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sos leone: al mondo solo 20 mila individui in natura e la pandemia poptrebbe cancellare i successi di conservazione raggiunti

Gli impatti del COVID-19 e della mancanza di turismo nelle aree protette: crollo delle risorse finanziare e aumento di bracconaggio e commercio illegale
Fino al 23 maggio dona al 45585 per salvarli dall’estinzione, aiuterai il WWF a raddoppiare il numero dei leoni entro il 2050
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Gli impatti del COVID-19 e della mancanza di turismo nelle aree protette: crollo delle risorse finanziare e aumento di bracconaggio e commercio illegale.

  Fino al 23 maggio dona al 45585 per salvarli dall’estinzione, aiuterai il WWF a raddoppiare il numero dei leoni entro il 2050

Clicca QUI per la cartella multimediale   Link alla pagina web di campagna>> Degrado degli habitat naturali, bracconaggio e commercio illegale ci stanno portando via il leone africano (Panthera leo), predatore ai vertici della catena alimentare, la cui presenza non solo è necessaria per la salute dei sistemi naturali, ma sostiene le economie dei paesi e produce notevoli benefici per le comunità locali attraverso le attività legate al turismo. Oggi i leoni selvatici al mondo sono solo 20mila (in 100 anni è crollata del 90% la popolazione di leoni in Africa) e fra le cause che mettono a rischio il loro futuro si è aggiunta la pandemia da COVID-19, minaccia senza precedenti che ha avuto conseguenze significative su tutte le attività svolte nelle aree protette, aggravate dalla cronica mancanza di personale.   A mostrarlo la recente indagine condotta in 19 Paesi dell’Africa da IUCN, World Commission on Protected Areas, in collaborazione con l’African Wildlife Foundation, che ha analizzato gli impatti su attività di base svolte normalmente nelle aree protette: dagli interventi di tutela della biodiversità alle operazioni necessarie a garantire la sicurezza di questi territori, dalla attività economiche in grado di generare introiti, alla collaborazione con gli stakeholders e le comunità locali. L’indagine ha anche evidenziato come la pandemia abbia il potenziale di annullare i successi di conservazione già conseguiti negli anni: il COVID-19 ha fatto crollare le risorse finanziare, mostrando la quasi totale dipendenza degli introiti a sostegno delle aree protette dai turisti provenienti da paesi esteri.   Secondo il World Travel and Tourism Council, il turismo naturalistico genera ogni anno circa 340 miliardi di dollari e garantisce oltre 21 milioni di posti di lavoro e si stima che la pandemia abbia causato una perdita complessiva di 174 milioni di posti di lavoro e un mancato contributo al PIL globale pari a 4.700 miliardi di dollari. Grazie al turismo verso i leoni e la fauna selvatica in generale, le comunità ricevono degli importanti benefici diretti, tra cui la possibilità di creare attività imprenditoriali e di generare occupazione e reddito. Le comunità che vivono all’interno o intorno alle aree protette sono quindi incentivate a proteggere la fauna selvatica e i loro habitat, svolgendo un prezioso ruolo di custodia delle specie carismatiche, cruciale per la conservazione della biodiversità. Le restrizioni agli spostamenti e la diffusione dell’infezione stanno però impoverendo centinaia di milioni di persone che vivono nelle aree più ricche di fauna selvatica. In Africa il turismo naturalistico genera più di un terzo di tutte le entrate legate al turismo e prima della pandemia, le aree protette ricevevano circa 8 milioni di visitatori l’anno. Un caso emblematico è quello della Namibia, che nel 2019 ha ricevuto circa 1,7 milioni di turisti stranieri e dove la pandemia ha bloccato del tutto il turismo.   La pandemia ha messo in crisi anche il lavoro dei ranger, che svolgono un ruolo chiave nel mantenere l’equilibrio tra la componente naturale e quella umana, tutelando e gestendo le risorse naturali, moderando le interazioni dell’uomo con la natura e fungendo da deterrente alle attività illegali nelle aree protette. Grazie ai loro servizi, i ranger contribuiscono a ridurre la probabilità di future pandemie di origine zoonotica, svolgendo così un servizio sanitario di rilievo planetario. A causa della pandemia la lotta contro il bracconaggio, la deforestazione, la raccolta illegale dei prodotti non forestali e altri crimini ambientali è diventata molto più difficile. In alcuni paesi, le attività sono state ridotte significativamente a causa dei tagli al personale e della riduzione dei budget riservati alle attività operative sul campo; anche l’accesso limitato ai dispositivi di protezione individuale ha influito negativamente sull’operatività dei ranger, mentre in molti casi il personale adibito alle operazioni di controllo è stato riassegnato ad altri servizi mirati a controllare la diffusione dell’epidemia. In questa fase di pandemia i ranger africani hanno evidenziato un incremento soprattutto della caccia di sussistenza verso le specie selvatiche, oltre ad attività illecite di deforestazione e distruzione degli habitat.   In assenza di misure efficaci e di progetti di conservazione dedicati i leoni diminuiranno di un ulteriore 50% nei prossimi due decenni in Africa occidentale, centrale e orientale. Per salvare questa straordinaria specie dall’estinzione, il WWF lancia il progetto “SOS Leone”: dal 9 al 23 maggio ogni donazione al 45585 con SMS o chiamata da rete fissa sosterrà il programma globale per salvare i grandi felini del pianeta con l’obiettivo di raddoppiare entro il 2050 il numero dei leoni che vivono in natura, invertendo una tendenza che rischia di portarli verso l’estinzione.   Gli impatti del Covid-19 a SOKNOT, area strategica per i leoni dove lavora il WWF   Un’area in cui la pandemia esercita un peso fortissimo sul futuro dei leoni è quella di SOKNOT (acronimo di Southern Kenya – Northern Tanzania), più estesa della Grecia a cavallo fra Kenya e Tanzania, che custodisce una delle più grandi popolazioni di leoni e i parchi nazionali più famosi nel mondo per questo grande felino come il Masai Mara, Amboseli, Kilimangiaro e Serengeti. La mancanza di turisti provocata dalla pandemia sta determinando una situazione di grave crisi: sia per mancanza di fondi sia per la riduzione dei controlli (non a caso, il primo rinoceronte bracconato all’interno di una delle aree di conservazione autogestite negli ultimi due anni si è avuto nell’aprile del 2020). SOKNOT è il più importante fra gli 8 territori prioritari selezionati dal WWF per raddoppiare il numero dei leoni in Africa entro il 2050.   SOKNOT è uno degli ambienti naturali più antichi, complessi e meno disturbati della Terra, costituito da otto aree protette gestite dallo Stato e da 32 aree di conservazione gestite dalla comunità, che sono fondamentali per gli spostamenti della fauna selvatica attraverso i due stati. Èquesto il territorio di quello che rimane delle grandi e straordinarie migrazioni che spostano ogni anno milioni di animali tra gnu, zebre, antilopi, gazzelle, e dietro a loro appunto i leni. Quest’area contribuisce ogni anno con 3,2 miliardi di dollari alle economie del Kenya e della Tanzania attraverso il turismo naturalistico, fornendo circa 3 milioni di posti di lavoro e 10 milioni di dollari alle aree protette.  Negli ultimi decenni purtroppo l’intera area è stata sottoposta a crescenti pressioni da parte dell’uomo – sotto forma di agricoltura, industria, turismo, bracconaggio, caccia di sussistenza e conseguente   scomparsa della prede naturali – con conseguente drammatico declino della popolazione di leoni. E il Covid-19 ha aggravato la situazione, rischiando di creare la tempesta perfetta per il futuro di questo straordinario felino. Insert Alt text here   Il WWF è impegnato con progetti sul campo in 8 grandi territori prioritari, tra i quali spicca quello di SOKNOT (acronimo di Southern Kenya – Northern Tanzania), localizzato a cavallo di Kenya e Tanzania. Nell’area di SOKNOT, grazie al progetto SOS Leone, il WWF si prefigge di garantire il futuro delle popolazioni di leoni presenti, mitigando le minacce causate dale attività umane come il bracconaggio, riducendo i conflitti e aumentando la connettività tra le aree protette, al fine di proteggere i grandi processi ecologici (migrazioni) che caratterizzano la vita dei leoni in questi territori straordinari.   Video FACCIAMO TUTTI LA PARTE DEL LEONE: DAL 9 AL 23 MAGGIO DONA AL 45585 E AIUTERAI IL WWF A RADDOPPIARE IL NUMERO DI LEONI ENTRO IL 2050  
Il leone è il re della savana e della foresta, l’animale simbolo di forza, coraggio, vitalità. Ma oggi sono rimasti meno di 20mila leoni selvatici nel mondo, a causa del degrado degli habitat naturali, bracconaggio e commercio illegale. Ognuno di noi ora può decidere di “fare la parte del leone” e aiutare il WWF a salvare questa specie dall’estinzione donando dal 9 al 23 maggio al 45585 con SMS o chiamata da rete fissa per sostenere il progetto “SOS Leone”. Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari WINDTRE, TIM, Vodafone, Iliad, PosteMobile, Coop Voce e Tiscali.   Sarà possibile anche donare 5 euro o 10 euro attraverso le chiamate da rete fissa TIM, Vodafone, WINDTRE, Fastweb e Tiscali e, sempre per la rete fissa, di 5 euro da TWT, Convergenze, PosteMobile.       Roma, 13 maggio 2021   Cartello Foto, video e altri materiali   WWF Italia Via Po 25/C 00198 Roma, IT DisiscrivimiAggiorna le tue preferenze – Visualizza online           Antonio BaroneResponsabile Comunicazione Mail a.barone@wwf.it I Mob. +39 340 9899147 Lucio Biancatelli Press Office Mail l.biancatelli@wwf.it I  Mob. +39 329 8315718    Giulia Ciarlariello Press Office Mail g.ciarlariello@wwf.it I Mob. +39 334 6151811        

CORONAVIRUS, NONOSTANTE L’EMERGENZA REGIONI PENSANO ALLA CACCIA

Un comportamento gravissimo che viola le leggi e i decreti del Governo

    In queste settimane, mentre l’Italia è in piena emergenza “Coronavirus”, molte regioni, approfittando del comprensibile e basso livello di attenzione della opinione pubblica, stanno emanando provvedimenti a favore della caccia, a partire dalle leggine incostituzionali fino alle autorizzazioni per l’attuazione di piani di “controllo” della fauna, che consentiranno ai cacciatori-selecontrollori di uscire sul territorio in totale disprezzo ai provvedimenti restrittivi assunti dal Governo.  Lo denunciano le associazioni ENPA, LAC, LAV, LIPU e WWF ITALIA, che sottolineano come la “caccia e attività connesse” siano escluse da quelle che sono state autorizzate in quanto non differibili.   Alcune regioni, come l’Emilia-Romagna e il Veneto, continuano a mantenere attivi o ad attivare i “piani di controllo della fauna selvatica” non solo con personale pubblico – che potrebbe essere impiegato diversamente in questo periodo – ma anche con l’ausilio di operatori privati – ovvero cacciatori – consentendo loro di spostarsi all’interno delle rispettive province a nonostante le limitazioni introdotte per contenere il contagio.  La Regione Sardegna ha trovato il tempo di approvare l’ennesima norma incostituzionale proprio sul controllo faunistico, dando la possibilità al proprietario di un fondo agricolo di coinvolgere liberamente, attraverso una delega, il cacciatore di turno.  Eppure, sono ben sei le sentenze della Corte Costituzionale che hanno bocciato analoghe leggi proprio perché introducevano figure private non contemplate dalla legge nazionale 157 del 1992 sulla tutela della fauna.  Ancora peggio, la Regione Piemonte che, noncurante della già grave pressione venatoria subita da molte specie di uccelli selvatici e dei richiami dell’Unione Europea ha formulato un nuovo disegno di legge per regalare ai cacciatori possibilità di sparo per altre 15 specie (delle quali molte versano in stato di conservazione sfavorevole), cancellando invece la norma che avrebbe consentito ai proprietari dei fondi di vietare la caccia sui propri terreni.   Anche la Regione Puglia ha recentemente emanato un provvedimento che prevede l’aumento del numero dei rappresentanti delle associazioni venatorie nelle commissioni esami per il rilascio della licenza di caccia, da 3 a 6, a discapito della componente ambientalista. Il Lazio ha addirittura approvato una norma per la caccia nelle “aree contigue” del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, dove vive l’Orso marsicano già a rischio di estinzione.    “Tutte queste misure – concludono le associazioni – determinano l’illegittimo abbassamento del livello di tutela dell’ambiente e della fauna selvatica previsto dalla normativa nazionale e sovranazionale e perseguono il solo ed unico obiettivo di ampliare i margini per lo svolgimento della pratica venatoria che, lo si ribadisce, è una mera attività ludica, violando addirittura i DPCM emanati a tutela della salute pubblica. Un atteggiamento che va davvero condannato, in un momento in cui dovremmo tutti sostenere le iniziative di sicurezza del Governo e operare solo e unitamente per il bene comune”.   Questo comunicato è inviato a nome e per conto  delle Associazioni di protezione ambientale: WWF, Lega Italiana Protezione Uccelli, Lega Abolizione Caccia, Ente Nazionale Protezione Animali e LAV.   Roma, 3 aprile 2020

Il coronavirus avanza anche con la distruzione dell’ecosistema

Le malattie che disegnano la storia e tormentano le giornate dell’uomo sono dovute proprio a quegli organismi che mettiamo più in basso nella gerarchia delle specie: batteri, virus, protozoi e nematodi. Questo esercito di piccoli e agguerriti parassiti è quotidianamente alimentato da tutto quello che di pericoloso facciamo nella biosfera.

Facilitati dalla distruzione degli ecosistemi e dal riscaldamento globale, dall’inquinamento e dall’aumento della popolazione, i nostri veri nemici stanno vivendo una rivoluzione epocale: hanno nuovi spazi da conquistare e nuove prospettive di sviluppo. Viaggiano in aereo, si diffondono negli ambienti degradati o nei centri affollati e, soprattutto, approfittano dell’assenza o della scomparsa di piante e animali che in qualche modo li tenevano a bada.

Come scrive il naturalista David Quammen (“Spillover” Adelphi 2017) “là dove si abbattono gli alberi e si uccide la fauna, i germi del posto si trovano a volare in giro come polvere che si alza dalle macerie…i virus si adattano bene e velocemente alle nuove condizioni create dall’uomo”. Le cosiddette malattie emergenti – come Ebola, AIDS, SARS, influenza aviaria, influenza suina e oggi il coronavirus – non sono catastrofi naturali e accadimenti del tutto casuali, sono spesso la conseguenza del nostro intervento maldestro di distruzione degli ecosistemi.

Gli ecosistemi naturali, come le foreste, le praterie, la rete di acque dolci e salmastre, vengono distrutti per far posto alla sempre più invadente presenza umana umana, che si circonda di cemento, asfalto, di terra nuda coperta di rifiuti. Scompaiono gli ecosistemi naturali e con loro i piccoli e grandi animali che si cibano dei nostri parassiti (pensiamo solo ai grandi divoratori di zanzare come pesci e uccelli) e arrivano a frotte i microrganismi responsabili delle nostre infezioni.

Le periferie, degradate e senza verde di tante metropoli tropicali, si trasformano un crogiuolo perfetto per malattie pericolose come la febbre dengue, il tifo, il colera, la chikungunya (ce la siamo già dimenticata?).

I mercati di quelle stesse metropoli, che siano in Africa o in Asia, spacciano quello che rimane della fauna predata: animali selvatici vivi, parti di scimmie, carne di serpente, scaglie di pangolini, e tanti altri ancora, creando nuove succose opportunità per vecchie e nuove zoonosi.

E in tutta questa sarabanda il riscaldamento globale è l’ultimo perfetto condimento: quale virus o batterio non predilige il caldo umidiccio delle nuove condizioni climatiche?

Questo è il drammatico scenario che con la distruzione della biodiversità ci stiamo allegramente apparecchiando.

A questo punto abbiamo davanti a noi due strade. Possiamo immaginare un futuro con ospedali sempre più grandi, vaccini sempre più potenti, disinfettanti sempre più tossici, oppure possiamo rimboccarci le maniche e iniziare a ricostruire qualcosa di quello che abbiamo distrutto rimettendo insieme i pezzi degli unici sistemi in grado di proteggerci da epidemie e catastrofi: gli ecosistemi. A noi la scelta.

Stop pesticidi! per una agricoltura sostenibile

I tre Ministeri MIPAAFT, MATTM, SALUTE stanno elaborando la bozza del nuovo Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei pesticidi in Italia, scaduto il 12 febbraio. 

L’elaborato dovrà essere presentato entro fine aprile, a seguito del quale la bozza sarà aperta alla presentazione di osservazioni e proposte di emendamenti da parte di Regioni e altri Enti pubblici, Associazioni di categoria, professionisti, Associazioni di protezione ambientale, comitati di cittadini o singole persone interessate. 

Il 14 aprile in tutta italia scenderanno in piazza associazioni, movimenti e comitati di cittadini interessati con azioni pacifiche di FLASH MOB. L’obiettivo è quello di chiedere al governo un PAN Pesticidi che promuova un’agricoltura più sostenibile e attenta alla salute di cittadini, ambiente e dei tanti insetti che vivono nel nostro territorio. 

Sei un’OA o un’Associazione e vuoi organizzare un Flash Mob #StoPesticidi nel tuo comune?

1. Scarica il Vademecum per organizzare al meglio il tuo evento      

2. Leggi le indicazioni per il Flash Mob 

3. Crea il tuo evento per il 14 aprile

4. Scarica i Copy da usare per i canali social 

5. Scarica i Materiali grafici (per i Social e per la giornata dell’evento)

Cos’è il PAN Pesticidi

Il Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN Pesticidi) è il piano che promuove l’uso di tecniche ed approcci biologici come alternativa ai prodotti chimici di sintesi. 

L’Italia ha recepito la Direttiva europea 2009/128/CE per promuovere l’utilizzo sostenibile dei pesticidi nel 2012 con  il decreto legislativo 14 agosto 2012, n. 150, «Attuazione della direttiva 2009/128/CE che istituisce un quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi». Nel 2014 il primo PAN Pesticidi è stato adottato ufficialmente.

Il PAN in questione è scaduto quest’anno, il 12 febbraio 2019, ed è ora in corso la sua revisione da parte dei tre Ministeri competenti (MIPAAFT, MATTM, SALUTE), revisione che si concluderà con l’apertura della consultazione pubblica prevista entro il mese di aprile 2019.

Il PAN Pesticidi Precedente

  • NON aveva definito obiettivi quantitativi vincolanti di riduzione dei pesticidi.
  • NON comprendeva l’obiettivo di sostituire totalmente i pesticidi con metodi non chimici per le aree più vulnerabili identificate dal piano.
  • NON prevedeva norme cogenti per la tutela delle abitazioni e delle colture in agricoltura biologica, riducendo i rischi di una possibile contaminazione accidentale.
  • NON prevedeva obblighi cogenti e divieti per l’uso dei pesticidi nelle città per la manutenzione del verde urbano, pubblico e privato.
  • NON prevedeva alcuna limitazione per l’utilizzo di pesticidi da parte dei privati in orti e giardini. 
  • NON sono state applicate le “Linee guida di indirizzo per la tutela dell’ambiente acquatico e dell’acqua potabile e per la riduzione dell’uso di prodotti fitosanitari e dei relativi rischi nei Siti Natura 2000 e nelle aree naturali protette” definite dal decreto del 10 marzo 2015.

Il nuovo PAN Pesticidi

Quest’anno ci siamo uniti alla Campagna “Cambia la Terra” promossa da Federbio ed altre Associazioni per denunciare gli impatti dei pesticidi sulla salute umana, sull’ambiente e sulla natura e promuovere un’agricoltura biologica. 

Insieme abbiamo definito le proposte di regole obbligatorie e vincolanti che il nuovo PAN Pesticidi deve prevedere a tutela della salute dei cittadini, della biodiversità e delle produzioni con metodi biologici:

  • ​Il 40% della SAU (Superficie Agricola Utilizzata) nazionale deve essere condotta con il metodo biologico entro il 2030.
  • Indicare le distanze minime di sicurezza dalle abitazione, dalle aree pubbliche e dalle coltivazioni biologiche per i trattamenti fitosanitari. 
  • Prevedere misure regolamentari (obblighi e divieti) per l’utilizzo di principi attivi, di cui è stata accertata la pericolosità per habitat e specie selvatiche, nei siti Natura 2000 e nelle aree Naturali protette.  
  • ​Adottare tecniche biologiche per la manutenzione nelle aree non agricole (rete ferroviaria, viaria).
  • Vietare l’uso del glifosate in Italia entro il 2022
  • Definire criteri più rigorosi per la concessione delle deroghe per l’utilizzo di principi attivi vietati a causa della loro pericolosità per la salute umana e per gli ecosistemi
  • Rafforzare i sistemi di monitoraggio e controllo sulla presenza di pesticidi nelle acque superficiali e sotterranee, nel suolo e nel cibo
  • Maggiore formazione dei tecnici e degli agricoltori per l’utilizzo dei prodotti fitosanitari, con l’obbligo di fornire sempre informazioni anche sulle tecniche e pratiche agroecologiche alternative all’utilizzo della chimica di sintesi.

Per informazioni più dettagliate sui pesticidi, i loro effetti, e le proposte per un’agricoltura più sostenibile: scarica il Rapporto annuale Cambia la Terra

Per un’agricoltura più verde, uno dei punti fondamentali da cui partire è sicuramente la riforma della Politica Agricola Comune dell’Unione Europea (PAC) che fino ad oggi ha nettamente privilegiato gli investimenti verso l’agricoltura convenzionale che utilizza troppi pesticidi.

Sarica l’Atlante della PAC “Dati e fatti della Politica Agricola Comune UE” >>

Convocazione Assemblea Ordinaria Annuale Soci OA WWF Bergamo Brescia Onlus

I Soci e le Socie sono invitati a partecipare all’Assemblea Ordinaria dell’Associazione, che avrà luogo presso la sede operativa OASI WWF di WWF Valpredina, via F. Lussana 2, Cenate Sopra (BG)

il giorno 12 aprile 2019 alle h. 06,00 (in prima convocazione)
il giorno 13 aprile 2019 alle h. 16,00 (in seconda convocazione)

per discutere e deliberare sul seguente ORDINE DEL GIORNO:

-Approvazione del rendiconto finanziario al 31.12.2018
-Approvazione rendiconto preventivo 2019;
-Programmazione 2019 e progetti in corso;
-Aggiornamenti da WWF Italia per nuova legislazione Terzo Settore
-Varie ed Eventuali;

Il Presidente
Danilo Rossi

Un decalogo per l’ambiente: 10 cose da fare per salvare il pianeta Terra

da La Stampa del 19-3-2019 – di Roberto Giovannini

Cosa possiamo fare davvero per il clima? Ecco una rapida e utile lista di azioni che ognuno di noi può attuare ogni giorno. La più importante? Spingere i governi ad agire

Venerdì 15 in tanti hanno manifestato con il #Fridaysforfuture per una mobilitazione globale per limitare il cambiamento climatico e le sue catastrofiche conseguenze per il futuro della Terra. Una protesta generosa, pulita, entusiasmante, con protagonisti tanti giovani e giovanissimi, che chiedono azioni concrete e non chiacchiere. Quali? Ecco una piccola lista di cose che possiamo (e dobbiamo) fare per il Pianeta.

1. Mangiamo bene

Ogni anno buttiamo via tonnellate di cibo ancora buono da mangiare: per produrlo e farlo arrivare nel nostro frigo è stata impiegata molta acqua, molta energia, molte emissioni. Facciamo bene la spesa: acquistiamo cibi con scadenza “corta”, prodotti localmente, di stagione. Ridurre i consumi di carne e mangiare bio non è sbagliato.

2. Piantiamo alberi

Gli alberi forniscono ossigeno, «mangiano» CO2, rinfrescano il clima in città. Difendiamo ed estendiamo i parchi e le ville nelle città, piantiamo alberi se possibile: ogni pianta dà un aiuto effettivo. Non acquistiamo mobili e oggetti in legno di cui non sia certa una provenienza certificata.

3. Spostarsi sostenibilmente

Il trasporto è un’importante sorgente di gas serra e di inquinamento. In città è bene spostarsi con i mezzi pubblici, a piedi o in bicicletta, che fa anche bene alla salute. L’auto può essere in sharing, oppure ne basta una per famiglia: possibilmente ibrida, meglio ancora se del tutto elettrica. In ogni caso: andare piano. Per i viaggi più lunghi, potendo, meglio il treno dell’aereo.

4. I rifiuti non sono rifiuti

Rispettiamo le regole della raccolta differenziata, suddividendo l’immondizia in umido, vetro, carta, metalli, plastica. Lampadine, prodotti elettronici, ogni oggetto, ogni materiale può essere trasformato o recuperato. Il motto è reduce, reuse, recycle, ovvero ridurre, riusare, riciclare.

5. Acquistiamo intelligente

Si possono sostenere prodotti e industrie con soluzioni eco-friendly e durature, favorendo la trasformazione green dell’economia. Scegliere guardando le etichette dei consumi energetici, il contenuto di materiale riciclato, la recuperabilità.

6. Investimenti etici

I nostri risparmi, i nostri conti bancari, i nostri investimenti possono essere messi al servizio della difesa dell’ambiente o alimentare l’economia fossile, le industrie inquinanti, le produzioni militari. Scegliere la finanza che punta sulla sostenibilità è facile, e ha un grande impatto globale.

7. Non sprecare l’acqua

Conserviamo acqua, riduciamone il consumo. Non utilizzare sempre e comunque l’acqua in bottiglia: c’è quella pubblica. Usiamo la lavatrice sempre a pieno carico; per la pulizia di casa utilizzare solo detersivi o detergenti non tossici e non inquinanti.

8. Energia? Pulita

Scegliamo un fornitore di elettricità che utilizzi energia da fonti rinnovabili e non fossili. Scegliamo gli elettrodomestici più efficienti, usiamo le modalità eco e “pieno carico”. Lampadine solo a risparmio energetico. Se possiamo, installare pannelli solari per l’acqua, fotovoltaici e mini generatori eolici per l’energia.

9. Il riscaldamento

Una casa «colabrodo energetico» spreca una montagna di danaro e di preziosa energia. Usiamo i bonus fiscali statali per comprare caldaie a bassi consumi, infissi isolanti, «cappotti termici». Usiamo termostati e programmazione oraria per avere un riscaldamento (o raffrescamento) adeguato, non esagerato e non sprecone.

10. Facciamoci sentire

È vero: il cambiamento climatico è una questione immensa, e non si può rimediare solo mutando i nostri comportamenti quotidiani. Che servono, ma solo se accompagnati dalle scelte giuste e coraggiose che devono prendere i principali Stati e governi. Tutti insieme, e in tempi rapidi. Dunque, bisogna informarsi, capire, leggere i giornali. È bene parlare con le altre persone, diffondere la conoscenza, esigere – nelle piazze, nei luoghi di lavoro, ma anche al momento del voto – che i nostri rappresentanti prendano iniziative concrete sul clima e l’ambiente.

Torna Earth Hour, l’Ora della Terra!

Earth Hour (Ora della Terra) è la grande mobilitazione globale del WWF che, partendo dal gesto simbolico di spegnere le luci per un’ora, unisce cittadini, istituzioni e imprese in una comune volontà di dare al mondo un futuro sostenibile e vincere la sfida del cambiamento climatico. È la dimostrazione che insieme si può fare una grande differenza.

Dalla prima edizione del 2007, che ha coinvolto la sola città di Sidney, la grande ola di buio si è rapidamente propagata in ogni angolo del Pianeta, lasciando al buio piazze, strade e monumenti simbolo come il Colosseo, Piazza Navona, il Cristo Redentore di Rio, la Torre Eiffel, Il Ponte sul Bosforo e tanti altri luoghi simbolo, per manifestare insieme contro i cambiamenti climatici.

Perché abbiamo ancora bisogno di questi gesti simbolici?

La risposta di Fulco Pratesi, fondatore e Presidente onorario del WWF Italia

Il cambiamento climatico

Il cambiamento climatico evolve molto rapidamente e gli impatti sono sempre più seri e preoccupanti. Finora le azioni dei Governi a livello nazionale e globale sono state troppo lente e poco incisive, non al passo con un rischio che mette a repentaglio il Pianeta come lo conosciamo e dunque la stessa civilizzazione umana.

L’effetto-clima sulle specie animali e vegetali è un amplificatore della “Sesta estinzione di massa” che l’uomo sta provocando nei confronti della ricchezza della vita sul pianeta. Ma, al contrario delle prime 5 estinzioni già avvenute, non è frutto di fenomeni geologici naturali ma avanza rapidissima ed è causata da una sola specie: l’uomo.

La IUNC (International Union for Conservation of Nature) ci ricorda che quasi la metà (il 47%) delle specie di mammiferi monitorate e quasi un quarto delle specie di uccelli (24.4%) subiscono l’impatto negativo dovuto ai cambiamenti climatici. In totale si tratta di circa 700 specie..

A tutto questo va aggiunto che la perdita di biodiversità nel mondo comporta una perdita economica pari a 50 miliardi di dollari ogni anno!

Nella COP21 di Parigi, nel dicembre del 2015, si è però raggiunto un accordo storico che può segnare una inversione di tendenza, a patto che si acceleri la decarbonizzazione, cioè l’abbandono dei combustibili fossili e il passaggio all’energia rinnovabile e a modelli di efficienza e risparmio energetico.

Quali sono gli obiettivi di Earth Hour?

La risposta di Maria Grazia Midulla, responsabile Clima ed Energia WWF Italia

Dobbiamo mobilitarci tutti, fare la nostra parte e pretendere che i Governi assumano la CRISI del clima come priorità..
Le giovani e le future generazioni hanno il diritto di ricevere in eredità un mondo pieno di vita e che non sia condannato a cambiamenti climatici catastrofici.

A chi ci rivolgiamo:

  • A tutti gli abitanti del Pianeta Terra;
  • Ai giovani, cioè a coloro che rischiano di vedere le conseguenze più drammatiche del cambiamento climatico;
  • Alle Istituzioni, a partire dalle città, che possono diventare motori e pungolo del cambiamento;
  • Alle imprese, che possono divenire attori dell’economia del futuro ;
  • A te che leggi


Domenica 7 ottobre torna Urban Nature

L’evento nazionale WWF dedicato alla biodiversità in città nella seconda edizione punta sull’effetto ‘benessere’ della natura urbana sui più piccoli

L’elisir di buona salute per tutti noi, e in particolare per i più piccoli, è nascosto nel verde urbano: è questo il principio dal quale dovrebbe partire la progettazione delle nostre città per restituire agli abitanti la ‘biodiversità perduta’ e dare finalmente valore alla natura, soprattutto nelle metropoli. È lo spirito che anima URBAN NATURE 2018, la giornata autunnale, giunta alla sua seconda edizione, che il WWF organizza domenica 7 ottobre in tutta Italia con un grande coinvolgimento popolare e dedicata ad un nuovo modo di pensare gli spazi urbani. Urban Nature è patrocinato a livello nazionale dai Ministeri dell’Ambiente, dall’ANCI e dall’Assessorato alla Sostenibilità Ambientale del Comune di Roma. Si svolgerà in collaborazione con il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, l’Associazione Nazionale Musei Scientifici (ANMS) e l’Arma dei Carabinieri e vedrà la partecipazione dell’AGESCI. L’evento è inoltre supportato da Procter&Gamble Italia.

Quest’anno il WWF punterà i riflettori sugli effetti che provoca uno stile di vita condizionato dal vivere in un ambiente artificiale dove la natura e la salute vengono spesso al secondo posto e dove i più piccoli sono anche i più colpiti. Si proporranno anche  soluzioni, ideate soprattutto dai giovani,  per promuovere e proteggere la biodiversità in ambito urbano da rilanciare ad amministratori, comunità, cittadini, imprese, università e scuole.Sulla necessità di un cambiamento degli spazi urbani a favore della salute dei più piccoli anche la comunità medica è ormai concorde:“Le nostre città non sono progettate per i bambini. In media l’80% degli spazi pubblici urbani è occupato  dal traffico automobilistico, che ostacola la possibilità di movimento attivo dei bambini Ricorda il pediatra Giacomo Toffol, coordinatore del gruppo Ambiente&Salute dell’Associazione Culturale Pediatri  che spiega: “Le uniche isole tutelate sono i parchi urbani,  purtroppo insufficienti e spesso non curati. Tutti i bambini, e soprattutto quelli che vivono in condizioni sociali più svantaggiate, hanno però bisogno di un contatto costante con la natura per crescere in modo equilibrato. Svariati sono infatti gli studi che dimostrano che la disponibilità di spazi verdi nelle zone di residenza è fondamentale per garantire il loro benessere fisico, psichico e relazionale. Incrementare questa disponibilità significa quindi migliorare il benessere dei bambini”.

In occasione di Urban Nature il WWF lancerà un nuovo Report sul “BENESSERE E NATURA: CITTÀ VERDI A MISURA DI BAMBINO”, un panorama sul valore della natura per il benessere umano, in particolare nell’ambito urbano, sugli studi degli effetti della natura e in particolare del ‘verde in città’ sulla salute umana e sul Deficit di Natura legato allo stile di vita dei giovani abitanti delle metropoli. Per sottolineare l’importanza degli alberi ‘amici delle città’ il WWFha anche stilato una MAPPA delle 10 ‘funzioni principali’  che la natura urbana garantisce grazie alla presenza di parchi, ville e giardini pubblici e privati: dalla difesa dai picchi di calore dovuti al cambiamento climatico  all’estetica delle metropoli, dall’attrazione turistica all’aumento del valore immobiliare , tutti elementi fondamentali per il nostro benessere. Il Report è stato realizzato dal WWF in collaborazione con l’Associazione Italiana Studi sulla Qualità della Vita (AIQUAV) che riunisce i migliori esperti che si occupano del benessere e della qualità della vita e con il contributo dell’Associazione Culturale Pediatri(ACP).

L’EVENTO. Domenica 7 ottobre Urban Nature, giunto alla sua seconda edizione, animerà  circa 40 città italiane, piccole e grandi: l’invito ad un’intera giornata di festa della natura urbana è rivolto a famiglie, bambini, giovani, studenti, appassionati di natura e non, pubblico che frequenta i parchi, turisti e le tante comunità locali già attive da anni nelle aree urbane sul territorio in azioni concrete di difesa della natura.

LE CITTÀ DI “URBAN NATURE” sono oltre 40 tra cui Torino, Milano, Firenze, Bologna, Palermo, Catania, Napoli, Salerno, Bari, Trento, Venezia, Catanzaro, Padova, Pescara nelle quali si prevedono complessivamente circa 100 eventi. L’iniziativa sarà promossa all’interno di parchi Urbani, Oasi Urbane e Periurbane, Giardini e Orti condivisi, quartieri con spazi verdi diffusi etc, anche in collaborazione con l’Associazione Nazionale dei Musei Scientifici con la quale il WWF ha un Protocollo di intesa decennale e che sta promuovendo presso la sua rete di circa 200 Musei l’organizzazione di iniziative dedicate a scoprire la natura in città, dentro e fuori le strutture museali.

In  Provincia di Bergamo l’appuntamento è a Pontirolo Nuovo presso il Renovapark oasinaturalistica pontirolese dalle 14 alle 18. Durante tutto il pomeriggio: osservazioni naturalistiche nel parco, giochi all’aperto, mostra fotografica, presentazioni multimediali, laboratori artistici e realizzazione di nidi e mangiatoie, trucca-bimbi, merenda a base di miele del parco e caldarroste scoppiettanti sul falò. Alle 15,00 è in programma una caccia al tesoro. Per info cell 3478819234

In Provincia di Brescia l’appuntamento è nel Parco Ducos 2 in via del Piave a Brescia dalle 9,00 alle 12,00. Urban Nature è il nostro evento tutto dedicato alla Natura urbana attraverso il quale invitiamo tutti voi che abitate nelle città ad esplorare, conoscere e ‘ri-costruire’ la biodiversità delle metropoli italiane.

Durante l’evento nelle varie città si useranno anche APP gratuite sviluppate dal progetto europeo di citizen science CSMON-LIFE per scoprire e mappare le specie animali e vegetali osservate.

Per maggiori informazioni sull’evento e sulle iscrizioni wwf.it
Questa la mappa delle 1o funzioni degli alberi in città.Clicca per scaricare in alta definizione

Roma, 27 settembre 2018

Sei un videomaker o un appassionato?

Raccontaci attraverso uno spot o un video il valore della Natura nella tua città, hai tempo fino al 10 settembre 2018!

Si vive meglio in una città ricca di zone verdi accessibili? Cosa significa la Natura per te, per un bambino, per un ragazzo, per una mamma o un papà?  E’ possibile migliorare o aumentare il nostro spazio verde in città ?

Partecipare è facile, basta realizzare uno spot o un breve video che abbiano al centro la natura in città, la nostra percezione o rapporto con la biodiversità, le pratiche di resilienza che sono capaci di prendersi cura della natura e di ampliare lo spazio ad essa dedicato. I migliori saranno premiati con premi importanti in denaro o buoni premio.

  Zooppa sostiene il nostro Video Contest “Urban Nature”

Clicca qui partecipa al nostro contest e scopri i premi in palio!

A.A.A. cercasi volontari!

Anche quest’anno le attività organizzate dalla nostra Associazione sono molteplici e spaziano su un territorio più ampio rispetto al passato, comprendendo infatti anche la provincia di Brescia, oltre a quella di Bergamo.

Avremmo bisogno di rinforzare il nostro gruppo di volontari soprattutto sulla provincia di Brescia.

Cerchiamo persone amanti della natura che vogliano dedicare qualche ora del loro tempo alle nostre attività.

Qui di seguito alcuni degli appuntamenti previsti per quest’anno:

Marzo 2018

  • Raccolta segnalazioni nei luoghi delle due province (Bergamo e Brescia)  interessati dalla migrazione degli anfibi
  • Collaborazione con gli Enti  e le GEV   per la raccolta dei Bufo Bufo ( date già definite  dagli organizzatori)

 Marzo – Aprile 2018

  • Supporto  nelle attività di manutenzione e riordino prima delle aperture ufficiali al pubblico  per le visite guidate  nell’area protetta della Riserva Naturale di Valpredina Oasi WWF (Cenate Sopra)   e nell’area protetta  di Renova Park (Pontirolo Nuovo)

Maggio 2018

  • Partecipazione alla Giornata Oasi con tavolo istituzionale WWF per iscrizione nuovi soci WWF

Per maggiori informazioni contattare telefonicamente in orari d’ufficio la  sede operativa allo  035.956140.