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MORTE GIUSEPPE GALASSO: WWF, CON LUI SCOMPARE UN DIFENSORE DELLA NATURA D’ITALIA

Giuseppe Galasso è stato uno dei difensori delle bellezze paesaggistiche e naturali d’Italia e se oggi, una parte del paesaggio del nostro Paese si è salvato da cemento e speculazione lo dobbiamo proprio alla “legge Galasso” che dall’8 agosto del 1985 ha costituito il primo innovativo e allora  più importante strumento di tutela ambientale del nostro ordinamento.
L’intuizione normativa dell’on. Galasso fu di allargare il concetto di “paesaggio” ad una concezione moderna e dinamica che includeva non  solo gli aspetti estetici e culturali e quindi le “bellezze panoramiche” ma anche i beni naturali in quanto componenti essenziali e inscindibili di queste.
Una norma che entrò in vigore proprio grazie alla determinazione del suo ideatore che, resosi conto della distruzione in atto del paesaggio meridionale e soprattutto delle coste cilentane, oltre che della cementificazione selvaggia in corso caratterizzata da una centinaia di migliaia  di abusi edilizi, in qualità di sottosegretario di Stato ai Beni culturali adottò un decreto di vincolo paesaggistico e divieto assoluto di edificazione  in una fascia di 300 metri dalla riva del mare e dei laghi e di 150 metri da fiumi e torrenti, dei boschi, dell’alta montagna (oltre i 1.600 metri per le Alpi e 1.200 per gli Appennini), di tutti i beni collettivi gravati da uso civico.
Galasso non si arrese nemmeno di fronte alla sospensione del decreto da parte del Tribunale amministrativo: ottenne dal governo un decreto legge, che, una volta convertito, divenne per tutti la “Legge Galasso”, che oggi è inserita nel “Codice dei Beni culturali e del paesaggio “(Dlgs 42/2004).
La legge Galasso, con il sistema di rispetto e vincoli che determinò e i piani paesaggistici che avviò, costituì un fondamentale elemento di garanzia per il Bel Paese ed un importantissimo strumento di riferimento per quanti, come il WWF, in sede di painificazione o in sede giudiziaria hanno difeso e difendono i valori ambientali e naturalistici oltre che quelli storici e culturali. Con la scomparsa di Giuseppe Galasso il nostro paese perde un esempio della buona politica.

IL CONDONO UN PESSIMO AFFARE PER ITALIA, OLTRE CHE PER CASSE ENTI LOCALI

“Pensavamo che dopo l’uscita di scena del Ddl Falanga e lo stop alla legge regionale campana che introduceva il concetto di “abuso di necessità” l’idea di un nuovo condono edilizio fosse finalmente uscito di scena: evidentemente ci sbagliavamo.

Un nuovo eventuale condono non solo legittima comportamenti illegali autorizzando a dilapidare il capitale naturale e paesaggistico del nostro Paese, ma favorisce edificazioni selvagge che provocano o amplificano il dissesto idrogeologico, mettendo rischio anche la sicurezza dei cittadini. Inoltre penalizza proprio le persone oneste che rispettano la legge, a vantaggio di quanti invece commettono abusi; senza considerare l’effetto annuncio che da il via, immediatamente, a nuovi sfregi del territorio”. Lo dichiara il vicepresidente del WWF Italia Dante Caserta che aggiunge: “Una delle priorità della prossima legislatura deve essere quella di approvare al più presto una legge per lo stop al consumo del suolo, una priorità a cui la legislatura appena conclusa colpevolmente non  è riuscita a ha voluto dare una risposta e che rappresenta una vera emergenza nazionale”.

Come dimostrato dal CRESME (l’istituto di ricerca socio-economica specializzato nel settore dell’edilizia) in uno studio del 2015 (con riferimento all’ultimo condono del 2003) che il condono edilizio è anche un pessimo affare per le casse pubbliche. Il CRESME rilevava nel 2015 che, a fronte di un importo medio di 15mia euro versato per ogni singolo abuso, gli enti locali ne hanno spesi in media 100mila per portare strade, fognature e altre infrastrutture ai nuclei illegali.

Ancora oggi bisogna frenare i ladri di territorio: se nel 2012 si edificavano 14 costruzioni abusive ogni 100 autorizzate, si arriva a quasi 20 ogni 100 nel 2016 (di cui 48 su 100 al Sud), ricorda il WWF facendo riferimento a dati ISTAT.

Non ci possiamo permettere di fare consumare altro suolo libero, bene comune e risorsa scarsa in Italia. Sulla base di elaborazioni del gruppo di ricerca dell’Università dell’Aquila che da anni collabora con il WWF si è potuto verificare come ormai in Italia non sia possibile tracciare un cerchio di 10 km di diametro senza incontrare un’area urbana e che dal 1950 al 2000, nella fascia di 1 km dai siti tutelati dall’Europa della Rete Natura 2000, l’urbanizzazione sia salita da 8.400 a 44.000 ettari, con un incremento medio del 420%. Ancora oggi il consumo di suolo viaggi ancora oggi a un ritmo di circa 30 ettari al giorno, 3 metri quadrati al secondo; l’espansione urbana nel territorio è salita dall’1,8% degli anni ‘50 al 7,6% del 2016 (secondo dati ISPRA, l’Istituto di ricerca del Ministero dell’Ambiente), che sale al 10%, se si calcola anche la infrastrutturazione.

“Porre fine alla rapina del territorio non è solo questione di sostenibilità e di resilienza dei sistemi naturali, ma di credibilità delle Istituzioni – conclude Caserta –. Il condono edilizio del 2003 (il terzo condono in 18 anni, gli altri nel 1985 e nel 1994) secondo l’allora ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti, non solo sarebbe dovuto essere l’ultimo, ma avrebbe dovuto sanare un malcostume italiano: nella realtà è si è verificato l’esattamente il contrario”.

LO SPRECO DEL SUOLO: COSA POSSIAMO FARE?

Seminario di approfondimento sul consumo di suolo

 

Alla sala convegni dell’ex Monastero di Valmarina – sede del Parco dei Colli di Bergamo

sabato 21 ottobre 2017 alle ore 15:00

 

promosso da

“Amici Isolotto” “Altra Ponte” di Ponte San Pietro, “Viviamo il Brembo” di Bonate Sotto,  

 

Aderiscono (per ora):

“Curno per il parco del Brembo”, “Per la tutela dell’ambiente e della salute” di Bonate sopra/Presezzo, “Orizzonte Roncola” di Treviolo,“Monte Canto e del Bedesco”, Legambiente C.E.R.C.A. Filago, Salviamo il Paesaggio Isola Bergamasca, Amici delle Mura di Bergamo, Gruppo Artistico FARA di Bergamo, Italia Nostra Bergamo, Legambiente Bergamo, Associazione WWF Bergamo Brescia onlus

 

Convegno: Lo spreco del suolo, quali azioni possiamo attivare?

Sabato 21 ottobre 2017  Ore 15:00

Sala convegni dell’ex Monastero di Valmarina

Sede del Parco dei Colli di Bergamo

Moderatore: Marco Ferri, avvocato

Angelo Colleoni, Vicepresidente del Parco Regionale dei Colli di Bergamo – Saluti istituzionali

Giovanna Previtali, Comitato Viviamo il Brembo di Bonate Sotto – Finalità del seminario

Matteo Rossi, Presidente della Provincia di Bergamo – Saluti Istituzionali

Davide Cornago, urbanista – I servizi ecosistemici del suolo. Gli obiettivi europei. La situazione per la Regione Lombardia

Paolo Assolari, Amici dell’Isolotto di Ponte San Pietro – Nuovi scenari per l’azione dei Comitati e Associazioni sui Piani di Governo del territorio e sul Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Bergamo

Domande e dibattito aperto a tutti

LO SPRECO DEL SUOLO: COSA POSSIAMO FARE?

Seminario di approfondimento sul consumo di suolo

 

Alla sala convegni dell’ex Monastero di Valmarina – sede del Parco dei Colli di Bergamo

sabato 21 ottobre 2017 alle ore 15:00

 

promosso da

“Amici Isolotto” “Altra Ponte” di Ponte San Pietro, “Viviamo il Brembo” di Bonate Sotto,  

 

Aderiscono (per ora):

“Curno per il parco del Brembo”, “Per la tutela dell’ambiente e della salute” di Bonate sopra/Presezzo, “Orizzonte Roncola” di Treviolo,“Monte Canto e del Bedesco”, Legambiente C.E.R.C.A. Filago, Salviamo il Paesaggio Isola Bergamasca, Amici delle Mura di Bergamo, Gruppo Artistico FARA di Bergamo, Italia Nostra Bergamo, Legambiente Bergamo, Associazione WWF Bergamo Brescia onlus

 

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