Clima, la perdita di biodiversità costa. Ecco perché abbiamo lanciato un decalogo

Un milione di specie animali a rischio e la perdita di biodiversità costa più di una volta e mezza il Pil globale, per una cifra che arriva a 145mila miliardi di dollari l’anno. Questi alcuni dei dati raccontati da Sir Robert Watson, esperto internazionale di tematiche ambientali e direttore del Tyndall Centre for Climate Change Research, a Roma per la 32esima Peccei Lecture organizzata da Wwf Italia, Club di Roma e Fondazione Aurelio Peccei, con il sostegno di Novamont.

“I cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità si devono affrontare insieme e ora” dice Watson, spiegando come l’uomo sia colpevole di aver “trasformato il 75% della superficie delle terre emerse, provocato impatti cumulativi per il 66% degli oceani e distrutto l’80% delle zone umide”. La sfida più grande è proprio fare vivere l’uomo in armonia con la natura e per renderlo possibile serve “una politica globale che permetta di integrare il capitale naturale nei sistemi di contabilità nazionale, applicare incentivi a produzioni e consumi sostenibili, oltre ad aumentare le aree protette”.

Alla Peccei Lecture, moderata dal direttore scientifico del Wwf Italia Gianfranco Bologna, è seguito un confronto fra il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, Catia Bastioli di Novamont, il portavoce di Asvis Enrico Giovannini, il presidente della stazione zoologica A. Dohrn Roberto Danovaro, il direttore generale del Wwf Italia Gaetano Benedetto e il presidente della Fondazione Aurelio Peccei, Roberto Peccei. Per tutti il 2020 dovrà segnare una vera svolta per la salvaguardia della biodiversità.

E per rendere possibile questo cambio di rotta anche in Italia, il Wwf ha lanciato il decalogo per un New Deal for People and Nature, col fine di arrestare la perdita di biodiversità e rendere operativi e concreti gli sforzi necessari per la strategia 2020-2030:

1. Biodiversità: si deve attuare un piano di azione per la conservazione della Natura, rafforzare il sistema delle aree protette e sviluppare un programma nazionale di restauro degli habitat degradati.

2. Clima e Energia: entro il 2030 si devono ridurre almeno del 55% delle emissioni e accelerare la giusta transizione verso un’economia totalmente decarbonizzata.

3. Governo dell’Ambiente: per gestire la conversione ecologica del sistema produttivo, si dovranno istituire un ministro per la Transizione ecologica e la Sostenibilità e un tavolo di confronto sulla giusta transizione presso la presidenza del Consiglio dei ministri.

4. Sviluppo sostenibile: il valore del capitale naturale deve essere integrato negli strumenti di programmazione economico-finanziaria delle imprese e dell’amministrazione pubblica, e calcolato nelle politiche settoriali a tutti i livelli, come proposto dal Comitato nazionale per il Capitale naturale.

5. Agricoltura: promuovere la transizione agroecologica delle filiere agricole.

6. Acque interne: Entro il 2027 va raggiunto l’obiettivo europeo del “buono stato ecologico” dei corpi idrici, aumentando almeno dal 20% al 50% la quota dei fondi nazionali per la riduzione del rischio idrogeologico.

7. Acque marine: gestire le risorse del mare con un approccio ecosistemico, che integri reti di aree marine protette e una gestione sostenibile delle attività di pesca.

8. Foreste: mantenere e incrementare la qualità degli ecosistemi forestali nazionali e i benefici che ne derivano.

9. Aree urbane: attuazione di una norma che stabilisca obiettivi nazionali e regionali per fermare il consumo di aree libere, incentivando una rigenerazione urbana che consideri il suolo bene comune e risorsa non rinnovabile.

10. Trasporti e infrastrutture: favorire le modalità di trasporto a basso consumo di suolo e low carbon con un Piano nazionale della mobilità aggiornato.

Nuove specie compaiono in mare, ma non è una buona notizia

Nuove e strane specie stanno comparendo nel mare: la manta-busta, il granchio-tappo, il pesce-bottiglia, specie poco desiderabili e che derivano proprio dal nostro stile di vita abituato all’usa e getta quando si consumano prodotti in plastica. E, questa volta, è proprio il WWF a dire NO a queste specie, invocando un mare #plasticfree

E’ la provocatoria campagna ‘visual ‘ promossa dal WWF nell’ambito di #GenerAzioneMare e lanciata in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, dedicata quest’anno dalla Nazioni Unite proprio alla lotta contro l’inquinamento da plastica con lo slogan “Beat plastic pollution. If you can’t reuse it, refuse it”

E per cambiare abitudini sul sito wwf.it/plasticfree  lo speciale vademecum WWF con consigli utili per ogni momento della giornata, dalla colazione alla palestra passando per le scelte negli acquisti alimentari o abbigliamento  in cui poter fare scelte di prodotti a basso contenuto di plastica.

Sul sito anche le date degli eventi di pulizia spiagge previsti dal WWF in tutta Italia per tutto il mese di giugno (prossima tappa domani, mercoledì 6 in Gallura)  e i suggerimenti per creare la propria community plasticfree per pulire con iniziative spontanee e fai da te la propria “spiaggia del cuore”.

SBLOCCA CANTIERI: WWF, SBAGLIATO ALLENTARE SU REGOLE DI TRASPARENZA E VIGILANZA

Il WWF osserva che il cosiddetto decreto Sblocca Cantieri mette a rischio l’ambiente, producendo un allentamento delle regole di trasparenza e vigilanza che devono improntare l’azione della pubblica amministrazione e degli operatori economici nel delicato settore dei lavori pubblici del nostro Paese; una sottovalutazione del rigore necessario nell’espletare le procedure autorizzative che garantiscano la piena informazione e partecipazione dei cittadini e la tutela di quei beni culturali, paesaggistici e ambientali, che costituiscono un patrimonio comune irrinunciabile; un ridimensionamento sistematico e ingiustificato del ruolo e delle funzioni di proposta ed elaborazione svolte dall’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC).

Il decreto ripristina il vecchio ordine nel mercato dei lavori pubblici che si credeva scalzato dalla riforma del 2016 e che ha portato tanti danni al Paese oltre all’apertura di numerose inchieste giudiziarie. Il WWF critica i contenuti del provvedimento a cominciare dalla reintroduzione di commissari governativi che, per le cosidette opere prioritarie (a maggiore impatto ambientale, sociale ed economico) possono agire applicando la regola del “silenzio assenso” anche nel caso delle amministrazioni preposte alla tutela del paesaggio e dei beni culturali e dimezzare i tempi delle valutazioni ambientali.

La riforma del Codice Appalti del 2016, insieme agli sgravi per le ristrutturazioni e l’efficienza energetica degli edifici, sono strumenti che vanno nella giusta direzione di lavori pubblici assegnati in maniera trasparente e senza sprechi e di uno sviluppo sostenibile del settore edile. Non è in discussione il sostegno alle piccole e medie opere utili a favorire l’occupazione e il benessere delle popolazioni e per la manutenzione del territorio ma l’apertura di cantieri senza garanzie sia per i lavoratori che per i cittadini oltre alla realizzazione di inutili cattedrali nel deserto dall’elevato impatto sociale, economico, finanziario e ambientale.

Entrando nel merito dei contenuti del decreto legge Sblocca Cantieri il WWF censura anche: il ritorno fino al 2021 dell’appalto integrato e cioè della progettazione ed esecuzione dei lavori da parte dello stesso soggetto, eliminando così la progettazione indipendente da chi deve realizzare l’intervento; le proroghe sulla quota di lavori da mettere a gara per le concessioni; l’aumento del subappalto; gli allentamenti dei controlli e della soglia dei lavori a trattativa privata; la destrutturazione delle procedure autorizzative in materia di c.d. “infrastrutture strategiche”.

Tutte norme queste, che, se approvate dal Parlamento, non sbloccheranno alcun cantiere ma favoriranno orientamenti e pratiche che spesso hanno contribuito solo ad alimentare le cronache giudiziarie.

33 MILA BOTTIGLIETTE AL MINUTO NEL MEDITERRANEO

GESTIONE INADEGUATA PLASTICA PRODUCE DANNI ALL’AMBIENTE E ALL’ECONOMIA

Il nuovo report del WWF denuncia inefficienza nella gestione dei rifiuti plastici da parte di tutti i Paesi del Mediterraneo. L’effetto ‘plastica’ si traduce in perdita di miliardi di euro e aumento dell’inquinamente. Nove, incluse le principali mete turistiche, tra le aree più inquinate.

Ogni anno 570 mila tonnellate di plastica finiscono nelle acque del Mediterraneo: e come se 33.800 bottigliette di plastica venissero gettate in mare ogni minuto. L’inquinamento da plastica sta continuando a crescere e si prevede che entro il 2050 l’inquinamento nell’area mediterranea quadruplichi. Discariche e inceneritori sono ancora i principali metodi per la gestione dello smaltimento rifiuti in tutta la regione.

Il nuovo report WWF “Fermiamo l’inquinamento da Plastica: come i Paesi del Mediterraneo possono salvare il proprio mare” fa emergere a tutti i livelli i principali fallimenti e le responsabilità dei produttori, delle autorità pubbliche e dei consumatori, tali da rendere il sistema di gestione della plastica altamente inefficiente, costoso e inquinante.

Nel report il WWF definisce un piano di azioni politiche e iniziative che l’area mediterranea e i singoli Paesi devono sviluppare per raggiungere un’economia sostenibile e circolare che riduca a zero la produzione di rifiuti dal sistema di gestione della plastica.

ITALIA TRA DUE FUOCHI. Il nostro Paese da un lato subisce gli impatti pesanti dovuti all’inquinamento da plastica avendo la maggiore estensione costiera nel Mediterraneo, dall’altro contribuisce all’inquinamento essendo il maggiore produttore di manufatti di plastica della regione e il secondo più grande produttore di rifiuti plastici. I numeri del report WWF parlano chiaro: il nostro Paese ogni anno riversa in natura 0,5 milioni di tonnellate di rifiuti plastici e produce 4 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui l’80% proviene dall’industria degli imballaggi. Il turismo allo stesso modo è parte del problema e ne è ‘parte lesa’: il flusso turistico incrementa del 30% la produzione di rifiuti plastici nei mesi estivi ma spiagge e mare sporco allontanano i turisti. L’effetto negativo della plastica in natura colpisce tutta la Blue Economy: quella italiana è la terza più grande d’Europa ma l’inquinamento, secondo il report WWF, le fa perdere circa 67 milioni di euro l’anno. I settori più colpiti sono proprio il turismo (30,3 milioni di euro) ma anche la pesca (8,7 milioni di euro), il commercio marittimo (28,4 milioni di euro) e bonifiche e pulizia (16,6 milioni di euro). 

La presidente del WWF Italia Donatella Bianchi ha dichiarato: “Il meccanismo di gestione della plastica è decisamente guasto: i paesi del Mediterraneo ancora non riescono a raccogliere tutti i propri rifiuti e sono lontani dal trattarli con una modalità efficiente di economia circolare. Il cortocircuito sta nel fatto che mentre il costo della plastica è estremamente basso mentre quello di gestione dei rifiuti e dell’inquinamento ricade quasi totalmente sulla collettività e sulla natura. Dall’altro lato, perché facciano passi in avanti, il sistema di riciclo dei rifiuti plastici è ancora troppo costoso. Tutti i Paesi dovrebbero rivedere la catena del ciclo di vita della plastica, ridurre drasticamente la produzione e il consumo di plastica e investire seriamente in sistemi innovativi di riciclo e riutilizzo, in cui la plastica non venga sprecata. L’unica rotta possibile per contrastare con efficacia l’inquinamento da plastica dal Mediterraneo è questa”.

Le attività che si svolgono lungo le coste sono responsabili della metà della plastica riversata in mare. Ogni giorno, su ogni chilometro di costa si accumulano in media oltre 5 kg di plastica che è dispersa nel mare. La costa della Cilicia, in Turchia, è la più inquinata del Mediterraneo, ma anche altre comunità costiere sono particolarmente colpite e in molti casi si tratta delle principali mete turistiche come Barcellona, Tel-Aviv, Valencia, la spiaggia di Marsiglia e Venezia e le coste prossime al Delta del Po.

In Italia i rifiuti plastici marini impattano su turismo, pesca e tutti i settori marittimi, con un danno complessivo che si aggira attorno ai 641 milioni di euro ogni anno in tutto il bacino mediterraneo.

“Alcune iniziative e alcune politiche ambiziose sono state intraprese dai diversi Paesi: queste dovrebbero essere condivise e sviluppate per diventare davvero efficaci. I Paesi del Mar Mediterraneo, le aziende e i cittadini dovrebbero assumersi ciascuno le proprie responsabilità e insieme contribuire ad un sistema di gestione circolare della plastica senza piu’ scarti e rifiuti”conclude Giuseppe di Carlo, Direttore della Mediterranean Marine Initiative  del WWF.

Per sensibilizzare e mobilitare i cittadini locali e i turisti contro l’inquinamento da plastica il WWF ha fatto salpare la sua vela Blue Panda: da luglio a novembre la barca ambasciatrice per il mediterraneo toccherà le coste di Francia, Italia, Turchia, Tunisia e Marocco. A luglio sarà protagonista di una settimana di eventi lungo le coste dell’Argentario.

Il WWF ha anche lanciato un appello a tutti i governi del Mediterraneo e dell’UE, in quanto membri della Convenzione di Barcellona, ad assumere un impegno vincolante congiunto e un’azione nazionale per salvare il Mar Mediterraneo dall’inquinamento da plastica. Il prossimo incontro si terrà a Napoli nel mese di dicembre 2019.

PLASTICA, UN SISTEMA GUASTO

  • Le imprese del Mediterraneo mettono sul mercato 38 milioni di tonnellate di manufatti in plastica ogni anno, ma non coprono i costi di gestione dei rifiuti eccessivi che contribuiscono a generare. Inoltre, dato il basso costo della plastica vergine, le aziende non stanno investendo nella progettazione di nuovi prodotti che riutilizzino, riducano e sostituiscano la plastica.
  • I cittadini e i turisti, la maggior parte provenienti da Francia, Italia e Turchia, producono oltre 24 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica ogni anno. In molti comuni costieri il turismo estivo incrementa del 30% la produzione di rifiuti plastici. Oltre la metà dei prodotti in plastica finisce nella spazzatura in meno di un anno dalla sua produzione. Inoltre, molto spesso cittadini e turisti non suddividono i rifiuti in modo corretto, danneggiando così il sistema di riciclaggio.
  • I governi e i comuni locali gestiscono in maniera scorretta un allarmante 28% dei propri rifiuti. i rifiuti che sfuggono alla raccolta finiscono in discariche abusive o disperso in natura, con l’alta probabilità di riversarsi poi nei fiumi o nei mari. Ogni anno sono circa 2,9 i milioni di tonnellate di rifiuti che vengono gettati in discariche abusive o dispersi, specialmente in Egitto e Turchia. Analogamente, 170 discariche del Marocco, identificate come da chiudere, operano ancora.
  • Discariche e inceneritori sono ancora i principali metodi di gestione dei rifiuti in tutta la regione. Molti paesi, incluse Grecia e Croazia, devono ancora implementare un sistema di tasse per disincentivare il conferimento in discarica dei rifiuti.
  • A peggiorare le cose, molti dei paesi che hanno ancora problemi con la gestione dei loro rifiuti importano anche grandi quantità di rifiuti da altri paesi. Questo significa che la plastica, raccolta ed esportata, per essere riciclata da queste nazioni finisce poi nelle discariche, negli inceneritori o nelle discariche a cielo aperto.Dopo il 2018, quando la Cina ha ridotto l’importo dei rifiuti di plastica, la Turchia è diventata una dei 10 paesi principali per importazione di rifiuti, la maggior parte provenienti da UK, Belgio e Germania.
  • I costi operativi per il riciclaggio rischiano di restare proibitivi a causa dei costi di raccolta e di separazione dei rifiuti, delle costose tecnologie, e della limitata fornitura di plastica riciclabile. Pochi paesi nella regione hanno raggiunto tassi significativi di raccolta differenziata per la plastica, che garantirebbero uno stabile approvvigionamento per il riciclaggio. L’Italia è uno dei pochi paesi che ha implementato la catena di raccolta differenziata di plastica, raccogliendo il 38% dei suoi rifiuti di plastica. In Grecia, Turchia e Tunisia si stima che il 50% dei rifiuti raccolti per il riciclaggio è contaminato e non riciclabile e dunque non recuperabile. I paesi meridionali riciclano meno del 10% dei loro rifiuti.

Sulla base delle ricerche, il WWF incoraggia i governi del Mediterraneo a stringere un Accordo Globale per eliminare la plastica in natura entro il 2030 e supportarsi l’un l’altro per raggiungere gli obiettivi. Le autorità pubbliche, le imprese e i cittadini devono unire le forze per costruire un sistema efficace di gestione della plastica. Firma qui la petizione per l’accordo globale sulla plastica

Elementi chiave del rapporto

  • I 22 paesi e territori che compongono la regione mediterranea producono il 10% di tutti i beni di plastica, rendendolo il quarto produttore di plastica al mondo. La produzione di plastica in tutti i paesi del Mediterraneo provoca anche l’emissione di a 194 milioni di tonnellate di anidride carbonica ogni anno, simile a sei volte le emissioni annuali di CO2 di Londra.
  • Solo il 72 % dei rifiuti di plastica viene gestito attraverso un trattamento controllato dei rifiuti, con alcuni paesi che si comportano meglio di altri.
  • Tre paesi mediterranei, i due terzi della plastica immessa in natura provengono da: Egitto, Turchia e Italia.
  • Le attività costiere contribuiscono alla metà della plastica che entra nel Mar Mediterraneo e il 30% arriva dalla terra attraverso i fiumi. L’80 % dell’inquinamento marino plastico nel Mediterraneo ritorna a terra entro un decennio, inquinando le spiagge e le coste. L’Italia e la Turchia accumulano il maggior numero di detriti di plastica delle coste ogni anno
  • Il turismo perde fino a 268 milioni di euro all’anno per l’inquinamento plastico
  • La raccolta dei rifiuti rimane un problema in diversi paesi del Mediterraneo, lasciando ogni anno 3,6 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica non raccolti.
  • 6,6 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica sono mal gestiti ogni anno. Quasi la metà di questo è rappresentato dall’Egitto, seguito da Turchia, Italia, Algeria e Marocco.
  • le discariche a cielo aperto e i siti di smaltimento dei rifiuti illegali persistono, in particolare in Nord Africa.
  • Il conferimento in discarica rimane il metodo più usato per lo smaltimento dei rifiuti nella maggior parte dei paesi e non tutte le discariche soddisfano gli standard sanitari richiesti.
  • I paesi del Mediterraneo hanno riciclato 3,9 milioni di tonnellate di rifiuti nel 2016, ma i tassi di riciclo variano in tutta la regione. Inoltre, a causa dei materiali di bassa qualità, in media il 40% della plastica raccolta viene perso durante il processo. (il rapporto non tiene conto di questa perdita).
  • Dal 2018, la Turchia è diventata uno dei primi dieci importatori di rifiuti a livello globale, provenienti principalmente da Regno Unito, Belgio e Germania. In Europa, i costi operativi per il riciclo della plastica sono di circa € 924 per tonnellata, mentre il prezzo medio di vendita del materiale plastico secondario è di 540 euro per tonnellata. Pertanto, il riciclo rimane ampiamente non redditizio.

RIPARTE PASTURS: IL RITORNO DEI VOLONTARI SULLE OROBIE BERGAMASCHE PER FACILITARE LA CONVIVENZA TRA PASTORI E GRANDI PREDATORI

Dopo il successo degli ultimi tre anni sulle Orobie Bergamasche torna Pasturs, il progetto che propone di ridurre i possibili rischi conseguenti alla presenza dei grandi predatori sulle Orobie (Orso e Lupo) messo in campo su iniziativa di Cooperativa Eliante Onlus, Coldiretti Bergamo, Parco delle Orobie Bergamasche e WWF Bergamo – Brescia all’interno del progetto LIFE EuroLargeCarnivores e con la collaborazione di Regione Lombardia nell’ambito del progetto LIFE “Natura che Vale”.


L’edizione 2019 vuole confermare quanto di positivo è stato fatto nello scorso triennio, quando oltre 150 volontari hanno percorso le valli orobiche per aiutare 9 pastori nelle loro attività quotidiane di gestione e protezione delle greggi. L’intento è quello di migliorare la convivenza tra pastori e grandi predatori per raggiungere un duplice obiettivo: da un lato la salvaguardia di specie protette a livello comunitario, dall’altro il proseguimento del percorso di differenziazione positiva dei prodotti derivanti dalle attività zootecniche orobiche, con una ricaduta virtuosa per tutta l’economia locale.


A ulteriore riprova del successo di Pasturs è la continua collaborazione con Coldiretti Bergamo, che anche per questa edizione supporta il progetto: “L’esperienza di Pasturs continua a dimostrare anno dopo anno come la pastorizia riesca ad adattarsi con successo ai cambiamenti, valorizzando e recuperando i valori tradizionali” ha affermato Gianfranco Drigo, direttore di Coldiretti Bergamo, che ha aggiunto: “Anche quest’anno abbiamo deciso di sostenere in maniera diretta Pasturs per sottolineare l’importanza di dare continuità a questo tipo di progetti per promuovere un dialogo continuo e fruttuoso tra il mondo dell’allevamento e quello dell’ambientalismo”.

“Promuovere la convivenza tra ecosistemi naturali e attività umane è la mission di Eliante e Pasturs la coglie in pieno. Siamo felici di essere riusciti a confermare questa esperienza per il quarto anno consecutivo e non vediamo l’ora di coinvolgere altri volontari per proseguire il buon lavoro fatto nello scorso triennio” ha commentato Mauro Belardi, presidente della Cooperativa Eliante Onlus.


Gli fa eco Danilo Rossi, presidente di WWF Bergamo-Brescia: “Non bisogna dimenticare che il progetto migliora il rapporto di fiducia tra ambientalisti e mondo dell’allevamento. Pasturs mostra nei fatti come sia possibile creare un circolo virtuoso che riduce il rischio di estinzione di specie protette e migliora la qualità del lavoro di chi sulle Orobie da decenni porta avanti la propria attività zootecnica.”
Chiude Yvan Caccia, presidente del Parco delle Orobie Bergamasche: “Il pregio più grande di Pasturs è la sua capacità di unire generazioni diverse e di facilitare la convivenza tra uomo e le altre specie che abitano le Orobie. Le nostre montagne sono caratterizzate da grandi bellezze naturali e attività tradizionali decennali; fare in modo che entrambe concorrano a valorizzare al meglio il nostro territorio è basilare per il bene della nostra realtà”.


A partire da quest’anno Pasturs farà parte del progetto LIFE EUROLARGECARNIVORES, un progetto europeo che mira a migliorare la convivenza tra attività umane e grandi predatori attraverso la comunicazione, la cooperazione transfrontaliera e lo scambio di conoscenze. Pasturs è stato riconosciuto dall’Unione Europea come buona pratica e, grazie a questo progetto, verrà diffuso a livello comunitario.
In sinergia con il progetto Pasturs ci saranno poi le azioni messe in atto da Regione Lombardia nell’ambito del progetto LIFE Natura che Vale, che sosterrà le azioni di Pasturs con l’intento di promuovere una gestione virtuosa del territorio.

COME ISCRIVERSI AL PROGETTO:
Per iscriversi al progetto è necessario compilare il modulo di candidatura www.pasturs.org/iscrizioni entro e non oltre il 28 aprile 2019.

Per informazioni www.pasturs.org

Stop pesticidi! per una agricoltura sostenibile

I tre Ministeri MIPAAFT, MATTM, SALUTE stanno elaborando la bozza del nuovo Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei pesticidi in Italia, scaduto il 12 febbraio. 

L’elaborato dovrà essere presentato entro fine aprile, a seguito del quale la bozza sarà aperta alla presentazione di osservazioni e proposte di emendamenti da parte di Regioni e altri Enti pubblici, Associazioni di categoria, professionisti, Associazioni di protezione ambientale, comitati di cittadini o singole persone interessate. 

Il 14 aprile in tutta italia scenderanno in piazza associazioni, movimenti e comitati di cittadini interessati con azioni pacifiche di FLASH MOB. L’obiettivo è quello di chiedere al governo un PAN Pesticidi che promuova un’agricoltura più sostenibile e attenta alla salute di cittadini, ambiente e dei tanti insetti che vivono nel nostro territorio. 

Sei un’OA o un’Associazione e vuoi organizzare un Flash Mob #StoPesticidi nel tuo comune?

1. Scarica il Vademecum per organizzare al meglio il tuo evento      

2. Leggi le indicazioni per il Flash Mob 

3. Crea il tuo evento per il 14 aprile

4. Scarica i Copy da usare per i canali social 

5. Scarica i Materiali grafici (per i Social e per la giornata dell’evento)

Cos’è il PAN Pesticidi

Il Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN Pesticidi) è il piano che promuove l’uso di tecniche ed approcci biologici come alternativa ai prodotti chimici di sintesi. 

L’Italia ha recepito la Direttiva europea 2009/128/CE per promuovere l’utilizzo sostenibile dei pesticidi nel 2012 con  il decreto legislativo 14 agosto 2012, n. 150, «Attuazione della direttiva 2009/128/CE che istituisce un quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi». Nel 2014 il primo PAN Pesticidi è stato adottato ufficialmente.

Il PAN in questione è scaduto quest’anno, il 12 febbraio 2019, ed è ora in corso la sua revisione da parte dei tre Ministeri competenti (MIPAAFT, MATTM, SALUTE), revisione che si concluderà con l’apertura della consultazione pubblica prevista entro il mese di aprile 2019.

Il PAN Pesticidi Precedente

  • NON aveva definito obiettivi quantitativi vincolanti di riduzione dei pesticidi.
  • NON comprendeva l’obiettivo di sostituire totalmente i pesticidi con metodi non chimici per le aree più vulnerabili identificate dal piano.
  • NON prevedeva norme cogenti per la tutela delle abitazioni e delle colture in agricoltura biologica, riducendo i rischi di una possibile contaminazione accidentale.
  • NON prevedeva obblighi cogenti e divieti per l’uso dei pesticidi nelle città per la manutenzione del verde urbano, pubblico e privato.
  • NON prevedeva alcuna limitazione per l’utilizzo di pesticidi da parte dei privati in orti e giardini. 
  • NON sono state applicate le “Linee guida di indirizzo per la tutela dell’ambiente acquatico e dell’acqua potabile e per la riduzione dell’uso di prodotti fitosanitari e dei relativi rischi nei Siti Natura 2000 e nelle aree naturali protette” definite dal decreto del 10 marzo 2015.

Il nuovo PAN Pesticidi

Quest’anno ci siamo uniti alla Campagna “Cambia la Terra” promossa da Federbio ed altre Associazioni per denunciare gli impatti dei pesticidi sulla salute umana, sull’ambiente e sulla natura e promuovere un’agricoltura biologica. 

Insieme abbiamo definito le proposte di regole obbligatorie e vincolanti che il nuovo PAN Pesticidi deve prevedere a tutela della salute dei cittadini, della biodiversità e delle produzioni con metodi biologici:

  • ​Il 40% della SAU (Superficie Agricola Utilizzata) nazionale deve essere condotta con il metodo biologico entro il 2030.
  • Indicare le distanze minime di sicurezza dalle abitazione, dalle aree pubbliche e dalle coltivazioni biologiche per i trattamenti fitosanitari. 
  • Prevedere misure regolamentari (obblighi e divieti) per l’utilizzo di principi attivi, di cui è stata accertata la pericolosità per habitat e specie selvatiche, nei siti Natura 2000 e nelle aree Naturali protette.  
  • ​Adottare tecniche biologiche per la manutenzione nelle aree non agricole (rete ferroviaria, viaria).
  • Vietare l’uso del glifosate in Italia entro il 2022
  • Definire criteri più rigorosi per la concessione delle deroghe per l’utilizzo di principi attivi vietati a causa della loro pericolosità per la salute umana e per gli ecosistemi
  • Rafforzare i sistemi di monitoraggio e controllo sulla presenza di pesticidi nelle acque superficiali e sotterranee, nel suolo e nel cibo
  • Maggiore formazione dei tecnici e degli agricoltori per l’utilizzo dei prodotti fitosanitari, con l’obbligo di fornire sempre informazioni anche sulle tecniche e pratiche agroecologiche alternative all’utilizzo della chimica di sintesi.

Per informazioni più dettagliate sui pesticidi, i loro effetti, e le proposte per un’agricoltura più sostenibile: scarica il Rapporto annuale Cambia la Terra

Per un’agricoltura più verde, uno dei punti fondamentali da cui partire è sicuramente la riforma della Politica Agricola Comune dell’Unione Europea (PAC) che fino ad oggi ha nettamente privilegiato gli investimenti verso l’agricoltura convenzionale che utilizza troppi pesticidi.

Sarica l’Atlante della PAC “Dati e fatti della Politica Agricola Comune UE” >>

A Pasqua scegli le Uova di cioccolato WWF

Un bellissimo regalo per i nuovi soci WWF!


Festeggia la Pasqua con le uova di cioccolato della Natura.

Regala ai tuoi cari l’iscrizione al WWF: riceverai in regalo un buonissimo uovo di cioccolato con sorpresa! Recati ai tavoli informativi in provincia di Bergamo e Brescia o presso le sedi territoriali WWF (Oasi Valpredina a Cenate Sopra e Renovapark a Pontirolo Nuovo) e iscrivi un tuo amico.

In aggiunta, presso la sede operativa dell’Oasi Valpredina, avrai diritto a uno sconto per l’accesso all’area didattica.

Forza, a tutto cioccolato!

Caratteristiche dell’uovo: 300 g di cioccolato, al latte o fondente, certificato UTZ. Il cartoncino del collarino è certificato FSC, il fondello è compostabile e biodegradabile, le sorprese sono unisex in legno FSC, l’involucro è in plastica interamente riciclabile.

Convocazione Assemblea Ordinaria Annuale Soci OA WWF Bergamo Brescia Onlus

I Soci e le Socie sono invitati a partecipare all’Assemblea Ordinaria dell’Associazione, che avrà luogo presso la sede operativa OASI WWF di WWF Valpredina, via F. Lussana 2, Cenate Sopra (BG)

il giorno 12 aprile 2019 alle h. 06,00 (in prima convocazione)
il giorno 13 aprile 2019 alle h. 16,00 (in seconda convocazione)

per discutere e deliberare sul seguente ORDINE DEL GIORNO:

-Approvazione del rendiconto finanziario al 31.12.2018
-Approvazione rendiconto preventivo 2019;
-Programmazione 2019 e progetti in corso;
-Aggiornamenti da WWF Italia per nuova legislazione Terzo Settore
-Varie ed Eventuali;

Il Presidente
Danilo Rossi

Incendi nei boschi bresciani, sei persone denunciate

Da BresciaSettegiorni del 30-03-2019

Condizioni metereologiche eccezionali per la stagione e grave imprudenza hanno fatto impennare il numero di incendi boschivi in questo scorcio di inizio anno.

Le cause

Da inizio anno si sono verificati oltre 30 incendi boschivi, tra i più significativi ricordiamo quelli di Tignale e di Lumezzane. Tra le cause sicuramente imperizia e negligenza la fanno da padroni. Le scarse precipitazioni infatti hanno determinato il prolungamento, in provincia, del periodo di massima pericolosità per gli incendi boschivi decretato dalla Regione Lombardia. Nella maggior parte dei casi il  modus operandi è stato sempre il medesimo: il proprietario del terreno effettuava lavori di ripulitura e poi decideva di dar fuoco ai residui vegetali. Imprudenza, condizioni metereologiche critiche, e seccume della vegetazione hanno poi fatto il resto.

I responsabili

In alcuni casi il tempestivo intervento dei Carabinieri forestali di Brescia ha portato ad individuare gli autori degli incendi. I militari da gennaio ad oggi hanno denunciato per incendio boschivo 6 persone colte in flagranza di reato nei comuni di Sabbio Chiese, Gavardo, Pezzaze, Polaveno, Sarezzo e Sonico. A conferma del proliferare di questi comportamenti assai pericolosi ci sono anche le circa 50 multe ai cittadini che hanno acceso dei fuochi, i quali, fortunatamente non sono degenerati in veri e propri incendi boschivi.

Richiamo alla prudenza

Il richiamo alla prudenza appare superfluo, un incendio boschivo oltre a determinare un grave danno alla natura mette in serio pericolo anche la pubblica incolumità. Con la primavera, inoltre, le aree verdi di tutta la provincia tornano a ripopolarsi di turisti, che a seguito di un incendio boschivo potrebbero trovarsi a rischiare la vita.

Il blog dell'associazione WWF-Bergamo-Brescia