Archivi categoria: Parchi e aree protette

CINTURE VERDI AREE PROTETTE E VALORIZZAZIONE DEI PAESAGGI DI FRANGIA URBANI – convegno 14 Luglio

Convegno

14 luglio 2017, ex-Monastero di Valmarina

9:00 – 17:00

Ha ancora senso occuparsi di aree regionali protette?

che ruolo possono avere le aree protette in relazione allo sviluppo urbanistico contemporaneo?

In che modo i cambiamenti vengono affrontati nelle aree protette del resto del mondo?

                    


Obiettivo del convegno è stimolare la riflessione sul ruolo delle aree protette nel XXI secolo, con particolare riferimento ai parchi regionali aventi strette connessioni con le realtà urbane. Sono trascorsi oltre quarant’anni dall’epoca dell’istituzione dei primi parchi regionali in Lombardia e nel frattempo molti dei paradigmi sui quali si fondava il loro ruolo sono mutati. Ha ancora senso occuparsi di aree regionali protette in una società dove i temi dell’ambiente paiono ormai acquisiti nella cultura collettiva? Che ruolo possono avere le aree protette in relazione ad uno sviluppo urbanistico assai diverso rispetto a quello degli anni Settanta-Ottanta del secolo scorso? In che modo tali cambiamenti vengono affrontati nel resto del mondo? La necessità di occuparsi della conservazione dei beni naturali e culturali nonché dell’ambiente e dei paesaggi non è affatto superata. Ciò che occorre è una rinnovata capacità di lettura dei fenomeni e degli effetti da questi determinati, che consenta anche di cogliere il valore dell’insieme invece che delle singole componenti del paesaggio. Inoltre, sempre di più, lo sviluppo territoriale è connesso alla qualità piuttosto che alla crescita quantitativa, e coincide quindi con la ricerca di coerenza con il valore dei luoghi, dei contesti di vita. Il Parco dei Colli di Bergamo sta oggi affrontando nuove sfide, riguardanti in primo luogo il superamento della separazione fra pianificazione urbanistica, pianificazione ambientale e pianificazione del paesaggio: occorre dunque ripartire dal progetto del territorio non costruito per recuperare le profonde relazioni con l’insieme del patrimonio storico-culturale, così diffuso e articolato. Entro tali considerazioni si innestano le progettualità locali: dalla cintura verde cittadina alle proposte di ricucitura e riqualificazione delle periferie, sino alla riconsiderazione del rapporto tra parco e città, soprattutto entro gli spazi porosi di quest’ultima.

Le esperienze maturate in questi anni dai parchi naturali regionali francesi e spagnoli e, oltre l’Europa, da casi esemplificativi come Singapore o gli Stati Uniti, possono aiutare a cogliere questi nuovi paradigmi e fornire un utile scambio di informazioni per meglio affrontare le sfide del domani.

Programma

Il convegno è strutturato in due sessioni all’interno delle quali verranno presentate alcune esperienze significative. In particolare, la sessione mattutina sarà dedicata al confronto tra scenari ed esperienze, con i casi del Parco dei Colli di Bergamo, dei parchi francesi e spagnoli e con due casi extra-europei, Singapore e Stati Uniti. A seguire, una tavola rotonda restituirà, attraverso i punti di vista degli amministratori locali, un contributo per meglio definire e arricchire le traiettorie future che interessano l’area della Grande Bergamo, nei suoi aspetti ambientali e paesaggistici.

 

Sessione mattutina

SCENARI, ESPERIENZE, AZIONI

9:00-9:15 – Renato Ferlinghetti, Consigliere del Parco Regionale dei Colli di Bergamo, CST Università degli Studi di Bergamo : “Il Parco dei Colli di Bergamo, un percorso di successo”

9:15-9:30 – Giorgio Gori, Sindaco del Comune di Bergamo: “La cintura verde a sud di Bergamo: un’opportunità per la città”

9:30-9:45 – Remo Morzenti Pellegrini, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Bergamo: “L’osservatorio internazionale di studi sul paesaggio e sul giardino, un contributo dell’Università di Bergamo al riconoscimento dei valori dei paesaggi”

9:45-10:00 – Claudia Maria Terzi, Assessore, Energia e Sviluppo Sostenibile di Regione Lombardia: “La riforma delle aree protette, le prospettive ambientali per la città diffusa”

10:00-10:50 – Moris Lorenzi, CST Università degli Studi di Bergamo: “Le esperienze di riqualificazione degli spazi periurbani in Francia e Spagna”

10:50-11:20 – Luis Andrés Orive, Responsabile del Centro Ricerca Ambientale di Vitoria-Gasteiz: “Il caso dell’Anillo Verde (cintura verde) di Vitoria-Gasteiz”

11:20 – 11:35 – Coffee break

11:35-11:55 Renato Ferlinghetti, Consigliere del Parco Regionale dei Colli di Bergamo, CST Università degli Studi di Bergamo:”Singapore, città giardino”

11:55-12:20 Margherita Cisani, CST Università degli Studi di Bergamo: “I parchi americani tra wilderness e urbanità”

A seguire, light lunch

 

Sessione pomeridiana

LE PROSPETTIVE DEL PARCO DEI COLLI DI BERGAMO

14:00-14:15 Oscar Locatelli, Presidente del Parco Regionale dei Colli di Bergamo: “Il Parco dei Colli di Bergamo, le sfide dei prossimi anni”

14:15-14:45 Raffaella Gambino, Francesca Caironi, Pierluigi Rottini, Parco Regionale dei Colli di Bergamo: “Il nuovo ‘disegno’ del Parco dei Colli di Bergamo”

14:45-16:00  “Il Parco visto dal territorio: la prospettiva degli amministratori locali” Tavola rotonda con i membri della Comunità del Parco (Presidente della Provincia di Bergamo, Sindaci dei Comuni del Parco) Discussant: Moris Lorenzi, CST Università degli Studi di Bergamo

16:00-16:30  Conclusioni

Angelo Colleoni, Consigliere del Parco Regionale dei Colli di Bergamo Fulvio Adobati, CST Università degli Studi di Bergamo

 

Con la collaborazione di:

                        

Scarica il volantino del convegno

 

 

LA CINTURA VERDE DI BERGAMO: NUOVI SCENARI DI FATTIBILITA’ – convegno 15 luglio

Convegno

15 luglio 2017, ex-Monastero di Valmarina

9:00-12:00

Programma :

Il convegno intende porre l’attenzione su alcune iniziative connesse alla realizzazione della cintura verde della città di Bergamo: dall’ipotesi di ampliamento del Parco dei Colli verso gli spazi agricoli posti ai margini meridionali della città, sino alla valorizzazione del Parco Agricolo Ecologico Madonna dei Campi, tassello strategico di grande interesse per il futuro disegno della cintura verde cittadina. Moderatrice: Maria Claudia Peretti, Presidente di Italia Nostra, Sezione di Bergamo

9:00-9:15  – Graziella Leyla Ciagà, Assessore all’Ambiente, Politiche Energetiche e Verde del Comune di Bergamo: Saluti istituzionali – Introduzione

9:15-9:45 – Renato Ferlinghetti, Consigliere del Parco Regionale dei Colli di Bergamo, CST Università degli Studi di Bergamo: I Corpi Santi: una potenzialità per la grande Bergamo contemporanea

9:45-10:15 – Marco Adriano Perletti, Associazione WWF Bergamo Brescia ONLUS: PLIS “Parco Agricolo Ecologico Madonna dei Campi”: studio di approfondimento per il potenziamento, la valorizzazione e la salvaguardia

10:15-10:45 – Ilda Vagge, Alessandra Battaglini, Roberta Grazioli: L’ampliamento del Parco dei Colli di Bergamo con la Cintura Verde Sud

10:45-11:15 – Moris Lorenzi, Simona Turetta, CERCA BG – Cittadinanza Ecologia Risorse Comunità e Ambiente Bergamo: Servizi ecosistemici e comunità. Il territorio del “Parco Agricolo Ecologico Madonna dei Campi” come ambito strategico di valorizzazione ambientale

11:15-11:35 – Gabriele Rinaldi, Direttore dell’Orto Botanico di Bergamo: Parco Bergamo, una cintura verde educante

 

Con la collaborazione di:

                        

Scarica il volantino del convegno

WWF Bergamo Brescia contro la caccia alla volpe: “Pratica nociva non giustificata dall’etica e dalla scienza”

Il WWF torna a contestare efferate, ingiustificate e dannose operazioni di abbattimento di volpi che si ripetono sul territorio nazionale in Toscana dove il TAR, solo un mese, ne ha annullato l’autorizzazione all’abbattimento (Sentenza n. 739/2017)

Con analoghe motivazioni, da questo mese l’UTR di Brescia ha autorizzato un controllo della volpe nell’ATC Unico Bresciano, anche con metodi crudeli come l’abbattimento in tana.

E’ inaccettabile che si consentano abbattimenti in tana, una pratica ingiustificata dal punto di vista scientifico, inaccettabile dal punto di vista etico, dannosa per la specie oggetto di prelievo sia per l’ingiustificata efferatezza dell’operazione, sia perché le operazioni stesse arrecherebbero grave disturbo anche ad altre specie di fauna selvatica nel periodo riproduttivo e di svezzamento dei piccoli.

Ciò è solo una delle tante aberrazioni causate da una gestione del territorio quasi unicamente focalizzata sugli interessi dei cacciatori e ben poco orientata al mantenimento equilibrato dell’ecosistema, introducendo forzature incomprensibili, abusi e storture i cui risultati sono pagati da tutti i cittadini.

Il parere di ISPRA in merito – non condivisibile nel considerare la caccia in tana come metodo di controllo – è subordinato ad una serie di azioni che sono state preventivamente disattese una per tutte efficaci censimenti verificati dalla Polizia provinciale (i dati forniti senza verifiche provengono solo dal mondo venatorio).

Inoltre è disattesa la richiesta di ISPRA che non vi siano delle immissioni di selvaggina sul territorio che ovviamente ne favorisce la riproduzione.

Ricordando che la volpe ha tra le sue prede preferite topi e ratti ma si sono accertate anche predazioni nei confronti della nutria e in generale su animali debilitati di varie specie; la volpe è legata ad un territorio sulla base della disponibilità di cibo e cosi la sua efficacia di riproduzione.

Abbandoni di rifiuti organici o una gestione del territorio che non ne consideri la sua presenza può alterarne il suo equilibrio in rapporto con le altre specie.

Ricordiamo che è una specie cacciabile in autunno/inverno e solo in tale periodo è giustificato anche un controllo straordinario previa verifica della sua consistenza tramite censimenti puntuali e verificabili senza i quali non ci sono considerazioni scientifiche in grado di giustificare piani di controllo straordinari.

Da anni in realtà queste operazioni sono sostenute solo per la mal posta convinzione del mondo della caccia di riuscire in questo modo a tutelare alcune specie di interesse venatorio (in particolare lepre e fagiano) sottraendo invece un naturale predatore all’ambiente ed anzi aumentandone la dispersione.

Il WWF non ritiene accettabili questi abusi delle attività di controllo, i cui scopi non perseguono il riequilibrio degli ecosistemi naturali, come la normativa indicherebbe fra i principi giustificanti gli interventi, ma sono volti a favorire indirettamente, e soprattutto l’espandersi di popolazioni di noto interesse venatorio, o comunque di specie artificialmente reinserite in natura.

Infatti proseguono senza limiti le immissioni di selvaggina pronta caccia senza le quali l’attività venatoria stessa non avrebbe possibilità di sopravvivenza.

Per tutto questo l’Associazione WWF Bergamo Brescia Onlus chiede alla Regione Lombardia congiuntamente a tutte le altre Associazioni, l’immediato annullamento dell’attuale piano di abbattimenti fuori periodo della specie volpe nel territorio bresciano e di tutti i provvedimenti connessi.

Associazione WWF Bergamo Brescia Onlus

Il Presidente

Danio Rossi

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L’Associazione WWF Bergamo Brescia Onlus ha presentato ai Comuni di Bergamo e Stezzano lo studio sui corridoi ecologici che interessano il Parco Agricolo Ecologico Madonna dei Campi.

L’Associazione WWF Bergamo Brescia Onlus ha avviato alla fine del 2015 uno Studio multidisciplinare con l’intento di offrire un contributo di ricerca per la salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio periurbano di Bergamo in cui è presente il PLIS Parco Agricolo Ecologico Madonna dei Campi. La scelta di considerare un contesto agricolo intercluso e frammentato parte dalla considerazione del valore che esso custodisce in quanto grande risorsa di suolo libero, sopravvissuta all’urbanizzazione, che partecipa al disegno delle reti ecologiche del territorio bergamasco. Lo studio è coerente alla Mission del WWF Internazionale ‘Pensare globalmente…agire localmente’ ed è stato donato ai Comuni di Bergamo e Stezzano nell’auspicio che possa alimentare nuove prospettive di tutela e qualificazione delle aree agricole periurbane.

il PLIS
Il Parco Locale di Interesse Sovracomunale del ‘Parco Agricolo Ecologico Madonna dei Campi’ è nato grazie all’attività di promozione condotta da Comitati cittadini e Associazioni ambientaliste. Nel 2011 i Comuni di Bergamo (ente capofila) e Stezzano hanno ottenuto il riconoscimento del PLIS da parte della Provincia di Bergamo. La superficie complessiva è di circa 300 ettari, di cui 208 nel territorio di Bergamo e 91,5 in Stezzano, ed è formata principalmente da aree verdi destinate alla produzione agricola. Il parco è geograficamente suddiviso in quattro grandi settori a causa della frammentazione determinata dalle infrastrutture del trasporto. Il Santuario della Madonna dei Campi di Stezzano è l’elemento caratterizzante e di pregio da cui il PLIS prende il nome: il complesso edilizio attuale risale al XIX-XX sec. e sorge nei luoghi in cui esisteva un’edicola religiosa, si presume già dal XII secolo, e su cui venne successivamente costruita una chiesa nel XIV-XV sec..

le finalità dello studio
Lo Studio del WWF è da considerare un primo contributo per conoscere meglio il PLIS P.A.E. Madonna dei Campi, per pianificare e conservare il disegno della rete ecologica territoriale che lo vede coinvolto, per individuare in via preliminare le azioni di potenziamento e miglioramento della componente ecologico-ambientale. Si basa su dati concreti dell’attuale condizione, su osservazioni dirette svolte da esperti in varie discipline, su una valutazione degli strumenti urbanistici comunali, provinciali, regionali. Per capire meglio le criticità e potenzialità dei contesti considerati si è lavorato costantemente a una doppia scala, locale (il PLIS e il territorio dei due Comuni coinvolti) e globale (il sistema territoriale intorno a Bergamo e le aree protette in esso esistenti).

presupposti e principi
Nel quadro ecologico della pianura intorno a Bergamo il PLIS P.A.E. Madonna dei Campi potrebbe rivestire un ruolo determinante se fosse dotato delle adeguate connessioni interne/esterne oggi mancanti o presenti in forma labile. Da questa constatazione discende la necessità, individuata dallo Studio, di conoscere meglio le condizioni naturalistiche attuali e di tracciare alcuni lineamenti di potenziamento basati su tre principi:
l’ampliamento del perimetro del PLIS attuale, annettendo aree strategicamente importanti;
il rafforzamento delle connessioni interne ed esterne al parco;
il miglioramento delle qualità ambientali, ecologiche e paesaggistiche anche per innalzare il grado attuale di biodiversità.

dallo stato attuale alle prospettive future
Grazie al contributo di esperti in varie discipline è stato possibile raccogliere dati, valutazioni e considerazioni su alcuni aspetti peculiari del contesto del parco agricolo ecologico di Bergamo e Stezzano.
Lo stato di fatto di fauna e flora è ricostruito sulla base dei dati dedotti da studi precedenti, arricchiti e approfonditi dai contributi tematici forniti dal Gruppo Flora Alpina Bergamasca, dal Gruppo Ornitologico Bergamasco, dal Gruppo Chirotterologico ‘Le Sgrignapole’.
Dall’esperienza pluriennale della Direzione della Riserva Naturale Oasi WWF – SIC/ZSC Valpredina e Misma – derivano invece alcune considerazioni di ampia prospettiva riguardo all’importanza della gestione delle aree protette, soprattutto se articolate in un sistema geografico e urbano complesso, nel quadro del nuovo assetto normativo approntato di recente da Regione Lombardia.
Il contributo della Scuola Agraria del Parco di Monza propone una riflessione sulle potenzialità del modello produttivo dell’agricoltura conservativa – basato su un metodo sostenibile di gestione dei fondi e delle risorse – che si pone come alternativa all’attuale agricoltura tradizionale e intensiva che è presente nella maggior parte delle aree del PLIS.
Le considerazioni naturalistiche si innestano sullo sfondo storico-culturale dato dalla testimonianza del sistema dei ‘Corpi Santi’, come definiti negli studi del prof. Renato Ferlinghetti del Centro Studi sul Territorio dell’Università di Bergamo, a cui appartengono le aree del PLIS e della Cintura Verde nel Comune di Bergamo.
Per rispettare la coerenza con la disciplina urbanistica vigente è stata svolta una accurata analisi e valutazione delle previsioni degli strumenti sovraordinati, dei PGT di Bergamo e Stezzano (e con la Variante n. 10 del PGT di Bergamo, in fase di redazione), delle reti ecologiche RER, REP, REC. Le considerazioni sugli aspetti del paesaggio si sono invece basate sulla constatazione diretta dei luoghi e sulla conseguente necessità di ricostruire un nuovo carattere paesaggistico a partire dalla natura autoctona della pianura rurale bergamasca e lombarda.

la strategia ecologica territoriale
La strategia di connessione ecologica ipotizzata dallo Studio parte dal potenziale di cerniera ecologica del PLIS P.A.E. Madonna dei Campi e mette in luce l’importanza di una pianificazione che garantisca nel futuro una rete intercomunale di collegamento fra aree naturali protette. E’ una visione strategica che immagina azioni da attuare sinergicamente a due diversi livelli geografici (rispettando la coerenza con il disegno delle reti ecologiche Regionale e Provinciale):
a scala locale/comunale: mediante azioni di rafforzamento dell’armatura vegetale e dei presidi ecologico-ambientali interni al PLIS, nonché attraverso azioni di de-frammentazione fra i vari settori del PLIS stesso;
a scala globale/territoriale: mediante l’estensione del perimetro del PLIS attuale, a comprendere ad esempio aree già appartenenti al sistema della ‘Cintura Verde’ di Bergamo, e guardando prioritariamente verso la connessione con il Parco dei Colli e le aste fluviali del Serio e del Brembo.

Alla scala territoriale la strategia si rivolge a un sistema ecologico di vaste dimensioni, strutturato secondo due grandi corridoi geografici:

corridoio nord/sud, formato da:
Parco Regionale dei Colli di Bergamo (recapito terminale)
PLIS P.A.E. Madonna dei Campi (con l’integrazione di aree connettive oggi mancanti)
PLIS del Rio Morla e delle Rogge
Parco Regionale del Serio (recapito terminale)

corridoio est/ovest, formato da:
Parco Regionale del Serio (recapito terminale)
PLIS del Rio Morla e delle Rogge
PLIS P.A.E. Madonna dei Campi (con l’integrazione di aree connettive oggi mancanti)
PLIS del Basso Corso del Fiume Brembo
PLIS del Monte Canto e del Bedesco
PLIS della Gera d’Adda
Parco Regionale Adda Nord (recapito terminale)

In questa logica connettiva è di fondamentale importanza considerare le aree, non incluse nel perimetro attuale del PLIS P.A.E. Madonna dei Campi, che vengono individuate dallo Studio con il termine di ‘Connettore Nord’ e che coincidono con una parte della Cintura Verde di Bergamo.

l’integrazione con la mobilità sostenibile
Le tematiche ecologiche sono integrate ad alcune considerazioni sulla mobilità ciclopedonale, considerata la forma sostenibile di trasporto da prediligere per l’accessibilità e la fruibilità delle aree naturali protette. Una fase analitica preliminare ha ricostruito il quadro conoscitivo di partenza, analizzando le previsioni dei piani sovracomunali e comunali, sul quale si è sviluppata l’ipotesi di una rete ciclabile integrata alle aree dei parchi ecologici. La Greenway dei parchi‘ che viene proposta è formata da un insieme di percorsi ciclopedonali – in parte esistenti, in parte già pianificati e in altra parte proposti come variante – che potrebbero svilupparsi in continuità dall’ex monastero di Astino fino alle aree agricole a sud di Stezzano.

Alcune immagini del PLIS

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Alcune tavole dello studio

SCHEDA RIASSUNTIVA

cronologia

novembre 2015 firma del protocollo d’intesa con i Comuni di Bergamo e Stezzano;  gennaio/dicembre 2016   elaborazione dello studio; marzo 2017 presentazione alle Giunte Comunali
gruppo di lavoro

elaborazione dello studio e supervisione complessiva

  • Associazione WWF Bergamo Brescia Onlus

enti patricinanti

  • PLIS P.A.E. Madonna dei Campi – Ente gestore Comune di Bergamo
  • Comune di Bergamo
  • Comune di Stezzano

coordinamento 

  • Marco Adriano Perletti
  • Alessandro Ripamonti

contributi tematici

  • urbanistica, mobilità sostenibile, paesaggio: arch. Marco Adriano Perletti
  •  fauna – ornitologia:  dott. Enrico Cairo (Gruppo Ornitologico Bergamasco)
  •  storia e cultura: prof. Renato Ferlinghetti (Università degli Studi di Bergamo/Centro Studi sul Territorio)
  •  fauna – chirotterologia: dott.sa Anna Maria Gibellini (Gruppo Chirotterologico ‘Le Sgrignapole’)
  •  flora: dott. Federico Mangili (FAB – Gruppo Flora Alpina Bergamasca)
  •  gestione aree protette: Enzo Mauri (Riserva Naturale Oasi WWF – SIC/ZSC Valpredina e Misma – Cenate Sopra, BG)
  •  agricoltura sostenibile: dott. Pio Rossi (Scuola Agraria del Parco di Monza)

 

contributi trasversali

  • Mariola Peretti (Presidente Italia Nostra Bergamo)
  • Marco Valle (Direttore Museo Civico di Scienze Naturali “E. Caffi” – Bergamo)

 

 

Giornata delle Oasi 2017 

PROGRAMMA GIORNATA OASI 2017

Durante tutta la giornata passeggiata libera nel verde e i colori dell’area didattica, tra gli alberi dell’orto botanico, i prati naturali e gli stagni.

Sarà possibile visitare il Centro Visite dove sarà presente lo stand WWF Italia e dell’Azienda Agricola Valpredina con i suoi prodotti BIO coltivati nella Riserva Naturale.

Ai nuovi soci WWF gadget e prodotti in regalo.

Troverete uno spazio dedicato allo Sportello pipistrelli per informazioni sui pipistrelli, le bat box e avrete la possibilità di segnalare la presenza di pipistrelli per contribuire alla loro tutela.

ORE 10.30 – La Ferratura del Cavallo: intervento in diretta del maniscalco e a seguire fino alle 13.00 per i più piccini in sella accompagnati dai nostri volontari.

Dalle 13.00 – In loc. Cà Pessina area ristoro e pic – nic.

Dalle 14.00 -In loc. Cà Pessina, dopo pranzo, area giochi per i più piccoli.

ORE 17.00 – All’osservatorio di Cà Pessina, dopo brevi nozioni sul primo soccorso alla fauna selvatica ferita o in difficoltà, la tradizionale rimessa in libertà della fauna selvatica curata al C.R.A.S. WWF Valpredina.

VI ASPETTIAMO!!

Sito dell’Oasi di Valpredina

S.O.S. Natura Italia

Da domani alla Camera è in votazione una proposta di legge, già approvata dal Senato, che indebolisce gravemente il sistema delle aree protette italiane mettendo in pericolo il nostro patrimonio
naturale. La Costituzione attribuisce allo Stato la tutela della natura:
questa ora rischia di diventare ostaggio delle politiche locali.
L’Italia custodisce una ricchezza naturale che non ha eguali in Europa. Circondata dal mare con circa 8000 km di coste e il 60% del territorio costituito da rilievi montuosi, il nostro Paese ha una grandissima varietà di habitat e quindi di specie. La nostra natura, già aggredita dal consumo del suolo, dall’agricoltura intensiva, da inquinamenti di ogni genere, è stata protetta da un insieme di Parchi
e Riserve realizzato grazie alla legge n. 394 del 1991.


Questa legge ha garantito all’Italia la tutela del 10% del suo territorio attraverso uno dei più importanti e diversificati sistemi di aree naturali protette d’Europa.
La proposta in discussione è priva di una visione di futuro, quasi rinunciataria: se il Parlamento del 1991 seppe cogliere aspetti innovativi dal confronto con la società civile e la comunità scientifica, quello del 2017 sembra essere ripiegato su se stesso,
incapace di ascoltare il mondo al di fuori della politica.
La proposta prevede:
• che i Presidenti dei Parchi abbiano solo generiche qualifiche di gestione amministrativa senza richiedere alcuna competenza in materia di tutela ambientale;
• che nel Consiglio Direttivo degli Enti-Parco siano inserite rappresentanze di portatori di interessi economici, indebolendo gravemente la rappresentanza degli interessi generali rappresentati dallo Stato;
• che i Direttori dei Parchi non abbiano più una nomina nazionale, ma locale e senza che siano loro richieste specifiche competenze ambientali o naturalistiche;
• che le Aree Marine Protette siano ancor più governate attraverso un sistema frammentario e disomogeneo fortemente condizionato dagli interessi locali;
• che la gestione della fauna del Parco non sia chiaramente ancorata alle Direttive Comunitarie, aumentando anche le possibilità del coinvolgimento dei cacciatori per gli abbattimenti selettivi.
Lo Stato sembra quasi voler abdicare a un suo ruolo obbligatorio e fondamentale. Su questo la proposta di legge in discussione fornisce un esempio eclatante: per il Delta del Po, uno dei più
complessi e problematici ecosistemi italiani tra l’Emilia Romagna e il Veneto, invece del parco nazionale oggi previsto, ne viene riproposto uno inter regionale da realizzarsi in 6 mesi.


Se, come già più volte in passato, non dovesse costituirsi, diventerebbe definitiva la situazione attuale di due distinti parchi regionali che si dividono un habitat da gestirsi unitariamente e che sono insufficienti per la tutela dei valori naturalistici internazionali e dei beni ambientali del Delta del Po. Molti altri commenti si possono fareal testo in discussione alla Camera, ma già da soli questi argomenti permettono a chiunque di comprende che i Parchi così gestiti non potranno ottemperare al proprio ruolo. La tutela di un bene, quanto più vicina è agli interessi che vogliono “utilizzarlo”, tanto è più difficile da esercitare.
E la competenza e l’indipendenza sono elementi fondanti della buona amministrazione, irrinunciabili se si devono gestire beni comuni complessi quali sono gli ecosistemi naturali.
Negli ultimi mesi il WWF Italia, insieme ad altre 15 grandi associazioni nazionali e a un gran numero di rappresentanti del mondo scientifico, ha presentato osservazioni e proposte riassunte nel documento “Aree protette, tesoro italiano” www.wwf.it/parchi Sostieni il WWF per la tutela della natura wwf.it/parchi.

C’è ancora una possibilità e serve l’aiuto di tutti

Abbiamo pochissimo tempo per correggere la rotta. Per questo il WWF Italia si rivolge a tutti i Deputati perché da domani, lunedì 27 marzo, quando affronteranno la proposta di legge con le votazioni d’Aula, facciano propri gli emendamenti per evitare un pericoloso e grave passo indietro nella gestione del sistema delle aree naturali
protette italiane.

Per questo chiediamo anche a te di darci una mano inviando subito un tweet ai Presidenti di Camera e Senato:

@lauraboldrini @PietroGrasso perché stravolgere
la più importante legge italiana per la tutela della natura? #sosparchi

CAMPAGNA SOCIAL DEL WWF FA IMPENNARE #SOSLUPO

Comunicato stampa

In migliaia hanno risposto all’appello per cancellare ipotesi di uccisione lupi dal Piano

 Non solo cinguettii ma veri e propri ululati. Quelli, che oggi, hanno affollato Twitter portando in poche ore l’hashtag #soslupo lanciato dal WWF ai primi posti nella classifica dei tag più twittati sul social network (tra i primi 5). Il segnale da cogliere è che tante migliaia di persone si sono mobilitate in rete accogliendo l’Appello rivolto al Presidente del Consiglio, al Ministro dell’Ambiente e al Presidente della Conferenza Stato-Regione per chiedere che dal Piano di Gestione del lupo venga tolta ogni ipotesi di abbattimento per questa specie. L’intensa Campagna Social era partita lunedì scorso con la vignetta disegnata per il WWF da Silver con le ‘proteste’ di Lupo Alberto.

In pochi giorni la pagina Facebook di WWF ha raggiunto circa 1,6 milioni di visualizzazioni con un’interazione sui post pari a circa 180.000 tra like, commenti e condivisioni. La vera e propria ‘tempesta’ di tweet registrata stamattina sul profilo WWF è stata il culmine di un’interazione che in pochi giorni ha visto oltre 230.000 persone raggiunte e oltre 1.300 retweet.

Tra le migliaia di cittadini, anche volti noti che, insieme alla Presidente del WWF Donatella Bianchi,  hanno rilanciato sui propri profili le richieste di #soslupo:  Gabriele Muccino, Alessandro Gassman, Sabina Guzzanti, Donatella Rettore, Riccardo Bocca, Rosaria Renna insieme .

La mobilitazione del WWF prosegue : i volontari nel  pomeriggio saranno davanti alla sede della Conferenza Stato-Regioni (Via della Stamperia – 14.30).

Roma, 3 febbraio 2017

 

Ufficio Stampa WWF Italia

Tel. 06-84497  213  –  266  –  332

Cel. 340 9899147 – 329 8315725

 

 

WWF: “ RINVIO PIANO, ALL’UNANIMITA’ E’ UN PRIMO IMPORTANTE SEGNALE POLITICO ISTITUZIONALE . ORA SI TORNI AL CONFRONTO TECNICO”

Comunicato stampa 

#SOSLUPO

 

WWF: “ RINVIO PIANO, ALL’UNANIMITA’  E’ UN PRIMO IMPORTANTE SEGNALE POLITICO ISTITUZIONALE . ORA SI TORNI AL CONFRONTO TECNICO”

SODDISFAZIONE DELL‘ASSOCIAZIONE : “ADESSO LAVORIAMO TUTTI PER LA CONSERVAZIONE DEL LUPO NEL NOSTRO PAESE ARCHIVIANDO L’OPZIONE ABBATTIMENTI LEGALI”.

La decisione della Conferenza Stato-Regioni di rinviare l’approvazione del Piano per la conservazione e gestione del lupo, come richiesto dal WWF Italia e da tante migliaia di cittadini italiani che si sono mobilitati sui social network nelle azioni promosse dall’Associazione, sono un primo importante segnale” –  ha dichiarato Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia

 Per il WWF questo rinvio rappresenta una autentica polizza assicurativa sulla vita del Lupo, richiesta a gran voce dalla maggioranza dei cittadini italiani. Il Piano ritorna adesso in discussione in sede tecnica ma il confronto con tutte le parti interessate dovrà partire da un punto fermo: l’abbattimento legale del Lupo non può essere un metodo ordinario di gestione dei conflitti tra la specie e le attività zootecniche.

Il WWF da oltre due anni ha evidenziato al Ministero, anche con osservazioni tecniche, i nodi che oggi sono venuti al pettine – In particolare abbiamo sempre sostenuto che le misure di prevenzione del Piano erano correttamente individuate ma che in assenza di finanziamenti specificatamente previsti queste sarebbero rimaste solo virtuali- ha continuato Donatella Bianchi –   Dal piano andavano stralciati gli abbattimenti e andavano previsti  tempi e risorse congrue. Molte delle nostre richieste, rimaste inascoltate, rispecchiano proprio alcune delle problematiche che le Regioni stesse stanno sollevando.  L’auspicio, ora, è che si torni ad un confronto sereno e costruttivo con tutti i soggetti interessati per arrivare rapidamente all’approvazione di un Piano con azioni concrete ed efficaci che escluda gli abbattimenti legali ,disciplinando l’applicazione della possibile deroga prevista dalla Direttiva UE Habitat solo in casi eccezionali ed ultima opzione attuabile solo dopo l’attuazione del Piano e verifica dei risultati raggiunti”.

Il Piano per la conservazione e gestione del Lupo in Italia dovrà dare priorità agli interventi per la prevenzione ed un equo risarcimento dei danni subiti dagli allevatori, al contrasto del randagismo canino e dell’ibridazione cane – lupo ed alla ricerca scientifica per determinare lo stato di conservazione della specie nel nostro paese e la reale incidenza dei danni alla zootecnia. Ministero dell’Ambiente e Regioni dovranno indicare le risorse necessarie per l’attuazione delle azioni previste con una ripartizione degli oneri nei rispettivi bilanci, senza ulteriori costi per i bilanci pubblici ma con la definizione di opportune priorità di spesa.

Il WWF non comprende perché il ministro Galletti, abbia voluto a tutti i costi difendere la possibilità degli abbattimenti, enfatizzando i 70 studiosi che lo avrebbero suggerito. Nel Piano stesso, quando si indicano i nomi degli esperti che hanno fornito contributi utili alla stesura del Piano è chiaramente esplicitato “l’inclusione in questo elenco non implica la condivisione del Piano”. Inoltre come tutte le  questioni che hanno a che vedere con le modalità di gestione della complessa relazione uomo-natura è bene che esse abbiano sempre come base la migliore conoscenza scientifica disponibile ma la scelta di una soluzione non è squisitamente tecnica ma è fondamentalmente politica.

Tra le osservazioni poste al Ministero dell’Ambiente da due anni, il WWF aveva posto il tema dei tempi congrui per l’applicazione delle misure di prevenzione, (24-36 mesi) , risorse specifiche per queste messe a disposizione sia dallo Stato che dalle Regioni e preventivamente concordate, procedure più snelle per l’indennizzo di agricoltori e allevatori. Infine, l’apertura di un apposito tavolo tecnico per il monitoraggio e valutazione delle azioni poste in essere dalle Regioni e stralcio degli abbattimenti selettivi sul lupo.

 

Roma, 3 febbraio 2017

 

Ufficio Stampa WWF Italia

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Riforma Legge Aree Protette: WWF, riaprire confronto con fronte Associazioni per salvare Parchi

SE LA CAMERA NON CAMBIERA’ TESTO RIFORMA SU ALCUNI PUNTI ESSENZIALI POTREMO DIRE ADDIO AI PARCHI ‘NAZIONALI’

Riforma Legge Aree Protette: WWF, riaprire confronto con fronte Associazioni per salvare Parchi

SE LA CAMERA NON CAMBIERA’ TESTO RIFORMA SU ALCUNI PUNTI ESSENZIALI POTREMO DIRE ADDIO AI PARCHI ‘NAZIONALI’

“Chiediamo che, nell’aggiornare la Legge 394/91, vera e propria “Piccola Costituzione delle Aree Protette”, si riapra il confronto nel merito con il fronte delle Associazioni e si abbia come obiettivo il mantenimento dell’importante ruolo e funzione di Parchi Nazionali e Aree Marine Protette, puntando sulle competenze e sull’innovazione, così come si fece con l’approvazione della legge 394: se lo Stato rinuncia alle sue competenze in tema di conservazione della natura rischiamo di tornare indietro di vent’anni nelle politiche di gestione della natura”. Lo ha detto la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi nel corso dell’audizione delle Associazioni ambientaliste alla Commissione Ambiente alla Camera dei Deputati.

“Dal patrimonio naturale del Paese non solo dipende la bellezza del nostro paesaggio e la ricchezza della nostra biodiversità ma anche il benessere economico e sociale delle future generazioni: ricordiamo che la Costituzione, in modo chiaro e inequivocabile, attribuisce allo Stato doveri e obblighi, precisi e irrinunciabili, per la conservazione della natura e la tutela degli ecosistemi – continua la Bianchi nel suo intervento -. Nel testo licenziato dal Senato non ci sono solo articoli da rivedere ma anche questioni fondamentali non affrontate come l’insufficienza delle risorse che comportano pericolose compensazioni come il ricorso alle royalties o la questione delle Riserve Naturali dello Stato, le piante organiche insufficienti”.

“Il testo del Senato non solo ha sollevato fortissime preoccupazioni da parte di personalità della cultura e del mondo scientifico ma ha spinto tutte le principali Associazioni ambientaliste a predisporre e sottoscrivere il documento unitario ‘Aree protette, tesoro italiano’, chiedendo un radicale ripensamento dell’impostazione della riforma – spiega la presidente de WWF -. Nel tentativo di rendere più snella la Legge sulle Aree naturali protette, il Senato ha, di fatto, indebolito la portata ‘nazionale’ dei Parchi, accentuando l’influenza di interessi locali e logiche estranee alla corretta gestione del comune patrimonio naturale del Paese. Gravi passi indietro sono stati fatti per quanto riguarda la governance degli Enti Parco di cui viene stravolta completamente l’originaria funzione di raccordo e sintesi tra interessi locali e nazionali, tra conservazione e promozione del territorio”.

“Se la Camera non cambierà radicalmente il testo approvato dal Senato, riavviando un proficuo confronto sui problemi, sulle possibili soluzioni e sulla visione per il futuro, il nostro Paese corre il rischio di fare grandi passi indietro in questo campo finendo oltretutto per avere Parchi solo nominalmente “nazionali” e Aree Marine Protette in mano ai soli Enti locali. Le Aree Marine protette devono diventare dei veri e propri Parchi Marini: è inconcepibile che mentre nel mondo si istituiscono Parchi marini straordinari l’Italia continui politiche di retroguardia nella tutela del suo patrimonio marino – conclude Donatella Bianchi -. La tutela dell’ambiente è il presupposto stesso del nostro futuro e sul mantenimento del capitale naturale si basa ogni prospettiva di benessere: le aree naturali protette costituiscono al tempo stesso uno strumento di conservazione e un banco di prova per lo sviluppo sostenibile”.

I punti critici evidenziati dal WWF rispetto al testo approvato al Senato e su cui si chiede di intervenire (come le Associazioni ambientaliste avevano già sollecitato al Senato) sono la governance dei parchi con la mancanza di competenze specifiche per la gestione, la conservazione e la valorizzazione dei beni naturali e ambientali previste per la nomina del presidente e del direttore del parco e il difficile equilibrio nei Consigli direttivi con l’ingresso nella componente riservata allo stato di rappresentanti del mondo agricolo e la scomparsa della componente scientifica; le Aree Marine Protette per le quali, nonostante insistano sull’ambito demaniale ‘per eccellenza’, il mare, non è previsto nessun ruolo nella gestione per lo Stato. Inoltre i loro Enti di gestione vengono trattati come enti di serie B; Preoccupa il totale silenzio sul potenziamento della sorveglianza e delle dotazioni organiche dei Parchi drammaticamente insufficienti rispetto agli importanti compiti di difesa e valorizzazione di un patrimonio indisponibile dello Stato; le Riserve Naturali dello Stato che anche quando sono comprese all’interno dei Parchi Nazionali restano in capo al ministero delle Politiche agricole, con una evidente contraddizione gestionale; la gestione della fauna; il Piano del Parco, l’utilizzo dei loghi/marchi del Parco che deve essere omogeneo; le royalties che devono confluire in un apposito fondo gestito dal ministero dell’Ambiente, dedicato ad attività di conservazione; Il silenzio assenso previsto dall’articolo 12 del testo approvato dal Senato è un punto di estrema delicatezza che rischia di essere sottovalutato visto che come richiamano le considerazioni, più volte ribadite, della Corte di Giustizia Europea l’interesse all’ambiente sia di tale importanza da richiedere sempre un’espressa valutazione da parte delle autorità che dia conto dell’istruttoria svolta; infine, l’istituzione del Parco del Delta del Po rispetto per il quale non era necessario una ulteriore previsione normativa (visto che la legge 394/91 escludeva esplicitamente la possibilità di due parchi nazionali e prevedeva, dopo il 31 dicembre 1993, l’istituzione di un Parco Nazionale). Visto che quel termine è da tempo scaduto si proceda subito all’istituzione di un Parco Nazionale.

Roma, 11 gennaio 2017

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