sugli habitat marini con cui entrano in contatto. L’ingente presenza di plastica oltre che per la biodiversità e la salute è una grave minaccia anche per importanti settori economici del Mediterraneo, soprattutto pesca e turismo. Il fenomeno costa al settore della pesca dell’Unione Europea circa 61,7 milioni di euro l’anno in quanto determina minori catture, e quindi le minori entrate, danni alle imbarcazioni e agli attrezzi da pesca, riduzione della domanda da parte dei consumatori preoccupati dalla presenza di plastica nelle carni del pesce. Non possiamo permettere che il Mediterraneo soffochi nella plastica. Abbiamo bisogno di azioni urgenti che coinvolgano tutta la catena di approvvigionamento per salvare i nostri mari da questa vera e propria invasione”.

L’INSOSTENIBILE IMPRONTA DELLA PLASTICA. Lungo le coste mediterranee vivono 150 milioni di persone, che producono tra i maggiori quantitativi di rifiuti solidi urbani pro capite, tra i 208 e i 760 kg l’anno. I turisti che ogni anno visitano il Mediterraneo generano un aumento del 40% dell’inquinamento estivo da plastica. I rifiuti plastici sono trasportati anche da fiumi come il Nilo, l’Ebro, il Rodano, il Po, i due fiumi turchi Ceyhan e Seyhan che sfociano tutti in mare dopo aver attraversato aree densamente popolate.

I grandi pezzi di plastica feriscono, strangolano e causano spesso la morte di animali come tartarughe marine e uccelli marini. Nel Mar Mediterraneo vivono 134 specie tra pesci, uccelli, tartarughe e mammiferi marini, tutti vittime dell’ingestione di plastica. Tutte le specie di tartarughe marine presenti nel bacino hanno ingerito plastica: in un esemplare sono stati trovati fino a 150 frammenti nello suo stomaco. Ma sono le microplastiche, frammenti più piccoli e insidiosi, che raggiungono nel Mediterraneo concentrazioni record di 1,25 milioni di frammenti per chilometro quadrato, quasi 4 volte superiori a quelle registrate nell’ “isola di plastica” del Pacifico settentrionale.

Eva Alessi, biologa e Responsabile Consumi sostenibili e Risorse Naturali di WWF Italia: “Le microplastiche, entrando nella catena alimentare,  minacciano un numero ancora maggiore di specie animali e mettono a rischio anche la salute umana. Inoltre la plastica galleggiante è una vera e propria spugna che assorbe  i contaminanti marini, come pesticidi e ftalati, che poi rilascia nello stomaco degli organismi che la ingeriscono. Il 78% di questi contaminanti è tossico, persistente e si accumula nei tessuti animali”.

La plastica rappresenta il 95% dei rifiuti in mare aperto, sui fondali e sulle spiagge del Mediterraneo e proviene principalmente da Turchia e Spagna, seguite da Italia, Egitto e Francia. Secondo quanto riportato nel report, tra le radici profonde dell’inquinamento da plastica ci sono ritardi e lacune nella gestione dei rifiuti nella gran parte dei paesi del Mediterraneo. Dei 27 milioni di tonnellate di rifiuti plastici prodotti ogni anno in Europa [1], solo un terzo è riciclato, mentre la metà in paesi come l’Italia, la Francia e la Spagna finisce ancora in discarica. È infatti ferma al 6% la domanda di plastica riciclata del mercato europeo.

John Tanzer, Leader del Programma Oceani del WWF Internazionale: “Gli effetti dell’inquinamento da plastica nel Mediterraneo si ripercuotono su tutto il Pianeta, causando seri problemi tanto alla natura quanto alla salute umana. Tutto cio’ avrà ripercussioni negative anche sulla percezione globale del Mediterraneo sia per il turismo sia per la qualità del pescato, mettendo a rischio le comunità locali che dipendono da questi settori per il loro sostentamento. Il problema della plastica è un sintomo del declino dello stato di salute del Mar Mediterraneo e deve servire da monito per un’azione urgente e concertata”.

Giuseppe Di Carlo, Direttore Mediterranean Marine Initiative del WWF: “L’inquinamento da plastica è troppo dilagante per essere risolto in un solo continente, da un solo governo o da un solo settore industriale. È solo attraverso un impegno diffuso e un’azione concertata che possiamo liberare gli oceani, i fiumi, le città e le nostre vite dalla plastica inutile”.

PROSEGUE IL TOUR SPIAGGE PLASTIC FREE. Il tour ‘Spiagge plastic-free’ del WWF Italia, per liberare le spiagge italiane dalla plastica, è partito domenica 3 giugno dalla Sicilia e oggi in occasione della Giornata degli Oceani toccherà i litorali della Riserva di Miramare a Trieste, il porto di Granatello a Napoli, l’Oasi di Policoro in Basilicata, Saline Joniche e Praia a Mare in Calabria. Si prosegue per tutto giugno con questo calendario: il 9 nelle spiagge di Rimini, Arbus in Sardegna,  Parco sommerso di Gaiola a Napoli e spiaggia di Pescara; il 10 a Torre Flavia nel Lazio, Oristano in Sardegna, spiaggia Marcelli nel Conero (Marche). Il 15 di nuovo in Campania nel Fiordo di Crapolla, il 16 a Torre Grande in Sardegna, il 17 a Palidoro nel Lazio e Punta del Serrone in Puglia, il 20 a Isola Capo Rizzuto in Calabria. Per iscriversi basta  scegliere la spiaggia sulla Mappa e inviare la propria adesione, tutto sul sito wwf.it/plasticfree. Ai primi 10 iscritti per ciascun evento organizzato dal WWF verrà consegnato il kit volontari (berretto, pettorina, volantini con le soluzioni possibili per ridurre la plastica nella vita quotidiana). Il Tour ha il sostegno di WIND che ha lanciato per l’occasione una speciale iniziativa dedicata ai suoi clienti e alla difesa della tartaruga marina Caretta caretta, vittima inconsapevole dell’inquinamento da plastica. Tutti coloro che sottoscriveranno l’opzione solidale “Wind e WWF per il Mediterraneo” sceglieranno infatti di donare 50 centesimi al mese al WWF, donazione che Wind raddoppierà. I fondi raccolti saranno interamente devoluti a sostegno del programma #GenerAzioneMare.

LANCIATA ANCHE  LA COMMUNITY “PLASTIC FREE”: Il WWF ha anche promosso un’attivazione collettiva spontanea da parte dei cittadini che, approfittando dei mesi estivi, potranno avviare iniziative  autonomamente iniziative di pulizia spiagge. Per aiutare a creare la propria Community Plastic Free il WWF ha preparato un Vademecum scaricabile sempre dal sito.

[1] Europa si riferisce qui a: EU-28, Norvegia e Svizzera.

*****************************************

SCHEDA DATI 

L’Europa (EU-28, Norvegia e Svizzera) è il secondo maggiore produttore mondiale di plastica dopo la Cina. Questo determina che:

  • 27 milioni di tonnellate di rifiuti plastici prodotti ogni anno
  • Tra le 70 e le 130 mila tonnellate di microplastiche (frammenti più piccoli di 5 mm) e tra le 150 e le 500 mila tonnellate di macroplastiche (equivalenti a 66.000 camion dei rifiuti) finiscono ogni anno nel Mar Mediterraneo e nei mari d’Europa;
  • Il Mediterraneo rappresenta solo l’1% delle acque mondiali ma nelle sue acque si concentra il 7% della microplastica globale
  • Sulle coste del Mediterraneo vivono 150 milioni di persone, che producono tra i maggiori quantitativi di rifiuti solidi urbani pro capite, tra i 208 e i 760 kg l’anno. I turisti che ogni anno visitano il Mediterraneo generano un aumento del 40% dell’inquinamento estivo da plastica. I rifiuti plastici sono trasportati anche da fiumi come il Nilo, l’Ebro, il Rodano, il Po, i due fiumi turchi Ceyhan e Seyhan che sfociano tutti in mare dopo aver attraversato aree densamente popolate.
  • L’inquinamento da plastica costituisce una grave minaccia per importanti settori economici del Mediterraneo, soprattutto la pesca e il turismo. La presenza di plastica costa al settore della pesca dell’Unione Europea circa 61,7 milioni di euro l’anno in quanto determina minori catture (e quindi le minori entrate), danni alle imbarcazioni e agli attrezzi da pesca, riduzione della domanda da parte dei consumatori (preoccupati dalla presenza di plastica nelle carni del pesce).

Dati chiave su biodiversità e inquinamento da plastica:

  • 90% delle specie di uccelli marini del mondo presenta frammenti di plastica nello stomaco
  • Nel Mar Mediterraneo sono 134 le specie (pesci, uccelli, tartarughe e mammiferi marini) vittime dell’ingestione di plastica
  • Tutte le specie di tartarughe marine del Mediterraneo hanno ingerito plastica. In un esemplare sono stati trovati fino a 150 frammenti nello stomaco
  • La plastica in mare, inclusi i pellet, i frammenti anche microscopici, contiene di per sè additivi e in più assorbe dall’acqua altri contaminanti tra cui pesticidi, ftalati, PCB e bisfenolo A. Nel momento in cui i contaminanti della plastica entrano all’interno di un organismo vivente interferiscono con importanti processi biologici, causando danni epatici e alterando il sistema ormonale e riproduttivo.

Il plancton del Santuario Pelagos (nel Mediterraneo nord-occidentale) presenta elevati livelli di contaminanti in primis ftalati. Le balenottere comuni di quest’area hanno concentrazioni di ftalati 4-5 volte più alte che in altre aree.

CARTELLA MULTIMEDIALE CON FOTO E INFOGRAFICA

Roma, 8 giugno 2018