WWF, TRA MORTARA CORTOLEONA E PARONA IL TRIANGOLO DELLA DIOSSINA

E’ NECESSARIO PIU’ CORAGGIO PER DIFENDERE SALUTE E AMBIENTE: SUBITO RISORSE E CONTROLLI

Quello tra Mortara, Cortoleona e Parona purtroppo è un vero e proprio “triangolo della diossina” in cui c’è un alto numero di imprese che lavorano nel settore dei rifiuti che operano con le modeste “verifiche di VIA” che hanno escluso l’assoggettamento a VIA, come in questo caso, per gli impianti che trattano rifiuti pericolosi in grandissima quantità e che vengono anche da inceneritori di altre regioni (Piemonte come si è avuto modo di apprendere da un’ispezione di Arpa del 2009 e non solo). Nessuno stupore quindi che proprio a Mortara si sia sviluppato un incidente così grave su cui chiediamo un immediato monitoraggio da parte dell’Ispra per verificare i livelli di inquinamento da diossina.

La società dell’impianto di Mortara è stata esclusa da VIA (Valutazione di Impatto ambientale) nel 2009, con una procedura che non ha previsto alcuna valutazione cumulativa degli impatti: l’impianto, tra l’altro, non è stato sottoposta a VIA nonostante una richiesta, autorizzata, di raddoppio della produzione (proprio nel 2009).

“La gestione dei rifiuti nel ‘triangolo della diossina’ è, purtroppo una bomba ecologica ad orologeria che va disinnescata al più presto attraverso controlli puntuali e continui che portino al riesame delle verifiche di VIA e delle VIA rilasciate, aggiornando prescrizioni per tutelare la salute e l’ambiente”. Dichiara il Delegato WWF in Lombardia Paola Brambilla che aggiunge: “È necessario che gli enti pubblici si dotino di personale qualificato in grado di analizzare in modo puntuale le relazioni e gli studi ambientali che vengono presentati dai privati e che le amministrazioni pubbliche dimostrino più coraggio nella difesa dell’ambiente”.

Dopo le modifiche delle normative sulla VIA è necessario avviare immediatamente i monitoraggi programmati su tutte le attività di gestione dei rifiuti, cominciando proprio dalle situazioni limite come quelle del ‘triangolo della diossina’, intervenendo senza fare sconti nei confronti di chi non è a norma. È necessario dare immediata applicazione all’art. 28 del nuovo testo del Codice dell’ambiente che prevede proprio questo genere di controlli. Il WWF chiede al governo di stanziare le risorse adeguate, aiutando gli enti locali ad esercitare la funzione di controllo: se questo non dovesse accadere il rischio è di incorrere in un’ulteriore infrazione del diritto dell’UE.

Roma, 6 settembre 2017

Orso in Trentino: WWF, necessario capire bene la dinamica accaduto

VICINI ALL’UOMO FERITO A CUI SI AUGURA UNA PRONTA GUARIGIONE

Il WWF esprime tutta la sua vicinanza all’uomo ferito in Trentino ed è in attesa di apprendere maggiori dettagli sulle dinamiche dell’accaduto. È, infatti, necessario capire meglio cosa è successo: se l’aggressione, per fortuna con conseguenze non gravi, sia stata innescata da un comportamento inavvertitamente inopportuno da parte dell’uomo o del suo cane.
Nel caso si dovesse trattare, invece, di un orso effettivamente problematico, i cui comportamenti esulano ripetutamente da quelli considerati normali per la specie, potrebbe essere opportuno applicare i protocolli previsti dal piano d’azione per la conservazione dell’orso bruno sulle Alpi (PACOBACE). La convivenza è sempre possibile, con gli opportuni accorgimenti.
È necessario fare un grande lavoro per rendere ancora più consapevoli le persone che ad ogni titolo frequentano le aree abitate da orsi per garantire loro la massima sicurezza e minimizzare il disturbo ai plantigradi. Proprio per questo scopo il WWF ha pubblicato nelle scorse settimane un vademecum “Cosa fare se si incontra un orso”.

Cose da fare (e da non fare!) se si incontra un orso.
1. Se volete evitare di incontrare un orso sul vostro cammino, è sufficiente parlare o produrre rumori in modo che l’animale percepisca la vostra presenza con largo anticipo e si allontani.
2. Se avete la fortuna di intravedere l’orso in lontananza, arrestatevi e rimanete fermi ad osservarlo. Non avvicinatevi mai a meno di 100 metri di distanza.
3. In particolare non avvicinatevi mai a cuccioli di orso, ma anzi allontanatevene subito perché la loro madre dovrebbe essere vicina e può reagire se immagina i suoi piccoli in pericolo, come farebbe qualsiasi madre anche della nostra specie.
4. Non avvicinatevi mai a una tana di orso e tantomeno tentate di entrarvi.
5. Se vi doveste imbattere improvvisamente in un orso a distanza ridotta, mantenete la calma e non urlate, ma parlate per farvi riconoscere. Se l’orso rimane fermo, allontanatevi con calma, indietreggiando o muovendovi lateralmente. Se l’orso dovesse seguirvi, fermatevi e mantenete la vostra posizione. Non lanciate contro l’animale pietre o bastoni, non scappate di corsa e non arrampicatevi su un albero.
6. È molto improbabile che l’orso vi attacchi ma se nonostante tutto dovesse farlo, rimanete immobili: con grande probabilità l’orso si fermerà vicino a voi senza alcun contatto fisico. Se l’attacco dovesse arrivare al contatto, distendetevi a terra a faccia in giù, coprendovi il collo con le mani. Rialzatevi solo quando l’orso non sarà più nei paraggi e segnalate l’accaduto al Parco e ai Carabinieri-Forestali.
7. Se passeggiate con il vostro cane nell’habitat del plantigrado, tenetelo al guinzaglio per evitare che si avvicini a un orso, disturbandolo o attaccandolo, ma anche che lo conduca verso di voi se dovesse tornare indietro in cerca di protezione.
8. Non date mai da mangiare ad animali selvatici e non abbandonate mai cibo e altri rifiuti organici nel bosco e nelle sue vicinanze, né nei pressi di rifugi. Tutti i rifiuti devono essere riportati a casa, oppure depositati in bidoni della spazzatura non accessibili alla fauna. È molto importante che gli orsi non associno fonti alimentari con la presenza umana, perché questo accentuerebbe i conflitti tra le due specie.
Roma, 23 luglio 2017

Wwf ItaliaUfficio Stampa WWF Italia
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CINTURE VERDI AREE PROTETTE E VALORIZZAZIONE DEI PAESAGGI DI FRANGIA URBANI – convegno 14 Luglio

Convegno

14 luglio 2017, ex-Monastero di Valmarina

9:00 – 17:00

Ha ancora senso occuparsi di aree regionali protette?

che ruolo possono avere le aree protette in relazione allo sviluppo urbanistico contemporaneo?

In che modo i cambiamenti vengono affrontati nelle aree protette del resto del mondo?

                    


Obiettivo del convegno è stimolare la riflessione sul ruolo delle aree protette nel XXI secolo, con particolare riferimento ai parchi regionali aventi strette connessioni con le realtà urbane. Sono trascorsi oltre quarant’anni dall’epoca dell’istituzione dei primi parchi regionali in Lombardia e nel frattempo molti dei paradigmi sui quali si fondava il loro ruolo sono mutati. Ha ancora senso occuparsi di aree regionali protette in una società dove i temi dell’ambiente paiono ormai acquisiti nella cultura collettiva? Che ruolo possono avere le aree protette in relazione ad uno sviluppo urbanistico assai diverso rispetto a quello degli anni Settanta-Ottanta del secolo scorso? In che modo tali cambiamenti vengono affrontati nel resto del mondo? La necessità di occuparsi della conservazione dei beni naturali e culturali nonché dell’ambiente e dei paesaggi non è affatto superata. Ciò che occorre è una rinnovata capacità di lettura dei fenomeni e degli effetti da questi determinati, che consenta anche di cogliere il valore dell’insieme invece che delle singole componenti del paesaggio. Inoltre, sempre di più, lo sviluppo territoriale è connesso alla qualità piuttosto che alla crescita quantitativa, e coincide quindi con la ricerca di coerenza con il valore dei luoghi, dei contesti di vita. Il Parco dei Colli di Bergamo sta oggi affrontando nuove sfide, riguardanti in primo luogo il superamento della separazione fra pianificazione urbanistica, pianificazione ambientale e pianificazione del paesaggio: occorre dunque ripartire dal progetto del territorio non costruito per recuperare le profonde relazioni con l’insieme del patrimonio storico-culturale, così diffuso e articolato. Entro tali considerazioni si innestano le progettualità locali: dalla cintura verde cittadina alle proposte di ricucitura e riqualificazione delle periferie, sino alla riconsiderazione del rapporto tra parco e città, soprattutto entro gli spazi porosi di quest’ultima.

Le esperienze maturate in questi anni dai parchi naturali regionali francesi e spagnoli e, oltre l’Europa, da casi esemplificativi come Singapore o gli Stati Uniti, possono aiutare a cogliere questi nuovi paradigmi e fornire un utile scambio di informazioni per meglio affrontare le sfide del domani.

Programma

Il convegno è strutturato in due sessioni all’interno delle quali verranno presentate alcune esperienze significative. In particolare, la sessione mattutina sarà dedicata al confronto tra scenari ed esperienze, con i casi del Parco dei Colli di Bergamo, dei parchi francesi e spagnoli e con due casi extra-europei, Singapore e Stati Uniti. A seguire, una tavola rotonda restituirà, attraverso i punti di vista degli amministratori locali, un contributo per meglio definire e arricchire le traiettorie future che interessano l’area della Grande Bergamo, nei suoi aspetti ambientali e paesaggistici.

 

Sessione mattutina

SCENARI, ESPERIENZE, AZIONI

9:00-9:15 – Renato Ferlinghetti, Consigliere del Parco Regionale dei Colli di Bergamo, CST Università degli Studi di Bergamo : “Il Parco dei Colli di Bergamo, un percorso di successo”

9:15-9:30 – Giorgio Gori, Sindaco del Comune di Bergamo: “La cintura verde a sud di Bergamo: un’opportunità per la città”

9:30-9:45 – Remo Morzenti Pellegrini, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Bergamo: “L’osservatorio internazionale di studi sul paesaggio e sul giardino, un contributo dell’Università di Bergamo al riconoscimento dei valori dei paesaggi”

9:45-10:00 – Claudia Maria Terzi, Assessore, Energia e Sviluppo Sostenibile di Regione Lombardia: “La riforma delle aree protette, le prospettive ambientali per la città diffusa”

10:00-10:50 – Moris Lorenzi, CST Università degli Studi di Bergamo: “Le esperienze di riqualificazione degli spazi periurbani in Francia e Spagna”

10:50-11:20 – Luis Andrés Orive, Responsabile del Centro Ricerca Ambientale di Vitoria-Gasteiz: “Il caso dell’Anillo Verde (cintura verde) di Vitoria-Gasteiz”

11:20 – 11:35 – Coffee break

11:35-11:55 Renato Ferlinghetti, Consigliere del Parco Regionale dei Colli di Bergamo, CST Università degli Studi di Bergamo:”Singapore, città giardino”

11:55-12:20 Margherita Cisani, CST Università degli Studi di Bergamo: “I parchi americani tra wilderness e urbanità”

A seguire, light lunch

 

Sessione pomeridiana

LE PROSPETTIVE DEL PARCO DEI COLLI DI BERGAMO

14:00-14:15 Oscar Locatelli, Presidente del Parco Regionale dei Colli di Bergamo: “Il Parco dei Colli di Bergamo, le sfide dei prossimi anni”

14:15-14:45 Raffaella Gambino, Francesca Caironi, Pierluigi Rottini, Parco Regionale dei Colli di Bergamo: “Il nuovo ‘disegno’ del Parco dei Colli di Bergamo”

14:45-16:00  “Il Parco visto dal territorio: la prospettiva degli amministratori locali” Tavola rotonda con i membri della Comunità del Parco (Presidente della Provincia di Bergamo, Sindaci dei Comuni del Parco) Discussant: Moris Lorenzi, CST Università degli Studi di Bergamo

16:00-16:30  Conclusioni

Angelo Colleoni, Consigliere del Parco Regionale dei Colli di Bergamo Fulvio Adobati, CST Università degli Studi di Bergamo

 

Con la collaborazione di:

                        

Scarica il volantino del convegno

 

 

LA CINTURA VERDE DI BERGAMO: NUOVI SCENARI DI FATTIBILITA’ – convegno 15 luglio

Convegno

15 luglio 2017, ex-Monastero di Valmarina

9:00-12:00

Programma :

Il convegno intende porre l’attenzione su alcune iniziative connesse alla realizzazione della cintura verde della città di Bergamo: dall’ipotesi di ampliamento del Parco dei Colli verso gli spazi agricoli posti ai margini meridionali della città, sino alla valorizzazione del Parco Agricolo Ecologico Madonna dei Campi, tassello strategico di grande interesse per il futuro disegno della cintura verde cittadina. Moderatrice: Maria Claudia Peretti, Presidente di Italia Nostra, Sezione di Bergamo

9:00-9:15  – Graziella Leyla Ciagà, Assessore all’Ambiente, Politiche Energetiche e Verde del Comune di Bergamo: Saluti istituzionali – Introduzione

9:15-9:45 – Renato Ferlinghetti, Consigliere del Parco Regionale dei Colli di Bergamo, CST Università degli Studi di Bergamo: I Corpi Santi: una potenzialità per la grande Bergamo contemporanea

9:45-10:15 – Marco Adriano Perletti, Associazione WWF Bergamo Brescia ONLUS: PLIS “Parco Agricolo Ecologico Madonna dei Campi”: studio di approfondimento per il potenziamento, la valorizzazione e la salvaguardia

10:15-10:45 – Ilda Vagge, Alessandra Battaglini, Roberta Grazioli: L’ampliamento del Parco dei Colli di Bergamo con la Cintura Verde Sud

10:45-11:15 – Moris Lorenzi, Simona Turetta, CERCA BG – Cittadinanza Ecologia Risorse Comunità e Ambiente Bergamo: Servizi ecosistemici e comunità. Il territorio del “Parco Agricolo Ecologico Madonna dei Campi” come ambito strategico di valorizzazione ambientale

11:15-11:35 – Gabriele Rinaldi, Direttore dell’Orto Botanico di Bergamo: Parco Bergamo, una cintura verde educante

 

Con la collaborazione di:

                        

Scarica il volantino del convegno

WWF Bergamo Brescia contro la caccia alla volpe: “Pratica nociva non giustificata dall’etica e dalla scienza”

Il WWF torna a contestare efferate, ingiustificate e dannose operazioni di abbattimento di volpi che si ripetono sul territorio nazionale in Toscana dove il TAR, solo un mese, ne ha annullato l’autorizzazione all’abbattimento (Sentenza n. 739/2017)

Con analoghe motivazioni, da questo mese l’UTR di Brescia ha autorizzato un controllo della volpe nell’ATC Unico Bresciano, anche con metodi crudeli come l’abbattimento in tana.

E’ inaccettabile che si consentano abbattimenti in tana, una pratica ingiustificata dal punto di vista scientifico, inaccettabile dal punto di vista etico, dannosa per la specie oggetto di prelievo sia per l’ingiustificata efferatezza dell’operazione, sia perché le operazioni stesse arrecherebbero grave disturbo anche ad altre specie di fauna selvatica nel periodo riproduttivo e di svezzamento dei piccoli.

Ciò è solo una delle tante aberrazioni causate da una gestione del territorio quasi unicamente focalizzata sugli interessi dei cacciatori e ben poco orientata al mantenimento equilibrato dell’ecosistema, introducendo forzature incomprensibili, abusi e storture i cui risultati sono pagati da tutti i cittadini.

Il parere di ISPRA in merito – non condivisibile nel considerare la caccia in tana come metodo di controllo – è subordinato ad una serie di azioni che sono state preventivamente disattese una per tutte efficaci censimenti verificati dalla Polizia provinciale (i dati forniti senza verifiche provengono solo dal mondo venatorio).

Inoltre è disattesa la richiesta di ISPRA che non vi siano delle immissioni di selvaggina sul territorio che ovviamente ne favorisce la riproduzione.

Ricordando che la volpe ha tra le sue prede preferite topi e ratti ma si sono accertate anche predazioni nei confronti della nutria e in generale su animali debilitati di varie specie; la volpe è legata ad un territorio sulla base della disponibilità di cibo e cosi la sua efficacia di riproduzione.

Abbandoni di rifiuti organici o una gestione del territorio che non ne consideri la sua presenza può alterarne il suo equilibrio in rapporto con le altre specie.

Ricordiamo che è una specie cacciabile in autunno/inverno e solo in tale periodo è giustificato anche un controllo straordinario previa verifica della sua consistenza tramite censimenti puntuali e verificabili senza i quali non ci sono considerazioni scientifiche in grado di giustificare piani di controllo straordinari.

Da anni in realtà queste operazioni sono sostenute solo per la mal posta convinzione del mondo della caccia di riuscire in questo modo a tutelare alcune specie di interesse venatorio (in particolare lepre e fagiano) sottraendo invece un naturale predatore all’ambiente ed anzi aumentandone la dispersione.

Il WWF non ritiene accettabili questi abusi delle attività di controllo, i cui scopi non perseguono il riequilibrio degli ecosistemi naturali, come la normativa indicherebbe fra i principi giustificanti gli interventi, ma sono volti a favorire indirettamente, e soprattutto l’espandersi di popolazioni di noto interesse venatorio, o comunque di specie artificialmente reinserite in natura.

Infatti proseguono senza limiti le immissioni di selvaggina pronta caccia senza le quali l’attività venatoria stessa non avrebbe possibilità di sopravvivenza.

Per tutto questo l’Associazione WWF Bergamo Brescia Onlus chiede alla Regione Lombardia congiuntamente a tutte le altre Associazioni, l’immediato annullamento dell’attuale piano di abbattimenti fuori periodo della specie volpe nel territorio bresciano e di tutti i provvedimenti connessi.

Associazione WWF Bergamo Brescia Onlus

Il Presidente

Danio Rossi

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L’Associazione WWF Bergamo Brescia Onlus ha presentato ai Comuni di Bergamo e Stezzano lo studio sui corridoi ecologici che interessano il Parco Agricolo Ecologico Madonna dei Campi.

L’Associazione WWF Bergamo Brescia Onlus ha avviato alla fine del 2015 uno Studio multidisciplinare con l’intento di offrire un contributo di ricerca per la salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio periurbano di Bergamo in cui è presente il PLIS Parco Agricolo Ecologico Madonna dei Campi. La scelta di considerare un contesto agricolo intercluso e frammentato parte dalla considerazione del valore che esso custodisce in quanto grande risorsa di suolo libero, sopravvissuta all’urbanizzazione, che partecipa al disegno delle reti ecologiche del territorio bergamasco. Lo studio è coerente alla Mission del WWF Internazionale ‘Pensare globalmente…agire localmente’ ed è stato donato ai Comuni di Bergamo e Stezzano nell’auspicio che possa alimentare nuove prospettive di tutela e qualificazione delle aree agricole periurbane.

il PLIS
Il Parco Locale di Interesse Sovracomunale del ‘Parco Agricolo Ecologico Madonna dei Campi’ è nato grazie all’attività di promozione condotta da Comitati cittadini e Associazioni ambientaliste. Nel 2011 i Comuni di Bergamo (ente capofila) e Stezzano hanno ottenuto il riconoscimento del PLIS da parte della Provincia di Bergamo. La superficie complessiva è di circa 300 ettari, di cui 208 nel territorio di Bergamo e 91,5 in Stezzano, ed è formata principalmente da aree verdi destinate alla produzione agricola. Il parco è geograficamente suddiviso in quattro grandi settori a causa della frammentazione determinata dalle infrastrutture del trasporto. Il Santuario della Madonna dei Campi di Stezzano è l’elemento caratterizzante e di pregio da cui il PLIS prende il nome: il complesso edilizio attuale risale al XIX-XX sec. e sorge nei luoghi in cui esisteva un’edicola religiosa, si presume già dal XII secolo, e su cui venne successivamente costruita una chiesa nel XIV-XV sec..

le finalità dello studio
Lo Studio del WWF è da considerare un primo contributo per conoscere meglio il PLIS P.A.E. Madonna dei Campi, per pianificare e conservare il disegno della rete ecologica territoriale che lo vede coinvolto, per individuare in via preliminare le azioni di potenziamento e miglioramento della componente ecologico-ambientale. Si basa su dati concreti dell’attuale condizione, su osservazioni dirette svolte da esperti in varie discipline, su una valutazione degli strumenti urbanistici comunali, provinciali, regionali. Per capire meglio le criticità e potenzialità dei contesti considerati si è lavorato costantemente a una doppia scala, locale (il PLIS e il territorio dei due Comuni coinvolti) e globale (il sistema territoriale intorno a Bergamo e le aree protette in esso esistenti).

presupposti e principi
Nel quadro ecologico della pianura intorno a Bergamo il PLIS P.A.E. Madonna dei Campi potrebbe rivestire un ruolo determinante se fosse dotato delle adeguate connessioni interne/esterne oggi mancanti o presenti in forma labile. Da questa constatazione discende la necessità, individuata dallo Studio, di conoscere meglio le condizioni naturalistiche attuali e di tracciare alcuni lineamenti di potenziamento basati su tre principi:
l’ampliamento del perimetro del PLIS attuale, annettendo aree strategicamente importanti;
il rafforzamento delle connessioni interne ed esterne al parco;
il miglioramento delle qualità ambientali, ecologiche e paesaggistiche anche per innalzare il grado attuale di biodiversità.

dallo stato attuale alle prospettive future
Grazie al contributo di esperti in varie discipline è stato possibile raccogliere dati, valutazioni e considerazioni su alcuni aspetti peculiari del contesto del parco agricolo ecologico di Bergamo e Stezzano.
Lo stato di fatto di fauna e flora è ricostruito sulla base dei dati dedotti da studi precedenti, arricchiti e approfonditi dai contributi tematici forniti dal Gruppo Flora Alpina Bergamasca, dal Gruppo Ornitologico Bergamasco, dal Gruppo Chirotterologico ‘Le Sgrignapole’.
Dall’esperienza pluriennale della Direzione della Riserva Naturale Oasi WWF – SIC/ZSC Valpredina e Misma – derivano invece alcune considerazioni di ampia prospettiva riguardo all’importanza della gestione delle aree protette, soprattutto se articolate in un sistema geografico e urbano complesso, nel quadro del nuovo assetto normativo approntato di recente da Regione Lombardia.
Il contributo della Scuola Agraria del Parco di Monza propone una riflessione sulle potenzialità del modello produttivo dell’agricoltura conservativa – basato su un metodo sostenibile di gestione dei fondi e delle risorse – che si pone come alternativa all’attuale agricoltura tradizionale e intensiva che è presente nella maggior parte delle aree del PLIS.
Le considerazioni naturalistiche si innestano sullo sfondo storico-culturale dato dalla testimonianza del sistema dei ‘Corpi Santi’, come definiti negli studi del prof. Renato Ferlinghetti del Centro Studi sul Territorio dell’Università di Bergamo, a cui appartengono le aree del PLIS e della Cintura Verde nel Comune di Bergamo.
Per rispettare la coerenza con la disciplina urbanistica vigente è stata svolta una accurata analisi e valutazione delle previsioni degli strumenti sovraordinati, dei PGT di Bergamo e Stezzano (e con la Variante n. 10 del PGT di Bergamo, in fase di redazione), delle reti ecologiche RER, REP, REC. Le considerazioni sugli aspetti del paesaggio si sono invece basate sulla constatazione diretta dei luoghi e sulla conseguente necessità di ricostruire un nuovo carattere paesaggistico a partire dalla natura autoctona della pianura rurale bergamasca e lombarda.

la strategia ecologica territoriale
La strategia di connessione ecologica ipotizzata dallo Studio parte dal potenziale di cerniera ecologica del PLIS P.A.E. Madonna dei Campi e mette in luce l’importanza di una pianificazione che garantisca nel futuro una rete intercomunale di collegamento fra aree naturali protette. E’ una visione strategica che immagina azioni da attuare sinergicamente a due diversi livelli geografici (rispettando la coerenza con il disegno delle reti ecologiche Regionale e Provinciale):
a scala locale/comunale: mediante azioni di rafforzamento dell’armatura vegetale e dei presidi ecologico-ambientali interni al PLIS, nonché attraverso azioni di de-frammentazione fra i vari settori del PLIS stesso;
a scala globale/territoriale: mediante l’estensione del perimetro del PLIS attuale, a comprendere ad esempio aree già appartenenti al sistema della ‘Cintura Verde’ di Bergamo, e guardando prioritariamente verso la connessione con il Parco dei Colli e le aste fluviali del Serio e del Brembo.

Alla scala territoriale la strategia si rivolge a un sistema ecologico di vaste dimensioni, strutturato secondo due grandi corridoi geografici:

corridoio nord/sud, formato da:
Parco Regionale dei Colli di Bergamo (recapito terminale)
PLIS P.A.E. Madonna dei Campi (con l’integrazione di aree connettive oggi mancanti)
PLIS del Rio Morla e delle Rogge
Parco Regionale del Serio (recapito terminale)

corridoio est/ovest, formato da:
Parco Regionale del Serio (recapito terminale)
PLIS del Rio Morla e delle Rogge
PLIS P.A.E. Madonna dei Campi (con l’integrazione di aree connettive oggi mancanti)
PLIS del Basso Corso del Fiume Brembo
PLIS del Monte Canto e del Bedesco
PLIS della Gera d’Adda
Parco Regionale Adda Nord (recapito terminale)

In questa logica connettiva è di fondamentale importanza considerare le aree, non incluse nel perimetro attuale del PLIS P.A.E. Madonna dei Campi, che vengono individuate dallo Studio con il termine di ‘Connettore Nord’ e che coincidono con una parte della Cintura Verde di Bergamo.

l’integrazione con la mobilità sostenibile
Le tematiche ecologiche sono integrate ad alcune considerazioni sulla mobilità ciclopedonale, considerata la forma sostenibile di trasporto da prediligere per l’accessibilità e la fruibilità delle aree naturali protette. Una fase analitica preliminare ha ricostruito il quadro conoscitivo di partenza, analizzando le previsioni dei piani sovracomunali e comunali, sul quale si è sviluppata l’ipotesi di una rete ciclabile integrata alle aree dei parchi ecologici. La Greenway dei parchi‘ che viene proposta è formata da un insieme di percorsi ciclopedonali – in parte esistenti, in parte già pianificati e in altra parte proposti come variante – che potrebbero svilupparsi in continuità dall’ex monastero di Astino fino alle aree agricole a sud di Stezzano.

Alcune immagini del PLIS

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Alcune tavole dello studio

SCHEDA RIASSUNTIVA

cronologia

novembre 2015 firma del protocollo d’intesa con i Comuni di Bergamo e Stezzano;  gennaio/dicembre 2016   elaborazione dello studio; marzo 2017 presentazione alle Giunte Comunali
gruppo di lavoro

elaborazione dello studio e supervisione complessiva

  • Associazione WWF Bergamo Brescia Onlus

enti patricinanti

  • PLIS P.A.E. Madonna dei Campi – Ente gestore Comune di Bergamo
  • Comune di Bergamo
  • Comune di Stezzano

coordinamento 

  • Marco Adriano Perletti
  • Alessandro Ripamonti

contributi tematici

  • urbanistica, mobilità sostenibile, paesaggio: arch. Marco Adriano Perletti
  •  fauna – ornitologia:  dott. Enrico Cairo (Gruppo Ornitologico Bergamasco)
  •  storia e cultura: prof. Renato Ferlinghetti (Università degli Studi di Bergamo/Centro Studi sul Territorio)
  •  fauna – chirotterologia: dott.sa Anna Maria Gibellini (Gruppo Chirotterologico ‘Le Sgrignapole’)
  •  flora: dott. Federico Mangili (FAB – Gruppo Flora Alpina Bergamasca)
  •  gestione aree protette: Enzo Mauri (Riserva Naturale Oasi WWF – SIC/ZSC Valpredina e Misma – Cenate Sopra, BG)
  •  agricoltura sostenibile: dott. Pio Rossi (Scuola Agraria del Parco di Monza)

 

contributi trasversali

  • Mariola Peretti (Presidente Italia Nostra Bergamo)
  • Marco Valle (Direttore Museo Civico di Scienze Naturali “E. Caffi” – Bergamo)

 

 

DUE GIORNATE PER L’AMBIENTE CON LE ASSOCIAZIONI E I CITTADINI

In occasione della Settimana europea contro l’abbandono dei rifiuti Let’s Clean Up Europe! (Puliamo l’Europa), il Comune di Desenzano del Garda (Assessorato all’Ambiente) propone due uscite di pulizia ambientale in collaborazione con le associazioni locali e con il coinvolgimento dei cittadini che vorranno unirsi. Una doppia iniziativa, sabato 27 e domenica 28 maggio, per sensibilizzare la comunità al corretto smaltimento dei propri rifiuti e al rispetto dei luoghi in cui viviamo, sia sul lago che nell’entroterra.

Sabato 27 maggio la sezione Cai di Desenzano sarà impegnata nella pulizia dell’entroterra, con questo programma: ritrovo alle 14 presso il parcheggio sud dell’ospedale di Desenzano; formazione dei gruppi coordinati dai componenti del Cai (gruppo sentieri), e distribuzione del materiale per la raccolta, con inizio della pulizia su più percorsi in base al numero dei presenti, dalle ore 14.30. I volontari si porteranno verso il Pusonaro, il Mericianum, il Cimitero e nelle aree che circondano i parcheggi dell’ospedale per ripulire la zona. Il pomeriggio si concluderà verso le 18 con rientro al parcheggio dell’ospedale.

Come spiega il presidente della sezione desenzanese Celestino Marcoli, «il Cai ha sempre aderito a questa iniziativa, che si ripete da tanti anni; come sezione abbiamo a cuore la pulizia dell’ambiente, in particolare nell’area del Plis del Monte Corno di Desenzano e abbiniamo l’uscita del 27 maggio alla Giornata nazionale dei sentieri del Club alpino italiano. Invitiamo i cittadini a partecipare e per mettersi insieme a noi al sevizio dell’ambiente».

Domenica 28 maggio la missione si sposterà sul lago con la pulizia subacquea del Porto Vecchio e della diga foranea (ottava edizione), dalle 9.30 alle 12, in collaborazione con le associazioni Talata Sub, Lega Navale Italiana sezione di Brescia e Desenzano, WWF Brescia-Bergamo e Sea Shepherd Dive. I sub si immergeranno per portare in superficie rifiuti e materiali accumulati nelle acque del lago. Sarà un’occasione per conoscere meglio le necessità di tutela delle acque, ma anche per contribuire a rendere migliore la nostra città.

«L’associazione subacquea Talata Sub Desenzano – commenta Silvia Brentegani, sommozzatrice e consigliere del gruppo – ha da sempre a cuore la tutela delle acque e organizza anche quest’anno l’evento di pulizia dei fondali desenzanesi per sensibilizzare il pubblico al rispetto dell’ambiente naturale. L’ottava edizione vede protagoniste anche altre associazioni, che collaborano per dare ancor più risalto all’evento. Lega Navale Italiana Brescia-Desenzano è nostro partner da sempre e siamo orgogliosi di avere al nostro fianco WWF Brescia-Bergamo e Sea Shepherd Dive, associazioni di rilevanza nazionale che hanno nella loro mission anche la salvaguardia delle acque interne, bacini preziosi spesso dati per scontati».

La giornata proseguirà con banchetti informativi di Sea Shepherd e WWF e prove sub gratuite per tutti coloro che avranno voglia di provare l’esperienza subacquea, presso la sede della Lega Navale Italiana Brescia-Desenzano.

(comunicato stampa del Comune di Desenzano del Garda)

Francesca Gardenato
Ufficio Stampa Comune di Desenzano del Garda

Giornata delle Oasi 2017 

PROGRAMMA GIORNATA OASI 2017

Durante tutta la giornata passeggiata libera nel verde e i colori dell’area didattica, tra gli alberi dell’orto botanico, i prati naturali e gli stagni.

Sarà possibile visitare il Centro Visite dove sarà presente lo stand WWF Italia e dell’Azienda Agricola Valpredina con i suoi prodotti BIO coltivati nella Riserva Naturale.

Ai nuovi soci WWF gadget e prodotti in regalo.

Troverete uno spazio dedicato allo Sportello pipistrelli per informazioni sui pipistrelli, le bat box e avrete la possibilità di segnalare la presenza di pipistrelli per contribuire alla loro tutela.

ORE 10.30 – La Ferratura del Cavallo: intervento in diretta del maniscalco e a seguire fino alle 13.00 per i più piccini in sella accompagnati dai nostri volontari.

Dalle 13.00 – In loc. Cà Pessina area ristoro e pic – nic.

Dalle 14.00 -In loc. Cà Pessina, dopo pranzo, area giochi per i più piccoli.

ORE 17.00 – All’osservatorio di Cà Pessina, dopo brevi nozioni sul primo soccorso alla fauna selvatica ferita o in difficoltà, la tradizionale rimessa in libertà della fauna selvatica curata al C.R.A.S. WWF Valpredina.

VI ASPETTIAMO!!

Sito dell’Oasi di Valpredina

Ambiente: Associazioni, Governo rinunci a valutazioni ambientali ‘farsa’. 20 Associazioni denunciano rischi per il territorio e per bene pubblico

“I cittadini, la pubblica amministrazione e il nostro territorio, se non ci sarà un radicale ripensamento, subiranno le conseguenze ambientali ed economico-finanziarie delle valutazioni ambientali ‘farsa’ proposte nello schema di decreto legislativo elaborato dal Ministero dell’Ambiente, che in questa settimana dovrà avere il parere del Parlamento e della Conferenza Stato-Regioni”. Al centro delle critiche l’Atto di Governo (AG) n. 401, di riforma della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) che “crea un procedura farraginosa e poco trasparente, su elaborati approssimativi, duplicando le fasi autorizzative sui progetti di opere e impianti, favorendo i progettisti e non la corretta informazione e partecipazione dei cittadini”, come denunciato da un’ampia coalizione di venti tra le maggiori associazioni ambientaliste riconosciute (Accademia Kronos, AIIG, Associazione Ambiente e Lavoro, CTS, ENPA, FAI, Federazione Pro Natura, FIAB, Geeenpeace Italia, Gruppo di Intervento Giuridico, Gruppi di Ricerca Ecologica, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Marevivo, Mountain Wilderness, Rangers d’Italia, SIGEA, VAS, WWF) che chiede il ritiro del provvedimento o una sua radicale riscrittura.

Gli ambientalisti fanno notare che, una volta data l’autorizzazione ambientale su un vago “progetto di fattibilità” (come previsto nell’AG n. 401), il percorso del proponente dell’opera o dell’impianto diventa in discesa e le varianti sul progetto definitivo, dipendenti dalla cattiva qualità degli elaborati preliminari, portano a diatribe sulla lievitazione dei costi che a quel punto l’amministrazione pubblica, dato il primo OK, difficilmente riesce a contestare. E non si tratta di rischi teorici, per 15 anni (dal 2001 al 2015), questo modello, ricordano gli ambientalisti, è stato applicato alle “infrastrutture strategiche”, derivanti dalla legge Obiettivo, i cui costi (date le necessarie compensazioni e mitigazioni ambientali) a consuntivo sono lievitati in maniera incontrollata, arrivando da un +300% (Autostrada Bre.Be.Mi.) ad un +800%  (terzo Valico dei Giovi) rispetto ai costi iniziali.

Le associazioni nelle loro Osservazioni (inviate alle Commissioni Ambiente di Camera e Senato,  ai Ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture e Trasporti, all’ANAC e alle Regioni) chiedono al Governo di evitare che si affermino valutazioni ambientali farsa, e quindi che:

  1. a) la VIA venga condotta sul progetto definitivo (come viene  stabilito dalla normativa vigente che si intende smantellare), che consente di valutare pienamente le caratteristiche tecniche e ambientali delle opere a partire da vincoli e tutele del territorio, e non dal progetto di fattibilità, impreciso e lacunoso, che può servire invece nella prima fase istruttoria;
  2. b) la Commissione tecnica di VIA venga sottratta dal controllo politico del Ministro dell’Ambiente di turno che può nominarne direttamente i membri, ma vada selezionata con procedure di evidenza pubblica tra esperti qualificati del mondo della ricerca e dell’università;
  3. c) non si riduca l’amministrazione pubblica a una sorta di sportello a chiamata per le esigenze e interessi dei progettisti e delle aziende di costruzione (i cosiddetti “proponenti”), favorendo invece un confronto tecnico basato su una corrette e completa informazione e partecipazione  dei cittadini nelle varie fasi di definizione progettuale.

Le associazioni in conclusione osservano che “se non si vuole che lo sviluppo sostenibile sia una scatola vuota,  il bene ambiente deve essere centrale nelle valutazioni su progetti e impianti, perché da questo dipende il nostro benessere, la nostra qualità della vita e la credibilità della Pubblica Amministrazione”.

 

Roma, 2 maggio 2017

 

Il presente comunicato viene inviato dall’Ufficio Stampa del WWF in nome e per conto di tutte le associazioni che lo hanno sottoscritto.

S.O.S. Natura Italia

Da domani alla Camera è in votazione una proposta di legge, già approvata dal Senato, che indebolisce gravemente il sistema delle aree protette italiane mettendo in pericolo il nostro patrimonio
naturale. La Costituzione attribuisce allo Stato la tutela della natura:
questa ora rischia di diventare ostaggio delle politiche locali.
L’Italia custodisce una ricchezza naturale che non ha eguali in Europa. Circondata dal mare con circa 8000 km di coste e il 60% del territorio costituito da rilievi montuosi, il nostro Paese ha una grandissima varietà di habitat e quindi di specie. La nostra natura, già aggredita dal consumo del suolo, dall’agricoltura intensiva, da inquinamenti di ogni genere, è stata protetta da un insieme di Parchi
e Riserve realizzato grazie alla legge n. 394 del 1991.


Questa legge ha garantito all’Italia la tutela del 10% del suo territorio attraverso uno dei più importanti e diversificati sistemi di aree naturali protette d’Europa.
La proposta in discussione è priva di una visione di futuro, quasi rinunciataria: se il Parlamento del 1991 seppe cogliere aspetti innovativi dal confronto con la società civile e la comunità scientifica, quello del 2017 sembra essere ripiegato su se stesso,
incapace di ascoltare il mondo al di fuori della politica.
La proposta prevede:
• che i Presidenti dei Parchi abbiano solo generiche qualifiche di gestione amministrativa senza richiedere alcuna competenza in materia di tutela ambientale;
• che nel Consiglio Direttivo degli Enti-Parco siano inserite rappresentanze di portatori di interessi economici, indebolendo gravemente la rappresentanza degli interessi generali rappresentati dallo Stato;
• che i Direttori dei Parchi non abbiano più una nomina nazionale, ma locale e senza che siano loro richieste specifiche competenze ambientali o naturalistiche;
• che le Aree Marine Protette siano ancor più governate attraverso un sistema frammentario e disomogeneo fortemente condizionato dagli interessi locali;
• che la gestione della fauna del Parco non sia chiaramente ancorata alle Direttive Comunitarie, aumentando anche le possibilità del coinvolgimento dei cacciatori per gli abbattimenti selettivi.
Lo Stato sembra quasi voler abdicare a un suo ruolo obbligatorio e fondamentale. Su questo la proposta di legge in discussione fornisce un esempio eclatante: per il Delta del Po, uno dei più
complessi e problematici ecosistemi italiani tra l’Emilia Romagna e il Veneto, invece del parco nazionale oggi previsto, ne viene riproposto uno inter regionale da realizzarsi in 6 mesi.


Se, come già più volte in passato, non dovesse costituirsi, diventerebbe definitiva la situazione attuale di due distinti parchi regionali che si dividono un habitat da gestirsi unitariamente e che sono insufficienti per la tutela dei valori naturalistici internazionali e dei beni ambientali del Delta del Po. Molti altri commenti si possono fareal testo in discussione alla Camera, ma già da soli questi argomenti permettono a chiunque di comprende che i Parchi così gestiti non potranno ottemperare al proprio ruolo. La tutela di un bene, quanto più vicina è agli interessi che vogliono “utilizzarlo”, tanto è più difficile da esercitare.
E la competenza e l’indipendenza sono elementi fondanti della buona amministrazione, irrinunciabili se si devono gestire beni comuni complessi quali sono gli ecosistemi naturali.
Negli ultimi mesi il WWF Italia, insieme ad altre 15 grandi associazioni nazionali e a un gran numero di rappresentanti del mondo scientifico, ha presentato osservazioni e proposte riassunte nel documento “Aree protette, tesoro italiano” www.wwf.it/parchi Sostieni il WWF per la tutela della natura wwf.it/parchi.

C’è ancora una possibilità e serve l’aiuto di tutti

Abbiamo pochissimo tempo per correggere la rotta. Per questo il WWF Italia si rivolge a tutti i Deputati perché da domani, lunedì 27 marzo, quando affronteranno la proposta di legge con le votazioni d’Aula, facciano propri gli emendamenti per evitare un pericoloso e grave passo indietro nella gestione del sistema delle aree naturali
protette italiane.

Per questo chiediamo anche a te di darci una mano inviando subito un tweet ai Presidenti di Camera e Senato:

@lauraboldrini @PietroGrasso perché stravolgere
la più importante legge italiana per la tutela della natura? #sosparchi

Il blog dell'associazione WWF-Bergamo-Brescia