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La storia infinita delle villette di Ganda. I magistrati: «Ora vanno demolite»

Da L’Eco di Bergamo del 25 Novembre 2019

Aviatico. Dopo quasi dieci anni di corsi, controricorsi, appelli e persino istanze alla Corte europea dei Diritti dell’uomo, la Procura generale della Corte d’appello di Brescia ha ordinato alla proprietà l’abbattimento delle tre villette costruite quasi dieci anni fa in un’area agricolo-montana. Il Wwf Bergamo auspica che si proceda «con urgenza al ripristino dei luoghi riportando l’ambiente naturale alle sue finalità ecologiche».

L’ultimo atto è l’ordinanza del giudice d’esecuzione della Prima sezione penale della Procura generale della Corte d’appello di Brescia, emessa alla fine del mese scorso, che ha intimato alla proprietà l’abbattimento delle tre villette costruite quasi dieci anni fa in un’area agricolo-montana a Ganda.

Tutto è iniziato nei primi mesi del 2010, quando il Comune aveva rilasciato il permesso di costruire ai proprietari dei terreni prativi posti su un valico poco sopra i 1.000 metri, oggetto di protezione faunistica provinciale per la presenza di rotte migratorie dell’avifauna. Il Wwf all’inizio dei lavori aveva presentato un esposto alla Procura di Bergamo. Dal mese di luglio del 2010 ha avuto inizio una «battaglia legale» a suon di ricorsi tra i legali del Wwf e dei proprietari. E con due direttive, una amministrativa, l’altra penale, che inizialmente sembravano dare ragioni ai proprietari. Ma non era finita: il 21 aprile 2016 la sentenza della Corte d’appello di Brescia ribaltava tutto. Tra i condannati per l’abuso, oltre alla proprietà, al progettista e alla ditta che aveva eseguito i lavori, anche il consulente tecnico del Comune, Michele Villarboito, che nel frattempo era diventato sindaco e che per questa condanna, in base alla legge Severino, era decaduto dalla carica nel 2017, sei mesi prima del voto. La Cassazione, nel maggio di due anni fa, respinse i ricorsi e ingiunse l’abbattimento dei tre fabbricati. Tutto finito? Macché. Il 21 agosto 2018 la Corte d’appello di Brescia sollecitava l’esecuzione dell’abbattimento delle villette al nuovo sindaco, Mattia Carrara, che emetteva l’ordinanza di abbattimento. Ma l’ordinanza era oggetto ancora di ricorso al Tar da parte della proprietà, che si è rivolta, nel frattempo, anche alla Corte di giustizia europea per i Diritti dell’uomo, presentando, nel contempo, richiesta di sanatoria. La domanda, però, come comunicato dal Comune, «non poteva essere considerata per la mancata demolizione entro i 90 giorni prevista dall’ordinanza», mancanza che di fatto ha fatto passare la proprietà dei fabbricati dai privati al Comune.

Dopo ulteriori passaggi fra Tar e Consiglio di Stato e in seguito ad altri ricorsi e memorie del Wwf, il 29 ottobre scorso è stata depositata dal giudice d’esecuzione delle sentenze della Corte d’appello di Brescia l’ordinanza con la quale viene rigettata sia la richiesta di sospensione per l’abbattimento delle villette fino all’esito della procedura in sanatoria, sia la richiesta di attendere la decisione della Corte europea dei Diritti dell’uomo (il giudice non ha ritenuto leso il diritto di proprietà), confermando l’ordine di demolizione.

L’auspicio del Wwf Bergamo è che si proceda «con urgenza al ripristino dei luoghi riportando l’ambiente naturale alle sue finalità ecologiche». A questo proposito, esiste un fondo di demolizione in aiuto dei sindaci per le spese di abbattimento di immobili abusivi. Quando i sindaci devono procedere alla demolizione di immobili si trovano in difficoltà per il reperimento dei fondi, ma è possibile recuperare i soldi attribuendo le spese alle persone ritenute colpevoli dei reati contestati. In aiuto dei sindaci, infatti, viene incontro il fondo demolizione opere abusive istituito nel 2003. In pratica, il sindaco può chiedere l’anticipazione delle somme necessarie per la demolizione alla Cassa depositi e prestiti che gestisce il fondo. Queste somme dovranno poi essere restituite alla stessa Cassa entro 60 giorni dalla data in cui il Comune recupererà i soldi coattivamente dai responsabili degli abusi.

E non esiste alcun vincolo in caso di ricorsi alla Corte europea dei Diritti umani in quanto, come ha specificato l’ordinanza del giudice di esecuzione nel caso di Aviatico, si tratta di una sentenza penale emessa dal supremo organo di giustizia di uno Stato che, seppur membro dell’Unione, tuttavia esercita le sue prerogative in applicazione di precise norme emesse nell’ambito del suo ordinamento giudiziario nel corso degli anni.